LEZIONE DEL 26 MARZO – GESTIONE DEL TEMPO – LINKEDIN

Il tema trattato durante la mattinata di venerdì 26 Marzo, riguarda la gestione del tempo . Alessio Sperlinga ci ha introdotto l’argomento facendoci focalizzare sull’importanza di esso, infatti, il tempo è una risorsa preziosa e possiede delle caratteristiche che lo rendono unico, non scambiabile e soprattutto non rivivibile. E’ importante dunque utilizzare e gestire il proprio tempo al meglio e , per fare ciò, Alessio ci ha illustrato alcune tecniche.

Alessio Sperlinga

Per poter ottimizzare il proprio tempo è necessario agire attraverso metodi che ne permettono la gestione; uno di questi è il diagramma di Eisenhower , la quale struttura, ci permette di posizionare i nostri impegni in base a due principi:  urgenza e  importanza . La tabella formata ci aiuta a decidere come utilizzare il nostro tempo e come muoverci. In particolare possiamo distinguere 4 casi:

  • Impegni urgenti e importanti: denominato “critico”, da fare il prima possibile
  • Impegni urgenti e non importanti: denominato “inganno” , non essendo importante l’ideale sarebbe delegare l’impegno ad altre persone e concedere il nostro tempo ad altro
  • Impegni non urgente e  importanti:  sono basati sulla qualità. L’obbiettivo è di aver il maggior numero di impegni in questa casistica in modo da “far le cose fatte bene” e sentirci appagati.
  • Impegni non urgente e non importanti:  evitarli o addirittura non svolgerli.

In questo modo è possibile decidere cosa svolgere per prima e come gestire i vari impegni. Successivamente al diagramma, Alessio, ha posto l’attenzione sulla caratteristica degli impegni e di come essi ci portano ad uno stato d’animo differente a seconda della loro natura e delle nostre competenze; portandoci a stati di noia, apatia ,ansia e flow. Il flow assume il significato letterale di “flusso” ed è un concetto difficile da spiegare a parole in quanto è una sensazione estremamente rara nella quale si perde il controllo delle proprie azioni e si svolge l’impegno (che deve essere stimolante) in maniera del tutto automatica senza quasi farci caso. Lo stato di flow crea assuefazione e dipendenza e si raggiunge solamente se si ha una elevata preparazione.

Dopo aver dunque analizzato metodi di ottimizzazione del tempo abbiamo analizzato le cause che ne causano la perdita, come: il disordine (scrivania, mail, documenti…), memorizzare tutto, mancanza di organizzazione( compiere cose già fatte o non di tua competenza)  , poche ore di sonno ( causano distrazione e nervosismo), interruzioni (telefono o persone), procrastinazione ( fare le cose all’ultimo minuto richiedono sempre più tempo) e riunioni ( gestite male senza orari di chiusura).

Dunque, le cause che ci portano a perdere tempo sono parecchie e tutte risolvibili grazie ad una più accurata gestione delle risorse o attraverso degli strumenti adatti .  L’agenda, per esempio, ci permette di delegare energia che utilizzeremmo nel ricordare le cose e concedercene di più alla loro realizzazione ; togliere le notifiche al telefono può ridurre il nostro grado di distrazione e l’utilizzo delle modalità viva voce durante le chiamate ci dà la possibilità di svolgere altre azioni, importante ricordare che le chiamate devono essere corte, svolte in orari strategici ( prima di pranzo o di cena)  e focalizzate già dall’inizio della conversazione sui punti da trattare.

Ma è possibile recuperare, almeno in parte, il tempo? la risposta è sì, utilizzando i “tempi morti” come i viaggi o riducendo le cattivi abitudini. Durante i viaggi si può recuperare del tempo dedicandoci alla lettura, allo studio, all’ascolto di audio libri, informandoci o anche solo ascoltando noi stessi e riflettendo. Le cattive abitudini sono vizi che dovremmo ridurre al minimo (come la pausa sigaretta o la televisione) e convertire questo tempo in abitudini più utili.

