Tutti gli articoli di Emanuele Belgeri

testimonial #24

Il master per me è stata una opportunità di crescita personale, perché per come è strutturato il percorso di formazione, hai la possibilità di andare oltre i tuoi limiti e sfidarti ogni volta, testando nella vita di tutti i giorni quello che hai appreso.

È un master con un grosso focus sull’individuo, ma anche sul concetto di comunità e di responsabilità etica, anche alla luce dei grossi cambiamenti che il panorama internazionale sta vivendo.

Lo consiglio vivamente a tutti perché se correttamente sfruttato, ti permette di allargare i tuoi orizzonti ed evolvere.

Matteo Piffaretti

TESTIMONIAL #23

Se dovessi definire con una parola sola la mia esperienza con il Master Lecco100 userei la parola Sorpresa.

Già piacevole sorpresa!
Non risiedevo ancora in provincia di Lecco quando mi è capitato di leggere questa iniziativa e non immaginavo neanche potesse regalarmi tanto ed invece sono rimasta soddisfatta e contenta di averla vissuta.
Rappresenta un’ottima opportunità di crescita personale, grazie all’incontro con docenti ed imprenditori competenti che affrontano in ogni giornata temi interessanti e stimolanti, guidati poi da ottimi consigli ed esempi di esperienze personali e non.


Non si tratta del classico corso universitario insegnante-allievo, ma tutti sono sullo stesso livello, ed è così che si genera valore in un clima di accoglienza e curiosità da entrambe le parti.
Bellissima esperienza che consiglio sia per i docenti che per i contenuti trattati (tanti e soprattutto utili) e per lo splendido gruppo di colleghi che ho conosciuto!
Grazie!

Lucia Ciampaglia 

TESTIMONIAL #22

Secondo il punto di vista dell’imprenditorialità, un talento è un professionista impegnato a mettere in pratica le sue capacità per ottenere risultati sempre migliori. In altre parole, avere talento significa unire competenza e impegno – e questo è esattamente quello che il Master Lecco100 dona ai suoi giovani partecipanti.

Mi chiamo Erica, mi occupo di formazione ed orientamento al lavoro e sogno la libera professione come Psicologa del Lavoro & HR. Il Master Lecco100 è stato per me un percorso di introspezione, alla scoperta dei miei punti di forza sul piano personale e professionale, ma soprattutto delle mie aree di miglioramento.

Il Master propone un programma di formazione ricco, valido ed interdisciplinare, permettendo in ogni incontro la scoperta di novità e allo stesso tempo il consolidamento di nozioni già esplorate. È un’esperienza di crescita che consiglio a quanti abbiano sempre sete di conoscenza, mossi da una curiosità sincera e da una spinta interna al continuo miglioramento.

Con vivo entusiasmo,
Erica Riganelli

TESTIMONIAL #21

LECCO100 è l’esperienza formativa più bella, arricchente ed entusiasmante che abbia fatto finora !

Un concentrato di nozioni di alto livello, ma anche e soprattutto di storie, esempi, condivisioni, incoraggiamenti, sostegno e supporto che a distanza di mesi fruttano ogni giorno sempre più e che serberò ed impiegherò con cura.

Qui ho trovato una palestra del futurocompleta e dei compagni di avventura magnifici !

La consiglio vivamente a chi sente la voglia ed il bisogno di trovare tutto ciò e molto di più.

Valentina Perucchini

SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL 10° MASTER LECCO100

Sono aperte le iscrizioni al 10° Master Lecco100.

Il Tema del Master sarà : La Responsabilità

La responsabilità è l’effetto del nostro essere attori agenti nel mondo. Purtroppo alla grande capacità creativa umana non corrisponde una capacità di prevedere le conseguenze delle nostre creazioni e quindi il tema della responsabilità ha una declinazione globale, per l’ambiente, l’economia, la società umana.

PRESENTAZIONE MASTER 2020 Scarica la presentazione

Social Responsibility Reliability Dependability Ethics Concept

11 maggio – sicurezza informatica

L’argomento della mattinata di sabato 11 maggio è la sicurezza informatica. A chiarirne molti aspetti e a confrontarsi con i ragazzi sul tema è l’esperto di informatica del Master Lecco100, Alessio Sperlinga.

La mattinata si apre con una riflessione: la rete, che ormai tutti conoscono e in cui molti navigano quotidianamente, è nata ed è giustamente percepita come uno spazio libero e come uno strumento che ha permesso a chiunque avesse una connessione di accedere al sapere. Ma Internet è davvero uno spazio consacrato alla libertà o, in realtà, c’è il rischio di subire condizionamenti con il suo utilizzo?

