Lezione del 22 marzo – Intelligenza Emotiva parte 2 e Fake News

I ragazzi apprendono l’Intelligenza Emotiva

Nella prima parte della giornata è tornato a trovarci Luigi Pastore: ingegnere civile, esperto di comunicazione, marketing e consulente.

Abbiamo affrontato con lui la seconda parte del tema riguardante l’intelligenza emotiva.

Pastore ha esordito illustrandoci il Trittico di triangoli (bisogni, relazioni e potere) che vanno a formare il Ciclo di Denimg.

Durante la mattinata è stato analizzato il tema dell’ansia, dove secondo l’esperto, bisogna eliminarla ma non sempre è possibile e questo causa lo stress. Nel corso della nostra vita noi compiamo tre semplici azioni:

  • Scambiamo informazioni
  • Gestiamo relazioni
  • Risolviamo problemi

Basta semplicemente che una di queste tre azioni non avvenga per generare uno stato di ansia.

Quando nasciamo, siamo tutti creativi, poi cresciamo e la maggior parte di noi perde la creatività a causa dei pregiudizi e dei preconcetti che s’instaurano nella nostra mente. Ogni azione che compiamo comporta sempre un rischio: il problema è che ci facciamo influenzare dal cuore e dalla pancia (non usiamo la testa) e finiamo sempre con il commettere gli stessi errori.

In seguito sono stati trattati i vincoli dell’intelligenza emotiva:

  • Giudicare gli altri
  • Gli altri sono peggio di noi
  • Effetto gregge (così fanno tutti)
  • Timore dell’innovazione
  • Incapacità di accettare il contributo degli altri
  • Affidarsi solo agli “autorevoli” (verificare sempre le cose)

Pastore ci ha illustrato i tre pilastri per un nuovo modello economico: la green economy, l’economia circolare, il riciclo e il riuso. Ai giorni nostri, l’ambiente è diventato più importante di capitale e lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto.

Nella parte finale sono stati definiti diversi requisiti per essere un buon capo che vanno dalle competenze specifiche, capacità comunicative e operative, attitudini gestionali alla curiosità intellettuale, visione, determinazione, tenacia, empatia e desiderio di confronto. Inoltre il capo è paragonato alla Magna Grecia per cui deve essere: solido, equilibrato, classico e bello.

Come per un tempio greco sono stati definiti sei pilastri al fine di costruire una squadra vincente:

  1. Pretendere di più di quello che i collaboratori potrebbero dare
  2. Pretendere da se stessi quello che il capo vorrebbe
  3. Proteggere i lavoratori dalla paura del cambiamento
  4. Vivere accanto ai collaboratori
  5. Equità
  6. Trasferire la cultura dell’empowerment (delegare)

Come difendersi dalle Fake news

Nella seconda parte della giornata è venuto a trovarci Emilio Mango: giornalista professionista, data Analyst e scrittore freelance per riviste del gruppo Mondadori. 

Il tema della giornata riguardava il come difendersi dalle Fake news: una serie di bugie unite alla disinformazione che sono sempre esistite sin dalla nascita della comunicazione.

Sono caratterizzate da notizie totalmente o parzialmente false, riportate sui social network, con conseguente diffusione sugli altri mezzi di comunicazione (tv, giornali ecc.).

L’esempio più celebre fu la Guerra dei mondi di Orson Wells, nel 1938 tramite radio, in cui annunciò uno sbarco di extraterrestri negli Stati Uniti e più precisamente nel New Jersey, scatenando il panico generale nella popolazione.

Nel corso della lezione abbiamo analizzato il motivo dell’esistenza delle fake news, individuandole in:

  •  Propaganda politica
  •  Propaganda ideologica
  •  Cattivo giornalismo
  •  Scherno/diffamazione
  •  Satira
  •  Pubblicità a servizi
  •  Click bating

Successivamente ci sono stati mostrati un paio di esempi risalenti ai giorni nostri:

  1. Il video del cane che abbaia ad un branco di lupi senza scappare
  • L’articolo del giornale Il Mattino in cui un asteroide è in procinto di  distruggere la terra

Il problema odierno è che l‘informazione non è più mediata da qualcuno ma chiunque può pubblicare qualsiasi cosa e diffonderla.

Inoltre abbiamo analizzato il perché sono un problema.

