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Lezione del 13 Marzo – Strumenti informatici : WordPress

IL MASTER LECCO100 È ONLINE

Nelle ultime due settimane il master è stato somministrato online, con Skype, Zoom e Webex.

Il master Lecco 100 online è stata una necessità a causa del Coronavirus.

E’ stata comunque un’esperienza positiva per noi formatori perché abbiamo potuto provare diverse piattaforme direttamente sul campo e quindi abbiamo dovuto risolvere dei problemi veri per rendere fruibili diversi tipi di contenuti ai partecipanti.

Nel momento in cui scrivo questo articolo stiamo facendo una sessione Webex per imparare ad usare WordPress ed alcuni allievi hanno scritto le loro impressioni:

GAIA

In questi giorni, per cause di forza maggiore, il Master Lecco100, che sto seguendo, si sta svolgendo in modalità online. Sicuramente l’esperienza è molto interessante perchè per ogni lezione stiamo utilizzando e sperimentando strumenti diversi, alcuni comuni, come Skype, altri sconosciuti e molto performanti come Zoom e Webex. Sicuramente, a parte qualche inconveniente tecnico, l’esperienza è molto positiva, riusciamo tutti ad interagire e a comunicare seppur a distanza. Forse l’unica pecca sta nel fatto che, non essendo in presenza, la soglia dell’attenzione si abbassa.

DAVIDE

La mia esperienza sul master online è tutto sommato positiva, purtroppo mi riesce più difficile farmi coinvolgere e mantenere un alto livello di attenzione via webcam, ma è un bene che stia procedendo, per cercare di distrarsi dalla situazione venutasi a creare a causa del coronavirus. La scorsa settimana è stata molto interessante la lezione di Cristina Pedretti, che ha introdotto il tema del coaching, così come la testimonianza di Diana Mcwilliam, molto profonda e toccante.


ILARIA

Grazie alle lezioni online sono finalmente riuscita a seguire il Master Lecco 100. Fino ad ora per lavoro purtroppo non mi sono mai recata in aula a Lecco e probabilmente avrei dovuto rinunciare al corso formativo. Invece ora, grazie alle lezioni online inizio a scoprire i contenuti del corso. So di avere perso molte nozioni e le relazioni umane, ma così ho sperimento una nuova modalità di relazione. Quindi piacere a tutti e grazie per avermi accolta… un po’ in ritardo!

ALESSIA

Sono venuta a conoscenza del Master tramite passaparola. Ho deciso di prenderne parte sia per provare una nuova esperienza sia perché penso che il tema sia davvero interessante da affrontare. Ad oggi sono molto soddisfatta delle lezioni, del clima che si è creato, dei miei compagni e delle persone che di volta in volta ho potuto incontrare. Una cosa bella, che mi ha molto colpito, è la possibilità di affrontare le lezioni da più punti di vista; non solo lezioni frontali ma anche lezioni interattive ed eseguite online. Adesso siamo collegati sul web per cercare di capire come funziona wordpress.

Alessio Sperlinga

Lezione del 6 marzo – Strumenti di progettazione

La lezione del 6 marzo si svolge, per cause di forza maggiore, in via telematica ed è tenuta dalla Life Coach Cristina Pedretti.

Cristina Pedretti

La dott.sa Pedretti apre la lezione presentando velocemente lo strumento che stiamo usando per connetterci: si tratta di Zoom, un servizio di Cloud computing che offre servizi di conferenza remota utilizzato spesso nelle sue sessioni di coaching individuale ma che può essere gratuitamente anche per sessioni di gruppo di 40 minuti come le nostre. La lezione mattutina si svolgerà in tre sessioni.

La prima sessione si apre con un giro di presentazione di tutti gli alunni del Master. In seguito anche Cristina si presenta e racconta l’evoluzione della sua vita a partire dal momento in cui ha frequentato il Master Lecco100 utilizzando l’originale metodo della “Borsa dei ricordi”. Cristina fa passare davanti allo schermo diversi oggetti che la rappresentano o sono importanti per lei (scarpa col tacco, foto del matrimonio, lattina, tesina di maturità, pubblicazione con affreschi, spillina di Apple, libro PNL), ogni alunno sceglie quello che lo incuriosisce di più e Cristina racconta la storia legata a quell’oggetto.

La seconda sessione è invece dedicata al racconto da parte della life coach della nascita e dell’evoluzione del suo progetto “Chiacchiere da Venere” sottolineando come utilizzare gli strumenti di progettazione.

In primo luogo la dott.ssa Pedretti sottolinea che se vogliamo realizzarci è importante avere una visione chiara su chi siamo e su dove vogliamo arrivare.

