LEZIONE DEL 15/2/2019 PUBLIC SPEAKING

La lezione di Venerdì 15 Febbraio ha avuto come protagonista Domenico Esposito, responsabile della formazione del personale della Stanley Black & Decker. Basandosi sulla propria esperienza e sulle proprie conoscenze, l’esperto ha tenuto una lezione sul Public Speaking ovvero “l’arte del parlare in pubblico”.

UNO SGUARDO ALL’IMPRESA

La lezione è iniziata con un veloce riassunto sulla storia di Stanley Black & Decker, impresa statunitense leader mondiale nella produzione di utensileria da lavoro, nata dall’unione nel 2010 di due aziende storiche, la Stanley Works (1843) e la Black & Decker (1910).

Senza entrare troppo nei particolari il principio cardine che regola da sempre la vita delle due aziende è l’anticipare i cambiamenti e il migliorarsi tramite la discussione. Infatti, sia di fronte ai cambiamenti storici che a quelli socio- economici, la Stanley e la B&D sono sempre state in grado di guardare al proprio interno, innovare le proprie tecnologie e quando necessario unirsi per rimanere competitive sul mercato. Proprio grazie alle seguenti strategie sono riuscite a trasformare una crisi profonda come quella del 2008 in una vera e propria occasione di crescita.

Il commercial training manager Domenico Esposito nella sua attività professionale ha certamente fatto suoi questi principi che, uniti ad una grandissima curiosità e voglia di apprendere, lo hanno portato a svolgere diversi ruoli all‘interno di Black & Decker, un’azienda di circa 36000 dipendenti in tutto il mondo, capace di sfornare 45 nuovi prodotti all’anno.

Dopo aver descritto la realtà aziendale in cui opera, Esposito ha aperto una parentesi sul suo lavoro, il training, che ha riassunto con una semplice, ma efficace metafora: << Si può offrire da bere agli assetati, ma non obbligarli a farlo>> L’obiettivo di un bravo trainer aziendale non è obbligare i dipendenti ad imparare il lavoro da eseguire, ma instillare in ognuno di essi il desiderio di apprendere assieme a come svolgerlo al meglio; proprio il desiderio di migliorare ha contraddistinto tutta la vita professionale di Esposito.

PUBLIC SPEAKING/IL BUON RELATORE

Lo step successivo della lezione si è concentrato sul significato del PUBLIC SPEAKING definito da Esposito come la capacità di trasmettere emozioni allo scopo di stimolare una reazione in vista di determinati obiettivi. Il buon relatore/comunicatore deve pertanto dimostrare interesse per l’interlocutore, avere a cuore la sua soddisfazione e cercare di trasmettergli qualcosa di utile e interessante in previsione della sua crescita professionale, personale e culturale.

Un buon relatore può definirsi tale se possiede le seguenti caratteristiche:

* Interesse per il pubblico

* Autorevolezza

* Passione per ciò che fa

* Desiderio di essere utile all’interlocutore

* Desiderio di essere d’ispirazione per l’interlocutore

* Competenza

* Responsabilità

Un buon relatore deve inoltre ricordare che il 90% del successo in una presentazione è dato dalla pianificazione che deve essere il più dettagliata possibile; ogni dettaglio è fondamentale per la determinazione del risultato finale.

GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA RELAZIONE

Innanzitutto il relatore deve individuare chiaramente gli obiettivi della relazione in modo che siano chiari, quantificabili e misurabili. È consigliabile utilizzare i concetti chiave più volte all’interno del discorso e nelle slide di supporto affinché il relatore stesso ed il pubblico siano in grado di assimilarli il più velocemente possibile. Sostanzialmente, l’identificazione degli obiettivi risulta fondamentale per l’impostazione del discorso che potrà avere un fine informativo, istruttivo o persuasivo sull’interlocutore.

È molto importante che il relatore tenga conto delle caratteristiche e delle motivazioni dei partecipanti in modo da adeguare di volta in volta il proprio stile comunicativo a seconda di chi lo ascolta e dei fini che si prefigge. Il relatore deve pertanto essere sempre pronto a documentarsi e a richiedere tutte le informazioni necessarie allo svolgimento efficace della presentazione.

