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LEZIONE 17 APrile – BLOCKCHAIN E CRIPTOVALUTE

Eccoci giunti alla nona lezione del Master tenuta da Alessio Sperlinga.

Oggi si parlerà di: “Criptovalute e Blockchain”; un argomento molto interessante ma allo stesso tempo difficile da comprendere all’istante.

Partiamo dalla moneta, tutti noi sappiamo di cosa si tratta e sappiamo anche che la moneta ha una storia, veniva utilizzata già nell’antichità, anche se solamente in forma di dischetto metallico.

L’economia ha caratterizzato la storia dei popoli ed è importante prendere in considerazione alcuni interrogativi:

  • Che cosa scambiamo?
  • Come si fa a misurare il valore?
  • Come è possibile fidarsi dell’altro?
  • Come eseguire la transazione?
  • Come garantire la proprietà?

Si tratta di domande che sorgono, anche spontaneamente, nel momento in cui ci si trova immersi in una “situazione economica”.

Per comprendere il valore della moneta, A. Baricco (scrittore) sottolinea l’importanza del collegamento tra fatto e storytelling.

MONETA = FATTO + STORYTELLING

La moneta rappresenta la realtà, la forma della moneta (il dischetto) rappresenta il fatto ed infine ciò che viene stampato sulla moneta rientra nello storytelling.

Baricco ricorda che quando la realtà non era “invasa” dal Tg oppure dal Web, la moneta rappresentava un forte strumento di storytelling.

E se la moneta scompare?

In Cambogia, nel periodo dei Khmer Rossi (1975-1980), venne abolito il denaro e la vita economica procedette con un sistema di distribuzione basato sul baratto.

Andando più nello specifico della lezione, prima di parlare di blockchain, è utile distinguere tra “Fiat Money” e “Criptovalute”.

Le prime rappresentano valute nazionali (euro, dollaro, sterlina etc.) e sono legate in larga parte alla fiducia dell’ente (governo o banca centrale) che le emette.

Esse sono riconoscibili per l’uso, fortemente controllate in termini di distribuzione e valutazione, la loro emissione viene regolata dallo Stato, sono soggette a processi inflazionistici.

Le criptovalute sono valute utilizzabili sono nel momento in cui si conosce un determinato codice informatico; non esiste in forma fisica ma viene generata e scambiata per via telematica.

La criptovaluta maggiormente conosciuta è Bitcoin ma non esiste solo questa: vi è ad esempio Ether (verrà spiegato in seguito).

Fatta questa distinzione, seppur breve, entriamo nel mondo della tecnologia Blockchain.

Che cosa si intende per Blockchain?

Letteralmente indica una “catena di blocchi” contenente transazioni, una struttura di dati condivisa ed immutabile, basata su una rete distribuita e permette quindi di gestire un database in modo distribuito.

È una rete decentralizzata che offre immutabilità, trasparenza, privacy e sicurezza.

Grazie alla criptografia viene garantita l’integrità della blockchain.  

Come viene realizzata una Blockchain?

Ci sono 3 nuove tecnologie utilizzate per la sua realizzazione:

1.         Schede video ad alto rendimento.

2.         Firma digitale (indica la chiave di un file) basata sull’algoritmo SHA-256.

            Essa è unidirezionale (non è possibile calcolare il file originale), deterministica (il risultato è prevedibile), molto veloce, genera un effetto valanga ed è in grado di resistere alle collisioni (vi è una bassa probabilità di chiavi uguali).

La firma digitale del blocco precedente garantisce il collegamento con il blocco successivo.

3.         Rete paritetica distribuita (permette di copiare informazioni ovunque).

Cosa è possibile fare con le Blockchain?

Una Blockchain permette di fare pagamenti.

Utilizzabile nel car-sharing, nella compravendita di azioni, nell’ambito delle assicurazioni, nella sanità, per archiviare dati nel cloud, per la formulazione di contratti etc.

Quali sono le caratteristiche di una Blockchain?

Una Blockchain viene identificata grazie a 5 caratteristiche.

1.         Mining: aggiunta di transazioni al registro blockchain. Quantità di lavoro necessaria per trovare la soluzione ad un problema.

2.         Consensus Protocol: tutti i peer della rete blockchain raggiungono un accordo comune. Non c’è una un’autorità centrale che convalida e verifica le transazioni, tuttavia ogni transazione, nella blockchain, viene considerata protetta e verificata.

            Questo protocollo assicura che ogni nuovo blocco aggiunto alla blockchain sia l’unica versione della verità concordata da tutti i nodi della blockchain.

3.         Hash Cryptography: una forma di dati viene convertita in un’unica stringa di testo. Fondamentale per mantenere l’integrità crittografica di una blockchain.

4.         Immutable Ledger: è impossibile modificare l’atto nel registro senza che qualcuno se ne accorga, soprattutto se ci sono blocchi di atti successivi.

5.         Distributed P2P Network.

Cos’è un protocollo di validazione?

Il protocollo di validazione definisce gli algoritmi validanti e rappresenta l’elemento vitale principale della blockchain: la velocità della catena e la sua sicurezza dipendono da questo protocollo.

Tra i protocolli di validazione ricordiamo il “Proof of Work”. Esso serve a soddisfare particolari condizioni e ha come scopo quello di verificare se i calcoli sono stati effettivamente condotti durante la creazione di un nuovo blocco di criptovaluta.

Ci sono dei limiti tecnici?

Sì, le blockchain presentano due limiti tecnici:

  • Consumo spropositato di energia elettrica
  • Nessuno ha ancora trovato un modo semplice di fare business con le blockchain (vedi caso di Amazon e Facebook).

Si può fare un esempio concreto di blockchain?

Certo! Come già accennato sopra, quando si parla di blockchain si può far riferimento ad Ethereum.

Si sta qui parlando di un software gratuito, open-source e programmabile che permette agli sviluppatori di utilizzarlo per creare applicazioni decentralizzate (DAPP).

Come altre blockchain, ha una criptovaluta: EHT (Ether). Essa è una moneta digitale, può essere inviata a qualsiasi persona (a basso costo), ovunque nel mondo e in modo istantaneo.

Non vi è alcun governo o azienda che controlla l’emissione della moneta; essa è appunto decentralizzata e limitata.

Stiamo per giungere al termine di questo incontro e, dopo aver ringraziato Alessio Sperlinga per la trattazione di questo tema, passiamo la parola ad Ivan Vitali che si occupa di amministrazione, finanza e controllo e di sviluppo di progetti sociali.