L’idea di “Chiacchiere da Venere” nasce nell’agosto del 2016 come raccolta di interviste su temi femminili, ampliandosi poi con la creazione di un blog, un podcast, un sito web e un canale Youtube elaborati con grande attenzione alle modalità comunicative. Cristina sottolinea che ad un certo punto del suo percorso ha capito che il suo obiettivo finale non era più solo quello della divulgazione, ma quello di diventare una personal coach per aiutare le donne nella realizzazione di sé. Per questo motivo chiaramente la sua strategia è cambiata, abbandonando per esempio gli investimenti in social network, ma lavorando sulla sua immagine attraverso il personal branding e la brand awareness. Il suo progetto in questo modo è maturato arrivando ad essere la sua attività principale nella quale promuove anche eventi e percorsi di coaching personalizzati.

Cristina offre una panoramica sui risultati ottenuti nei vari anni dalla sua attività in termini di visibilità (followers, visite al sito, iscrizioni alla newsletter e acquisto infoprodotti) e i suoi progetti futuri, strategie di crescita e nuovi obiettivi.

A questo punto la life coach introduce uno strumento molto utile, utilizzato anche da lei per la realizzazione dei progetti: il Business Model Canvas (BMC). Tale strumento consiste in uno schema che permette di ragionare su una nuova attività e che offre una visione complessiva cioè di tutti gli aspetti del progetto.

L’esperta consiglia, per chi è interessato, la lettura del libro “Creare modelli di business” di Alexander Osterwalder e Yves Pigneur che approfondisce l’argomento.

Cristina spiega che spesso i bandi europei e non solo (che saranno trattati nella terza sessione) ricalcano il modello del BMC e mostra agli alunni un progetto da lei scritto per la partecipazione ad un bando.

La life coach sottolinea che in generale quando si partecipa ad un bando è importante essere focalizzati e riprendere, nella risposta, gli elementi presenti nella domanda. Altri elementi da avere ben chiari sono anche:

  • criteri formali – l’eleggibilità del destinatario,
  • il budget di riferimento,
  • la calendarizzazione
  • le procedure di valutazione dei risultati che si intendono mettere in atto
  • le risorse a disposizione (partner chiave, attività chiave, canali…).

Infine Cristina ricorda che, per la buona riuscita di un progetto, oltre all’idea creativa e ai contenuti è importante anche avere una certa gestione contabile.

La terza ed ultima sessione mattutina viene poi dedicata agli strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi gestiti dall’Unione Europea, in particolare attraverso il Project Cycle Management, ovvero la gestione del ciclo del progetto (vedi figura)

Cristina infatti è un’esperta anche in questo campo avendo frequentato un apposito master.

Il PCM è un format ideato dall’UE negli anni 90 come modello di riferimento univoco per la progettazione da parte di soggetti pubblici e privati con lo scopo di fornire alcuni standard per rendere più efficaci gli interventi di progettazione, capitalizzando al massimo gli investimenti della Commissione Europea sullo sviluppo dei paesi membri dell’UE.

Dopo aver analizzato l’iter procedurale, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche delle varie fasi e sui soggetti coinvolti, l’intervento si è soffermato sulle principali caratteristiche che un buon progetto dovrebbe avere, ossia:

  • la pertinenza,
  • la fattibilità
  • la sostenibilità (e autosostenibilità anche a lungo termine quando non vi è più il finanziamento).

Cristina sottolinea che per creare un progetto bisogna partire da un problema concreto e presente, focalizzandosi anche sui reali bisogni dei destinatari, per poi creare una gerarchia di cause e conseguenze.  Lo strumento consigliato dalla dottoressa Pedretti per mantenersi focalizzati è l’“albero dei problemi” che consiste nel partire da un macro-problema reale analizzandolo attraverso la tecnica del brainstorming per individuarne sotto-problematiche, cause e conseguenze.

In seguito lo schema creatosi attraverso questa attività di pensiero è sottoposto ad un cambiamento di prospettiva, un ribaltamento, divenendo “albero degli obiettivi”, obiettivi sia generali che specifici. In questo modo, infatti, i micro e macro-problemi prima individuati divengono gli obiettivi effettivi, gli scopi del progetto, e le loro cause diventano gli oggetti sui quali agire. Infine per assicurarsi un continuo controllo delle risorse, delle spese e delle condizioni verificabili per ciascun obiettivo ci possiamo servire anche del Logical Framework Matrix, ovvero l’approccio al Quadro Logico, e del già presentato Business Model Canvas.