Dopo aver chiarito l’obiettivo il relatore deve concentrarsi sulla definizione di un filo logico che esponga in maniera chiara e ordinata gli argomenti necessari alla comprensione ed al raggiungimento della meta prestabilita. È utile, ad esempio, individuarne i punti chiave (argomenti) e quelli secondari posti a sostegno dell’argomentazione. Lo step successivo riguarda la definizione del programma che avviene tramite la creazione di una to-do-list che deve tenere conto delle priorità del discorso definendone i giusti tempi di trattazione per argomento; è consigliabile pertanto stilare una timeline, includente eventuali pause necessarie a stimolare l’attenzione degli ascoltatori.

ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento, Esposito ha fatto molta leva su un concetto base: “NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO”; l’organizzatore/relatore è infatti sempre responsabile delle situazioni che si presentano. Essere in possesso di una preparazione adeguata è fondamentale per evitare e fronteggiare gli imprevisti.

Per organizzare al meglio l’evento bisogna:

* Determinare il budget

* Definire il personale di supporto all’evento

* Definire la location

* Ottenere i preventivi di sala/ristorante/coffee break/pernottamento

* Effettuare sempre un sopralluogo

* Registrare i contatti (ristorante, sala, reception)

* Lasciare i propri recapiti

* Preparare la lettera di invito

Il relatore deve avere una buona confidenza con gli spazi in cui tiene il proprio intervento, deve essere in grado di “dominare la sala come il condor domina l’aria”. L’attenta pianificazione della disposizione degli oggetti e dei dispositivi è in questo senso discriminante. Bisogna in sostanza:

* Identificare l’esatta posizione di luci e interruttori

* Decidere la disposizione dei tavoli e delle sedie a seconda della circostanza

* Testare le apparecchiature (impianto audio, video, luci…)

* Verificare la visibilità dello schermo

* Prendere confidenza con il palcoscenico e rispettare gli spazi personali

CONOSCENZA E GESTIONE DEL PUBBLICO

Nella sua opera principale (l’arte della guerra) Sun Tzu scriveva: <<Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura>>. Anche se il pubblico non deve necessariamente essere indicato come il “nemico”, questa citazione dà un’indicazione molto importante: il successo della relazione è indissolubilmente legato alla conoscenza che si ha della platea e di sé stessi.

Risulta quindi necessario, già prima dell’inizio dell’evento, stabilire una buona relazione con ognuno dei partecipanti (tramite un sorriso, una stretta di mano e/o una frase confortante) cercando di identificarne il ruolo; bisogna capire in sostanza quali sono le persone che potrebbero arrecare disturbo e quali invece potrebbero essere collaborative durante la discussione. Eccone i principali tipi:

IL CECCHINO: generalmente molto attento alla discussione, è il tipo che che al minimo errore cerca di mettere in difficoltà il relatore

IL JOKER: fa interventi a sproposito per stimolare l’ilarità del pubblico e per sbeffeggiare il relatore

IL GURU: è un personaggio influente all’interno del gruppo che se coinvolto può diventare un grande alleato del relatore

Dopo essersi fatto un’idea sul gruppo che ha di fronte il relatore ha quindi tutti gli strumenti utili per gestire la platea; per farlo al meglio deve però attenersi ad alcune regole base:

* Mantenere sempre un atteggiamento professionale

* Prevenire le obiezioni

* Mantenere il contatto visivo

* Riconoscere e coinvolgere le persone più influenti

* Fare domande (chi domanda “tiene i fili” della discussione)

* Mai fare domande di cui non si conosce la risposta

GESTIONE DELLA PAURA, DELLO STRESS E DELLA TENSIONE

La paura di parlare in pubblico (paura di essere giudicati in caso di fallimento) è un sentimento che causa tensione e stress; se nella giusta misura sono fattori positivi poiché aiutano a mantenere la massima attenzione durante lo svolgimento dell’evento, in misura eccessiva possono evidentemente comprometterne.