Ivan pone l’accento sulla questione della fiducia, ritenendola tema fondante di blockchain.

La fiducia rimanda ad un rapporto umano. Come ci relazioniamo noi alla fiducia? Quale rapporto abbiamo con essa?

In un rapporto umano, un soggetto interagisce con un altro soggetto, entrambi esseri sociali e complessi, legati da un bisogno di interazione.

Tenere insieme blockchain con la fiducia significa porsi la seguente domanda:

“Quando non posso fidarmi di una persona, come posso usare qualcosa che non è denaro?”

Nella speranza di poterci rivedere presto, vi auguro un buon fine settimana.

Alessia Lombardi

LEZIONE DEL 3 APRILE – INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La lezione del 3 aprile si svolge, per cause di forza maggiore, in via telematica ed è tenuta dal docente Alessio Sperlinga.

La lezione viene svolta sempre tramite Webex; un’app gratuita che ci consente facilmente di collegarci tutti e fare videoconferenze.

Il webinar è diviso in 3 parti…

Il docente apre la lezione presentando il concetto di “Intelligenza Artificiale” e delle componenti che ne fanno parte.

L’intelligenza artificiale fa parte della creatività umana e può essere interessante, ma allo stesso tempo difficile e complessa.

L’intelligenza parte dal nostro cervello, che è la sede dei nostri pensieri e dei nostri segnali creativi.

Esso è composto da neuroni; dove  all’interno abbiamo immagini, segnali e strutture semplici.

Per capire al meglio questi concetti, il docente ha inoltrato nella chat di gruppo dei link con dei video, che accompagnano i diversi argomenti.

La nostra forza intellettuale viene esercitata dalle macchine e dalla loro energia.

Come viene mostrato in uno dei video, tramite la “Machine de Blaise Pascal” del museo francese, una macchina non può mai sbagliare.

Essa esercita un’attività continua, che non va mai interrotta.

Alla base di tutte le operazioni intelligenti abbiamo il computer; una macchina che imita tante altre e realizza programmi secondo leggi fisiche.

Il programma è un insieme di istruzioni e operazioni, che seguono degli specifici comandi.

Il docente ci ha mostrato un programma chiamato “InterpreteLogo”; ci permette di creare operazioni o realizzare forme attraverso opportuni comandi.

Scrivere un programma richiede, quindi, un determinato linguaggio.

Viene definito un programmatore come colui che, attraverso la relativa fase di programmazione, traduce o codifica algoritmi risolutivi di un problema, dando dei comandi al computer.

Come abbiamo visto “Logo” è un linguaggio di programmazione a scopo didattico, che richiede una particolare attenzione e delle ragioni specifiche.

Più pensiamo, più cose abbiamo da fare… proviamo a pensare come sarebbe la visione di un programmatore? Come osserva lui il mondo?

Il modo di pensare o il ragionamento di un programmatore è diverso da quello classico umano.

Ad esempio, anche in una semplice spesa da fare … le istruzioni che vengono date a noi per comprar qualcosa, vengono interpretate in modo diverso da un programmatore.

Questo perché i linguaggi non hanno MAI una forma univoca.

A tal proposito,abbiamo diverse categorie di linguaggi:

Da qui, possiamo definire il SILLOGISMO, un tipo di ragionamento dimostrativo che fu teorizzato da Aristotele e classifica i diversi argomenti.

Abbiamo inoltre, il SILLOGISMO ASSERTORIO basato su 3 principi:

Per tanto il sillogismo è un strumento necessario, ma di per sé non sufficiente per arrivare alla verità.

Ma quindi cos’è esattamente l’intelligenza artificiale? E a cosa serve?

Nessuno può dare una vera e propria definizione.

Essa è un ossimoro; “ l’intelligenza non è mai artificiale, l’artificiale non è mai intelligente”.

È un modo per fare molte cose ( piuttosto complicate a volte), senza la necessità di essere intelligenti.

Abbiamo separato quindi la capacità di agire, dalla necessità di essere intelligenti.

Un altro concetto che possiamo collegare è il “ Test di Turing ”; un criterio, che venne suggerito da Alan Turing, per determinare se una macchina sia in grado di pensare e l’uomo di interagire con essa.

Le intelligenze artificiali hanno 3 caratteristiche:

  • Logica
  • Grammatica
  • Associazione

Allo stesso tempo,ad esse mancano:

  • Conoscenza artificiale
  • Intuizione
  • Immaginazione

Questo tipo di intelligenza, si collega all’apprendimento automatico o meglio denominato “ Machine Learning”.

Essa è una branca dell’intelligenza artificiale e raccoglie un insieme di conoscenze e metodi necessari, per associare quello che tu dici ad una macchina.

Al cuore del “Machine Learning”, abbiamo dati e algoritmi.

Questa tecnologia ci aiuta a fare di più, in meno tempo e a progettare diverse strategie.

Ci spiega come un computer è in grado di adattarsi velocemente alle nostre esigenze e ai nostri gusti.

Verso la fine della lezione, abbiamo sperimentato un gioco telematico realizzato dal docente.

Il gioco consiste in delle offerte, come una classica asta per vendere dei beni al miglior offerente.

Nel nostro caso, abbiamo un camper con 3 famiglie diverse che realizzano delle offerte per comprarlo.

Nel gioco abbiamo 3 obiettivi da rispettare, prima di realizzare le varie cifre.

Le 3 famiglie, vengono interpretate da Alessia, Davide e me.

I testimoni invece da Gaia e il docente Alessio.

Insieme siamo riusciti a creare una “rete neutrale”, dove ognuno correggeva la propria cifra per arrivare all’offerta più conveniente.

Con questo gioco abbiamo capito come, cambiando e correggendo le varie cifre delle offerte, siamo riusciti ad arrivare ad un obiettivo.

Non posso che ringraziare il docente per le sue nozioni e per i suoi sforzi nel portare avanti il master, nonostante la situazione che stiamo vivendo.

Giuditta Maccacaro

Lezione del 27 marzo : la gestione della paura – La gestione di un profilo linkedin

Visto il perdurare della pandemia anche la lezione del 27 marzo del Master Lecco100 si svolge in modalità telematica trattando il tema della “Gestione della Paura”, oggi più che mai attuale.