Il pomeriggio è stato caratterizzato dagli interventi di Chiara Gianola e Lorena Botti riguardanti il social network LinkedIn. Chiara, che lavora in Linkedin, ha introdotto il discorso raccontandoci le potenzialità di questo social.

LinkedIn è un servizio web di rete sociale impiegato principalmente nello sviluppo di contatti professionali tramite pubblicazione e diffusione del proprio curriculum vitae e nella diffusione di contenuti specifici relativi al mercato del lavoro, dunque, a differenza degli altri socialnetwork, LinkedIn, è una piattaforma nella quale il tempo viene investito e non sprecato.

Ciò che contraddistingue LinkedIn è l’affidabilità delle notizie e delle informazioni, le quali vengono controllate ed eliminate in caso di fakenews con relativa perdita di credibilità. I “controllori” di queste notizie siamo noi stessi, in quanto , conoscendo la persona in questione, possiamo verificarne la veridicità delle informazioni . Negli ultimi anni LinkedIn sta prendendo sempre più piede e circa il 95% delle aziende aziendali ne fa parte.

Dopo aver ceduto la parola a Lorena, esperta della comunicazione del Techno Trade Group, l’attenzione si è spostata su dei passaggi fondamentali da eseguire per aver dunque un buon profilo LinkedIn in modo tale da sfruttarlo al meglio:

  • Foto profilo :  la foto profilo è importantissima ed è il miglior biglietto da visita. Deve esserci per forza ( senza di essa il profilo potrebbe sembrare inutilizzato) e deve essere professionale.
  • Sommario : subito sotto la foto profilo bisogna scrivere (in max 100 parole) una breve descrizione della nostra persona cercando di utilizzare parole chiave in modo da essere trovati più velocemente
  • Esperienze: all’interno del profilo bisogna riportare tutte le esperienze acquisite di natura: educativa, lavorativa, volontarie, stage effettuati, progetti e quali lingue si conoscono. Meglio se in aggiunta vengono riportate anche delle foto/video.
  • Feedback: richiedendo ad altre persone cosa pensano di voi e pubblicarlo. La testimoniante di terzi renderà il profilo molto più credibile ed affidabile
  • Riepilogo: alla fine del profilo vi è uno spazio nel quel posso aggiungere tutto ciò che non ho potuto mettere nei punti sopra elencati, magari di minor spessore, ma che comunque serve per completare il profilo e dare una miglior impressione alla persona che lo sta leggendo.

La personalità di Lorena non è passata inosservata ed è riuscita (nonostante fosse la sua prima lezione ad un master) a farci appassionare a questo socialNetwork in maniera molto semplice e spontanea.

Luca Panzeri

Lezione del 19 Marzo : La comunicazione interpersonale – Testimonianze imprenditoriali.

Il primo professionista della giornata con cui abbiamo avuto modo di confrontarci è Gabriella Vigo, consulente aziendale, esperta di comunicazione interpersonale, coach e trainer.

Durante la prima attività svolta con Gabriella, ci siamo avvicinati alla neuroscienza in modo più approfondito, ha esposto le visioni di alcuni scienziati, come Paul Mc Lean e Roger Sperry.

Il primo riconosce tre parti specifiche del cervello:

il neopallium è il cervello superiore, più esterno, si occupa delle funzioni cognitive e della parte razionale;

l’ archipallium considerato il cervello primitivo è adibito alle funzioni vitali;

il paleopallium chiamato anche cervello intermedio si occupa della parte comportamentale e comunicativa.

Queste tre aree sono quelle che esprimono il nostro modo di pensare, agire e comunicare.

Roger Sperry, invece suddivide il cervello in due emisferi:

L’emisfero destro esprime apertura mentale, ha la capacità di essere sintetico e creativo, ha una visione globale ed è caratterizzato dal principio del “piacere”. Una delle sue caratteristiche è di riuscire a  fare più cose nello stesso momento.

L’emisfero sinistro invece si caratterizza dalla consapevolezza, infatti troviamo qualità come l’attenzione per i dettagli, l’essere realista, quindi fare scelte focalizzate sul passato e dati certi. E’ determinato dal gusto del dettaglio, piuttosto che dall’ insieme.