I vantaggi derivati dall’utilizzo di questi strumenti sono molteplici:
– la formulazione chiara degli obiettivi
– il focus sui risultati
– la flessibilità rispetto alle azioni messe in pratica
– la sostenibilità
– la possibilità di monitoraggio e controllo continuo

Nell’ultima parte della sessione vengono poi proposte alcuni spunti per attività di autoanalisi e di empowerment personale.

Ogni alunno individualmente deve completare la propria ruota del lavoro e della vita (vedi figura) colorando in primis i livelli attuali raggiunti per i vari aspetti proposti e in seguito, con un altro colore, i livelli che vorrebbe raggiungere. Ogni anello concentrico è un punto e può essere colorato quindi da 0 (= livello minimo di soddisfazione) a 10 = livello massimo, con 6 come sufficienza).

La dott.sa Pedretti pone poi alcune domande per far riflettere gli alunni sulla propria situazione:

  • In quali “fette” c’è maggior coincidenza tra stato attuale (SA) e stato desiderato (SD)?
  • Quali aspetti ti hanno sorpresa di più durante questa riflessione?
  • Cosa puoi fare per riempire di colore le aree che sono un po’carenti?
  • Quali cose/fatti/circostanze vedi come possibili ostacoli a questo?
  • Se non hai colorato come SD fino al 10 alcuni spicchi chiediti: “Perché”?

In seguito la life coach propone anche l’attività delle “Cinque domande chiave” ideato da P. Ducker. Si tratta di porsi cinque domande introspettive che aiutano a conoscersi meglio, sono domande che fanno crescere.

Le domande sono le seguenti:

  1.  Quali sono i miei PUNTI DI FORZA?
  2.  Come PERFORMO MEGLIO?
  3.  Quali sono i miei VALORI?
  4.  A cosa APPARTENGO?
  5.  A cosa dovrei CONTRIBUIRE e come posso FARE LA DIFFERENZA?

Dopo un primo momento di lavoro individuale e libero si è passati alla focalizzazione di un obiettivo definito S.M.A.R.T. e alla stesura di un personale piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo, definendo step che fossero specifici, a basso rischio percepito, realizzabili a breve tempoverosimilmente raggiungibili e congrui con il risultato atteso.

L’attività di coaching, spiega infine la life coach, è volta proprio a supportare i soggetti durante il periodo di progettazione e realizzazione di un obiettivo, affrontando la paura, la demotivazione e il disorientamento.

Ringrazio la dott.sa Pedretti per avere condiviso con noi la sua esperienza personale e le auguro di raggiungere tutti gli obiettivi che si è prefissata!

Il master prosegue nel pomeriggio con la lezione di Alessio Sperlinga sempre incentrata sulla progettualità.

Alessio Sperlinga

Alessio spiega che nella vita, quando vogliamo raggiungere un obiettivo, dobbiamo rassegnarci all’incertezza. Non abbiamo infatti controllo se non sulle nostre intenzioni.

L’esempio tipico della persona che vive nell’incertezza è quello del venditore. Focalizzandosi sulla figura del venditore, gli alunni, con l’aiuto di Alessio, individuano i vari aspetti che servono per raggiungere un obiettivo.

Non è facile raggiungere e soprattutto mantenere i risultati (anche se la persona, l’azienda e il prodotto piacciono molto ci può sempre essere qualcuno più bravo), per questo non possiamo mai permetterci di avere sicurezza ed è importante essere preparati.

La preparazione richiede 3 aspetti:

  1. La preparazione tecnica ossia tutto ciò che serve sapere per raggiungere l’obiettivo in termini di conoscenza (conoscenza sul prodotto, sul contesto e su tutti i dettagli.)  Oggi la preparazione tecnica è prevalente, è necessario aggiornarsi continuamente.
  2. La piena referenza automotivata (PRA) che è l’obiettivo finale a cui tendere. Per esempio nel caso del venditore la PRA non è solo la vendita del prodotto, ma consiste nel fatto che il cliente, oltre a comprare, parla bene del venditore, del suo prodotto e della sua azienda, così da avere influenza sugli altri. La PRA per essere efficace deve essere diretta.
  3. La preparazione psicologica ossia la capacità di crearsi un’immagine positiva o di conoscere l’immagine positiva dell’altro. Il nostro cervello infatti è una “scatola nera”, a determinare la realizzazione di un obiettivo è l’immagine che io mi faccio dell’obiettivo.

Inoltre conoscere le immagini positive degli altri aiuta ad andare incontro alle persone con cui interagisco e quindi rende i rapporti più agevoli

La parte finale della giornata è stata poi dedicata alla testimonianza dell’ospite Diana McWilliam, volontaria dell’Associazione Fabio Sassi che ha creato la struttura del Nespolo ad Airuno, eccellenza nelle cure palliative.