La lezione è tenuta da Alessio Sperlinga che apre anticipando brevemente il tema della mattinata e presentando gli ospiti. Oggi infatti sono con noi anche Alessio e Fabrizio, due colleghi di Alessio, e Chiara Gianola, una ex alunna del Master che ci porterà la sua esperienza di vita e di lavoro.

Alessio Sperlinga

Alessio inizia la lezione con il suo “This I believe”. Il “This I Believe” è un format radio inventato nel 1951 a Londra da Edward Murrow e consiste in un discorso in cui le persone devono dire, in cinque minuti, cosa le motiva nella vita e quali sono i loro valori. Dalle prossime lezioni, ognuno a turno, dovrà presentare il proprio “This I Believe”

Alessio Sperlinga inizia poi il suo intervento condividendo un video che richiama tutti gli elementi della paura e facendo notare ai ragazzi come chiunque, ad un certo punto della propria vita, per un motivo o per l’altro, ha avuto paura. Si osserva dunque come la paura sia una cosa naturale, e, come diceva Aristotele, la natura non fa mai nulla per niente; dunque anche la paura deve avere un significato.

La paura è infatti una delle emozioni di base proprie della nostra specie, ed è intrinseca alla condizione umana. Alessio mostra poi una figura con delle facce che rappresentano le sei emozioni di base che ritroviamo in tutti gli esseri umani in ogni parte del mondo, ossia felicità, tristezza, disgusto, stupore, rabbia e paura. In generale tutte le emozioni nascono come risposta ad un bisogno e nello specifico la ragioneprimaria per cui si manifesta l’emozione della paura è legata ad un istinto di sopravvivenza.

Ma che cosa, di fatto, genera la paura? I nostri bisogni di sicurezza implicano un controllo completo della situazione, tuttavia la vita è fatta di incertezze e cambiamenti continui ai quali noi non possiamo e non dobbiamo resistere. In genere, la causa della paura è proprio questo cambiamento improvviso che introduce nuove variabili o modifica l’ambiente familiare facendo così perdere l’orientamento agli esseri umani.

Nel corso della nostra vita ci troviamo a fronteggiare cambiamenti esterni e percepiti come pericolosi nel sistema-mondo, come ad esempio quella dell’attuale pandemia, oppure cambiamenti tipicamente umani come per esempio la morte.

Per affrontare al meglio un cambiamento quando avviene e sapersi reorientare ci sono quattro passi da seguire. In primis bisogna accorgersene; una volta che siamo coscienti del cambiamento non dobbiamo subirlo, questo significa che non possiamo continuare a fare quello che facevamo prima, ma dobbiamo accettare il cambiamento. Questa è sicuramente la fase più difficile ma, in questi casi, sapersi adattare alla realtà è più utile che capire, ed è importante ascoltare, osservare, apprendere a non ripetere gli stessi errori, imparare dall’esperienza e accettare di non avere mai certezze. Una volta che ci siamo adattati e siamo “sopravvissuti” al cambiamento allora potremo cercare di capirlo, di pensarlo e infine di guidarlo.

In generale comunque ci sono varie risposte che si possono dare alle paure che possono essere di due tipi: o passivo-reattive come per esempio il nascondersi, il fuggire, il mimetizzarsi oppure proattive come trovare dei sistemi per resistere più a lungo o addirittura, quando c’è un predatore, attaccare anche fisicamente.

Alessio lascia poi ai ragazzi cinque minuti per svolgere un esercizio legato alla paura: ognuno deve ricordare una situazione in cui ha avuto paura e pensare a come questa è stata affrontata.

La tematica della paura è inframezzata dalla testimonianza di Chiara Gianola, ex alunna del Master Lecco100 e attualmente Relationship manager presso Linkedin, che racconta ai ragazzi la propria esperienza di vita e di lavoro.

Chiara Gianola

Chiara racconta delle sue esperienze di volontariato e lavorative in giro per il mondo per arrivare infine a parlare del suo attuale lavoro che si discosta del tutto dal suo percorso di studi. Chiara sottolinea come, comunque, il fatto di avere una base di studio molto differente dal lavoro che si va a svolgere, possa essere sfruttata nelle varie esperienze lavorative in quanto porta ad avere un approccio “fuori dagli schemi” (o addirittura un vantaggio competitivo) che può rivelarsi spesso utile e apprezzato da datori e colleghi di lavoro.

Chiara poi, considerato il tema della giornata, si sofferma su dei momenti della sua/vita carriera in cui ha provato paura, sottolineando però come questi moment siano stati dei veri e propri momenti di svolta in positivo. Chiara suggerisce inoltre di affrontare i momenti di cambiamento e paura preoccupandosi e lavorando solo su quelle cosa che possono essere effettivamente cambiate senza incaponirsi e preoccuparsi per le cose che non dipendono da noi.

Infine Chiara, vista la sua posizione in Linkedin, dedica l’ultima parte della sua testimonianza a dare ai ragazzi qualche consiglio per migliorare un colloquio di lavoro e su come gestire e completare un profilo Linkedin.

Ringraziamo Chiara per la testimonianza e per i preziosi consigli condivisi che saranno utili soprattutto per dei ragazzi giovani come noi ancora alle prime esperienze lavorative.

La lezione prosegue poi sempre sulla gestione della paura. Dopo un veloce ripasso dei temi trattati in mattinata Alessio prosegue spiegando che essenzialmente la paura, seppur talvolta possa essere percepita collettivamente, si muove sempre ad un livello micro, è cioè un processo che avviene nella nostra mente per cui, da uno stimolo, interno o esterno, si genera una sensazione, che diventa emozione, che a sua volta diventa un sentimento e dà luogo ad un’azione. In poche parole, la paura fa da strategia di sopravvivenza, è la sensazione a partire dalla quale l’essere umano sviluppa tutte quelle strategie di difesa, attacco o resa che lo portano ad adottare comportamenti passivi, reattivi e pro-attivi che generano nuove soluzioni.

L’emozione della paura nasce perché nel nostro cervello abbiamo un sensore, l’amigdala, che, quando prova uno stimolo fisico, si collega molto velocemente al resto del cervello creando così una reazione. Tra stimolo e reazione ci possono essere pochi secondi ma, se conosco il processo, posso inserire un elemento che mi permette di decidere come agire.

La buona notizia è, quindi, che il fatto di provare paura, pur essendo inevitabile, è sempre uno stato mentale e, come tale, può essere cambiato e controllato, agendo sul processo.