Sono stati aggiunti altri due filtri per determinare lo stile comunicativo degli individui: Corticale e Limbico.

La parte corticale si definisce con le parole Astratto, teorico e autonomo.

Essa si manifesta non sentendo la pressione, considera gli altri per quello che fanno, ma sa anche riflettere.

La limbica invece è ben rappresentata dalle parole; affetti, coinvolgimento e praticità.

Traduce momenti di confronto con emozioni, infatti è sensibile all’ opinione e da molta importanza al gruppo, considera soprattutto l’ambiente e le circostanze.

La mattinata con Gabriella ci ha dato la possibilità di conoscere meglio noi stessi, scoprire la comunicazione interpersonale, in modo da comunicare più efficacemente con l’interlocutore. Ci è stata proposta un attività; dopo la compilazione di un questionario, ognuno dei partecipanti ha avuto modo di riconoscere 4 tipologie di identikit neurologico e grazie alla parte teorica prima affrontata, abbiamo capito che le cosiddette “ porte d’entrata” si influenzano l’una con l’altra nei processi comunicativi e sono in grado di farci riconoscere quali sono i flussi ed i comportamenti che definiscono il nostro modo di comunicare.

Percepire noi stessi in un contesto comunicativo, è un ottimo allenamento per il migliorare le proprie skills.

Possiamo trovarli e riconoscerli come:

Corticale destro: aperto alla novità, scopritore ed innovatore. 

Si mette in discussione e ama uscire dagli schemi.

Sogna, specula e costruisce ipotesi.

Corticale sinistro: Analitico, razionale e specializzato.

ama l’efficienza ed i risultati, soprattutto nell’aspetto economico. Analizza e ragiona con logica.

Limbico destro: Sensibile, orientato ai rapporti umani.

è empatico, infatti avverte l’atmosfera e le tensioni, cercando l’armonia e lo scambio nei rapporti individuali e di gruppo.

Limbico sinistro: Organizzato, prudente e concreto.

Organizza e svolge tutto il programma, agisce con cautela ed è affidabile.

Nel pomeriggio, abbiamo avuto le testimonianze di imprenditori del territorio.

Il primo incontrato è Andrea Beri, imprenditore nel settore metalmeccanico, titolare della  ITA S.p.a.  di Calolziocorte.

Andrea Beri

Inizia la sua formazione all’istituto Bovara di lecco, come geometra, poi svolge la leva obbligatoria nell’ aeronautica militare. Deve così affrontare una scelta: proseguire la carriera militare o entrare nell’azienda di famiglia. 

La scelta si concretizza nell’attività di impresa, ed il suo obiettivo diventa quello di conoscere e imparare lo svolgimento di tutte le attività dell’impresa. Decide di partire dalla linea di produzione ponendosi in diretto contatto con il personale ed i  macchinari. Qui ci è impartita una lezione fondamentale da Beri; la vicinanza tra il futuro CEO dell’impresa e l’organico dell’ azienda è fondamentale per conoscere i metodi operativi e le persone che di fatto compongono l’attività. Ciò per garantire anche nel futuro una solida gestione del processo e dare spazio a miglioramenti degli impianti di produzione.

Con oltre trent’anni di esperienza, Beri ha potuto ricoprire ruoli importanti anche nelle associazioni di categoria, prima come consigliere e poi come presidente dell’API, (associazione piccole e medie imprese). Riguardo l’importanza di queste cariche, Beri ci ha spiegato che l’impegno , non deve riguardare solo lo sviluppo della propria azienda. Ritiene infatti anche fondamentale lo sviluppo dei suoi competitors diretti, affinché  il mercato possa essere equilibrato ed in espansione.

Tra i  concetti analizzati, uno in particolare ci ha fatto pensare:

La gestione del proprio tempo, con un esempio semplice, abbiamo capito che le risorse a nostra disposizione pur multiple che siano, si rivelano limitate; è importante avere chiari i momenti in cui staccare il cervello dall’attività lavorativa, saper affrontare impegni ed i propri doveri. Beri ritiene una priorità ritagliare il giusto tempo alle persone a noi più vicine; ponendo la famiglia al primo posto.