Diana McWilliams

Diana ha raccontato la sua esperienza come volontaria per l’assistenza ai pazienti terminali, la realtà delle cure palliative sia domiciliari che all’interno della struttura del Nespolo e infine ha riportato le esperienze di alcuni pazienti ricordando che la cosa fondamentale è dare dignità alla vita anche negli ultimi istanti.

Infine Diana invita tutti a parlare della vita e della morte con naturalezza.

Non posso che ringraziare Diana per il suo servizio e per l’intervento toccante e commovente.

Gaia Milani

Lezione del 21 febbraio- La comunicazione interpersonale – conoscere se stessi e gli altri attraverso le neuroscienze.

LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE E LA TRIPARTIZIONE DEL CERVELLO, venerdì 21 febbraio

L’incontro di venerdì 21 febbraio, tenuto dalla Dott.ssa Gabriella Vigo, esperta di comunicazione interpersonale, coach e trainer, è volta a conoscere quello che è l’ampio mondo che ruota intorno alla comunicazione.

La docente Gabriella Vigo

La Dott.ssa Vigo esordisce con una domanda semplice, ma allo stesso tempo efficace, “Che cos’è per voi la comunicazione?” E fissa tre punti chiave prima di cominciare la lezione:

1.chi sono io e qual è il mio stile relazionale

2.cosa mi aspetto dalla giornata in positivo 

3.cosa non vorrei accadesse

Dopo un primo momento di imbarazzo generale, i ragazzi hanno cominciato ad aprirsi, regalando ognuno una splendida panoramica di se stessi.

Da qui la parola è passata alla Dott.ssa, che ha finalmente introdotto il tema della mattinata, la comunicazione interpersonale:

Nel corso della mattinata si è parlato appunto di comunicazione interpersonale, dei problemi che spesso accomunano le persone quando si tratta di comunicare, di come capire quale tipo di linguaggio sia meglio utilizzare in una determinata situazione, interfacciandosi con una determinata persona.

La comunicazione ha una parte di contenuto(cosa) ed una di relazione(come), è importante sapere quando si tratta di comunicare, che, la parte verbale influisce in minima parte, rispetto a quanto influisca la voce e quindi il tono, il volume, ecc… oppure ancor di più la comunicazione non verbale, quindi postura, gesti, sguardi, ecc…

Esistono diverse fasi della comunicazione, dalla nascita di un’idea alla traduzione in parola, fino al ricevimento di un feedback da parte del destinatario. Il feedback è importantissimo, in quanto la comunicazione deve essere prima di tutto utile ed efficace; occorre mettersi sempre in discussione e se necessario, riformulare quanto appena esplicato.

Ci sono poi fattori come il luogo, il contesto e l’abbigliamento (quest ultimo strettamente collegato ai primi due), che giocano un ruolo decisivo quando si tratta di una relazione comunicativa.

L’incontro è proseguito con un accenno alle neuroscienze, con una spiegazione semplificata della tripartizione delle aree all’interno del cervello umano:

  • RETTILIANO : istinti, sensazioni
  • LIMBICO  : pensieri , capacità di linguaggio, affetti, coinvolgimento, praticictà
  • CORTICALE: capacità di analisi, ragionamento, coscienza di sè

Esistono poi i due Emisferi (il destro e il sinistro):

  • l’emisfero sinistro si contraddistingue per la Logica e il Rigore,
  • quello destro per la ricerca dell’Insieme e la capacità di Sintesi.

Essi sono a loro volta divisi in 4 diverse quadranti:

  • Limbico Sinistro   – rigore e organizazione – Organizzativo
  • Limbico Destro    – apertura umana – Partecipativo
  • Corticale Sinistro   – rigore e ragione – Direzionale
  • Corticale Destro   – apertura al mondo – Creativo

Tramite un questionario i ragazzi hanno potuto capire quale aree del cervello avessero sviluppato maggiormente  ed  è stato da subito chiaro quanto essi fossero diversi l’uno dall’altro, chi più organizzativo, chi più creativo, chi preferisce stare insieme ad altre persone e chi invece preferisce la solitudine quando si tratta per esempio di lavorare.

Gabriella è stata chiara, nessuno può definire il modo di ragionare di un’altra persona sbagliato, poiché ciò che contraddistingue l’uomo è l’unicità di ogni singolo individuo.

Abbiamo poi fatto un gioco, in cui ci è stato chiesto di dividerci all’ interno dei quattro quadranti e di pensare a qualcosa che ci sarebbe piaciuto acquisire dalle capacità di chi stava nel quadrante opposto ed è stato interessante vedere quanto le persone si rendessero conto di quelli che sono effettivamente i loro comportamenti abituali.