Ci sono diverse correnti di pensiero che si sono dedicate ai metodi per affrontare la paura e in generale i momenti traumatici.

Alcuni di questi individuano nel ricordare e nel guardare la situazione dall’esterno il punto cruciale per superare questi stati mentali. Lavorare in questo modo è utile perché ci fa guardare l’evento in modo distaccato e razionale.

Alessio spiega poi la visione stoica e fa esercitare i ragazzi con la tecnica, definita da Seneca in vista della sua morte, della premeditatio malorum (vedi immagine)che prevede che, se non è possibile prevenire che qualcosa di spaventoso accada, è però sempre possibile sviluppare strategie per negoziare con la paura, come con un’antica nemica, e, senza opporre resistenza, lasciare che si trasformi in una nuova amica, fedele consigliera al nostro fianco nel momento di riparare agli imprevisti e guidare il cambiamento.

Ogni alunno ha poi del tempo per esplicitare quali sono le cose che teme accadono, cosa può fare per prevenire queste cose, e, nel caso accadano come può risolvere. Il passo successivo sarà poi quello di valutare i costi dell’inazione (a livello fisico, economico, ecc), ossia cosa succede se si resta passivi di fronte a questi eventi traumatici.

Infine Alessio, mostrando dei video, accenna ad alcune strategie/tecniche che possono essere messe in pratica per reagire alla paura. Si sottolinea come tutte le strategie mostrate siano strategie di gruppo, tuttavia non sempre la collaborazione è facile o comunque possibile.

Ringrazio molto Alessio per avere affrontato con leggerezza e razionalità questo tema delicato e interessante!

Gaia Milani

Lezione del 20 marzo – la Gestione delLe Riunioni – Testimonianze Imprenditoriali

L’argomento del giorno proposto da Alessio Sperlinga è quello delle Riunioni. La lezione ancora una volta è stata effettuata tramite l’utilizzo di Webex, a causa delle restrizioni in atto nel nostro amato paese.

Alessio Sperlinga ha parlato ai ragazzi sulla gestione delle riunioni

Alessio ha innanzitutto introdotto il tema, le riunioni sono momenti importanti nella vita progettuale, un esempio pratico della loro importanza  lo si ha sicuramente all’interno di un’azienda, grande o piccola che sia, poiché riunione è spesso sinonimo di organizzazione.

Ma, per far sì che una riunione possa essere efficace bisogna necessariamente tener conto di alcuni “must”:

  • Bisogna fissare un orario d’inizio e uno di fine da rispettare tassativamente
  • Deve avere una buona organizzazione logistica(per esempio stabilendo la durata di ogni intervento)
  • Deve necessariamente avere un ordine del giorno preciso e stabilito precedentemente
  • Deve avere un numero limitato di partecipanti

Una riunione nell’atto pratico prevede che vengano prese delle decisioni, che emergano temi, problemi  e che si possa pianificare, organizzare il lavoro in modo ottimale.

Quanto emerso durante lo svolgimento della riunione deve essere poi riportato all’interno  di una sintesi, detta verbale, per far sì che venga tenuta traccia in futuro di quanto trattato in passato.

Successivamente è intervenuto Emanuele Belgeri, portando l’attenzione dei ragazzi sul tema della crescita personale, oltre che su come affrontare la paura.

Emanuele Belgeri

La paura è un emozione primaria, provocata da una situazione di pericolo, che può essere reale,o prodotta dalla fantasia, dai pensieri di un individuo; Emanuele spiega come l’uomo abbia comunque la possibilità di scegliere come agire, scegliere praticamente se avere paura o meno, naturalmente se una situazione lo permette.

Ha trattato quindi il tema della gestione dei pensieri, di  come noi uomini possiamo scegliere cosa pensare, condizionando  quindi i nostri pensieri, ad esempio in una situazione di pericolo possiamo intravedere un finale favorevole.

Per quanto riguarda l’integrità , ha spiegato ai ragazzi quanto sia importante fare effettivamente ciò che si dice, oltre a spronarli sul fatto di credere doverosamente in sé stessi, senza aspettarsi l’approvazione altrui per quanto da loro fatto.

Infine è intervenuto l’imprenditore Giovanni Pastorino, che ha raccontato la storia della sua azienda,la DELTACALOR,  nata a metà degli anni novanta e diventata nel 2002 una realtà industriale all’avanguardia.

L’ingegnere Giovanni Pastorino

L’azienda  situata nel calolziese, produce e commercializza radiatori, scaldasalviette tecnologicamente innovativi e di design.

L’ing. Pastorino partendo da un’idea intelligente di unire utilità e design, ha riscontrato un gran successo a livello territoriale, nazionale e soprattutto internazionale, riuscendo a far conoscere il proprio prodotto in giro per il mondo.

Non si è potuto fare a meno di trattare l’argomento del momento il “COVID-19”, che da qualche settimana ha sconvolto l’ordinario, preoccupando notevolmente gli imprenditori come l’ing. Pastorino, che ha espresso tutto il suo timore per la situazione venutasi a creare, raccomandando ai ragazzi di tenere duro, di impegnarsi in ciò che fanno il più possibile anche in una situazione di difficoltà come questa.

Un ringraziamento speciale ad Alessio Sperlinga ed Emanuele Belgeri, che malgrado la situazione hanno portato ai ragazzi una lezione utile al loro futuro, trattando temi in modo efficace, con il loro ormai solito entusiasmo.

Un ringraziamento va poi sicuramente all’ing. Giovanni Pastorino, per aver portato la propria testimonianza imprenditoriale ai partecipanti, oltre ad un’importante riflessione sulla situazione attuale in Lombardia e più in generale ormai in tutto il mondo.

Il Master Lecco 100 non si ferma…

Davide Riganelli

Lezione del 13 Marzo – Strumenti informatici : WordPress

IL MASTER LECCO100 È ONLINE

Nelle ultime due settimane il master è stato somministrato online, con Skype, Zoom e Webex.

Il master Lecco 100 online è stata una necessità a causa del Coronavirus.

E’ stata comunque un’esperienza positiva per noi formatori perché abbiamo potuto provare diverse piattaforme direttamente sul campo e quindi abbiamo dovuto risolvere dei problemi veri per rendere fruibili diversi tipi di contenuti ai partecipanti.