In un’epoca in cui la costruzione dell’identità è un tema essenziale, non si può non tenere conto di come l’identità “online” che ognuno ha, perché la costruisce da sé o perché gli viene attribuita, spesso non corrisponda esattamente all’identità reale. Da un lato, non si ha mai la certezza che le persone con cui si interagisce su Internet siano quello che sembrano o che dicono di essere; dall’altro, a causa del sempre più sfrenato uso della profilazione, i nostri comportamenti online vengono analizzati e trasformati in dati. È come se si fosse passati dalla convinzione del “io sono quello che dico che sono” all’incubo del “io sono quello che Google dice che sono”. La nostra libertà viene quindi di fatto ridotta ed espropriata per logiche di sicurezza e di mercato.

Il nostro attaccamento alla tecnologia, inoltre, ci porta a stabilire un rapporto di profonda dipendenza dagli oggetti che ci permettono di restare sempre connessi, tanto che, se per caso dovessero rubarci il cellulare, sentiremmo di aver perso un pezzo della nostra identità.

Queste circostanze fanno sì che chiunque usi la tecnologia sia esposto a dei rischi. Senza essere fatalisti e pensare subito alle drammatiche conseguenze di un eventuale furto di identità, il fatto che i nostri dati, nel momento in cui si utilizza la rete, non siano al sicuro è una realtà che non può essere ignorata.

È per questo che, come spiega Alessio Sperlinga, è auspicabile avere un atteggiamento prudente quando si tratta di svolgere attività in rete e fornire i nostri dati. L’informatico consiglia ai ragazzi del Master di adottare alcuni accorgimenti, per arginare e limitare le invasioni della privacy e, di fatto, la limitazione della libertà personale.

Per cominciare, in luoghi potenzialmente presidiati, sarebbe bene prestare attenzione a quello che si dice e parlare pensando di essere ascoltati, poiché potrebbero esserci dei microfoni che registrano i temi di cui parliamo e le opinioni che esprimiamo.

Un altro consiglio riguarda l’uso degli strumenti di pagamento: quando si effettua un pagamento online è infatti consigliabile usare solo carte ricaricabili, e non carte di credito per via della tracciabilità delle operazioni svolte con quest’ultime.

Ambito che è forse di maggior interesse per i ragazzi del Master è quello relativo alla gestione dei profili social. Questi profili sono infatti profondamente personali e può capitare, specialmente nelle ore serali, come è stato dimostrato da alcuni studi, di scrivere cose più intime che, una volta pubblicate e condivise, rimangono nella rete per sempre. Particolare attenzione si dovrebbe prestare, in questo caso, anche alla condivisione di dati sensibili come il sesso, le opinioni politiche e sindacali, l’appartenenza religiosa; tutte informazioni che, guarda caso, la maggior parte dei social media ci invitano ad inserire non appena cerchiamo di creare un profilo.

La costruzione della propria web reputation sui profili social è cosa delicata, poiché è ormai risaputo che molti selezionatori, durante il momento di scelta dei candidati migliori per determinate posizioni lavorative “sbirciano” i profili social e tendono a classificare i candidati sulla base dei post e delle foto condivise. È per questa ragione che, nel caso si abbiano passioni particolari o interessi curiosi, è consigliabile creare vari canali in cui creare post relativi, e condividere poi questi post sulla propria bacheca dal canale, in modo da evitare di essere identificati unicamente con i propri hobby e interessi privati “a prima occhiata”.

Alessio suggerisce inoltre di fare attenzione anche alle app che si scaricano e si acquistano, poiché spesso richiedono autorizzazioni per accedere ad informazioni di altre app come la rubrica, la galleria del telefono, ecc., che non sempre risultano necessariamente connesse al funzionamento dell’app scaricata. Per quanto riguarda invece la protezione della propria privacy, è consigliabile avere delle password per ogni app, richieste all’apertura. Se siamo a corto di fantasia, la tecnologia ci viene ancora una volta in aiuto: esistono infatti al giorno d’oggi dei generatori di password, che ci permettono di non cadere nella (purtroppo affascinante) trappola di usare la stessa password per tutti gli account. Se questo infatti può sembrare molto comodo, in realtà ci espone ad innumerevoli rischi.