Per poter gestire al meglio i propri sentimenti bisogna innanzitutto capire che il cervello umano non conosce la negazione, ma solo la positività; è perciò importante saper sempre mantenere un atteggiamento positivo e lasciarsi alle spalle quelle convinzioni negative e false che generano paura e ansia.

Per gestire al meglio tensione e stress è consigliabile:

* Identificare un angolo nascosto della sala che dia la possibilità di isolarsi e raccogliersi prima dell’inizio dell’evento (zona di sicurezza)

* Fare stretching ed esercizi di respirazione

* Avere un atteggiamento positivo

* Immaginare e pregustare il successo dell’intervento

* Concentrarsi sulle persone

* Tenere a portata di mano gli appunti

* Memorizzare le prime battute del discorso (aiuta a sbloccarsi)

CHIUSURA E FEEDBACK FINALE

La chiusura dell’intervento ha lo scopo di lasciare una porta aperta nei confronti dell’interlocutore, stimolarne la curiosità; per farlo, ad esempio, è possibile parlargli non troppo esplicitamente dei propri progetti futuri o lasciare frasi ad effetto che possano rimanergli in testa.

Basandosi sempre sul concetto di “migliorarsi costantemente” al termine della presentazione è consigliabile lasciare uno o più moduli di valutazione alla platea in modo da cogliere le debolezze e/o gli eventuali punti di forza della presentazione e del discorso correggendo ed implementando dove necessario.

Il modulo di valutazione deve contenere:

* Modulo per la valutazione della qualità dell’esposizione

* Modulo per la valutazione del risultato della presentazione

CONCLUSIONE

Esposito ha chiuso la lezione con una importante raccomandazione: <<mai smettere di imparare pensando di aver capito tutto poiché è in questo frangente che comincia veramente il declino di un professionista>>

FILM CONSIGLIATO: Whiplash

Denis Vaninetti

Lezione del 8/2/2019 La comunicazione interpersonale -Conoscere se stessi e gli altri seguendo gli studi delle neuroscienze-

“THE SHOW MUST GO ON – ACT II”

Il Master manageriale 2019 “Competenze, convinzione, cuore” ha raggiunto Venerdì 8 Febbraio l’atto II del proprio viaggio destinazione-“Giustizia”. Nella sala dal soffitto affrescato della Confcommercio di Lecco, la formatrice e counsellor Gabriella Vigo, dottoressa in Filosofia d’indirizzo psicologico, ha introdotto all’abc della comunicazione interpersonale ai giovani “masterizzandi”, affiancati dall’imprenditore locale, Angelo Cortesi, dal manager, Angelo Belgeri, e dal project manager, informatico e formatore freelance, Alessio Sperlinga.

A sigillo della propria auto-presentazione, invitando i ragazzi a “guardare al futuro per ricostruire il passato”, G. Vigo ha messo in luce una peculiare apertura ottimistica alla novità, e più in generale, alla vita nel suo farsi; molto spesso solo col “senno del poi” riusciamo a comprendere il senso e l’utilità dei nostri trascorsi, più o meno positivi, rapportandoli al nostro essere nel presente. Ergo, lasciamo sempre al passato il beneficio del dubbio, ricerchiamone i punti di forza e utilizziamolo nei termini di “magister vitae”.

Interiorizzato, almeno si spera, il prolettico al pensiero positivo, i giovani hanno preso la parola, invitati dalla relatrice a presentare se stessi nel rispetto di una “pseudo – scaletta” espositiva in tre punti: 1.chi sono io e qual è il mio stile relazionale, 2.cosa mi aspetto dalla giornata in positivo, 3.cosa non vorrei accadesse. Superati i primi momenti fisiologici d’imbarazzo, i ragazzi hanno lasciato trasparire le proprie emozioni, descrivendo se stessi, le proprie aspettative e i propri timori.