I ragazzi si posizionano nei quadranti che meglio rispecchiano le loro caratteristiche.

L’incontro si è chiuso con la visione di due spezzoni di film, in cui emergevano, nei comportamenti dei protagonisti, le quattro caratteristiche (Direzionali, Creative, Partecipative e Organizzative).

Mai prima della lezione qualcuno avrebbe pensato che erano semplicemente persone che ragionavano tramite diverse aree del cervello, questo ci ha portato a riflettere.

Infine, ci ha proposto un video divertentissimo, che testimonia quanto il nostro cervello possa essere flessibile per adattarsi e riadattarsi alle più diverse circostanze, anche insolite e inaspettate.

Un grande ringraziamento alla Dott.ssa Gabriella Vigo, che con entusiasmo ha trasmesso le proprie conoscenze a noi ragazzi in merito alla comunicazione, aprendoci ad una visione più completa del mondo e delle persone circostanti.

Davide Riganelli

LEZIONE DEL 15 FEBBRAIO : LE MAPPE MENTALI

Il terzo appuntamento della 10° edizione del Master Manageriale Lecco 100 ha affrontato il tema delle mappe mentali.

La lezione è stata tenuta da Alessio Sperlinga, informatico, imprenditore e formatore, nonchè vice-presidente di Lecco100, all’Istituto Superiore G. Bertacchi di Lecco.

Una mappa mentale è una rappresentazione grafico del pensiero ideata dall’inglese Tony Buzan e finalizzata a sfruttare la memoria visiva per meglio strutturare, memorizzare e presentare le informazioni. Per ottenere ciò, le mappe mentali adottano un modello gerarchico-associativo analogo alle connessioni neurali di un cervello, rafforzato dalla ricchezza di colori ed immagini.

Le applicazioni delle mappe mentali sono molteplici, dalla facilitazione dell’apprendimento fino alla gestione ed al supporto di molti processi aziendali. Ad esempio:

  • Selezione del personale
  • Gestione di progetti
  • Brainstorming
  • Ricerca e sviluppo
  • Mappatura e verbalizzazione di riunioni
  • Condivisione della conoscenza

Chi volesse approfondire il mondo delle mappe mentali non può non iniziare dal libro del loro ideatore “The Mind Map Book: How to Use Radiant Thinking to Maximize Your Brain’s Untapped Potential”, tradotto in italiano come “Mappe mentali: Come utilizzare il più potente strumento di accesso alle straordinarie capacità del cervello per pensare, creare, studiare, organizzare…”.

Infine, la tecnologia, come spesso accade, viene in supporto anche su questo tema. Esistono difatti diversi strumenti informatici per l’elaborazione delle mappe mentali:

Un ringraziamento ad Alessio Sperlinga per il savoir-faire e la passione con cui ha presentato questo interessante argomento!

Elia Mariani

Lezione del 14 febbraio : Mediazione e gestione degli obiettivi

La giornata di Venerdi 14 febbraio è cominciata con l’intervento del dott. Massimiliano Ferrari ,che con passione, ci ha spiegato il tema della Mediazione analizzando i meccanismi di ADR: alternative dispute resolution , ovvero quelle tecniche specifiche che aiutano le parti coinvolte a trovare una soluzione.

Massimiliano Ferrari approfondisce il tema della Mediazione

Durante il corso della mattinata, ci è stato spiegato che mediare non significa trovare un semplice punto d’incontro ma ha più precisamente lo scopo di supportare le parti a trovare una soluzione che possa essere la migliore per entrambe, con valore legale e senza l’intervento del giudice.

La figura del MEDIATORE, ci dice Ferrari, non decide chi ha ragione nè ricopre la figura di giudice o arbitro ma ha il compito di utilizzare un metodo alternativo per far si che le parti giungano ad un accordo che risulti conveniente ad entrambe. Questo metodo però ha valenza soltanto se le parti riescono a capirne il valore aggiunto, ragion per cui il mediatore durante il primo incontro ha il compito di convincerle, esponendo le varie ragioni che dimostrano che risolvere attraverso la mediazione è conveniente.

Per fare tutto questo ci sono delle tecniche specifiche:

Innanzitutto, secondo Ferrari , in una mediazione  è necessario lo spostamento dell’attenzione della posizione presa dalle parti verso i reali interessi e bisogni di ciascuno: il mediatore deve essere molto bravo nell’ascolto attivo, non deve favorire le domande chiuse ma quelle aperte utilizzando anche tecniche posturali e linguaggio del corpo. Deve riuscire ad essere empatico, quindi in grado di mettersi in terza persona se necessario: si tratta di “allargare la torta” ovvero lasciar parlare le parti interessate con lo scopo di andare oltre al problema in se , tenendosi aperte altre questioni.