Un altro accorgimento che si può adottare per proteggere i propri dati e documenti è quello di ricorrere alla crittografazione, scaricando appositi programmi che consentano di proteggere i nostri dati, chiedendo una password al momento dell’accesso. Questa tecnica è molto utile anche per salvare eventuali liste di password utilizzate per diversi account, e che altrimenti ci dimenticheremmo: sarà possibile per noi averle sempre a portata di mano, ma sarebbe difficilissimo per un estraneo raggiungerle, se protette da crittografazione.

È molto importante, inoltre, fare un back up abituale dei propri dati e documenti, per evitare di esporci ai rischi di perdita e danneggiamento dei nostri file. Da ultimo, ma non per importanza, è essenziale dotarsi di un buon antivirus, da installare su tutti i nostri dispositivi elettronici.

Dopo tutti questi utili consigli, non ci resta che metterli in pratica per fare un uso consapevole della rete!

Arianna Scaglia

10 maggio educarci è una cosa seria – testimonianze di imprenditori

Educarci è roba seria

La giornata di venerdì 10 maggio ha avuto come tema principale l’educazione, che è una cosa molto seria e in seguito le testimonianze di imprenditori ed attori del territorio lecchese.

La mattinata è iniziata con l’intervento del vulcanico Johnny Dotti: scrittore, educatore, imprenditore sociale, pedagogista, docente dell’università Cattolica di Milano e della SEC.

È da molti anni impegnato nel “terzo settore” a livello nazionale ed europeo, lui stesso ha affermato di vivere in una comunità di famiglie con figli adottivi al seguito.

Ha scritto diversi libri tra cui appunto: “Educarci è roba seria”. Johnny affronta il tema dell’educazione dove, secondo la sua opinione, è una competenza dell’uomo e non imputabile meramente alla scuola o alla famiglia.

La differenza che caratterizza l’uomo dagli altri esseri viventi è la tempistica dell’educazione, infatti, essa richiede molto più tempo.

Applicando questo concetto al lavoro, senza una dimensione educativa, è molto difficile dirigere un’impresa o i propri collaboratori.

Nella fase educativa molto spesso si commettono degli errori: nel rapporto padre-figlio in cui il primo cerca di proiettare i suoi sogni su quest’ultimo, senza dargli modo di sviluppare i propri.

L’educare oltre che essere un compito molto arduo non da mai un risultato certo, rimane sempre un mistero.

I tre principi cardine nell’educazione sono:

  • Attesa
  • Essere pazienti
  • Appassionarsi

Dopo una breve introduzione attraverso la pubblicità che ai giorni nostri è rivolta a un gruppo di persone (sharing, condivisione) ecc. a differenza del passato, dove si focalizzava sul singolo individuo (tutto intorno a te).

Siamo giunti a trattare il tema della comunità, instaurata sin dai tempi dei primitivi che svolgevano le varie attività insieme per raggiungere un fine comune.

Tra i vari progetti molto cari al Docente ci sono gli oratori, intesi non solo come luoghi di formazione alla vita cristiana ma vere e proprie “piccole imprese”. Il lavoro va sperimentato sin da giovani, tramite piccoli lavoretti in grado di apportare un beneficio alla collettività e dare loro autonomia, afferma Johnny. Ai giorni nostri, molto spesso, i ragazzi dopo essersi laureati entrano nel mondo del lavoro sognando lavori iperspecializzati in posizioni manageriali che difficilmente si realizzano. Questo “modello” è ben spiegato in un altro suo libro: “Oratori generatori di speranza” che ha preso piede in alcune zone della bergamasca e della bassa bresciana.

Un altro progetto riguarda invece l’aggregazione di persone di varie fasce d’età e problematiche sociali (giovani, anziani, disabili). Secondo la sua opinione è sbagliato separarli tra loro e metterli in luoghi chiusi o strutture specializzate. Bisogna unirli tra loro come ad esempio a Milano: giovani con difficoltà nel pagare appartamenti, ospitati a casa di anziani per farsi compagnia tra loro, senza dover per forza essere i loro badanti.

Il primo ospite del pomeriggio, per il ciclo “Gli imprenditori si raccontano” è stato Monsignor Davide Milani, prevosto di Lecco.

La storia di Don Davide è stata molto curiosa: originario di Valgreghentino inizia a lavorare sin da quattordici anni presso una galvanica della provincia, dove afferma di aver imparato l’importanza del lavoro. In seguito ricopre diversi ruoli lavorativi in aziende del lecchese, tra cui anche per la Airoldi & Belgeri.