Al termine del primo step meta-cognitivo, la formatrice ha ripreso la parola, introducendo gli assunti base delle teorie sociali della comunicazione con riferimento ad alcuni degli assiomi principali. Sostanzialmente, la comunicazione è lo scambio circolare di significati che si sviluppa tra almeno due soggetti, di cui uno è l’emittente, l’altro il destinatario, almeno in una fase iniziale. Ogni soggetto nel dialogare con l’Altro porta con sé le proprie esperienze, i propri valori di riferimento e i propri pregiudizi. Nella relazione comunicativa, ognuno è chiamato a “trovare le parole” per dar voce ai propri pensieri e renderli  così comprensibili agli altri.              L’interpretazione corretta del senso del messaggio dell’Altro è un’operazione complessa fotografata con maestria da alcune celebri parole del Pirandello, tratte dall’opera “ I sei personaggi in cerca d’autore”: “ […] Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci signore[…]. Crediamo d’intenderci; non ci intendiamo mai![…]”. Eppure, nonostante fraintendimenti e malintesi, è impossibile non comunicare come da primo assioma; è sufficiente uno sguardo o una voce, un gesto o una postura. Infatti, prestando attenzione ai diversi canali di trasmissione del messaggio, dai più evidenti ai più nascosti, si distinguono con chiarezza tre modalità differenti di comunicazione: verbale, non verbale (distanza, postura, gesti, sguardo) e paraverbale (voce). Dopo aver chiesto ai ragazzi di mettere in relazione tre dati percentuali, 7%, 55% e 38%, con il livello d’attenzione prestato dal destinatario alle diverse sfumature comunicative dell’emittente, l’esperta ha fornito i matches corretti: solo il 7 % per la verbale,  ben il 55% per la non verbale e il  38% per la paraverbale. Le reazioni dell’uditorio sono state differenti: sorpresa, consapevolezza, fastidio; evidentemente, non è in parte facile accettare che le persone con cui ci relazioniamo attribuiscono spontaneamente più attenzione a come ci muoviamo o ai vestiti che indossiamo rispetto a quello che effettivamente diciamo. La modalità è quella che passa ed è pertanto sulla modalità, soprattutto forse sulla modalità, che bisogna focalizzare qualsiasi lavoro di training. Tra gli elementi ulteriori che costituiscono e modificano il quadro comunicativo, concorrono il contesto e il livello simmetrico o complementare di relazione tra i ruoli degli interloquenti.

Ad arricchimento della mattinata, la relatrice ha proposto ai ragazzi un’attività d’analisi di un caso personale di successo e di un caso critico nella comunicazione. In una prima fase, tutti hanno compilato una scheda suddivisa in due sezioni, ciascuna per caso, analizzando i comportamenti e le caratteristiche che di volta in volta hanno determinato l’esito positivo o negativo dello scambio comunicativo. In un secondo momento, suddivisi in gruppi, i partecipanti hanno condiviso e raccolto le proprie riposte. Risposte che la formatrice ha rilevato e ripartito in quattro quadranti, rimandando al pomeriggio l’esplicazione del significato sotteso alla classificazione.

La mattinata si è conclusa  con la compilazione di un questionario “attitudinale” con punteggio, commentato solo nel pomeriggio, cui è seguito un breve excursus neuro-scientifico sull’articolazione in aree ed emisferi del cervello. Nella fattispecie, celebre è il modello evolutivo del cervello trino (suddiviso in tre aree) teorizzato dal medico e neuro-scienziato statunitense Paul Maclean (1913-2007): il cervello rettile, sede degli istinti primari, il cervello limbico, preposto all’elaborazione delle emozioni e alla coordinazione dei comportamenti comunicativi e sociali, e il cervello corticale, deputato al controllo delle facoltà razionali e cognitive. La suddivisione del cervello in emisfero sx e dx, rispettivamente contraddistinti l’uno dalla logica, dal rigore, dal principio del dovere e dalla pragmaticità, l’altro dall’apertura all’ignoto, dalla flessibilità, dal principio del piacere  e dalla creatività, risale, invece, al neuro-scienziato statunitense Roger Sperry (1913-1994).

