Archivi categoria: articolo

LEZIONE DEL 26 MARZO – GESTIONE DEL TEMPO – LINKEDIN

Il tema trattato durante la mattinata di venerdì 26 Marzo, riguarda la gestione del tempo . Alessio Sperlinga ci ha introdotto l’argomento facendoci focalizzare sull’importanza di esso, infatti, il tempo è una risorsa preziosa e possiede delle caratteristiche che lo rendono unico, non scambiabile e soprattutto non rivivibile. E’ importante dunque utilizzare e gestire il proprio tempo al meglio e , per fare ciò, Alessio ci ha illustrato alcune tecniche.

Alessio Sperlinga

Per poter ottimizzare il proprio tempo è necessario agire attraverso metodi che ne permettono la gestione; uno di questi è il diagramma di Eisenhower , la quale struttura, ci permette di posizionare i nostri impegni in base a due principi:  urgenza e  importanza . La tabella formata ci aiuta a decidere come utilizzare il nostro tempo e come muoverci. In particolare possiamo distinguere 4 casi:

  • Impegni urgenti e importanti: denominato “critico”, da fare il prima possibile
  • Impegni urgenti e non importanti: denominato “inganno” , non essendo importante l’ideale sarebbe delegare l’impegno ad altre persone e concedere il nostro tempo ad altro
  • Impegni non urgente e  importanti:  sono basati sulla qualità. L’obbiettivo è di aver il maggior numero di impegni in questa casistica in modo da “far le cose fatte bene” e sentirci appagati.
  • Impegni non urgente e non importanti:  evitarli o addirittura non svolgerli.

In questo modo è possibile decidere cosa svolgere per prima e come gestire i vari impegni. Successivamente al diagramma, Alessio, ha posto l’attenzione sulla caratteristica degli impegni e di come essi ci portano ad uno stato d’animo differente a seconda della loro natura e delle nostre competenze; portandoci a stati di noia, apatia ,ansia e flow. Il flow assume il significato letterale di “flusso” ed è un concetto difficile da spiegare a parole in quanto è una sensazione estremamente rara nella quale si perde il controllo delle proprie azioni e si svolge l’impegno (che deve essere stimolante) in maniera del tutto automatica senza quasi farci caso. Lo stato di flow crea assuefazione e dipendenza e si raggiunge solamente se si ha una elevata preparazione.

Dopo aver dunque analizzato metodi di ottimizzazione del tempo abbiamo analizzato le cause che ne causano la perdita, come: il disordine (scrivania, mail, documenti…), memorizzare tutto, mancanza di organizzazione( compiere cose già fatte o non di tua competenza)  , poche ore di sonno ( causano distrazione e nervosismo), interruzioni (telefono o persone), procrastinazione ( fare le cose all’ultimo minuto richiedono sempre più tempo) e riunioni ( gestite male senza orari di chiusura).

Dunque, le cause che ci portano a perdere tempo sono parecchie e tutte risolvibili grazie ad una più accurata gestione delle risorse o attraverso degli strumenti adatti .  L’agenda, per esempio, ci permette di delegare energia che utilizzeremmo nel ricordare le cose e concedercene di più alla loro realizzazione ; togliere le notifiche al telefono può ridurre il nostro grado di distrazione e l’utilizzo delle modalità viva voce durante le chiamate ci dà la possibilità di svolgere altre azioni, importante ricordare che le chiamate devono essere corte, svolte in orari strategici ( prima di pranzo o di cena)  e focalizzate già dall’inizio della conversazione sui punti da trattare.

Ma è possibile recuperare, almeno in parte, il tempo? la risposta è sì, utilizzando i “tempi morti” come i viaggi o riducendo le cattivi abitudini. Durante i viaggi si può recuperare del tempo dedicandoci alla lettura, allo studio, all’ascolto di audio libri, informandoci o anche solo ascoltando noi stessi e riflettendo. Le cattive abitudini sono vizi che dovremmo ridurre al minimo (come la pausa sigaretta o la televisione) e convertire questo tempo in abitudini più utili.

Il pomeriggio è stato caratterizzato dagli interventi di Chiara Gianola e Lorena Botti riguardanti il social network LinkedIn. Chiara, che lavora in Linkedin, ha introdotto il discorso raccontandoci le potenzialità di questo social.

LinkedIn è un servizio web di rete sociale impiegato principalmente nello sviluppo di contatti professionali tramite pubblicazione e diffusione del proprio curriculum vitae e nella diffusione di contenuti specifici relativi al mercato del lavoro, dunque, a differenza degli altri socialnetwork, LinkedIn, è una piattaforma nella quale il tempo viene investito e non sprecato.

Ciò che contraddistingue LinkedIn è l’affidabilità delle notizie e delle informazioni, le quali vengono controllate ed eliminate in caso di fakenews con relativa perdita di credibilità. I “controllori” di queste notizie siamo noi stessi, in quanto , conoscendo la persona in questione, possiamo verificarne la veridicità delle informazioni . Negli ultimi anni LinkedIn sta prendendo sempre più piede e circa il 95% delle aziende aziendali ne fa parte.

Dopo aver ceduto la parola a Lorena, esperta della comunicazione del Techno Trade Group, l’attenzione si è spostata su dei passaggi fondamentali da eseguire per aver dunque un buon profilo LinkedIn in modo tale da sfruttarlo al meglio:

  • Foto profilo :  la foto profilo è importantissima ed è il miglior biglietto da visita. Deve esserci per forza ( senza di essa il profilo potrebbe sembrare inutilizzato) e deve essere professionale.
  • Sommario : subito sotto la foto profilo bisogna scrivere (in max 100 parole) una breve descrizione della nostra persona cercando di utilizzare parole chiave in modo da essere trovati più velocemente
  • Esperienze: all’interno del profilo bisogna riportare tutte le esperienze acquisite di natura: educativa, lavorativa, volontarie, stage effettuati, progetti e quali lingue si conoscono. Meglio se in aggiunta vengono riportate anche delle foto/video.
  • Feedback: richiedendo ad altre persone cosa pensano di voi e pubblicarlo. La testimoniante di terzi renderà il profilo molto più credibile ed affidabile
  • Riepilogo: alla fine del profilo vi è uno spazio nel quel posso aggiungere tutto ciò che non ho potuto mettere nei punti sopra elencati, magari di minor spessore, ma che comunque serve per completare il profilo e dare una miglior impressione alla persona che lo sta leggendo.

La personalità di Lorena non è passata inosservata ed è riuscita (nonostante fosse la sua prima lezione ad un master) a farci appassionare a questo socialNetwork in maniera molto semplice e spontanea.

Luca Panzeri

Lezione del 19 Marzo : La comunicazione interpersonale – Testimonianze imprenditoriali.

Il primo professionista della giornata con cui abbiamo avuto modo di confrontarci è Gabriella Vigo, consulente aziendale, esperta di comunicazione interpersonale, coach e trainer.

Durante la prima attività svolta con Gabriella, ci siamo avvicinati alla neuroscienza in modo più approfondito, ha esposto le visioni di alcuni scienziati, come Paul Mc Lean e Roger Sperry.