Nel 2001 diventa prete e per dodici anni è responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Milano e portavoce di 3 arcivescovi: Tettamanzi, Scola e Delpini. Attualmente è il nuovo prevosto di Lecco.

Ci ha invitato a perseguire le cose che ci infiammano da dentro e ci danno un senso, come se fosse la nostra “chiamata”. Prestare attenzione, ascoltare le parole e i consigli dei nostri amici o delle persone che ci vogliono bene, è stato un altro suggerimento che ci ha dato nel corso della lezione.

La seconda ospite della giornata è stata l’architetto Mary Dossi, ex corsista del Master Lecco 100.

Laureata in architettura ha un suo studio in città con diversi collaboratori. Sin da subito si denota essere una ragazza molto solare, sempre con il sorriso stampato sulle labbra ma allo stesso tempo molto determinata a raggiungere i suoi obiettivi. Mary ci confida che, grazie al Master, ha capito che persona Non sarebbe voluta diventare.

Ha persino rinunciato a un’importante offerta di lavoro nel più prestigioso studio di architettura di Milano pur di essere una persona felice.

Il Master le è servito inoltre per renderla una persona e professionista migliore, facendole capire come le relazioni apportino un contributo importante per raggiungere la felicità interiore.

Il volontariato e il rendersi utile agli altri sono ottimi aggregatori sociali, afferma Mary, essendo lei stessa volontaria e organizzatrice di eventi sportivi nella città di Lecco.

Come ultimo ospite è stato il turno di Sergio Bartesaghi, imprenditore della utensileria Franco Bartesaghi di Merone, operante nel settore meccanico,

Sergio Bartesaghi con Angelo ed Emanuele Belgeri, nel 2010 hanno aderito tra i primi, alla nascita del gruppo TechnoTradeGroup® dedito alle forniture industriali. Entrambe le loro società fanno parte di questo gruppo che ne conta attualmente 44, sparse sul territorio nazionale e che ha sviluppato il proprio marchio Ttake.

Questo esempio dimostra come una sana collaborazione tra i vari attori in gioco sia notevolmente migliore e prolifica, rispetto a una concorrenza spietata, dove a rimetterci, sono tutti.

Ci ha elencato una serie di fattori, da utilizzare soprattutto in merito alle decisioni cruciali da prendere, quali:

  • Condivisione
  • Aggregazione
  • Informazione
  • Passione

Alla prossima puntata!!!

Andrea Sarcinella

Lezione del 3 maggio – capitale umano e testimonianze imprenditoriali

La giornata di venerdì 3 maggio è incentrata sul tema del capitale umano e relazionale e la testimonianza di imprenditori.

Sono ricco di relazioni ma amo la solitudine e il silenzio. Coltivo l’intelligenza che va nel profondo ma sono una persona estremamente pratica. Insomma, una persona un pò bipolare” è questa la frase con cui si identifica Massimo Folador con cui apre la giornata dedicata al tema del capitale umano e relazionale.

Folador è formatore, docente universitario di Business Ethics e sviluppo sostenibile presso la LIUC, imprenditore nel campo della consulenza e formazione aziendale con la sua società Askesis srl, che annovera tra i propri clienti alcune fra le principali imprese italiane.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche si è lanciato nella Milano da bere, nel business e nel vero successo professionale.

Ha sviluppato una carriera manageriale all’interno di alcune aziende di importanza nazionale e internazionale che lo hanno portato in breve tempo dalla responsabilità di direzione commerciale fino al ruolo di amministratore unico. Intorno ai 40 anni però qualcosa è cambiato ed il suo equilibrio si è rotto, sia a livello umano che professionale, ed è in quel momento che si è avvicinato al mondo dei Benedettini: lì è finita la sua prima vita ed è iniziata la seconda.

In effetti il genere umano non può vivere bene e costruire bene se non connette tutte le dimensioni: spirito, mente e corpo. I Benedettini, senza voler fare impresa, hanno portato a perfezione la birra e il vino, costruito le cattedrali e sviluppato la cultura attraverso gli amanuensi. Hanno lasciato tanta impresa di valore nella storia, perché la loro attenzione era rivolta al bene cercato, comune e condiviso, più che al puro guadagno individuale, avendo sempre in mente le persone e la comunità come organizzazione ben strutturata dove la persona è il tassello fondamentale, ma diventa tale solo se si integra nella relazione con gli altri. A ognuno va garantito il suo desiderio e il suo ritmo, per essere in grado di costruire valore per tutti.