Nel momento in cui scrivo questo articolo stiamo facendo una sessione Webex per imparare ad usare WordPress ed alcuni allievi hanno scritto le loro impressioni:

GAIA

In questi giorni, per cause di forza maggiore, il Master Lecco100, che sto seguendo, si sta svolgendo in modalità online. Sicuramente l’esperienza è molto interessante perchè per ogni lezione stiamo utilizzando e sperimentando strumenti diversi, alcuni comuni, come Skype, altri sconosciuti e molto performanti come Zoom e Webex. Sicuramente, a parte qualche inconveniente tecnico, l’esperienza è molto positiva, riusciamo tutti ad interagire e a comunicare seppur a distanza. Forse l’unica pecca sta nel fatto che, non essendo in presenza, la soglia dell’attenzione si abbassa.

DAVIDE

La mia esperienza sul master online è tutto sommato positiva, purtroppo mi riesce più difficile farmi coinvolgere e mantenere un alto livello di attenzione via webcam, ma è un bene che stia procedendo, per cercare di distrarsi dalla situazione venutasi a creare a causa del coronavirus. La scorsa settimana è stata molto interessante la lezione di Cristina Pedretti, che ha introdotto il tema del coaching, così come la testimonianza di Diana Mcwilliam, molto profonda e toccante.


ILARIA

Grazie alle lezioni online sono finalmente riuscita a seguire il Master Lecco 100. Fino ad ora per lavoro purtroppo non mi sono mai recata in aula a Lecco e probabilmente avrei dovuto rinunciare al corso formativo. Invece ora, grazie alle lezioni online inizio a scoprire i contenuti del corso. So di avere perso molte nozioni e le relazioni umane, ma così ho sperimento una nuova modalità di relazione. Quindi piacere a tutti e grazie per avermi accolta… un po’ in ritardo!

ALESSIA

Sono venuta a conoscenza del Master tramite passaparola. Ho deciso di prenderne parte sia per provare una nuova esperienza sia perché penso che il tema sia davvero interessante da affrontare. Ad oggi sono molto soddisfatta delle lezioni, del clima che si è creato, dei miei compagni e delle persone che di volta in volta ho potuto incontrare. Una cosa bella, che mi ha molto colpito, è la possibilità di affrontare le lezioni da più punti di vista; non solo lezioni frontali ma anche lezioni interattive ed eseguite online. Adesso siamo collegati sul web per cercare di capire come funziona wordpress.

Alessio Sperlinga

Lezione del 6 marzo – Strumenti di progettazione

La lezione del 6 marzo si svolge, per cause di forza maggiore, in via telematica ed è tenuta dalla Life Coach Cristina Pedretti.

Cristina Pedretti

La dott.sa Pedretti apre la lezione presentando velocemente lo strumento che stiamo usando per connetterci: si tratta di Zoom, un servizio di Cloud computing che offre servizi di conferenza remota utilizzato spesso nelle sue sessioni di coaching individuale ma che può essere gratuitamente anche per sessioni di gruppo di 40 minuti come le nostre. La lezione mattutina si svolgerà in tre sessioni.

La prima sessione si apre con un giro di presentazione di tutti gli alunni del Master. In seguito anche Cristina si presenta e racconta l’evoluzione della sua vita a partire dal momento in cui ha frequentato il Master Lecco100 utilizzando l’originale metodo della “Borsa dei ricordi”. Cristina fa passare davanti allo schermo diversi oggetti che la rappresentano o sono importanti per lei (scarpa col tacco, foto del matrimonio, lattina, tesina di maturità, pubblicazione con affreschi, spillina di Apple, libro PNL), ogni alunno sceglie quello che lo incuriosisce di più e Cristina racconta la storia legata a quell’oggetto.

La seconda sessione è invece dedicata al racconto da parte della life coach della nascita e dell’evoluzione del suo progetto “Chiacchiere da Venere” sottolineando come utilizzare gli strumenti di progettazione.

In primo luogo la dott.ssa Pedretti sottolinea che se vogliamo realizzarci è importante avere una visione chiara su chi siamo e su dove vogliamo arrivare.

L’idea di “Chiacchiere da Venere” nasce nell’agosto del 2016 come raccolta di interviste su temi femminili, ampliandosi poi con la creazione di un blog, un podcast, un sito web e un canale Youtube elaborati con grande attenzione alle modalità comunicative. Cristina sottolinea che ad un certo punto del suo percorso ha capito che il suo obiettivo finale non era più solo quello della divulgazione, ma quello di diventare una personal coach per aiutare le donne nella realizzazione di sé. Per questo motivo chiaramente la sua strategia è cambiata, abbandonando per esempio gli investimenti in social network, ma lavorando sulla sua immagine attraverso il personal branding e la brand awareness. Il suo progetto in questo modo è maturato arrivando ad essere la sua attività principale nella quale promuove anche eventi e percorsi di coaching personalizzati.

Cristina offre una panoramica sui risultati ottenuti nei vari anni dalla sua attività in termini di visibilità (followers, visite al sito, iscrizioni alla newsletter e acquisto infoprodotti) e i suoi progetti futuri, strategie di crescita e nuovi obiettivi.

A questo punto la life coach introduce uno strumento molto utile, utilizzato anche da lei per la realizzazione dei progetti: il Business Model Canvas (BMC). Tale strumento consiste in uno schema che permette di ragionare su una nuova attività e che offre una visione complessiva cioè di tutti gli aspetti del progetto.

L’esperta consiglia, per chi è interessato, la lettura del libro “Creare modelli di business” di Alexander Osterwalder e Yves Pigneur che approfondisce l’argomento.

Cristina spiega che spesso i bandi europei e non solo (che saranno trattati nella terza sessione) ricalcano il modello del BMC e mostra agli alunni un progetto da lei scritto per la partecipazione ad un bando.

La life coach sottolinea che in generale quando si partecipa ad un bando è importante essere focalizzati e riprendere, nella risposta, gli elementi presenti nella domanda. Altri elementi da avere ben chiari sono anche:

  • criteri formali – l’eleggibilità del destinatario,
  • il budget di riferimento,
  • la calendarizzazione
  • le procedure di valutazione dei risultati che si intendono mettere in atto
  • le risorse a disposizione (partner chiave, attività chiave, canali…).

Infine Cristina ricorda che, per la buona riuscita di un progetto, oltre all’idea creativa e ai contenuti è importante anche avere una certa gestione contabile.

La terza ed ultima sessione mattutina viene poi dedicata agli strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi gestiti dall’Unione Europea, in particolare attraverso il Project Cycle Management, ovvero la gestione del ciclo del progetto (vedi figura)

Cristina infatti è un’esperta anche in questo campo avendo frequentato un apposito master.