Il primo riconosce tre parti specifiche del cervello:

il neopallium è il cervello superiore, più esterno, si occupa delle funzioni cognitive e della parte razionale;

l’ archipallium considerato il cervello primitivo è adibito alle funzioni vitali;

il paleopallium chiamato anche cervello intermedio si occupa della parte comportamentale e comunicativa.

Queste tre aree sono quelle che esprimono il nostro modo di pensare, agire e comunicare.

Roger Sperry, invece suddivide il cervello in due emisferi:

L’emisfero destro esprime apertura mentale, ha la capacità di essere sintetico e creativo, ha una visione globale ed è caratterizzato dal principio del “piacere”. Una delle sue caratteristiche è di riuscire a  fare più cose nello stesso momento.

L’emisfero sinistro invece si caratterizza dalla consapevolezza, infatti troviamo qualità come l’attenzione per i dettagli, l’essere realista, quindi fare scelte focalizzate sul passato e dati certi. E’ determinato dal gusto del dettaglio, piuttosto che dall’ insieme.

Sono stati aggiunti altri due filtri per determinare lo stile comunicativo degli individui: Corticale e Limbico.

La parte corticale si definisce con le parole Astratto, teorico e autonomo.

Essa si manifesta non sentendo la pressione, considera gli altri per quello che fanno, ma sa anche riflettere.

La limbica invece è ben rappresentata dalle parole; affetti, coinvolgimento e praticità.

Traduce momenti di confronto con emozioni, infatti è sensibile all’ opinione e da molta importanza al gruppo, considera soprattutto l’ambiente e le circostanze.

La mattinata con Gabriella ci ha dato la possibilità di conoscere meglio noi stessi, scoprire la comunicazione interpersonale, in modo da comunicare più efficacemente con l’interlocutore. Ci è stata proposta un attività; dopo la compilazione di un questionario, ognuno dei partecipanti ha avuto modo di riconoscere 4 tipologie di identikit neurologico e grazie alla parte teorica prima affrontata, abbiamo capito che le cosiddette “ porte d’entrata” si influenzano l’una con l’altra nei processi comunicativi e sono in grado di farci riconoscere quali sono i flussi ed i comportamenti che definiscono il nostro modo di comunicare.

Percepire noi stessi in un contesto comunicativo, è un ottimo allenamento per il migliorare le proprie skills.

Possiamo trovarli e riconoscerli come:

Corticale destro: aperto alla novità, scopritore ed innovatore. 

Si mette in discussione e ama uscire dagli schemi.

Sogna, specula e costruisce ipotesi.

Corticale sinistro: Analitico, razionale e specializzato.

ama l’efficienza ed i risultati, soprattutto nell’aspetto economico. Analizza e ragiona con logica.

Limbico destro: Sensibile, orientato ai rapporti umani.

è empatico, infatti avverte l’atmosfera e le tensioni, cercando l’armonia e lo scambio nei rapporti individuali e di gruppo.

Limbico sinistro: Organizzato, prudente e concreto.

Organizza e svolge tutto il programma, agisce con cautela ed è affidabile.

Nel pomeriggio, abbiamo avuto le testimonianze di imprenditori del territorio.

Il primo incontrato è Andrea Beri, imprenditore nel settore metalmeccanico, titolare della  ITA S.p.a.  di Calolziocorte.

Andrea Beri

Inizia la sua formazione all’istituto Bovara di lecco, come geometra, poi svolge la leva obbligatoria nell’ aeronautica militare. Deve così affrontare una scelta: proseguire la carriera militare o entrare nell’azienda di famiglia. 

La scelta si concretizza nell’attività di impresa, ed il suo obiettivo diventa quello di conoscere e imparare lo svolgimento di tutte le attività dell’impresa. Decide di partire dalla linea di produzione ponendosi in diretto contatto con il personale ed i  macchinari. Qui ci è impartita una lezione fondamentale da Beri; la vicinanza tra il futuro CEO dell’impresa e l’organico dell’ azienda è fondamentale per conoscere i metodi operativi e le persone che di fatto compongono l’attività. Ciò per garantire anche nel futuro una solida gestione del processo e dare spazio a miglioramenti degli impianti di produzione.

Con oltre trent’anni di esperienza, Beri ha potuto ricoprire ruoli importanti anche nelle associazioni di categoria, prima come consigliere e poi come presidente dell’API, (associazione piccole e medie imprese). Riguardo l’importanza di queste cariche, Beri ci ha spiegato che l’impegno , non deve riguardare solo lo sviluppo della propria azienda. Ritiene infatti anche fondamentale lo sviluppo dei suoi competitors diretti, affinché  il mercato possa essere equilibrato ed in espansione.

Tra i  concetti analizzati, uno in particolare ci ha fatto pensare:

La gestione del proprio tempo, con un esempio semplice, abbiamo capito che le risorse a nostra disposizione pur multiple che siano, si rivelano limitate; è importante avere chiari i momenti in cui staccare il cervello dall’attività lavorativa, saper affrontare impegni ed i propri doveri. Beri ritiene una priorità ritagliare il giusto tempo alle persone a noi più vicine; ponendo la famiglia al primo posto.

Un altro punto toccato, parla dello stato di comfort, si manifesta con la “serenità” dei dipendenti e la tranquillità dei clienti, il tutto coeso da una gestione ottimale dell’azienda, facendo coincidere i bisogni produttivi con quelli delle persone che collaborano. 

D’ impatto può sembrare un fattore positivo dal quale trarre vantaggi, ma non deve essere sottovalutato, infatti  è emerso che nel momento in cui si è raggiunto l’equilibrio, considerando la gestione interna, piuttosto che il rapporto con gli stakeholder, è fondamentale non abbassare la guardia, gli imprevisti arrivano sempre nei momenti meno aspettati, essere pronti a reagire è una priorità. 

Ciò che è importante, è quindi gestire l’azienda affinché ci si trovi nella zona di comfort, ma operare in modo dinamico, nel caso si debbano scongiurare degli imprevisti.

L’ultimo concetto espresso, ma non per importanza è la sincerità. Questa garantisce sicurezza. Sempre utilizzando pratici esempi, Beri ci ha dimostrato come la trasparenza  in ambito professionale, si sia rivelata una skill nel lungo termine, così la  fedeltà degli stakeholder è messa sotto uno dei riflettori principali.

Il secondo ospite è sig. Giovanni Dell’era è il titolare della “ Dell’era Giuseppe S.r.l.” Un’azienda con alle spalle 170 anni  di esperienza nel settore metalmeccanico.

L’azienda nacque nel 1850, quando il Sig. Giuseppe Dell’era, utilizzò la forza delle acque del torrente Gerenzone per dare vita ad una piccola industria di trafileria di metalli.

Con il tempo l’azienda è stata in grado affermarsi e posizionarsi in modo importante nel mercato. La produzione viene concentrata principalmente sulla cancelleria metallica: puntine, fermagli, spilli. Il prodotto che rappresenta al meglio questa realtà sono  i fermagli dell’ l’iconico marchio “Leone”, che da sempre sono presenti sulle scrivanie di tutta Italia.