Il linguaggio GIRAFFA

Un altro argomento affrontato, per gestire una mediazione è il Linguaggio Giraffa.

Ci è stato fatto l’esempio in cui ,durante una mediazione , uno dei due avvocati delle parti arriva in ritardo: partendo da questo presupposto abbiamo analizzato la gestione dell’evento con gli occhi del mediatore. Ci è  stato quindi spiegato che questo metodo (chiamato della giraffa perche quest’ultima è l’animale con il cuore piu grande di tutti e la maggior distanza tra cuore e cervello,)  risulta efficace perchè  determina la distinzione tra i fatti reali e le emozioni: questo linguaggio non deve essere troppo tecnico ne macchinoso, non deve dare fastidio a nessuno ne favorire qualcun altro: deve far sentire le parti allo stesso livello rispettando tutti.

Una volta terminata la mattina, dopo una piacevole pausa pranzo, il pomeriggio è continuato con Alessio Sperlinga che ha condotto il suo intervento sull’analisi degli obiettivi. 

Alessio Sperlinga, parla della gestione degli obiettivi

                                      

Ci ha parlato in maniera generale della comunicazione definendo che non esistono regole certe sul suo utilizzo essendoci canali di comunicazione differenti a seconda di quello che ci serve; che è piu difficile fare qualcosa piuttosto che dirla e che siamo tutti divergenti l’uno dall’altro ma che qualunque cosa noi faremo avremo sempre l’esigenza di raggiungere un Obiettivo.

Attraverso un esempio ci è stato spiegato che un Obiettivo per essere tale

  • deve essere CONCRETO  e MISURABILE (quantificato e tempificato)
  • deve essere in primis RAGGIUNGIBILE
  • deve essere STIMOLANTE, perché se non lo è non è un obiettivo ma bensì un compito.  Se non è stimolante non è nemmeno raggiungibile perciò queste due caratteristiche risultano strettamente legate tra di loro.
  • deve essere SCRITTO per diventare un impegno da prefiggersi.

Nel momento in cui affido un obiettivo da raggiungere a qualcuno,si parte da una situazione che deve essere condivisa ma la strada che quest’ultimo deve percorrere per raggiungerlo non la devo dirigere io, altrimenti gli sto soltanto affidando un compito.

La giornata si è conclusa con la spiegazione del pensiero positivo americano:

si parte da un desiderio che è l’obiettivo, da qui c’è la necessità di concentrarsi sulla visualizzazione del risultato e quindi la pianificazione delle azioni che servono per giungere alla realizzazione di esso. Considerando questo procedimento, va calcolata anche la probabilità che un imprevisto rovini il processo.

Tutto questo è spiegato attraverso il metodo Woop

W (wish) desiderio, trasformato in obiettivo ben definito

O (outcome) visualizzazione del risultato

O (obstacle) sono gli imprevisti : ma se gia si mette in conto che potranno verificarsi degli ostacoli, comincerai a visualizzare in anticipo il modo di superarli.

P (planning) il modo giusto per raggiungere quel risultato.

Utilizzando questo metodo, in classe ognuno di noi ha visualizzato il suo personale obiettivo, analizzato gli imprevisti e pianificato la realizzazione.

Laura Rota                                      

E’ INIZIATA la decima edizione del master

Oggi, 7 febbraio 2020, presso la sede di Confcommercio Lecco, è iniziata la decima edizione del Master manageriale; il tema, per quest’anno, sarà la Responsabilità.

Sono le 9 del mattino, sta per iniziare una nuova esperienza. I sette ragazzi, desiderosi di intraprendere questo nuovo percorso, si incontrano nell’aula; i responsabili del progetto si presentano, poi tocca ai nuovi giovani. La prima parte della giornata è stata dedicata alla presentazione del tema della Responsabilità.

Alessio Sperlinga introduce il tema della Responsabilità

Alessio Sperlinga, project manager, informatico ed informatore freelance, definisce la responsabilità come una caratteristica tipica della persona umana (non dell’individuo), legata all’agire sociale; è responsabile colui che sa dare una risposta alle proprie azioni e alle relative conseguenze, colui che si fa carico delle proprie azioni assegnandole il giusto peso, colui che vive in un mondo aperto e continuamente instaura relazioni interpersonali.  Per qualsiasi azione che si intende effettuare, è necessario intraprendere prima una fase di riflessione.