Al termine della pausa pranzo, la formatrice ha proposto all’aula un’attività interessante. Dopo aver delimitato sul pavimento quattro quadranti con l’aiuto di due corde, corrispondenti alle quattro aree in cui è ripartibile il cervello, corticale dx (esploratrice) e sx (direttiva), limbica dx (partecipativa) e sx (normativa), la formatrice ha chiesto a ciascun membro del gruppo di scegliere una collocazione in base alle proprie caratteristiche, successivamente confrontate con quelle emerse dal punteggio del test.  Di volta in volta, i partecipanti al gioco, in principio appartati nella propria nicchia, erano invitati a confrontarsi con gli “abitanti” dei quadranti opposti, cogliendone potenzialità e “handicap”. In seguito ad una fase di esplorazione riflessiva, ognuno è tornato al proprio posto.

Per testare la propria capacità d’analizzare lo stile comunicativo altrui, i ragazzi sono stati invitati a prestare attenzione ad alcuni spezzoni tratti da due film, tra cui “Il diavolo veste Prada”; l’obiettivo era osservare e riconoscere in base alle diverse sfumature degli stili comunicativi le porte (corticali e limbiche sx e dx)  principali dei vari personaggi. Al termine di un momento costruttivo di discussione collettiva intorno alla vantaggiosità-svantaggiosità di possedere uno o più porte, ogni “masterizzando” ha compilato una scheda d’autoanalisi.

Prima di dare inizio alla fase finale di retrospezione, la formatrice ha mostrato al gruppo un ultimo video; la vicenda esilarante di un ragazzo che dopo mesi di pratica impara a guidare una bici fuori dagli standard (con destra e sinistra invertita) traccia un orizzonte di speranza nell’ottica futura di un cambiamento migliorativo del sé. Il cambiamento è difficile, ma non precluso a priori. È possibile implementare la funzionalità di alcune aree del nostro cervello e sviluppare così nuove abilità o approcci esistenziali, se necessario; pensiamo alla precisione, indispensabile in determinati contesti, o alla flessibilità, richiesta in altri: l’equilibrio tra leggerezza e pesantezza è sempre, o quasi, “the best policy”, il giusto mezzo aristotelico. Così recitava il profeta Zarathustra nel celebre scritto nietzschiano “Così disse Zarathustra”: “L’uomo è una corda tesa tra la scimmia ed il super-uomo”.

Non necessariamente per vivere nel mondo è indispensabile aprire contemporaneamente tutte e quattro le porte; è il nostro utile a suggerci qual è la condizione ottimale cui dobbiamo tendere per relazionarci efficacemente all’Altro in funzione delle sue caratteristiche proprie; la buona notizia è che possiamo raggiungere il traguardo senza sconfinare nei meandri evanescenti dell’utopia.

A conclusione dell’incontro, dopo aver completato un piano sommario di miglioramento, ogni ragazzo ha raffrontato le proprie aspettative iniziali sulla giornata con il proprio giudizio finale. Nel suo complesso, il feedback è stato assolutamente soddisfacente.

Ecco in sintesi i commenti dei ragazzi:

FREZER:  “Ho scoperto che esistono più  modalità di comunicazione. Ora  che sono più consapevole, riesco a comprendere i motivi delle mie reazioni. Il mio obiettivo è migliorare in risolutezza.”

VALENTINA: “La giornata ha soddisfatto le mie aspettative. Le mie idee sul mio stile comunicativo hanno trovato conferma. Voglio ampliare il mio spettro comunicativo ed utilizzare al meglio le mie capacità.

ALEXIA:  “Sono soddisfatta perché ho imparato qualcosa di nuovo su di me.  Credo che sia importante essere consapevoli di poter migliorare per riuscire a relazionarsi meglio con gli altri.”

ERICA: “Ero abbastanza consapevole del mio stile comunicativo. Ho apprezzato la capacità della formatrice di gestire attivamente l’aula, ed in particolare l’attività di attivazione del primo pomeriggio; disporci fisicamente dei vari quadranti è stato utile per mantenere viva l’attenzione.”

ANDREA: “La mia idea di partenza sul mio stile comunicativo ha trovato conferma. Credo di aver imparato a riconoscere quello degli altri.”

MICHELA: “Ho trovato conferma di ciò che pensavo su di me, la carenza di caratteristiche associate alla parte corticale dx. Carenza in parte più marcata di quanto pensassi. Cercherò di lavorare per migliorarmi.”