Nel tempo,   gli sviluppi della tecnologia, hanno portato ad un riposizionamento in Brianza degli impianti produttivi.

Passano gli anni, e il “disagio del passaggio generazionale” non colpisce questa realtà. La dimostrazione è come la passione e la dedizione da parte dei diversi nuclei famigliari non abbia portato alla cessazione dell’attività, ma bensì ad un solido sviluppo, anche duraturo nel tempo.

Dell’era pone l’esperienza umana al primo posto, ribadendo l’importanza del contatto diretto con il personale dell’azienda. 

Inoltre esalta la cultura. Ci ha consigliato di non limitarci nella specializzazione di un determinato settore, ma di essere aperti ad una cultura eterogenea ed ampliarla per quanto sia possibile.

È evidente che la visione più aperta di un collaboratore sia più efficace di una specifica e limitata.

L’ultimo ospite della giornata è Michele Motta. Volontario della protezione Civile.

Nel  2009, Michele inizia il suo servizio come volontario nella protezione civile di Valgreghentino. Il percorso iniziato 12 anni fa, lo ha portato oggi ad essere vicepresidente del gruppo di Merate. Il suo contributo nell’associazione lo ha portato ad essere presente in diverse occasioni, tra cui il terremoto dell’Aquila nel 2009.

L’intervento è iniziato con qualche nozione storica sul quando è nata la Protezione Civile e perché:

Alluvione di Firenze del 1966, in seguito alle necessità dovute alla catastrofe in molti si sentono in dovere di essere vicini alle popolazioni colpite; nascono gli Angeli del fango.

Successivamente, l’Italia è colpita da altre catastrofi, come i terremoti del 1976 in Friuli del 1980 in Irpinia. Nel 1982 in seguito ad una gestione poco funzionale delle catastrofi degli anni passati viene nominato Giuseppe Zamberletti come ministro per il coordinamento delle forze impegnate nella gestione delle catastrofi.

Qui Zamberletti vuole sottolineare che la gestione del capitale statale e il coordinamento delle risorse, sono azioni da svolgere con molta cautela; qui nasce l’Associazione della Protezione Civile.

Parte del lavoro di Michele è concentrato sulla preparazione; intesa come attività formativa, di simulazione e di coordinamento tra tutte le parti coinvolte.

Michele Monticciolo






SABATO 13 MARZO : LA FORMAZIONE DI GENERE

Alessio Sperlinga ha affrontato il tema della formazione di genere.

Alessio Sperlinga

Schopenhauer ritiene che gli uomini cercano di vivere in una società che sia il meno belligerante possibile: secondo il filosofo l’uomo non agisce per principi personali e valori, ma per la realizzazione dei propri desideri e impulsi.

Fin dall’inizio dei tempi, infatti, la vera macchina è la forza della natura, della specie: gli esseri umani sono corrotti dal desiderio sessuale e di conseguenza generano non per se stessi ma per la specie.

La specie non determina solo il genere, ma anche le convinzioni e le credenze.

La natura non fa nulla per caso, ci ha dotato di 2 generi, uomo e donna, entrambi specializzati in cose differenti: nell’antichità l’uomo, ad esempio, andava a caccia e la donna era responsabile del villaggio e dei bambini e anziani.

Le pulsioni rispondono a stimoli innati che la natura ci dà e noi inventiamo leggi e imponiamo una morale per dare un senso a questi comportamenti.

Se spostiamo l’attenzione sul mondo del lavoro è facile rendersi conto come ci siano ancora poche donne a ricoprire posizioni di comando e direzione.

Come possiamo ovviare a questo problema? Potrebbe tornare utile alla donna assumere il comportamento cosiddetto “dell’appianatore”, ovvero avere un portamento maschile, sguardo dritto, mani allineate ai fianchi e utilizzare un linguaggio molto diretto in modo da eludere ogni fraintendimento possibile.

Anche l’abbigliamento potrebbe giocare un ruolo decisivo nel modo in cui gli uomini vedono una donna.

Non fraintendiamo: la donna non deve snaturarsi, ma deve fare di tutto per raggiungere l’obiettivo, trovare il modo di combattere.

L’incontro prosegue poi con un’illustrazione delle varie differenze tra uomini e donne, sia a livello psicologico che comportamentale.

Gli uomini, per esempio, in un momento di difficoltà preferiscono chiudersi in se stessi e rilassarsi evadendo. Le donne, invece tendono ad aprirsi, parlare e cercare un confronto.

Le donne sono viste come delle onde, quando l’onda sale donano amore e quando ritorna, misurano il risultato di tutto l’amore che hanno donato. Gli uomini invece sono come degli elastici, quando sono esauriti hanno bisogno di allontanarsi per ritrovarsi.

L’uomo è alla ricerca di indipendenza e autonomia, la donna ha bisogno invece di sicurezza.

Secondo John Gray, autore de “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, le donne hanno bisogno di rispetto, comprensione, rassicurazione ed esprimono i sentimenti con il volto.

Gli uomini invece hanno bisogno di fiducia, ammirazione e incoraggiamento ed esprimono i sentimenti con il corpo.

Alessio ci ha, poi, mostrato un video “Tales of two brains” dal quale è emerso che la mente degli uomini è composta da piccole scatole, una per ogni argomento e tutte sconnesse tra di loro: esiste anche una scatola del niente ed è la loro scatola preferita.

La mente delle donne, invece, è una matassa di fili interconnessi: ogni cosa è connessa ad ogni altra. Tutto è mosso dalle emozioni, e per questo le donne ricordano tutto.

Donne e uomini hanno anche priorità differenti. Per una donna le piccole cose sono importanti quanto quelle grandi, e sono appagate quando gli uomini ci fanno attenzione.

Gli uomini, dall’altro lato, ricercano l’apprezzamento da parte di una donna, il fatto che venga riconosciuto il proprio valore, la propria indipendenza e autonomia.

Per ultimo abbiamo affrontato l’argomento delle nuove tecnologie. Cosa fa la tecnologia per invadere il concetto di genere? Nel nord Europa, per esempio, in particolare in Danimarca, è possibile oggi ricorrere alla fecondazione artificiale e predeterminare le caratteristiche fisiche del feto. Su questo argomento si è aperto un dibattito e un confronto molto acceso ed interessante.

In conclusione, nonostante le differenze innate che esistono tra i due sessi, è proprio la diversità il valore che porta al cambiamento e al miglioramento in ogni ambito e per questo è importante rispettare e valorizzare ogni persona.

Rebecca Delazzari

VENERDì 12 MARZO – INTELLIGENZA ARTIFICIALE – GLI IMPRENDITORI SI RACCONTANO

Venerdì mattina Alessio Sperlinga ha tenuto una lezione su computer, algoritmi e intelligenza artificiale.

Alessio Sperlinga

Il computer è una macchina universale, e il loro utilizzo si sta sempre più affermando nel mondo del lavoro.