La responsabilità porta con sé degli imprevisti (algoritmi, parole, opere ed omissioni): l’avvento della rivoluzione industriale rende sempre più difficile prevedere con certezza le conseguenze delle proprie azioni e comportamenti.

Come porre rimedio a questa situazione?

Gli imprevisti possono essere “aggiustati” e lo si può fare attraverso 3 metodi:

1) la “retta visione” che prevede lo studio e la riflessione;

2) la “retta parola” che ingloba al suo interno la capacità di scelta;

3) la “retta azione” riferita alle modalità di azione.

Parlare di responsabilità significa parlare anche di libertà: “la responsabilità di essere liberi, la libertà di essere responsabili”.

Alessio Sperlinga passa la parola all’imprenditore Angelo Cortesi, titolare del mollificio Co.El. Srl a Torre de’ Busi.

Angelo Cortesi, attraverso la sua esperienza imprenditoriale testimonia la Responsabilità Sociale d’Impresa.

Cortesi ha raccontato la sua storia e quella della sua azienda, soffermandosi sulla figura dell’imprenditore come seme della responsabilità (“intraprendere” e “farsi carico” sono due azioni tipiche di un imprenditore) e dotato di caratteristiche vincenti quali: la capacità creativa ed innovativa, l’ars combinatoria (capacità di organizzare e coordinare capitale, persone e tecnologie) e la propensione al rischio accompagnata da una profonda fiducia nell’avvenire.

L’Italia tra il 2007 e 2008 è stata colpita da una grave crisi economica; non tutti ne sono usciti, sono sopravvissuti soltanto coloro che hanno fatto di tale momento negativo uno stimolo per la crescita, per l’innovazione e per il cambiamento.

È anche e soprattutto da questi avvenimenti negativi che emerge la responsabilità.

Giunge l’ora di pranzo, i ragazzi dovranno ritrovarsi alle 14, pronti per l’incontro con Antonio Peccati presidente di Confcommercio Lecco e manager di Allianz Bank.

Antonio Peccati, presidente di ConfCommercio testimonia la sua esperienza imprenditoriale nel settore finanziario.

Peccati racconta le sue esperienze giovanili come l’arrampicata e l’alpinismo e quelle successive prima come bancario e poi come consulente finanziario.

È importante crescere, fare ciò che ci permette di crescere, essere sempre pronti alle occasioni che si presentano ed essere in grado di impegnarsi perché tanto più è maggiore l’impegno, tanto più grande sarà la responsabilità.

Davvero una bella testimonianza!

La giornata sta per giungere al termine e l’aula accoglie gli ultimi ospiti: alcuni giovani che negli anni precedenti hanno frequentato il Master.

Daniele Redaelli, ingegnere
Marta Perego, ingegnere ed architetto

Ciascuno raccontando la propria esperienza è in grado di stimolare, creando la giusta carica per affrontare questo nuovo percorso.

Lucia Ciampaglia, laureata in giurisprudenza
Erica Riganelli, psicologa

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla” (Martin Luther King).

Buon Master a tutti!

Alessia Lombardi

TESTIMONIAL #25

Sono Marco Piatti, ho 32 anni e ho frequentato l’ edizione 2015 del Master promosso dall’Associazione Lecco100.

La passione per il marketing e per i social mi ha portato ad entrare in contatto con l’Associazione Lecco100 e il suo Master.

Nel 2014, verso dicembre, stavo progettando il mio futuro post universitario. Mi sarei laureato a marzo e non avevo la minima idea su cosa mi avrebbe riservato il futuro.

Laurea specialistica? Un Master per approfondire gli argomenti che tanto mi piacciono? Iniziare a lavorare?

Aprii il mio pc e iniziai a cercare su Google se nella zona di Lecco c’era la possibilità di frequentare un corso che trattasse, in modo approfondito, del marketing.

Mi ritrovai sul sito di una “strana” Associazione lecchese che proponeva a giovani talenti un percorso formativo gratuito e poco impegnativo in termini di tempo (le lezioni si svolgono un giorno a settimana).

Scrissi subito una mail per chiedere maggiori informazioni e mi ritrovai, dopo pochi giorni, ad un pranzo conoscitivo con i responsabili del Master e con alcuni miei futuri compagni. In realtà non si trattava di un semplice pranzo ma di un test per verificare la mia motivazione e probabilmente riuscii a trasmetterla perché poco dopo mi fu comunicato che ero stato selezionato per partecipare al Master 2015.

Le lezioni iniziarono proprio in questo periodo (inizio febbraio 2015) e capii subito che non era un corso “ordinario”.