  • Scarso controllo di internet e social media
  • Abuso del termine
  • Non c’è modo di difendersi se non informandosi
  • Chi controlla il controllore

Emilio Mango ci ha spiegato che le fake news NON possono essere sconfitte: ma le uniche “armi” che possiamo utilizzare a nostro favore sono:

  1. Documentarsi
  2. Educare le persone

Infine ci ha illustrato una serie di regole sul come fare ad identificarle:

  •  Considerare la fonte
  •  Verificare l’autore
  •  Approfondire
  •  Verificare la data
  •  Chiedere agli esperti
  •  Verificare i propri preconcetti
  •  Scherzo
  •  Fonti a supporto

Nella parte finale abbiamo parlato dell’utilizzo dei nostri dati personali da parte delle aziende che non sono interessate tanto al nome, cognome, e-mail ecc. come generalmente ci fanno credere bensì i nostri comportamenti. Essi vengono analizzati e usarti per fare delle campagne personalizzate o per delle campagne politiche ad hoc.

Andrea Sarcinella

Lezione del 15 marzo L’ECONOMIA CIVILE, UNA VIA DI INNOVAZIONE AL MERCATO – I COLLOQUI DI LAVORO 1° PARTE

Nel corso della giornata di venerdì 15 marzo abbiamo affrontato due differenti temi, entrambi molto importati ed attuali, ovvero l’economia civile e i colloqui di lavoro.

Durante la mattinata Ivan Vitali, consulente della Scuola di Economia Civile (SEC) e direttore dell’associazione conVoi Onlus, ci ha introdotti all’economia civile.

Partendo dalle origini, che vedono Antonio Genovesi, economista, scrittore, filosofo e sacerdote italiano, come il suo fondatore, ne abbiamo snocciolato gli elementi fondamentali.  Al centro di questo tipo di economia vi sono l’umano e il creato.  L’obiettivo è il bene comune e tutto l’impianto regge su tre principi fondamentali: la reciprocità, la fraternità e la gratuità. Basandosi questi punti cardine, l’economia civile si pone come un’interpretazione dell’intera economia e si situa agli antipodi di quella che è, la visione capitalistica.

I campi di applicazione dell’economia civile sono differenti e trasversali. Come pure differenti e trasversali sono i benefici portati dal seguirne le linee guida. Infatti, confrontandoci con Ivan Vitali, abbiamo potuto constatare come vari ambiti, dai servizi sociali alle banche, dal volontariato alla politica, dalle piccole e medie imprese alle multinazionali, siano tra loro intrecciati da degli elementi comuni. Questi se gestiti nel modo adeguato possono portare ad un livello di benessere reale e generalizzato, impattando in modo significativo sulle vite umane e sull’ambiente.

L’ipotesi di lavoro di questa lezione si è basata su tre elementi chiave: il tempo, lo spazio (inteso come ambiente), la relazione con l’altro. Da ciò che pensiamo riguardo a questi macrotemi dipende tutto ciò che facciamo. Infatti, la conseguente tesi di lavoro è stata che per vivere bene, quindi stare al mondo in maniera qualitativamente positiva e significativa, siano necessarie sia competenze hard, ovvero il saper fare, che competenze soft, cioè il saper essere/stare. Ciò che l’economia civile offre sono gli strumenti e le interpretazioni per accrescere queste capacità e il loro utilizzo congiunto, combinato e armonico.

Da un’analisi comparativa compiuta durante la lezione da noi masterizzandi in base alle nostre conoscenze, è risultato evidente come un’impresa civile si differenzi fortemente da un’impresa tradizionale. La prima applica un pensiero ecologico a 360° che nella seconda, invece, è (quasi) totalmente assente. Da ciò deriva un’impostazione completamente diversa. L’economia civile si sgancia dall’antropologia negativa che pervade l’economia tradizionale e segue quella che è l’antropologia positiva. Lo sguardo sull’uomo non è neutro e lo dimostrano anche gli elementi cardine di questa tipologia di economia, precedentemente citati e che a fine percorso si sono arricchiti di altre caratteristiche fondamentali. Si amalgamo, dunque:

  • Reciprocità, ovvero la “mutua assistenza”, modus operandi che contraddistingue le relazioni e fa sì che esse non siano mai impersonali né anonime;
  • Fiducia, che lega le persone e implica vero interessamento per il bene comune;
  • Felicità pubblica, l’occuparsi del “diverso da sé” superando i confini dell’interesse circoscritto solo a “casa propria”;
  • Fraternità, con la quale il “diverso da me” è fratello e, quindi, ampliando la visione, il mercato diventa un luogo di scambi orientato nella direzione in cui le relazioni si caratterizza per fiducia e mutua assistenza che, di conseguenza, lo alimentano e lo rafforzano;
  • Gratuità, caposaldo che implica il dono, ben lontano dall’obbligo e dall’aspettativa di una contropartita e fa di esso la motivazione intrinseca.