Una macchina è un qualsiasi manufatto costituito da almeno due parti di cui almeno una si muova. Anche nell’essere umano esiste un meccanismo di movimento e di trasmissione delle informazioni: in particolare i neuroni sono cellule specializzate proprio per ricevere determinati dati e trasmetterli ad altri neuroni, formando, così, una rete neurale. Come esseri umani possiamo, però, sbagliare. La macchina, invece, non sbaglia mai: si limita ad eseguire dei comandi che noi umani le diamo, si può rompere ma non si ferma ed, inoltre, non ha bisogni simili ai nostri (riposare, mangiare..).

Ma come si comanda una macchina? In termine tecnico si dice programmare e la programmazione avviene attraverso algoritmi, sequenze di comandi interpretabili in modo univoco, che si concludono sempre e in un tempo limitato. Per il funzionamento degli algoritmi è necessaria e fondamentale la logica che dipende, secondo Aristotele, dal modo in cui esprimiamo un significato. È importante, dunque, il modo in cui noi esprimiamo un comando, perché il computer non è in grado di comprendere il linguaggio umano nella sua complessità, per esempio non comprende le figure retoriche quali la metafora o la metonimia.

Abbiamo introdotto, poi, il tema dell’intelligenza artificiale (IA): ogni aspetto dell’apprendimento o qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza può, di principio, essere così precisamente descritta che una macchina è in grado di simularla.

John von Neumann, matematico, fisico e informatico degli inizi del 1900, afferma che se l’informatica diventa talmente capace da poter superare la ratio umana, l’intelligenza umana non ha più senso di esistere, diventa inutile. Ad oggi possiamo già parlare di deep learning, ovvero di capacità delle macchina di apprendere e autoapprendere, ottimizzando le reti d’apprendimento come delle reti neurali.

Alessio ci ha fatto fare un gioco a gruppi per comprendere meglio il concetto di rete neutrale e la potenzialità dell’intelligenza artificiale. Il gioco consisteva in un’asta al ribasso per comprare un camper da 10000€: ci siamo divisi in tre famiglie, ognuna delle quali doveva offrire una somma di denaro cercando di arrivare ad un totale comune il più vicino possibile all’obiettivo stabilito di 10000€. Le offerte erano private, dunque nessun gruppo sapeva quanto offrissero, di volta in volta, gli altri due gruppi. Durante il gioco è stato necessario fare almeno 3 round per ridurre sempre di più l’errore, definito come differenza tra obiettivo e risultato. Noi ci abbiamo messo circa 20 minuti per “risolvere” il quesito, mentre un computer riesce a risolvere lo stesso problema in una frazione di secondo. Oltre all’importanza nello sviluppo nell’ambito industriale, AI ha anche delle potenzialità in campo medico, per questo è giusto riconoscere la sua importanza nel mondo e riuscire a convincere con la sua utilità per alleggerirci la vita.

Durante l’incontro del pomeriggio, abbiamo potuto fare la conoscenza di Luciano Gualzetti.

Luciano Gualzetti

Gualzetti frequenta l’ambiente dell’oratorio fino a diventare un educatore e, sentendosi particolarmente affine a quel mondo, prova a capire dove può portare questa sua sensibilità per l’educazione e viverla in una prospettiva più adulta.Da sempre si sente molto attratto dalla dimensione di servizio agli altri, agli ultimi e, per questo, intraprende anche gli studi da assistente sociale. Entra a far parte della Caritas, diventando prima responsabile decanale, poi responsabile di zona, fino a diventare il primo laico direttore della Caritas Ambrosiana. Tra le sue missioni c’è anche la Fondazione San Carlo, che si preoccupa, in particolare, di trovare delle case per le fasce deboli. L’obiettivo di questa fondazione, ma anche della Caritas, è quella di mettere queste persone nelle condizioni di costruire il loro futuro: bisogna fornire loro delle possibilità, delle opportunità che, poi, devono essere colte. Non bisogna camminare per loro, ma bisogna aiutarli ad imparare a camminare con le loro gambe. Gualzetti si rende conto che molte persone che si rivolgevano alla Caritas correvano, in concreto, il rischio di indebitarsi e di cadere nella trappola dell’usura. Ecco il motivo che sta alla base della nascita della Fondazione San Bernardino, una fondazione, appunto, antiusura che sostiene e aiuta le persone che si trovano in queste situazioni.

Gualzetti sottolinea più volte l’importanza di comprendere le cause che stanno alla base di certe situazioni: quando hai davanti un povero, una vittima, una persona in difficoltà, devi soccorrerla, aiutarla ma devi anche immediatamente cercare di capire le cause che l’hanno portata ad arrivare a quella situazione. Facendoti questa domanda capisci la traiettoria che lo ha fatto arrivare lì e capisci anche quale traiettoria prendere per riportarlo alla situazione di partenza.  
Bisogna rimuovere le cause che lo hanno portato a fare determinate scelte. 
Dobbiamo cambiare sguardo nei confronti di queste persone e capire cosa si può fare, lui e noi, per cambiare le cose, per lui e per tutti.

La Caritas è un’espressione della Chiesa: la Chiesa cerca di annunciare a tutta l’umanità che c’è un Dio che ama tutti allo stesso modo. Bisogna lavorare perché tutti abbiano questa pari dignità e perché possano vivere, non sopravvivere. Per questo la Caritas cerca soprattutto di cambiare la mentalità, aiuta le persone a riconoscere il proprio valore, riacquistare la fiducia in se stessi. Il maggior successo infatti è quando le persone che si sono rivolte alla Caritas tornano e capiscono che la vita è bella se donata e condivisa.

Il secondo ospite del pomeriggio è Diana Mac William.

Diana McWilliam

Diana nata in Sudafrica da genitori inglesi si considera cittadina del mondo. Ha partecipato ad un corso di volontariato ed è subito entrata a far parte dell’associazione Fabio Sassi come volontaria per i pazienti domiciliari. 

Dall’Inghilterra importa l’idea degli hospice, strutture dove poter accogliere pazienti terminali e accompagnarli con cure palliative fino al momento del decesso.

L’idea di fondo è quella di donare ai pazienti una morte dignitosa: “non bisogna fare attenzione solo alla vita ma anche all’importanza del morire bene” afferma Mac William. Le cure palliative hanno come scopo quello di portare il malato e i suoi famigliari ad avere una serenità nel momento della fine della vita.

Un episodio che le è rimasto impresso nella memoria e l’ha fatta credere nelle cure palliative è la visita a domicilio a una paziente. Quest’ultima consapevole della sua situazione, sapeva di avvicinarsi alla morte, ma al contrario suo figlio e marito non ci volevano credere e per questo continuavano a ripetere alla madre/moglie che non stava per succedere “stai bene, non stai morendo”, per questo la paziente non poteva affrontare discorsi in merito alle sue volontà post morte. Così facendo si finisce per isolare il malato, è quindi importante portare sia il paziente che la sua famiglia alla consapevolezza della malattia, è più semplice per tutti. Le speranze non sempre sono positive per il malato, a volte sono solo causa di ulteriore sofferenza.