Un altro punto toccato, parla dello stato di comfort, si manifesta con la “serenità” dei dipendenti e la tranquillità dei clienti, il tutto coeso da una gestione ottimale dell’azienda, facendo coincidere i bisogni produttivi con quelli delle persone che collaborano. 

D’ impatto può sembrare un fattore positivo dal quale trarre vantaggi, ma non deve essere sottovalutato, infatti  è emerso che nel momento in cui si è raggiunto l’equilibrio, considerando la gestione interna, piuttosto che il rapporto con gli stakeholder, è fondamentale non abbassare la guardia, gli imprevisti arrivano sempre nei momenti meno aspettati, essere pronti a reagire è una priorità. 

Ciò che è importante, è quindi gestire l’azienda affinché ci si trovi nella zona di comfort, ma operare in modo dinamico, nel caso si debbano scongiurare degli imprevisti.

L’ultimo concetto espresso, ma non per importanza è la sincerità. Questa garantisce sicurezza. Sempre utilizzando pratici esempi, Beri ci ha dimostrato come la trasparenza  in ambito professionale, si sia rivelata una skill nel lungo termine, così la  fedeltà degli stakeholder è messa sotto uno dei riflettori principali.

Il secondo ospite è sig. Giovanni Dell’era è il titolare della “ Dell’era Giuseppe S.r.l.” Un’azienda con alle spalle 170 anni  di esperienza nel settore metalmeccanico.

L’azienda nacque nel 1850, quando il Sig. Giuseppe Dell’era, utilizzò la forza delle acque del torrente Gerenzone per dare vita ad una piccola industria di trafileria di metalli.

Con il tempo l’azienda è stata in grado affermarsi e posizionarsi in modo importante nel mercato. La produzione viene concentrata principalmente sulla cancelleria metallica: puntine, fermagli, spilli. Il prodotto che rappresenta al meglio questa realtà sono  i fermagli dell’ l’iconico marchio “Leone”, che da sempre sono presenti sulle scrivanie di tutta Italia.

Nel tempo,   gli sviluppi della tecnologia, hanno portato ad un riposizionamento in Brianza degli impianti produttivi.

Passano gli anni, e il “disagio del passaggio generazionale” non colpisce questa realtà. La dimostrazione è come la passione e la dedizione da parte dei diversi nuclei famigliari non abbia portato alla cessazione dell’attività, ma bensì ad un solido sviluppo, anche duraturo nel tempo.

Dell’era pone l’esperienza umana al primo posto, ribadendo l’importanza del contatto diretto con il personale dell’azienda. 

Inoltre esalta la cultura. Ci ha consigliato di non limitarci nella specializzazione di un determinato settore, ma di essere aperti ad una cultura eterogenea ed ampliarla per quanto sia possibile.

È evidente che la visione più aperta di un collaboratore sia più efficace di una specifica e limitata.

L’ultimo ospite della giornata è Michele Motta. Volontario della protezione Civile.

Nel  2009, Michele inizia il suo servizio come volontario nella protezione civile di Valgreghentino. Il percorso iniziato 12 anni fa, lo ha portato oggi ad essere vicepresidente del gruppo di Merate. Il suo contributo nell’associazione lo ha portato ad essere presente in diverse occasioni, tra cui il terremoto dell’Aquila nel 2009.

L’intervento è iniziato con qualche nozione storica sul quando è nata la Protezione Civile e perché:

Alluvione di Firenze del 1966, in seguito alle necessità dovute alla catastrofe in molti si sentono in dovere di essere vicini alle popolazioni colpite; nascono gli Angeli del fango.

Successivamente, l’Italia è colpita da altre catastrofi, come i terremoti del 1976 in Friuli del 1980 in Irpinia. Nel 1982 in seguito ad una gestione poco funzionale delle catastrofi degli anni passati viene nominato Giuseppe Zamberletti come ministro per il coordinamento delle forze impegnate nella gestione delle catastrofi.

Qui Zamberletti vuole sottolineare che la gestione del capitale statale e il coordinamento delle risorse, sono azioni da svolgere con molta cautela; qui nasce l’Associazione della Protezione Civile.