Il PCM è un format ideato dall’UE negli anni 90 come modello di riferimento univoco per la progettazione da parte di soggetti pubblici e privati con lo scopo di fornire alcuni standard per rendere più efficaci gli interventi di progettazione, capitalizzando al massimo gli investimenti della Commissione Europea sullo sviluppo dei paesi membri dell’UE.

Dopo aver analizzato l’iter procedurale, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche delle varie fasi e sui soggetti coinvolti, l’intervento si è soffermato sulle principali caratteristiche che un buon progetto dovrebbe avere, ossia:

  • la pertinenza,
  • la fattibilità
  • la sostenibilità (e autosostenibilità anche a lungo termine quando non vi è più il finanziamento).

Cristina sottolinea che per creare un progetto bisogna partire da un problema concreto e presente, focalizzandosi anche sui reali bisogni dei destinatari, per poi creare una gerarchia di cause e conseguenze.  Lo strumento consigliato dalla dottoressa Pedretti per mantenersi focalizzati è l’“albero dei problemi” che consiste nel partire da un macro-problema reale analizzandolo attraverso la tecnica del brainstorming per individuarne sotto-problematiche, cause e conseguenze.

In seguito lo schema creatosi attraverso questa attività di pensiero è sottoposto ad un cambiamento di prospettiva, un ribaltamento, divenendo “albero degli obiettivi”, obiettivi sia generali che specifici. In questo modo, infatti, i micro e macro-problemi prima individuati divengono gli obiettivi effettivi, gli scopi del progetto, e le loro cause diventano gli oggetti sui quali agire. Infine per assicurarsi un continuo controllo delle risorse, delle spese e delle condizioni verificabili per ciascun obiettivo ci possiamo servire anche del Logical Framework Matrix, ovvero l’approccio al Quadro Logico, e del già presentato Business Model Canvas.

I vantaggi derivati dall’utilizzo di questi strumenti sono molteplici:
– la formulazione chiara degli obiettivi
– il focus sui risultati
– la flessibilità rispetto alle azioni messe in pratica
– la sostenibilità
– la possibilità di monitoraggio e controllo continuo

Nell’ultima parte della sessione vengono poi proposte alcuni spunti per attività di autoanalisi e di empowerment personale.

Ogni alunno individualmente deve completare la propria ruota del lavoro e della vita (vedi figura) colorando in primis i livelli attuali raggiunti per i vari aspetti proposti e in seguito, con un altro colore, i livelli che vorrebbe raggiungere. Ogni anello concentrico è un punto e può essere colorato quindi da 0 (= livello minimo di soddisfazione) a 10 = livello massimo, con 6 come sufficienza).

La dott.sa Pedretti pone poi alcune domande per far riflettere gli alunni sulla propria situazione:

  • In quali “fette” c’è maggior coincidenza tra stato attuale (SA) e stato desiderato (SD)?
  • Quali aspetti ti hanno sorpresa di più durante questa riflessione?
  • Cosa puoi fare per riempire di colore le aree che sono un po’carenti?
  • Quali cose/fatti/circostanze vedi come possibili ostacoli a questo?
  • Se non hai colorato come SD fino al 10 alcuni spicchi chiediti: “Perché”?

In seguito la life coach propone anche l’attività delle “Cinque domande chiave” ideato da P. Ducker. Si tratta di porsi cinque domande introspettive che aiutano a conoscersi meglio, sono domande che fanno crescere.

Le domande sono le seguenti:

  1.  Quali sono i miei PUNTI DI FORZA?
  2.  Come PERFORMO MEGLIO?
  3.  Quali sono i miei VALORI?
  4.  A cosa APPARTENGO?
  5.  A cosa dovrei CONTRIBUIRE e come posso FARE LA DIFFERENZA?

Dopo un primo momento di lavoro individuale e libero si è passati alla focalizzazione di un obiettivo definito S.M.A.R.T. e alla stesura di un personale piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo, definendo step che fossero specifici, a basso rischio percepito, realizzabili a breve tempoverosimilmente raggiungibili e congrui con il risultato atteso.

L’attività di coaching, spiega infine la life coach, è volta proprio a supportare i soggetti durante il periodo di progettazione e realizzazione di un obiettivo, affrontando la paura, la demotivazione e il disorientamento.

Ringrazio la dott.sa Pedretti per avere condiviso con noi la sua esperienza personale e le auguro di raggiungere tutti gli obiettivi che si è prefissata!

Il master prosegue nel pomeriggio con la lezione di Alessio Sperlinga sempre incentrata sulla progettualità.

Alessio Sperlinga

Alessio spiega che nella vita, quando vogliamo raggiungere un obiettivo, dobbiamo rassegnarci all’incertezza. Non abbiamo infatti controllo se non sulle nostre intenzioni.

L’esempio tipico della persona che vive nell’incertezza è quello del venditore. Focalizzandosi sulla figura del venditore, gli alunni, con l’aiuto di Alessio, individuano i vari aspetti che servono per raggiungere un obiettivo.

Non è facile raggiungere e soprattutto mantenere i risultati (anche se la persona, l’azienda e il prodotto piacciono molto ci può sempre essere qualcuno più bravo), per questo non possiamo mai permetterci di avere sicurezza ed è importante essere preparati.

La preparazione richiede 3 aspetti:

  1. La preparazione tecnica ossia tutto ciò che serve sapere per raggiungere l’obiettivo in termini di conoscenza (conoscenza sul prodotto, sul contesto e su tutti i dettagli.)  Oggi la preparazione tecnica è prevalente, è necessario aggiornarsi continuamente.
  2. La piena referenza automotivata (PRA) che è l’obiettivo finale a cui tendere. Per esempio nel caso del venditore la PRA non è solo la vendita del prodotto, ma consiste nel fatto che il cliente, oltre a comprare, parla bene del venditore, del suo prodotto e della sua azienda, così da avere influenza sugli altri. La PRA per essere efficace deve essere diretta.
  3. La preparazione psicologica ossia la capacità di crearsi un’immagine positiva o di conoscere l’immagine positiva dell’altro. Il nostro cervello infatti è una “scatola nera”, a determinare la realizzazione di un obiettivo è l’immagine che io mi faccio dell’obiettivo.