La visione di un’economia che mira al bene comune è raccontato da Folador nel suo ultimo libro Storie di ordinaria economia e vive su tre pilastri: l’attenzione al capitale umano e alla valorizzazione delle persone, lo sviluppo delle relazioni e della cooperazione, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, e la capacità di vivere l’impresa come un sistema, un progetto sociale che va oltre i confini dell’impresa stessa.

Attento conoscitore della storia e della cultura del monachesimo benedettino, ha fatto di questo un patrimonio di valori personale e professionale che mette al servizio delle aziende in numerose attività dedicate alla divulgazione e applicazione dei fondamenti benedettini in ambito lavorativo.

Sull’idea dell’impresa bella e possibile offre a tante grandi aziende italiane consulenza, progettazione e realizzazione di interventi formativi per generare valore, migliorare la qualità delle risorse e della stessa organizzazione.

Nell’ambito delle sue competenze in tema di etica e impresa, è autore di diversi libri, collabora con il quotidiano “Avvenire” nella redazione di articoli inerenti le tematiche citate ed è relatore in numerosi convegni in Italia e all’estero.

Luca Pereno è il nostro secondo ospite.

In Leroy Merlin dal 2009, dopo esperienze in Auchan (commercio e risorse umane) e in Castorama – Kingfisher (audit), è attualmente coordinatore Sviluppo Sostenibile. Il suo intervento inizia raccontandoci un pò la storia di Leroy Merlin che nasce in Francia nel 1923 ad opera di Adolph Leroy e Rose Merlin che aprono un negozio a Noeux-Les-Mines di residui bellici. Dopo un percorso di 53 anni, che passa attraverso l’inserimento di nuovi collaboratori e tipologie di prodotto più orientate al bricolage e al fai da te arriva in Italia nel 1996 con l’apertura del primo punto vendita di Solbiate Arno (VA). Nel mondo, l’azienda conta 456 punti vendita in 12 paesi con oltre 88.000 collaboratori ed un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro.

Ciò che sta a cuore di Leroy Merlin è la centralità della persona (cliente/collaboratore), finalizzando l’attività dell’impresa alla creazione di valore aggiunto per i cittadini, i collaboratori e le generazioni future. La mission: “Ogni persona ha diritto alla propria casa ideale.” E’ proprio su quest’idea che si concentra la condivisione ed il dono, due tematiche a cui è orientata con progetti di responsabilità sociale. Come azienda possono donare dei prodotti e in generale delle risorse economiche, ma il vero dono che possono offrire è la creazione di relazioni, di reti, insieme alle competenze dei loro collaboratori o anche fornitori. Diversi sono i progetti a cura di Leroy Merlin che esprimono al meglio il concetto di intendere il dono, questi ne sono alcuni: Empori Fai da Noi, lotta alla Povertà energetica, Associazione Bricolage del Cuore.

L’ Emporio Fai da Noi è un luogo di condivisione della merce in cui, come fosse una biblioteca, persone e famiglie in difficoltà possono recarsi per prendere in prestito utensili per effettuare piccoli lavori di pittura, manutenzione, decorazione delle proprie case, con l’impegno di averne cura e restituirli in buono stato. C’è anche la possibilità di avere accesso a prodotti come vernici, consumabili, che le organizzazioni non profit che gestiscono gli Empori (associazioni di volontariato, cooperative sociali) possono decidere di cedere a prezzo simbolico o in cambio di ore di volontariato. I materiali iniziali vengono donati da Leroy Merlin, poi le organizzazioni possono riapprovvigionarsi a prezzo di costo. E’ un esempio particolarmente valido, perché si tratta di un progetto che prima di tutto crea relazioni, a partire da quelle tra le organizzazioni che gestiscono l’Emporio e il negozio Leroy Merlin di riferimento e a sua volta fra le persone che ne fruiscono e l’Emporio stesso.

Povertà energetica,offre un supporto per il risparmio idrico, termico ed energetico a persone e nuclei familiari a rischio di povertà. Il contenimento del fenomeno di povertà energetica, la riduzione degli impatti ambientali, i benefici economici e di confort per le famiglie a basso reddito sono gli effetti positivi e circolari del progetto.Associazione Bricolage del Cuore, un’associazione erogatrice “di fare” non di fondi. Il suo obiettivo è riunire le persone che hanno voglia di mettersi a disposizione di chi ha bisogno, sempre sulla base di una dimensione relazionale, dove si dona il proprio tempo e in cui si ha competenza

Il terzo ospite della giornata è Loretta Lazzarini, imprenditrice nel settore immobiliare da molti anni, che ha portato la sua storia di imprenditrice e di impegno personale nell’ambito sociale.