ARIANNA: “Sono contenta della giornata. Ho ricevuto sia conferme che sorprese sulla mia modalità di comunicazione. Sono soddisfatta d’aver  colto gli stili degli altri e credo sia importante sapere di poter migliorare.”

DENIS: “Non credevo che le mie caratteristiche comunicative fossero confinabili in una sola classe. Una sorpresa e una conferma su di me e su ciò che voglio migliorare.”

In attesa del terzo atto,

take it easy and follow Lecco100,

 

Alexia Buondioli

Visione consigliata:

Serie tv: “Lie to me” (first season)

https://video.panorama.it/video-divertenti-filmati-divertentissimi/la-bicicletta-al-contrario-ed-il-cervello/

 

Per saperne di più:

Paul Maclean e il cervello uno e trino

Come il cervello comprende il mondo

1 FEBBRAIO 2019. AL VIA LA 9° EDIZIONE DEL MASTER MANAGERIALE “COMPETENZE, CONVINZIONE, CUORE” PER TROVARE E VALORIZZARE GIOVANI TALENTI.

Prima lezione: il venerdì dello storytelling – GLI IMPRENDITORI SI RACCONTANO

Undici paia di occhi si cercano curiosi a vicenda nella stanza dal soffitto affrescato della Confcommercio di Lecco. Sono gli occhi dei giovani che hanno deciso di intraprendere insieme il percorso del nono Master manageriale “Competenze, Convinzione, Cuore” per trovare e valorizzare i talenti del territorio, organizzato da Lecco100 con il patrocinio di numerose realtà imprenditoriali locali. Ad accogliere i corsisti, i calorosi sorrisi di Angelo ed Emanuele Belgeri, imprenditori e manager della Airoldi e Belgeri S.r.l., e di Alessio Sperlinga, project manager, informatico e formatore freelance.

    Alessio Sperlinga

La prima parte della giornata è stata dedicata alla presentazione dei partecipanti e del tema del Master di quest’anno: la Giustizia. Per citare John Rowls, filosofo statunitense che si è occupato di morale e politica, “Justice is the first virtue of social institutions, as truth is of systems of thought”. Questo fa intuire come il tema di questa edizione sia collegato a quello dell’anno passato, ovvero l’etica, intesa come applicazione della morale. Ma cosa si intende per giustizia? La giustizia, innanzitutto, può essere intesa in due modi diversi. Si può parlare di giustizia sociale e, in parallelo, economica, quando essa riguarda i principi di uguaglianza e di libertà: si intendono con questa accezione i principi delle pari opportunità, pari diritti e il principio del bene comune. Un altro modo con il quale può essere intesa la giustizia è invece quello del merito, del rendimento o del bisogno: è la giustizia distributiva.

A questo punto, si è aperta una digressione relativa alla giustizia nell’era moderna, ovvero quella della giustizia legata al digitale. Il mondo di oggi pone nuovi problemi: ne è un esempio il sistema di giustizia basato sul credito sociale e sulla datacrazia che avviene in una regione della Cina. In questa regione, la vita sociale degli abitanti viene game-izzata: comportamenti socialmente definiti positivi fanno guadagnare punti e buona reputazione, comportamenti negativi fanno perdere punti e con essi a che alcuni diritti (e.g. il diritto di utilizzare i mezzi pubblici). Quanto l’avvento del digitale può influenzare in questo modo il nostro libero arbitrio? La risposta a questa domanda sarà uno dei temi che verrà esplorato durante questo Master 2019. Il corso toccherà numerosi e vari temi: la comunicazione efficace, l’intelligenza emotiva, la gestione dei conflitti, la responsabilità sociale d’impresa, il capitale umano e molti altri ancora.

Dopo queste riflessioni di carattere generale, per il ciclo “gli imprenditori si raccontano” il corso si è addentrato nella cultura imprenditoriale accogliendo Angelo Cortesi, general manager di Co.El. Srl, mollificio con sede a Torre de’ Busi.