Inoltre conoscere le immagini positive degli altri aiuta ad andare incontro alle persone con cui interagisco e quindi rende i rapporti più agevoli

La parte finale della giornata è stata poi dedicata alla testimonianza dell’ospite Diana McWilliam, volontaria dell’Associazione Fabio Sassi che ha creato la struttura del Nespolo ad Airuno, eccellenza nelle cure palliative.

Diana McWilliams

Diana ha raccontato la sua esperienza come volontaria per l’assistenza ai pazienti terminali, la realtà delle cure palliative sia domiciliari che all’interno della struttura del Nespolo e infine ha riportato le esperienze di alcuni pazienti ricordando che la cosa fondamentale è dare dignità alla vita anche negli ultimi istanti.

Infine Diana invita tutti a parlare della vita e della morte con naturalezza.

Non posso che ringraziare Diana per il suo servizio e per l’intervento toccante e commovente.

Gaia Milani

Lezione del 21 febbraio- La comunicazione interpersonale – conoscere se stessi e gli altri attraverso le neuroscienze.

LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE E LA TRIPARTIZIONE DEL CERVELLO, venerdì 21 febbraio

L’incontro di venerdì 21 febbraio, tenuto dalla Dott.ssa Gabriella Vigo, esperta di comunicazione interpersonale, coach e trainer, è volta a conoscere quello che è l’ampio mondo che ruota intorno alla comunicazione.

La docente Gabriella Vigo

La Dott.ssa Vigo esordisce con una domanda semplice, ma allo stesso tempo efficace, “Che cos’è per voi la comunicazione?” E fissa tre punti chiave prima di cominciare la lezione:

1.chi sono io e qual è il mio stile relazionale

2.cosa mi aspetto dalla giornata in positivo 

3.cosa non vorrei accadesse

Dopo un primo momento di imbarazzo generale, i ragazzi hanno cominciato ad aprirsi, regalando ognuno una splendida panoramica di se stessi.

Da qui la parola è passata alla Dott.ssa, che ha finalmente introdotto il tema della mattinata, la comunicazione interpersonale:

Nel corso della mattinata si è parlato appunto di comunicazione interpersonale, dei problemi che spesso accomunano le persone quando si tratta di comunicare, di come capire quale tipo di linguaggio sia meglio utilizzare in una determinata situazione, interfacciandosi con una determinata persona.

La comunicazione ha una parte di contenuto(cosa) ed una di relazione(come), è importante sapere quando si tratta di comunicare, che, la parte verbale influisce in minima parte, rispetto a quanto influisca la voce e quindi il tono, il volume, ecc… oppure ancor di più la comunicazione non verbale, quindi postura, gesti, sguardi, ecc…

Esistono diverse fasi della comunicazione, dalla nascita di un’idea alla traduzione in parola, fino al ricevimento di un feedback da parte del destinatario. Il feedback è importantissimo, in quanto la comunicazione deve essere prima di tutto utile ed efficace; occorre mettersi sempre in discussione e se necessario, riformulare quanto appena esplicato.

Ci sono poi fattori come il luogo, il contesto e l’abbigliamento (quest ultimo strettamente collegato ai primi due), che giocano un ruolo decisivo quando si tratta di una relazione comunicativa.

L’incontro è proseguito con un accenno alle neuroscienze, con una spiegazione semplificata della tripartizione delle aree all’interno del cervello umano:

  • RETTILIANO : istinti, sensazioni
  • LIMBICO  : pensieri , capacità di linguaggio, affetti, coinvolgimento, praticictà
  • CORTICALE: capacità di analisi, ragionamento, coscienza di sè

Esistono poi i due Emisferi (il destro e il sinistro):

  • l’emisfero sinistro si contraddistingue per la Logica e il Rigore,
  • quello destro per la ricerca dell’Insieme e la capacità di Sintesi.

Essi sono a loro volta divisi in 4 diverse quadranti:

  • Limbico Sinistro   – rigore e organizazione – Organizzativo
  • Limbico Destro    – apertura umana – Partecipativo
  • Corticale Sinistro   – rigore e ragione – Direzionale
  • Corticale Destro   – apertura al mondo – Creativo

Tramite un questionario i ragazzi hanno potuto capire quale aree del cervello avessero sviluppato maggiormente  ed  è stato da subito chiaro quanto essi fossero diversi l’uno dall’altro, chi più organizzativo, chi più creativo, chi preferisce stare insieme ad altre persone e chi invece preferisce la solitudine quando si tratta per esempio di lavorare.

Gabriella è stata chiara, nessuno può definire il modo di ragionare di un’altra persona sbagliato, poiché ciò che contraddistingue l’uomo è l’unicità di ogni singolo individuo.

Abbiamo poi fatto un gioco, in cui ci è stato chiesto di dividerci all’ interno dei quattro quadranti e di pensare a qualcosa che ci sarebbe piaciuto acquisire dalle capacità di chi stava nel quadrante opposto ed è stato interessante vedere quanto le persone si rendessero conto di quelli che sono effettivamente i loro comportamenti abituali.

I ragazzi si posizionano nei quadranti che meglio rispecchiano le loro caratteristiche.

L’incontro si è chiuso con la visione di due spezzoni di film, in cui emergevano, nei comportamenti dei protagonisti, le quattro caratteristiche (Direzionali, Creative, Partecipative e Organizzative).

Mai prima della lezione qualcuno avrebbe pensato che erano semplicemente persone che ragionavano tramite diverse aree del cervello, questo ci ha portato a riflettere.

Infine, ci ha proposto un video divertentissimo, che testimonia quanto il nostro cervello possa essere flessibile per adattarsi e riadattarsi alle più diverse circostanze, anche insolite e inaspettate.

Un grande ringraziamento alla Dott.ssa Gabriella Vigo, che con entusiasmo ha trasmesso le proprie conoscenze a noi ragazzi in merito alla comunicazione, aprendoci ad una visione più completa del mondo e delle persone circostanti.

Davide Riganelli

LEZIONE DEL 15 FEBBRAIO : LE MAPPE MENTALI

Il terzo appuntamento della 10° edizione del Master Manageriale Lecco 100 ha affrontato il tema delle mappe mentali.

La lezione è stata tenuta da Alessio Sperlinga, informatico, imprenditore e formatore, nonchè vice-presidente di Lecco100, all’Istituto Superiore G. Bertacchi di Lecco.