Diana, con tutta la sua forza e determinazione, ci racconta tutti gli ostacoli e le difficoltà che ha dovuto affrontare per concretizzare il suo progetto, e con questo ci sprona a non abbatterci mai. Quando abbiamo un progetto in cui crediamo fino in fondo, niente e nessuno possono e devono fermarci, dobbiamo lottare per quello in cui crediamo!

Rebecca Delazzari

SABATO 6 MARZO – LAVORARE IN GRUPPO CON PROJECT MANAGEMENT E PERSONAL KANBAN.

Alessio Sperlinga ci ha mostrato alcune metodologie per lavorare in gruppo. Queste si sono rilevate molto interessanti e sicuramente utili ed efficaci nel contesto lavorativo.

Alessio Sperlinga

La lezione si è divisa in due parti, la prima relativa alla comunicazione e alla pianificazione come gruppo e la seconda inerente al personal Kanban.

Durante la parte sulla comunicazione e pianificazione sono state analizzate 6 fasi da seguire e i loro relativi sviluppi. Questo mi ha dato lo spunto per poter testare questo processo nel mio contesto lavorativo.

Ci ha colpito principalmente, l’importanza che viene attribuita alla preparazione sotto ogni suo aspetto. Senza dimenticare la necessità di avere sempre un piano di riserva.

Nella seconda parte, invece è stato trattato un argomento molto importante, ovvero come organizzare la propria attività lavorativa o l’attività lavorativa di piccoli gruppi.

E’ stato sorprendente il concetto d’iniziare a lavorare facendo l’attività più importante e complicata per prima in modo da concentrare il 100% delle forze sull’esecuzione di tali attività e di passare solo successivamente alle attività meno complesse e meno importanti.

Davide Cavenaghi

VENERDì 5 MARZO – I COLLOQUI DI LAVORO – TESTIMONIANZE IMPRENDITORIALI

Venerdì mattina, Laura Suma, Sales & Service Consultant presso l’agenzia del lavoro Manpower, ha affrontato il tema della selezione del personale e dei colloqui di lavoro.

Laura Suma

I colloqui di lavoro rappresentano una sfida, poichè nel poco tempo che si ha a disposizione bisogna riuscire a convincere chi ti sta esaminando di essere la persona giusta.

Durante la lezione ci è stato illustrato che i colloqui possono essere visti come un percorso a tappe, in cui la preparazione a sostenerli sia una parte fondamentale e che prima di tutto è necessario capire quali siano le nostre abilità in modo da poterle sfruttare al meglio. Dopo di che è essenziale lavorare per sviluppare tutte le abilità che non sono ancora in nostro possesso, ma che sono ritenute fondamentali da chi ci sta esaminando.

Suma ha spiegato che le nostra abilità “tecniche” contino solo circa il 40% mentre il restante 60% sia da attribuire alle soft skills, facendo capire quanto è fondamentale sviluppare non solamente le nostre abilità migliori, ma anche tutte le abilità “secondarie” che magari non riteniamo così importanti, ma che invece lo sono.

Nel pomeriggio, ci sono stati gli interventi di tre imprenditori, i cui interventi si sono dimostrati molto interessanti e stimolanti.

Il primo è stato Monsignor Davide Milani prevosto di Lecco.

Monsignor Davide Milani

Mi ha impressionato la storia della sua formazione. Di come sia passato da un’istruzione tecnica alla vita clericale e successivamente di come abbia raggiunto la posizione di decano di Lecco. Mi ha fatto capire che non è detto che la formazione iniziale o le idee iniziali attribuisco poi la professione finale, ma che con la passione e la voglia si possano raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.

Successivamente ci sono stati gli interventi del Sig. Marco Galbiati della Galbiati Group di Oggiono e presidente della scuola alberghiera di Casargo,

Marco Galbiati

e del Sig. Walter Cortiana, della 3C Catene di Lecco.

Walter Cortiana

La storia di come si sono create le loro aziende e di come le hanno sviluppate e cresciute, fa capire la passione che mettono e che bisogna mettere ogni giorno per potere migliorare. Sentire come gestiscono le loro aziende, come si approcciano ai loro collaboratori e famigliari e i consigli dispensati, hanno aumentato la mia voglia di migliorare nel lavoro che svolgo e che se un giorno dovessi assumere l’incarico di dirigere un’azienda mi piacerebbe essere come loro.

Infine, sono rimasto molto colpito dalla storia del Sig. Galbiati, di come abbia reagito ad un grave lutto, delle tante cose che ha fatto, delle tantissime cose che sta facendo e della crescita impressionante che ha avuto la sua azienda.

Davide Cavenaghi

SABATO 27 FEBBRAIO – PROFESSIONALITà E PREPARAZIONE CONTINUA

Dopo aver ascoltato il ‘This I believe’ di Luca, Alessio Sperlinga, ci ha introdotto alla lezione su professionalità e preparazione continua.

Alessio Sperlinga

La nostra vita è costantemente caratterizzata da incertezze. Da un momento all’altro, possiamo essere chiamati a dover affrontare una serie di eventi non previsti che si materializzano indipendentemente dalla nostra volontà (es. crisi 2009, Covid-19). Tutti si trovano a dover affrontare imprevisti legati ad eventi sporadici ed imprevedibili.

Quando si parla di incertezze, la figura professionale a cui inevitabilmente si fa riferimento è quella del venditore. Quest’ultimo, durante la sua attività lavorativa, si trova ad affrontare diversi elementi di incertezza e variabilità, tra cui l’identità del cliente con cui deve iniziare una collaborazione. Per affrontare al meglio l’incertezza, la primissima attività che il venditore dovrebbe svolgere è la (pre)parazione. La preparazione, come sottolineato anche da Domenico Esposito, costituisce il 90% del successo.

Una prima forma di preparazione è quella tecnica. Alessio, attraverso un filmato (analisi contenuto borsetta Sig.ra Greta), ci ha voluto trasmettere un messaggio: portare con sé medicine, fazzoletti, penne e, in generale, strumenti utili per la sopravvivenza quotidiana, costituisce una forma di preparazione vera e propria.

Oltre alla fase di preparazione, l’attività di vendita include una serie di attività intermedie (offerta di servizi ai clienti, fidelizzazione, soddisfacimento dei bisogni) e un obiettivo finale: la P.R.A.

La P.R.A. (piena referenza automotivata) è una situazione ottimale per il venditore in quanto quest’ultimo viene sponsorizzato dai suoi clienti anche senza che lui lo sappia e soprattutto tutto ciò viene fatto gratuitamente. Un esempio è il parrucchiere che viene sponsorizzato gratuitamente dalle clienti soddisfatte. Per essere piena, la referenza dev’essere diretta come nel caso in cui un’amica ci consiglia un ristorante dove è stata recentemente e si è trovata molto bene. È quindi fondamentale creare una comunicazione forte tra venditore e compratore, senza passare per il prodotto.

L’ambiente dei venditori è un ambiente vasto dove convivono diversi tipi di personalità: dal venditore che utilizza metodi poco corretti per raggiungere l’obiettivo (serie tv White Gold), al venditore che svolge il suo lavoro in tutta onestà (es. ragazzo che riesce a vendere il libro nonostante i contenuti discutibili).