Parte del lavoro di Michele è concentrato sulla preparazione; intesa come attività formativa, di simulazione e di coordinamento tra tutte le parti coinvolte.

Michele Monticciolo






SABATO 13 MARZO : LA FORMAZIONE DI GENERE

Alessio Sperlinga ha affrontato il tema della formazione di genere.

Alessio Sperlinga

Schopenhauer ritiene che gli uomini cercano di vivere in una società che sia il meno belligerante possibile: secondo il filosofo l’uomo non agisce per principi personali e valori, ma per la realizzazione dei propri desideri e impulsi.

Fin dall’inizio dei tempi, infatti, la vera macchina è la forza della natura, della specie: gli esseri umani sono corrotti dal desiderio sessuale e di conseguenza generano non per se stessi ma per la specie.

La specie non determina solo il genere, ma anche le convinzioni e le credenze.

La natura non fa nulla per caso, ci ha dotato di 2 generi, uomo e donna, entrambi specializzati in cose differenti: nell’antichità l’uomo, ad esempio, andava a caccia e la donna era responsabile del villaggio e dei bambini e anziani.

Le pulsioni rispondono a stimoli innati che la natura ci dà e noi inventiamo leggi e imponiamo una morale per dare un senso a questi comportamenti.

Se spostiamo l’attenzione sul mondo del lavoro è facile rendersi conto come ci siano ancora poche donne a ricoprire posizioni di comando e direzione.

Come possiamo ovviare a questo problema? Potrebbe tornare utile alla donna assumere il comportamento cosiddetto “dell’appianatore”, ovvero avere un portamento maschile, sguardo dritto, mani allineate ai fianchi e utilizzare un linguaggio molto diretto in modo da eludere ogni fraintendimento possibile.

Anche l’abbigliamento potrebbe giocare un ruolo decisivo nel modo in cui gli uomini vedono una donna.

Non fraintendiamo: la donna non deve snaturarsi, ma deve fare di tutto per raggiungere l’obiettivo, trovare il modo di combattere.

L’incontro prosegue poi con un’illustrazione delle varie differenze tra uomini e donne, sia a livello psicologico che comportamentale.

Gli uomini, per esempio, in un momento di difficoltà preferiscono chiudersi in se stessi e rilassarsi evadendo. Le donne, invece tendono ad aprirsi, parlare e cercare un confronto.

Le donne sono viste come delle onde, quando l’onda sale donano amore e quando ritorna, misurano il risultato di tutto l’amore che hanno donato. Gli uomini invece sono come degli elastici, quando sono esauriti hanno bisogno di allontanarsi per ritrovarsi.

L’uomo è alla ricerca di indipendenza e autonomia, la donna ha bisogno invece di sicurezza.

Secondo John Gray, autore de “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, le donne hanno bisogno di rispetto, comprensione, rassicurazione ed esprimono i sentimenti con il volto.

Gli uomini invece hanno bisogno di fiducia, ammirazione e incoraggiamento ed esprimono i sentimenti con il corpo.

Alessio ci ha, poi, mostrato un video “Tales of two brains” dal quale è emerso che la mente degli uomini è composta da piccole scatole, una per ogni argomento e tutte sconnesse tra di loro: esiste anche una scatola del niente ed è la loro scatola preferita.

La mente delle donne, invece, è una matassa di fili interconnessi: ogni cosa è connessa ad ogni altra. Tutto è mosso dalle emozioni, e per questo le donne ricordano tutto.

Donne e uomini hanno anche priorità differenti. Per una donna le piccole cose sono importanti quanto quelle grandi, e sono appagate quando gli uomini ci fanno attenzione.

Gli uomini, dall’altro lato, ricercano l’apprezzamento da parte di una donna, il fatto che venga riconosciuto il proprio valore, la propria indipendenza e autonomia.

Per ultimo abbiamo affrontato l’argomento delle nuove tecnologie. Cosa fa la tecnologia per invadere il concetto di genere? Nel nord Europa, per esempio, in particolare in Danimarca, è possibile oggi ricorrere alla fecondazione artificiale e predeterminare le caratteristiche fisiche del feto. Su questo argomento si è aperto un dibattito e un confronto molto acceso ed interessante.