Le lezioni in aula sono completamente diverse da quelle universitarie. Non c’è un professore/formatore che spiega la sua materia seduto alla cattedra ma gli incontri sono strutturati per essere un continuo scambio di informazioni e di opinioni.

I giovani hanno inoltre l’opportunità di incontrare alcuni imprenditori del territorio lecchese che dedicano parte del loro tempo per raccontare le loro esperienze e per rispondere alle curiosità.

C’è la possibilità di lavorare in gruppo a progetti reali, offrendo così l’occasione ai giovani di mettersi in gioco e imparare dai propri compagni.

Sarei falso se dicessi che tutte le lezioni mi sono piaciute allo stesso modo ma sicuramente tutti gli argomenti trattati mi hanno permesso di ampliare le mie conoscenze e di poter crescere.

Il Master è pensato per offrire degli spunti ai giovani che ancora non hanno le esperienze e le conoscenze degli adulti, per poter in questo modo costruire il proprio bagaglio culturale.

Una delle cose che ho imparato grazie a questo Master è di guardare (o almeno cercare di farlo) le cose da un punto di vista diverso per risolvere i problemi che mi trovo ad affrontare nella vita quotidiana e nel lavoro.

Un’altra cosa che ho potuto apprendere riguarda l’importanza di lavorare su sé stessi. Ogni persona deve seguire le proprie passioni e i propri sogni, concentrarsi su tutti gli aspetti in cui si sente preparato, unico e forte e sviluppare queste conoscenze per diventare “iper-qualificato”.

In futuro vorrei partecipare ancora a qualche lezione del Master per tenermi aggiornato e per ampliare le mie conoscenze su determinati argomenti.

Concludo consigliando la partecipazione al Master solo a quelle persone che realmente vogliono cambiare la loro vita e affrontare una sfida.

Se sei una persona convinta di non poter apprendere nulla di nuovo e che non è motivata a mettersi in gioco NON è un corso adatto a te.

Marco

testimonial #24

Il master per me è stata una opportunità di crescita personale, perché per come è strutturato il percorso di formazione, hai la possibilità di andare oltre i tuoi limiti e sfidarti ogni volta, testando nella vita di tutti i giorni quello che hai appreso.

È un master con un grosso focus sull’individuo, ma anche sul concetto di comunità e di responsabilità etica, anche alla luce dei grossi cambiamenti che il panorama internazionale sta vivendo.

Lo consiglio vivamente a tutti perché se correttamente sfruttato, ti permette di allargare i tuoi orizzonti ed evolvere.

Matteo Piffaretti

TESTIMONIAL #23

Se dovessi definire con una parola sola la mia esperienza con il Master Lecco100 userei la parola Sorpresa.

Già piacevole sorpresa!
Non risiedevo ancora in provincia di Lecco quando mi è capitato di leggere questa iniziativa e non immaginavo neanche potesse regalarmi tanto ed invece sono rimasta soddisfatta e contenta di averla vissuta.
Rappresenta un’ottima opportunità di crescita personale, grazie all’incontro con docenti ed imprenditori competenti che affrontano in ogni giornata temi interessanti e stimolanti, guidati poi da ottimi consigli ed esempi di esperienze personali e non.


Non si tratta del classico corso universitario insegnante-allievo, ma tutti sono sullo stesso livello, ed è così che si genera valore in un clima di accoglienza e curiosità da entrambe le parti.
Bellissima esperienza che consiglio sia per i docenti che per i contenuti trattati (tanti e soprattutto utili) e per lo splendido gruppo di colleghi che ho conosciuto!
Grazie!

Lucia Ciampaglia 

TESTIMONIAL #22

Secondo il punto di vista dell’imprenditorialità, un talento è un professionista impegnato a mettere in pratica le sue capacità per ottenere risultati sempre migliori. In altre parole, avere talento significa unire competenza e impegno – e questo è esattamente quello che il Master Lecco100 dona ai suoi giovani partecipanti.

Mi chiamo Erica, mi occupo di formazione ed orientamento al lavoro e sogno la libera professione come Psicologa del Lavoro & HR. Il Master Lecco100 è stato per me un percorso di introspezione, alla scoperta dei miei punti di forza sul piano personale e professionale, ma soprattutto delle mie aree di miglioramento.

Il Master propone un programma di formazione ricco, valido ed interdisciplinare, permettendo in ogni incontro la scoperta di novità e allo stesso tempo il consolidamento di nozioni già esplorate. È un’esperienza di crescita che consiglio a quanti abbiano sempre sete di conoscenza, mossi da una curiosità sincera e da una spinta interna al continuo miglioramento.

Con vivo entusiasmo,
Erica Riganelli