Come faccio le cose? Con immaginazione o volontà? Indubbiamente la maggior parte delle scelte che facciamo (master, scelta del fidanzato) sono motivate dall’immaginazione. Il nostro cervello è come una scatola nera: le immagini mentali (la percezione visiva) influenzano il nostro comportamento e, di conseguenza, il risultato.

Un altro tipo di preparazione importante è quella psicologica: è fondamentale, prima dell’incontro con un cliente, stabilire un’immagine mentale che ci influenzi positivamente (es. ricorso all’autoironia).

Secondo la cultura coreana è importante: svuotare la mente dai pregiudizi, percepire come si influenza la stanza, non interrompere, osservare e non agire, essere sempre gentili, essere capaci di leggere fra le righe, non fare danni e cercare di assimilare più informazioni possibili.

Inoltre, è importante studiare sempre ed aggiornarsi costantemente. Per un migliore apprendimento, Sperlinga ci ha mostrato quanto sia fondamentale ricorrere all’utilizzo di strumenti che permettano di velocizzare ed ottimizzare il processo di apprendimento come registrazioni, agende per la pianificazione, blocco appunti e strumenti web online, mappe mentali. Infine, è anche importante focalizzarsi sul raggiungimento di piccoli obiettivi quotidiani come mangiare bene, dormire un tot di ore, scrivere un diario, fare sport, meditare, fare dei piccoli fioretti giornalieri così da poter avere un proprio equilibrio.

Greta Colombo

VENERDì 26 FEBBRAIO – LA CONCILIAZIONE VITA-LAVORO – IL PUBLIC SPEAKING

L’ospite della mattinata di oggi , venerdì 26 febbraio, Federica Bolognani, è Coordinatore dell’Ufficio di Piano, Ambito Distrettuale di Bellano presso la Comunità Montana, ente capofila dell’Alleanza Territoriale per il Welfare.

Bolognani ci ha parlato di un argomento molto importante nella realtà in cui viviamo oggi e che sta assumendo sempre più importanza con il passare del tempo: la conciliazione vita-lavoro. Essa è definita come il tentativo reale e progettuale di trovare un equilibrio tra il mondo del lavoro (parte produttiva) e famiglia (parte riproduttiva) insistendo sulla creazione di una singola identità connessa. La conciliazione vita-lavoro consiste in un sistema di molteplici interventi che la Regione Lombardia rivolge ai propri cittadini con lo scopo di aiutare persone e famiglie a coniugare la propria vita lavorativa con la vita privata.

Quest’ultima, in collaborazione con le ATS, sostiene l’implementazione di Reti Territoriali, valorizzando la dimensione territoriale più vicina alle esigenze delle famiglie e delle imprese con la possibilità di effettuare interventi in base ai diversi bisogni specifici locali.

La Regione, tramite questo tipo di organizzazione, sostiene lo sviluppo di azioni volte a rafforzare il benessere della comunità, migliorare il benessere all’interno del nucleo famigliare, aiutare i lavoratori/le lavoratrici che devono prendersi cura dei propri familiari e consentire alle donne di poter trovare un’occupazione stabile.

Sul territorio Lecchese, ad esempio, sono stati garanti voucher ai minori (servizi risocializzanti, attività sportive), ai disabili e agli anziani (badante). Inoltre, per quanto riguarda l’attuale tema dello smart working, sono stati erogati servizi di consulenza sia per le aziende sia per i lavoratori. In più, vengono organizzati anche dei percorsi formativi (es. corsi per babysitter).

Federica, condividendo alcuni feedback positivi dei beneficiari, ci ha mostrato come queste attività abbiano un effetto positivo sul territorio e sulle persone.

Anche in piena pandemia, l’attività non si è fermata, infatti, è nato il progetto “la Conciliazione” (2020-2023) con l’obiettivo di garantire ai cittadini un benessere sociale. Questo progetto prevede l’erogazione di servizi volti all’aiuto delle donne vittime di violenza, servizi di consulenza a favore di aziende, liberi professionisti, imprese e lavoratori autonomi, servizi per la gestione del post scuola (soprattutto durante i periodi di chiusura) e servizi salvatempo (reperibilità nei weekend).

Federica, introducendoci alle iniziative legate al territorio, ha voluto farci comprendere come oggi, rispetto agli anni passati, sia sempre più possibile svolgere la propria attività lavorativa senza rinunciare alla propria famiglia.

La sfida per il futuro è quella di riuscire a trovare un bilanciamento sempre più significativo tra vita e lavoro, creando non solo benessere sociale ma anche economico.

L’ospite del pomeriggio è stato Domenico Esposito,  responsabile della formazione del personale commerciale e di vendita della Stanley Black & Decker.

Domenico esposito

La lezione di Esposito ha avuto inizio con la sua presentazione e quella dell’azienda presso cui è manager, attraverso la visione di un video pubblicitario in cui la comunicazione era un esempio di chiarezza ed efficacia.

Poco dopo ci ha chiesto cosa ci aspettassimo dalla lezione e la motivazione più comune è stata quella di imparare delle tecniche utili per il public speaking, unita alla volontà di apprendere come gestire al meglio l’ansia davanti ad un pubblico molto vasto.

Esposito ha poi scelto tre delle presentazioni personali, tra quelle che precedentemente gli avevamo inviato. Dopo aver invitato gli autori ad esporle, ha chiesto al gruppo un’opinione sulle singole presentazioni.

In seguito, ha introdotto la figura del buon relatore, spiegando che esso deve avere un genuino interesse per il pubblico e tanta passione. Ha poi chiarito la differenza che intercorre tra autorità ed autorevolezza. L’autorità deriva da un ordinamento gerarchico mentre l’autorevolezza da una capacità di farsi seguire dando l’esempio. Per meglio farci comprendere chi è un leader, si è avvalso di un video dove un allenatore motiva la sua squadra, iniettandogli la giusta dose di fiducia per portarli alla vittoria. Quindi può essere definito un leader colui che ha credibilità, che si assume responsabilità, che ha competenza, spirito di sacrificio e costituisce fonte di ispirazione.

Ci ha trasmesso quanto, per una corretta comunicazione, sia fondamentale

-la preparazione (90% del successo),

-la motivazione (personale, professionale, sia del partecipante che del relatore)

-l’analisi dell’audience (età, lingua, valori culturali).

Esposito ha poi sottolineato come nel public speaking siano fondamentali i primi 30 secondi e come da quelli dipenderà fortemente la percezione che gli altri avranno di noi. Prima di un intervento di fronte ad un pubblico, risulta importante farsi presentare da una persona influente per avere una maggiore credibilità. Bisogna poi fare un’apertura efficace imparando a memoria le prime battute, dichiarare quali sono gli obiettivi, definire il contratto e non chiedere scusa (solo una volta se necessario).

In più, nel processo comunicativo

– è molto importante il ruolo giocato dalla vista (al primo posto con il 65%),

-poi troviamo l’udito (20%)

-e i restanti sensi (15%).