In conclusione, nonostante le differenze innate che esistono tra i due sessi, è proprio la diversità il valore che porta al cambiamento e al miglioramento in ogni ambito e per questo è importante rispettare e valorizzare ogni persona.

Rebecca Delazzari

VENERDì 12 MARZO – INTELLIGENZA ARTIFICIALE – GLI IMPRENDITORI SI RACCONTANO

Venerdì mattina Alessio Sperlinga ha tenuto una lezione su computer, algoritmi e intelligenza artificiale.

Alessio Sperlinga

Il computer è una macchina universale, e il loro utilizzo si sta sempre più affermando nel mondo del lavoro.

Una macchina è un qualsiasi manufatto costituito da almeno due parti di cui almeno una si muova. Anche nell’essere umano esiste un meccanismo di movimento e di trasmissione delle informazioni: in particolare i neuroni sono cellule specializzate proprio per ricevere determinati dati e trasmetterli ad altri neuroni, formando, così, una rete neurale. Come esseri umani possiamo, però, sbagliare. La macchina, invece, non sbaglia mai: si limita ad eseguire dei comandi che noi umani le diamo, si può rompere ma non si ferma ed, inoltre, non ha bisogni simili ai nostri (riposare, mangiare..).

Ma come si comanda una macchina? In termine tecnico si dice programmare e la programmazione avviene attraverso algoritmi, sequenze di comandi interpretabili in modo univoco, che si concludono sempre e in un tempo limitato. Per il funzionamento degli algoritmi è necessaria e fondamentale la logica che dipende, secondo Aristotele, dal modo in cui esprimiamo un significato. È importante, dunque, il modo in cui noi esprimiamo un comando, perché il computer non è in grado di comprendere il linguaggio umano nella sua complessità, per esempio non comprende le figure retoriche quali la metafora o la metonimia.

Abbiamo introdotto, poi, il tema dell’intelligenza artificiale (IA): ogni aspetto dell’apprendimento o qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza può, di principio, essere così precisamente descritta che una macchina è in grado di simularla.

John von Neumann, matematico, fisico e informatico degli inizi del 1900, afferma che se l’informatica diventa talmente capace da poter superare la ratio umana, l’intelligenza umana non ha più senso di esistere, diventa inutile. Ad oggi possiamo già parlare di deep learning, ovvero di capacità delle macchina di apprendere e autoapprendere, ottimizzando le reti d’apprendimento come delle reti neurali.

Alessio ci ha fatto fare un gioco a gruppi per comprendere meglio il concetto di rete neutrale e la potenzialità dell’intelligenza artificiale. Il gioco consisteva in un’asta al ribasso per comprare un camper da 10000€: ci siamo divisi in tre famiglie, ognuna delle quali doveva offrire una somma di denaro cercando di arrivare ad un totale comune il più vicino possibile all’obiettivo stabilito di 10000€. Le offerte erano private, dunque nessun gruppo sapeva quanto offrissero, di volta in volta, gli altri due gruppi. Durante il gioco è stato necessario fare almeno 3 round per ridurre sempre di più l’errore, definito come differenza tra obiettivo e risultato. Noi ci abbiamo messo circa 20 minuti per “risolvere” il quesito, mentre un computer riesce a risolvere lo stesso problema in una frazione di secondo. Oltre all’importanza nello sviluppo nell’ambito industriale, AI ha anche delle potenzialità in campo medico, per questo è giusto riconoscere la sua importanza nel mondo e riuscire a convincere con la sua utilità per alleggerirci la vita.

Durante l’incontro del pomeriggio, abbiamo potuto fare la conoscenza di Luciano Gualzetti.