E’ con intraprendenza e determinazione che si ottengono i migliori risultati, avere coraggio e pensare in grande avendo chiari i propri obiettivi” è con questa frase che apre il suo intervento. Dopo aver lavorato 15 anni in un’impresa edile, ha deciso di scommettere su se stessa ed avviare la sua prima attività nel settore immobiliare. Partendo dalla prima sede a Mandello del Lario, e di lì a poco aprendo altre due filiali: Lecco e Milano. Nonostante la sua impresa Centro Servizi Immobiliari fosse bene avviata ha sentito anche lei la crisi di qualche anno fa, ma ha saputo affrontarla con un’ampia prospettiva, prontezza e disposizione al cambiamento sapendo di poter contare sui propri traguardi raggiunti con sforzo ed impegno.

Sogno, entusiasmo, fame del sapere, sfida, ambizione: queste le parole che bisogna tenere bene a mente e su cui ha fondato il proprio successo. Prima di tutte però: la formazione, ingrediente segreto della sua realtà. Una persona istruita accresce le sue prospettive ed affina sempre di più nel tempo una professionalità specifica che unita ad una strategia, ovvero un metodo ed un’efficiente gestione del tempo, può raggiungere risultati sorprendenti.

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture consigliate :

Folador M., Il sapore del pane, Guerini e Associati, 2011;

Folador M., Un’impresa possibile,  Guerini Next, 2014

Folador M., Storie di ordinaria economia, Guerini Next, 2017

Sito web consigliato: https://csr.leroymerlin.it/



Lezione del 12 aprile – Marketing Etico e La ISO9001

Gli argomenti del 12 aprile sono stati il Marketing Etico a cura di Claudio Casiraghi e la ISO 9001: significato e utilità di un modello organizzativo flessibile approfondito da Gabriella Vigo.

Casiraghi, è consulente, formatore e docente del Master in Business Ethics dell’Università LIUC di Castellanza, e anche autore di: Marketing etico. Un’opportunità per le aziende di oggi e di domani, e Comunicazione etica. Manuale di riflessione per la società digitale.

Parlare di marketing e di etica sembra quasi un paradosso ma in realtà non è così. Infatti ci enuncia subito due concetti importanti e distinti tra loro: etica e morale. L’etica riguarda la ricerca dei comportamenti che generano valore condiviso, è dunque un qualcosa di molto concreto e che si distacca dalla morale. Essa invece è legata ad aspetti valoriali o a ideali che le persone hanno o vanno a ricercare. Soprattutto l’etica, a differenza della morale, si può misurare perché trattandosi di comportamenti e quindi di azioni è anche possibile vederne gli effetti. E’ proprio all’interno dei suoi libri e sulla base della distinzione tra i due concetti che ci dimostra comeil marketing possa diventare uno strumento per il bene comune. Già proprio così, oggi produrre bene comune non dovrebbe essere una scelta ma una necessità assoluta. Il bene comune o l’etica che dir si voglia, non sono assolutamente in contrasto con le logiche imprenditoriali, perché noi come gli imprenditori siamo persone e facendo parte di una collettività per natura abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Quindi generare bene comune è un valore che reciprocamente ci si deve scambiare però in maniera costruttiva e durevole.

Claudio Casiraghi ha poi individuato quattro strumenti per fare impresa etica: la comunicazione, l’identità, lacultura di servizioe l’osservazione diretta del cliente.

Oggi la comunicazione si sta sempre più impoverendo e di conseguenza anche le relazioni con i destinatari. Tutti comunicano ma non tutti riescono a farlo in modo adeguato e tantomeno morale. La cura della trasmissione, sia all’interno che all’esterno dell’impresa, è uno degli strumenti principali assieme all’identità per fare marketing etico. Una misura molto interessante che può essere utilizzata dalle aziende per divulgare in modo efficace è il report di sostenibilità, documento con cui un’azienda rendiconta le iniziative e performance di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) attuali e future ovvero il proprio punto di vista etico.

Claudio Casiraghi ha poi messo in evidenza come il tema dell’etica sia connesso a quello della responsabilità d’impresa analizzandone quattro aspetti: legale, quello verso la società,la collettività locale per il suo benessere e la filantropia, che vanno ad aggiungersi a quella economica.