Ciò che arriva al pubblico attraverso i messaggi verbali è solo una piccolissima parte (20%), infatti, ciò che una persona vorrebbe dire (100%) viene poi filtrato da ciò che viene espresso e dal tono di voce (70%), il quale, a sua volta, per via di disturbi esterni, si tramuta in un 40% e poi un 20% a seconda dell’interpretazione soggettiva che un soggetto dà a quel messaggio. Per di più, è importante sottolineare il fatto che dopo 3 giorni ci si ricorda solo il 3% di ciò che viene ascoltato.

Quando si parla ad un pubblico, la soglia limite di attenzione è di 35-40 minuti. Un modo per evitare che il pubblico si distragga è il cambiare il tono di voce a cui si aggiungono il cambio di ritmo e di volume e fare delle pause. E’ consigliabile l’esposizione di concetti importanti subito dopo una pausa caffè piuttosto che dopo molti minuti.

Durante un discorso al pubblico è importante :

– assumere una postura eretta,

-gestire gli spazi in cui ci si muove,

-avere un abbigliamento adeguato,

-rispettare la sfera sociale del cliente (che in genere è 2m),

-tenere le braccia larghe,

-assumere movimenti lenti e misurati e

-mantenere un contatto visivo.

L’esposizione deve avvenire attraverso l’utilizzo di parole semplici, con la partecipazione del pubblico, anticipando le obiezioni, seguendo un filo logico preciso, ricorrendo all’utilizzo di immagini per esempi pratici ed evitando l’utilizzo di parole straniere. È importante non dimenticare di lasciare la documentazione aziendale, i propri recapiti, la documentazione ‘to print’ (solo alla fine) e un blocco appunti.

Nella comunicazione assume una certa rilevanza anche il linguaggio non verbale. È consigliato evitare delle chiusure come: mani in tasca, braccia incrociate, eccessiva disinvoltura, dare le spalle al pubblico, dare eccessiva confidenza, fissare le persone, spostarsi continuamente, mantenere lo sguardo basso.

È importante non dare MAI nulla per scontato perché chi comunica è sempre responsabile di ciò che vuol fare arrivare al pubblico. Per una buona comunicazione è importante definire un programma, determinare tempi ed orari e stabilire delle priorità. Inoltre, prima dell’inizio di una riunione è importante relazionarsi, saper riconoscere i leader, prevenire obiezioni, coinvolgere i leader nella discussione, mantenere un contatto visivo ed utilizzare la tecnica del terzo occhio.

Infine, la paura di essere giudicati dal pubblico molto spesso prende il sopravvento. È quindi fondamentale mantenere sempre un mood positivo, concentrarsi sulle persone, aiutarsi anche con esercizi di respirazione, fare stretching, identificare una zona di sicurezza (usare un video), avere un’impostazione mentale positiva, imparare a memoria le prime battute, tenere sottomano gli appunti e immaginare le persone nelle situazioni più buffe.

Ciò che Esposito ha voluto trasmettere al gruppo di Lecco100 è l’importanza di una comunicazione chiara, di una preparazione ad hoc (90% del successo è dato dalla preparazione) evitando di parlare ‘a braccio’.  È fondamentale innovarsi, essere sempre un passo più avanti degli altri e identificare e quantificare gli obiettivi (cosa, quanto, entro quando). In merito a questo consiglio ci ha riportato un esempio di due persone nel deserto rincorse da un leone in cui una delle due si mette le scarpe da tennis per essere più veloce dell’altro ed evitare di essere ucciso dal leone.

Infine, ci ha iniettato una dose di positività. Ci ha invitato a non arrenderci mai, ad essere sempre aggiornati, motivati, a trovare sempre del positivo nelle cose che facciamo e nel dubbio di provarci sempre tanto sbagliato o giusto che sia, c’è sempre qualcuno pronto a giudicarci quindi tanto vale tentare.

Greta Colombo

SABATO 20 FEBBRAIO – LE BASI DELLA COMUNICAZIONE

Durante la mattinata di sabato 20 febbraio, Alessio Sperlinga ci ha introdotto al tema della comunicazione attraverso il format “THIS I BELIEVE”, raccontandoci in circa 5 minuti ciò in cui lui crede.

Alessio Sperlinga

This I Believe è stato un programma radiofonico condotto negli anni ’50 dal giornalista americano Ed Murrow. In 5 minuti, l’ospite, che poteva essere dal personaggio famoso all’uomo della strada, doveva leggere un breve testo sulle proprie motivazioni personali. Durante il percorso del Master ogni alunno dovrà fare lo stesso, cercando di comunicare con gli altri partecipanti nel modo più efficace possibile.

Comunicare è un’attività complessa e di fatto non esiste un manuale che descriva in modo certo le regole della comunicazione. Quale comportamento siamo tenuti ad adottare durante una conversazione? Quali sono i comportamenti che generalmente assumiamo, spontanei o strategici?

Tutti noi cerchiamo delle leggi non scritte nella comunicazione e negli stili comportamentali, cerchiamo qualcosa che funzioni e che possiamo assumere a ruolo di regola. Alessio ha dimostrato che tra due soggetti A e B si instaura sempre una comunicazione, anche qualora uno dei due restasse in silenzio (comunicazione non verbale) e questo perché A con il suo silenzio influenza automaticamente B, il quale tende ad assumere un certo atteggiamento nei confronti di A. Pertanto comportamento e comunicazione sono due lati della stessa medaglia: comunicazione si collega a percezione, relazione, messaggi, errori e risultati. Dall’altro lato c’è poi il comportamento caratterizzato dalla psicologia e dall’antropologia. Tutti noi abbiamo una scelta: possiamo adottare un comportamento spontaneo o uno strategico a seconda del fine che vogliamo raggiungere. Se l’obiettivo è ottenere un risultato si cercherà di utilizzare una comunicazione strategica poiché, al contrario, se usassimo un comportamento spontaneo, in nove casi su dieci non riusciremmo ad ottenere ciò che vogliamo.

Durante la mattinata abbiamo cercato di individuare le regole non scritte per la comunicazione.           

La prima regola è il concetto di influenza. Ma cosa intendiamo per influenza? Cambiare il comportamento dell’altro per ottenere qualcosa di positivo per noi stessi. Ma ciò potrebbe essere inteso come una sorta di manipolazione. In realtà, in base al comportamento che abbiamo può trattarsi di manipolazione oppure di collaborazione.

La seconda regola è il messaggio che vogliamo trasmettere. Lo stesso concetto può essere espresso in maniera diversa e con parole diverse e questo ne determinerà il successo comunicativo. L’esempio lampante è mostrato da Alessio attraverso un video di una donna che decide di aiutare un uomo non vedente che chiede l’elemosina con un cartello recante la scritta: “sono cieco, aiutatemi per favore”. La donna cambia il messaggio nel cartello dell’uomo scrivendo: “oggi è una bellissima giornata e io non posso vederla”. La sostanza non è cambiata, sta esprimendo sempre la stessa cosa, cioè che l’uomo è cieco, ma lo sta facendo usando parole diverse. Ciò che è cambiato è l’effetto che produce sulla gente: la seconda frase cambia radicalmente il modo di percepire la realtà per i passanti, i quali diventano più empatici verso la condizione del cieco. Questo ci insegna che il potere delle parole può realmente fare la differenza.