Una mappa mentale è una rappresentazione grafico del pensiero ideata dall’inglese Tony Buzan e finalizzata a sfruttare la memoria visiva per meglio strutturare, memorizzare e presentare le informazioni. Per ottenere ciò, le mappe mentali adottano un modello gerarchico-associativo analogo alle connessioni neurali di un cervello, rafforzato dalla ricchezza di colori ed immagini.

Le applicazioni delle mappe mentali sono molteplici, dalla facilitazione dell’apprendimento fino alla gestione ed al supporto di molti processi aziendali. Ad esempio:

  • Selezione del personale
  • Gestione di progetti
  • Brainstorming
  • Ricerca e sviluppo
  • Mappatura e verbalizzazione di riunioni
  • Condivisione della conoscenza

Chi volesse approfondire il mondo delle mappe mentali non può non iniziare dal libro del loro ideatore “The Mind Map Book: How to Use Radiant Thinking to Maximize Your Brain’s Untapped Potential”, tradotto in italiano come “Mappe mentali: Come utilizzare il più potente strumento di accesso alle straordinarie capacità del cervello per pensare, creare, studiare, organizzare…”.

Infine, la tecnologia, come spesso accade, viene in supporto anche su questo tema. Esistono difatti diversi strumenti informatici per l’elaborazione delle mappe mentali:

Un ringraziamento ad Alessio Sperlinga per il savoir-faire e la passione con cui ha presentato questo interessante argomento!

Elia Mariani

Lezione del 14 febbraio : Mediazione e gestione degli obiettivi

La giornata di Venerdi 14 febbraio è cominciata con l’intervento del dott. Massimiliano Ferrari ,che con passione, ci ha spiegato il tema della Mediazione analizzando i meccanismi di ADR: alternative dispute resolution , ovvero quelle tecniche specifiche che aiutano le parti coinvolte a trovare una soluzione.

Massimiliano Ferrari approfondisce il tema della Mediazione

Durante il corso della mattinata, ci è stato spiegato che mediare non significa trovare un semplice punto d’incontro ma ha più precisamente lo scopo di supportare le parti a trovare una soluzione che possa essere la migliore per entrambe, con valore legale e senza l’intervento del giudice.

La figura del MEDIATORE, ci dice Ferrari, non decide chi ha ragione nè ricopre la figura di giudice o arbitro ma ha il compito di utilizzare un metodo alternativo per far si che le parti giungano ad un accordo che risulti conveniente ad entrambe. Questo metodo però ha valenza soltanto se le parti riescono a capirne il valore aggiunto, ragion per cui il mediatore durante il primo incontro ha il compito di convincerle, esponendo le varie ragioni che dimostrano che risolvere attraverso la mediazione è conveniente.

Per fare tutto questo ci sono delle tecniche specifiche:

Innanzitutto, secondo Ferrari , in una mediazione  è necessario lo spostamento dell’attenzione della posizione presa dalle parti verso i reali interessi e bisogni di ciascuno: il mediatore deve essere molto bravo nell’ascolto attivo, non deve favorire le domande chiuse ma quelle aperte utilizzando anche tecniche posturali e linguaggio del corpo. Deve riuscire ad essere empatico, quindi in grado di mettersi in terza persona se necessario: si tratta di “allargare la torta” ovvero lasciar parlare le parti interessate con lo scopo di andare oltre al problema in se , tenendosi aperte altre questioni.

Il linguaggio GIRAFFA

Un altro argomento affrontato, per gestire una mediazione è il Linguaggio Giraffa.

Ci è stato fatto l’esempio in cui ,durante una mediazione , uno dei due avvocati delle parti arriva in ritardo: partendo da questo presupposto abbiamo analizzato la gestione dell’evento con gli occhi del mediatore. Ci è  stato quindi spiegato che questo metodo (chiamato della giraffa perche quest’ultima è l’animale con il cuore piu grande di tutti e la maggior distanza tra cuore e cervello,)  risulta efficace perchè  determina la distinzione tra i fatti reali e le emozioni: questo linguaggio non deve essere troppo tecnico ne macchinoso, non deve dare fastidio a nessuno ne favorire qualcun altro: deve far sentire le parti allo stesso livello rispettando tutti.

Una volta terminata la mattina, dopo una piacevole pausa pranzo, il pomeriggio è continuato con Alessio Sperlinga che ha condotto il suo intervento sull’analisi degli obiettivi. 

Alessio Sperlinga, parla della gestione degli obiettivi

                                      

Ci ha parlato in maniera generale della comunicazione definendo che non esistono regole certe sul suo utilizzo essendoci canali di comunicazione differenti a seconda di quello che ci serve; che è piu difficile fare qualcosa piuttosto che dirla e che siamo tutti divergenti l’uno dall’altro ma che qualunque cosa noi faremo avremo sempre l’esigenza di raggiungere un Obiettivo.

Attraverso un esempio ci è stato spiegato che un Obiettivo per essere tale

  • deve essere CONCRETO  e MISURABILE (quantificato e tempificato)
  • deve essere in primis RAGGIUNGIBILE
  • deve essere STIMOLANTE, perché se non lo è non è un obiettivo ma bensì un compito.  Se non è stimolante non è nemmeno raggiungibile perciò queste due caratteristiche risultano strettamente legate tra di loro.
  • deve essere SCRITTO per diventare un impegno da prefiggersi.

Nel momento in cui affido un obiettivo da raggiungere a qualcuno,si parte da una situazione che deve essere condivisa ma la strada che quest’ultimo deve percorrere per raggiungerlo non la devo dirigere io, altrimenti gli sto soltanto affidando un compito.

La giornata si è conclusa con la spiegazione del pensiero positivo americano:

si parte da un desiderio che è l’obiettivo, da qui c’è la necessità di concentrarsi sulla visualizzazione del risultato e quindi la pianificazione delle azioni che servono per giungere alla realizzazione di esso. Considerando questo procedimento, va calcolata anche la probabilità che un imprevisto rovini il processo.

Tutto questo è spiegato attraverso il metodo Woop

W (wish) desiderio, trasformato in obiettivo ben definito

O (outcome) visualizzazione del risultato

O (obstacle) sono gli imprevisti : ma se gia si mette in conto che potranno verificarsi degli ostacoli, comincerai a visualizzare in anticipo il modo di superarli.

P (planning) il modo giusto per raggiungere quel risultato.

Utilizzando questo metodo, in classe ognuno di noi ha visualizzato il suo personale obiettivo, analizzato gli imprevisti e pianificato la realizzazione.

Laura Rota