A seguito di un brainstorming collettivo sull’immaginario della figura dell’imprenditore [immagine], Cortesi ha raccontato la sua storia e quella della sua azienda, affermando che le caratteristiche vincenti di un imprenditore sono l’ars combinatoria – ovvero la capacità di organizzare e coordinare le risorse al fine di ottenere i migliori risultati, combinando business ed etica –, la creatività e lo spirito di innovazione, oltre ad una profonda fiducia nel futuro. Della sua esperienza colpisce in particolare il fatto che Cortesi abbia deciso di abbandonare il mercato delle armi per motivi etici, per quanto fosse, nel suo settore, un ambito particolarmente proficuo.

Il manager ha poi parlato della crisi che ha investito l’Italia fra gli anni 2007 e 2008, affermando che solo chi è stato in grado di percepire il momento di crisi come innovazione e cambiamento, e non come una resistenza agli stessi, è riuscito a sopravvivere. A fare la differenza, dice, la flessibilità dei suoi dipendenti e la loro voglia di reinventarsi attraverso le pluricompetenze (formazione e riqualificazione professionale). Cortesi chiude il suo intervento parlando di welfare, inteso come le condizioni che, all’interno di un’azienda, aumentano il benessere dei propri dipendenti; fra queste la condivisione delle informazioni aziendali, la conciliazione del lavoro-famiglia e le politiche favorevoli al lavoro.

Il secondo ospite della giornata è stato Antonio Peccati, presidente di Confcommercio Lecco. Peccati ha condiviso con i corsisti le sue esperienze di vita, in particolare le sue passioni giovanili per il calcio, l’arrampicata e l’alpinismo, e ha raccontato aneddoti che hanno in qualche modo caratterizzato anche la sua successiva esperienza professionale come bancario prima e consulente finanziario poi. “Cercavo sempre una salita un po’ più alta”, afferma, e continua con “si tratta di saper scegliere bene i compagni di cordata”. Caratteristiche che, a detta di Peccati, fanno di un lavoratore un buon imprenditore: la disponibilità al lavoro e lo spirito di sacrificio, così come la capacità di delega e di saper individuare ruoli e punti di riferimento. Fuor di metafore, aggiunge poi che non può esistere un bravo manager che non abbia capacità di progettazione, attenzione e curiosità.    Le occasioni arrivano, bisogna  farsi sempre trovare pronti, altrimenti le sfrutterà qualcun altro.

Il Master ha infine accolto l’ultimo imprenditore ospite della giornata: Mauro Gattinoni, direttore di A.P.I., Associazione per le Piccole e Medie Industrie di Lecco. Dalla laurea in scienze politiche all’impegno nel giornalismo, fino ad arrivare alla maggior età all’interno di API, Gattinoni ha presentato il suo approccio positivo ed energico verso il mondo del lavoro, affermando che i punti cardine per il successo sono lo sviluppo di competenze tecniche e trasversali (hard skills & soft skills), la formazione continua e l’etica aziendale, declinata nel rispetto delle regole e nel riconoscimento del merito. Ha infine consigliato l’impegno nel volontariato come esperienza formativa.

O ti formi o ti fermi, insomma! Buon Master a tutti.

La mente dell’uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell’uomo mediocre ha familiarità con il guadagno ~ Confucio

Stay tuned.

Erica Riganelli

 Letture consigliate:
● Rowls, J. (2008). A theory of justice. Trad. it. Maffettone S. (Ed.), Una teoria della giustizia. Milano: Feltrinelli.
● Baricco, A. (2018). The Game. Torino: Einaudi.
● Castelli, S. & Garruccio, R. (2010). Imprenditori. Una ricerca su Milano. Segrate: Mondadori.

Visioni consigliate:
● Rai 1, Stagione 2018 (06.09.18). Codice – La vita è digitale. Politica Digitalizzata. www.raireplay.it
● Mollificio Co.El. Srl, presentazione – https://www.youtube.com/watch?v=ZBPsrDx9u5o&t=17s

Ascolti consigliati:
● Marco Mengoni – Esseri umani (2015) – https://www.youtube.com/watch?v=U-4OrzSBfm8
● Antonello Venditti – Che fantastica storia è la vita (2003) – https://www.youtube.com/watch?v=Kr0cDDJ7wFI