Per la qualità dei servizi e la sicurezza del consumatore, l’impresa etica si preoccupa non solo del normale rispetto della legge da parte di tutti i suoi stakeholder ma evita ogni forma di interpretazione forzata della stessa.

Nel pomeriggio, abbiamo affrontato con Gabriella Vigo formatrice e counsellor il secondo tema della giornata, la Qualità secondo la norma ISO 9001 come modello organizzativo flessibile.

La certificazione è stata progettata come strumento di miglioramento del business valido per organizzazioni di qualsiasi dimensione. Rappresenta lo standard di riferimento a livello internazionale per il sistema di gestione della qualità (SGQ) che intende rispondere contemporaneamente: all’esigenza dell’aumento dell’efficacia ed efficienza dei processi interni(quale strumento di organizzazione per raggiungere i propri obiettivi), alla crescente competitività nei mercati volto alla soddisfazione e fidelizzazione dei clienti.

Scopo primario dell’ ISO 9001 è la customer satisfaction il miglioramento continuo delle prestazioni aziendali che permettono all’azienda certificata di assicurare ai propri consumatori il mantenimento nel tempo della qualità dei beni e servizi.
Da questo punto di vista il modello rappresenta uno strumento strategico in quanto mirato ad una serie di azioni : alla valutazione del contesto e parti interessate, analisi di rischi ed opportunità come base per definire opportune azioni, controllo dei costi, aumento della produttività, riduzione degli sprechi.

La struttura della ISO 9001 è suddivisa in dieci sezioni. Le prime tre sono introduttive:

scopo e campo di applicazione, riferimenti normativi, termini e definizioni, mentre le ultime sette contengono i requisiti relativi al sistema di gestione della qualità: contesto dell’organizzazione, leadership, pianificazione, supporto, attività operative, valutazione delle prestazioni, miglioramento.

Queste sezioni si basano su un ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act), che utilizza questi elementi per implementare il cambiamento nell’ambito dei processi dell’organizzazione allo scopo di stimolare e mantenere i miglioramenti all’interno dei processi.

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture suggerite:

Casiraghi C., Giacobino F., Cucinare in barca in un metro quadrato e fare bella figura, Blu Edizioni, 2015 Casiraghi C., Marketing etico. Un’opportunità per le aziende di oggi e di domani, Guerini Next, 2014

Casiraghi C., Comunicazione etica. Manuale di riflessione per la società digitale, Apogeo Education, 2018

Lezione del 13 Aprile – i miti del capitalismo

La giornata di sabato 13 aprile 2019 propone ai ragazzi del Master Comportamentale Manageriale Lecco100 l’incontro sui Miti del Capitalismo, tenuto da Michele Dorigatti, fondatore della SEC – Scuola di Economia Civile. Docente trentino, Dorigatti, si sposta con al seguito una massa non indifferente di libri – da Aristotele a Stefano Zamagni, passando per Umberto Galimberti, Antonio Genovesi, Adam Smith e molti altri – che verranno utilizzati durante la giornata per spunti e riflessioni.

Dorigatti illustra come l’economia civile in Italia si sia sviluppata dopo la crisie conomica del 2008. Si è trattato di un evento a causa del quale si è iniziato a dubitare della stabilità dei pilastri dell’economia “tradizionale”. Il docente spiega nel dettaglio gli aspetti multi-dimensionali di tale crisi: finanziari, politico-istituzionali, ambientali, demografici, antropologici e legati alle teorie economiche. Questo serve per permettere poi un paragone con gli obiettivi che oggi l’Economia Civile si pone in un contesto nuovo e diverso. Chiarisce anche che la stessa cosa era precedentemente accaduta in America con la business ethics e la happiness economics, che avevano portato allo sviluppo di un nuovo modo di percepire l’economia.

All’interno di questo discorso, ancora una volta è stata ribadita l’importanza di alcuni concetti della nuova economia, come :