Per meglio chiarire l’importanza di tutti questi elementi, Ivan Vitali ha delineato l’altra faccia della medaglia, ossia ciò che l’ineguaglianza genera, ragion per cui è razionale preoccuparsi degli altri. Tra le conseguenze troviamo, infatti, minori opportunità, l’ostacolo ad una crescita stabile e sostenibile, le inefficienze e l’instabilità del sistema, le divisioni sociali che sono costose e che costituiscono delle minacce per la democrazia.

L’economia civile, in conclusione, non riguarda solo ciò che un’azienda può fare, ma coinvolge le persone tutte. Infatti, anche come consumatori possiamo fare la differenza, agendo come Cittadini ConsumAttori. Ogni impresa, infatti, dipende dai compratori, segue le loro esigenze e in base ad esse crea ed adatta i propri prodotti. Votare con il portafoglio, ovvero orientare i propri acquisti in base a determinati parametri, cioè sui prodotti di aziende che seguono tutto il discorso svolto finora, è una grande opportunità per lanciare un messaggio forte alle imprese. Infatti, comprando prodotti di aziende che applicano i principi dell’economia civile aiuta a sostenerne la continua attuazione e incentiva quelle che non seguono questa visione a cambiare rotta e ad attuarla.

Nel pomeriggio, abbiamo trattato il secondo tema della giornata, ovvero i colloqui di lavoro, argomento che verrà affrontato anche in altre due successive lezioni.

Laura Suma, Sales & Service Consultant presso l’agenzia del lavoro Manpower, ci ha introdotti al mondo della selezione e ricerca del personale, illustrandocene i vari aspetti e i processi che lo caratterizzano.

I passaggi da seguire durante la ricerca del lavoro affinché essa risulti proficua sono 5:

  1. Analizzare se stessi, ovvero capire cosa voglio; per capirlo posso chiedermi: quanto penso di valere? Perché penso di valere?
  2. Rilevare la percezione esterna, cioè le esigenze delle aziende
  3. Individuare i canali di ricerca del lavoro
  4. Informarsi e conoscere il mercato di riferimento
  5. Acquisire strumenti: ciò implica il redigere un curriculum vitae e il saper affrontare in maniera efficace i colloqui di lavoro.
  1. Analizzare se stessi
  • Per potersi analizzare è fondamentale analizzare contemporaneamente diversi aspetti: le proprie abitudini, abilità, motivazioni, valori, interessi e passioni, per poter poi definire le macroaree professionali di nostro interesse. In particolare, al fine di trovarsi poi in un ambiente lavorativo sereno è importante constatare se i valori dell’azienda e dei futuri colleghi sono in linea con i propri.

Tutto ciò ci porta a essere in grado di scegliere più consapevolmente il tipo di professione che vorremmo svolgere, la quale ci deve interessare e soddisfare.

Con questi elementi possiamo, infine, definire il nostro obiettivo professionale.  Avere chiaro il proprio obiettivo professionale durante la ricerca del lavoro ci permette di trovare un’occupazione soddisfacente nel minor tempo possibile.

  1. Rilevare la percezione esterna
  • Rilevare la percezione esterna significa comprendere appieno le richieste delle aziende. Possiamo dividere questa rilevazione in due aree, ovvero l’area tecnico professionale e l’area comportamentale.

La prima area comprende le competenze tecnico specialistiche, anche dette hard skills, che consistono nel saper fare. Essa si quantifica come il 40% dei requisiti che un candidato deve possedere.

L’area comportamentale è formata dalle competenze trasversali, o soft skills, che costituiscono il saper essere e includono anche l’avere flessibilità e passione nello svolgimento della propria mansione. A queste caratteristiche viene data sempre più importanza e, infatti, rappresentano il 60% di ciò che viene valutato in un candidato.

Altro elemento imprescindibile di questa categoria di competenze è il personal branding.  Un concetto-guida per trovare lavoro in un mondo in cambiamento. Esso implica il lavorare sulla comprensione di sé per identificare e far emergere caratteristiche personali per le quali gli altri dovrebbero riconoscerci e puntare su di noi. Questo conduce, inoltre, alla definizione e affermazione della propria personalità professionale e non.

La particolarità dell’argomento, che tocca personalmente ognuno di noi masterizzandi, ci ha concesso di riservare un’ampia parte alle nostre riflessioni, alle domande e al confronto, per procedere poi con la parte esplicativa nella prossima lezione.

APPROFONDIMENTI

Valentina Perucchini