Luciano Gualzetti

Gualzetti frequenta l’ambiente dell’oratorio fino a diventare un educatore e, sentendosi particolarmente affine a quel mondo, prova a capire dove può portare questa sua sensibilità per l’educazione e viverla in una prospettiva più adulta.Da sempre si sente molto attratto dalla dimensione di servizio agli altri, agli ultimi e, per questo, intraprende anche gli studi da assistente sociale. Entra a far parte della Caritas, diventando prima responsabile decanale, poi responsabile di zona, fino a diventare il primo laico direttore della Caritas Ambrosiana. Tra le sue missioni c’è anche la Fondazione San Carlo, che si preoccupa, in particolare, di trovare delle case per le fasce deboli. L’obiettivo di questa fondazione, ma anche della Caritas, è quella di mettere queste persone nelle condizioni di costruire il loro futuro: bisogna fornire loro delle possibilità, delle opportunità che, poi, devono essere colte. Non bisogna camminare per loro, ma bisogna aiutarli ad imparare a camminare con le loro gambe. Gualzetti si rende conto che molte persone che si rivolgevano alla Caritas correvano, in concreto, il rischio di indebitarsi e di cadere nella trappola dell’usura. Ecco il motivo che sta alla base della nascita della Fondazione San Bernardino, una fondazione, appunto, antiusura che sostiene e aiuta le persone che si trovano in queste situazioni.

Gualzetti sottolinea più volte l’importanza di comprendere le cause che stanno alla base di certe situazioni: quando hai davanti un povero, una vittima, una persona in difficoltà, devi soccorrerla, aiutarla ma devi anche immediatamente cercare di capire le cause che l’hanno portata ad arrivare a quella situazione. Facendoti questa domanda capisci la traiettoria che lo ha fatto arrivare lì e capisci anche quale traiettoria prendere per riportarlo alla situazione di partenza.  
Bisogna rimuovere le cause che lo hanno portato a fare determinate scelte. 
Dobbiamo cambiare sguardo nei confronti di queste persone e capire cosa si può fare, lui e noi, per cambiare le cose, per lui e per tutti.

La Caritas è un’espressione della Chiesa: la Chiesa cerca di annunciare a tutta l’umanità che c’è un Dio che ama tutti allo stesso modo. Bisogna lavorare perché tutti abbiano questa pari dignità e perché possano vivere, non sopravvivere. Per questo la Caritas cerca soprattutto di cambiare la mentalità, aiuta le persone a riconoscere il proprio valore, riacquistare la fiducia in se stessi. Il maggior successo infatti è quando le persone che si sono rivolte alla Caritas tornano e capiscono che la vita è bella se donata e condivisa.

Il secondo ospite del pomeriggio è Diana Mac William.

Diana McWilliam

Diana nata in Sudafrica da genitori inglesi si considera cittadina del mondo. Ha partecipato ad un corso di volontariato ed è subito entrata a far parte dell’associazione Fabio Sassi come volontaria per i pazienti domiciliari. 

Dall’Inghilterra importa l’idea degli hospice, strutture dove poter accogliere pazienti terminali e accompagnarli con cure palliative fino al momento del decesso.

L’idea di fondo è quella di donare ai pazienti una morte dignitosa: “non bisogna fare attenzione solo alla vita ma anche all’importanza del morire bene” afferma Mac William. Le cure palliative hanno come scopo quello di portare il malato e i suoi famigliari ad avere una serenità nel momento della fine della vita.

Un episodio che le è rimasto impresso nella memoria e l’ha fatta credere nelle cure palliative è la visita a domicilio a una paziente. Quest’ultima consapevole della sua situazione, sapeva di avvicinarsi alla morte, ma al contrario suo figlio e marito non ci volevano credere e per questo continuavano a ripetere alla madre/moglie che non stava per succedere “stai bene, non stai morendo”, per questo la paziente non poteva affrontare discorsi in merito alle sue volontà post morte. Così facendo si finisce per isolare il malato, è quindi importante portare sia il paziente che la sua famiglia alla consapevolezza della malattia, è più semplice per tutti. Le speranze non sempre sono positive per il malato, a volte sono solo causa di ulteriore sofferenza.

Diana, con tutta la sua forza e determinazione, ci racconta tutti gli ostacoli e le difficoltà che ha dovuto affrontare per concretizzare il suo progetto, e con questo ci sprona a non abbatterci mai. Quando abbiamo un progetto in cui crediamo fino in fondo, niente e nessuno possono e devono fermarci, dobbiamo lottare per quello in cui crediamo!

Rebecca Delazzari