  • il voto con il portafoglio – ovvero il potere di scelta d’acquisto del consumatore,
  • il Paradosso di Easterlin (“i soldi non fanno la felicità”, ovvero il fatto che non esista empiricamente un rapporto totalmente lineare fra reddito percepito e soddisfazione personale) presentato in contrapposizione al “mito del turbo-capitalismo” – che afferma invece che la felicità sia positivamente correlata ai guadagni, e la centralità delle relazioni personali in una società economica in cui quest’ultime sembrano poter essere sostituire da beni materiali.
  • La Scuola di Economia Civile presenta delle sfide, dice Dorigatti, e le prime sono rappresentate dalla lotta  a diversi tipi di riduzionismo:
    – Quello portato dallo sviluppo della figura dell’homo oeconomicus – ovvero la riduzione dell’uomo da persona a individuo, dalla relazionalità e la felicità alla strumentalità e l’utilità;
    – Quello promosso dal cambiamento del termineimpresa”, non più intesa come associazione ma come strumento di massimizzazione degli interessi (da firm come association a firm come commodity);
    – Quello supportato dal passaggio dal concetto di valore multi-dimensionale a quello di valore mono-direzionale;
    – Quello riferito allo spostamento della concezione del bene comune a quella del bene totale (dalla moltiplicazione dei fattori alla somma degli addendi).

    Infine, la grande sfida è quella di combattere l’economia in-civile, ovvero l’economia (turbo)capitalistica di mercato, andando contro i miti dell’economia neo-liberista (es. mito della mano invisibile, della crescita illimitata, della marea che solleva tutte le barche, del mercato che si auto-regola…). «Non basta» dice infatti il docente «la mano invisibile del mercato, ma occorre la mano visibile dello Stato, che interviene in chiave sussidiaria ogni volta che l’operare della mano invisibile rischia di condurre verso la monopolizzazione o oligopolizzazione dell’economia.»

«L’economia civile non afferma che per le aziende il Profitto è sbagliato, dannoso o inutile» continua Dorigatti «ma che esso deve necessariamente essere connesso a livello alle Persone ed al Pianeta». Profit – People – Planet: un’azienda che vuole fare economia civile deve tenere conto non solo dei suoi profitti, ma anche dei suoi lavoratori, fornitori, dell’ambiente sociale e fisico in cui l’azienda stressa è inserita, e delle generazioni future (stakeholders muti della Teoria della Responsabilità Sociale d’Impresa).

Se gli elementi sopracitati non vengono presi in considerazione, si rischia di accentrare i danni del mercato capitalistico, ovvero la produzione di disuguaglianze e ingiustizie: Dorigatti illustra come il mercato di oggi favorisca infatti l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochissimi (e.g. nel 2006, dato OXA, 8 persone miliardarie nel mondo possedevano circa il 99% della ricchezza mondiale), e come ciò susciti il problema della disuguaglianza economica, che esaspera e scatena il conflitto e mette in serio pericolo la coesione sociale, generando violenza. Fare economia civile, invece, significa proprio essere attenti alle persone, alle comunità e al territorio, all’ambiente.

 «Per quanto profondamente egoista si possa immaginare un uomo, ci sono ad evidenza nella sua natura dei principi che lo inducono ad interessarsi della sorte degli altri, e gli rendono necessaria la felicità altrui, quantunque egli non ne ricavi altro che il piacere di contemplarla.»
– A. Smith, Teoria dei Sentimenti Morali

Nella seconda parte della mattinata, Michele Dorigatti si ferma a presentare la figura e l’operato di Adriano Olivetti, imprenditore e “rivoluzionario” che portò la sua azienda a conduzione familiare ad essere la prima multinazionale made in Italy con una rete di vendita a livello mondiale. Un rivoluzionario che per primo parlò di “diritti di proprietà delle grandi imprese”, maturando l’idea che i diritti di proprietà dovessero essere estesi a Università, Scuola, Comuni, impiegati e azionisti, oltre che alla sua famiglia. Un visionario, cui si associano numerosi concetti innovativi: la bellezza della fabbrica e del design industriale, le boutique, il costrutto di comunità territoriale, la cultura in fabbrica (biblioteca), il finalismo d’impresa – ovvero un’impresa di nuovo tipo, al di là di socialismo e capitalismo, oltre i profitti, quindi una destinazione, una vocazione: le imprese sono organi della società, che hanno una funzione sociale. Per Olivetti, la mission di un’impresa civile era quintuplice: produrre ricchezza, lavoro, cultura, bellezza e qualità della vita.

Anche per oggi, dunque, per i Masterizzandi Lecco100, una buona dose di cultura, di economia civile e di responsabilità sociale d’impresa. A tutti una buona Pasqua.Erica Riganelli

Letture consigliate:
– Chang, A.J. (2010). 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo. Milano: Il Saggiatore.
– Varvelli, M.L. & R. (2014). 2KM di futuro – L’impresa di seminare bellezza. Milano: Gruppo 24 ore.
– Cucinelli, B. (2018). Il sogno di Solomeo – La mia vita e l’idea del capitalismo umanistico. Milano: Feltrinelli.