La terza regola è l’inconscio. Quando comunichiamo, colpiamo l’inconscio del nostro interlocutore: ciò significa che ogni affermazione potrebbe essere potenzialmente un azzardo. Quindi:

  • Evitare: affermazioni, domande retoriche, imperativo (comando). 
  • Cosa fare: domande aperte e motivate, essere pronti ad ascoltare le risposte.

La quarta regola è la percezione. Essa è un processo inevitabile, che inizia non appena si incontra qualcuno. Attraverso la percezione si comunica un messaggio verbale.

La quinta regola è che il responsabile della comunicazione è colui che la conduce. Chi fa le domande è colui che guida la comunicazione. Quindi bisogna cominciare per primi la comunicazione per poterla guidare.

Ma cosa succede durante una comunicazione? Vi è sempre un’enorme perdita di informazioni: l’interlocutore vuole trasmettere 80, ma riesce a comunicare 60 e chi lo ascolta recepisce 10 e ne ricorderà solo 5. Uno strumento utile, già sperimentato a Lecco100, è l’utilizzo delle mappe mentali che aiutano a trattenere e memorizzare molte più informazioni.

La percezione però presenta alcuni limiti: guardando la stessa immagine possiamo vedere due cose diverse (esempio della donna giovane e quella anziana). Ciò dipende dalla nostra capacità di analisi, dal punto di vista con cui guardiamo le cose. Quindi è necessario:

  1. Accettare che qualcuno possa vedere una cosa diversa da come la vedo io.
  2. Domandare per sapere qual’è il punto di vista dell’altro.

La realtà è un parto della vostra immaginazione”: ognuno di noi ha una percezione diversa della realtà e siamo soliti proiettare i nostri pregiudizi e modelli mentali in modo scorretto. Dobbiamo perciò renderci conto che qualcuno può vedere le cose in modo diverso dal nostro e aiutarci con delle domande che possano chiarire quella particolare visione.

E’ importante inoltre riconoscere che non esiste una guida certa sulle tecniche della comunicazione, ognuno ha modi diversi di comunicare, tuttavia l’importante è cercare di farlo nella maniera più efficace possibile. Come ci ha insegnato Alessio, il valore delle parole ha un peso specifico e la comunicazione rappresenta un elemento fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Giulia Capobianco

VENERDì 19 – LA MEDIAZIONE – TESTIMONI DELLA SOCIETà CIVILE

Venerdì 19 febbraio gli alunni di Lecco100 hanno avuto l’opportunità di incontrare personalità di spicco del territorio lecchese, ciascuna con la propria esperienza di e di lavoro.                                                                                         Il primo ospite della giornata è stato Massimiliano Ferrari, commercialista che ha scelto di occuparsi della formazione sui temi legati alla sua professione.

Massimiliano Ferrari

Il mondo di oggi, soprattutto a causa del Covid19, non si è fermato e ha invece continuato ad evolversi adattandosi al cambiamento. Massimiliano si è messo in gioco dando vita ad una community di professionisti come avvocati, formatori ed imprenditori che tengono eventi online su varie tematiche e che ha chiamato Medianos, da lui stesso definita “una rosa in un deserto”.

Il conflitto è inevitabile ed evitare il confronto potrebbe rivelarsi fortemente deleterio. Ma quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione oltre al ricorso davanti al giudice? La mediazione civile è una pratica alternativa di risoluzione dei conflitti. Tale pratica, che può essere svolta da avvocati e non, presenta diversi vantaggi rispetto al ricorso davanti al giudice: da un lato minori costi e dall’altro maggiore rapidità nella risoluzione del conflitto.

La figura del mediatore, dunque, è quella di una persona terza ed imparziale impegnata in un percorso di ripristino della comunicazione tra le parti, che guida ed agevola verso la risoluzione della diatriba.                                                   

Il bravo mediatore usa diverse tecniche:

  1. Ascoltare attivamente le parole che vengono pronunciate dalle parti, senza pensare già a quale potrebbe essere la soluzione.
  2. Rielaborare il testo. Ripetere alle parti ciò che hanno detto, ponendo maggiore enfasi sugli elementi positivi.
  3. Sessioni separate. Ciascuna parte si confronta singolarmente con il mediatore e durante tutto il percorso vige la regola della riservatezza.
  4. Immedesimazione. Il mediatore cerca di immedesimarsi nelle parti. Cosa farebbe se fosse al posto del cliente?

Ciò che Massimiliano ha voluto trasmettere ai ragazzi di Lecco100 è che il miglior modo per risolvere i conflitti è provare ad ascoltare l’interlocutore, cercando di capire le sue motivazioni, senza invece focalizzarsi sul tentativo di far valere solo i propri diritti. Le competenze trasversali sono fondamentali per un buon professionista, e soprattutto è sempre fondamentale avere un piano B, in particolar modo in un periodo di crisi pandemica come quello che stiamo vivendo.

Il primo ospite del pomeriggio è stato il sindaco della città di Lecco, Mauro Gattinoni, il quale ha raccontato la sua esperienza lavorativa oltre che personale.

Mauro Gattinoni

Da sempre legato al suo territorio, è stato presidente della banda Manzoni di Lecco, responsabile dell’azione cattolica, presidente della fondazione ambrosiana di Milano, ed inventore della manifestazione lecchese Scigamatt. In ambito lavorativo ha svolto una lunga carriera in API (associazione piccole medie industrie), dapprima come addetto stampa, poi come responsabile, vice direttore e da ultimo come direttore. Nel 2019 si è trovato di fronte ad un bivio: abbandonare la carriera in API o candidarsi a sindaco. Ha optato per la seconda e la sua determinazione e coraggio lo hanno poi premiato, coronando il sogno di diventare sindaco. La principale difficoltà di tale ruolo, a detta del neo sindaco, è quella di trovare una sintesi tra istanze, tra posizioni inconciliabili; tuttavia la forza del coraggio può essere capace di guidare le nostre azioni. Difatti secondo Mauro il coraggio ha tre dimensioni:

  1. vedere la realtà per quella che è
  2. avere il coraggio di riconoscere i propri limiti
  3. avere il coraggio dell’immaginazione

L’intervento si è chiuso ricordando quali sono i suoi progetti per valorizzare il territorio lecchese, ponendo l’accento sui giovani e su alcune aree di particolare interesse per la città di Lecco che meritano di essere rivalutate.

Il secondo ospite del pomeriggio è stato il Presidente della Provincia di Lecco, nonché sindaco di Onno e avvocato, Claudio Usuelli.

Claudio Usuelli

Per raccontare la sua carriera nella politica ha portato l’esempio dell’arbitro: egli deve dirigere e non ergersi a protagonista. Secondo Usuelli, il ruolo del politico è quello di restare in disparte pur dovendo svolgere un ruolo di grande importanza.

La vita, afferma l’avvocato, è come una ruota di una bici che gira: c’è chi gira a 100 all’ora e chi a 20. Alla fine, però, tutti arrivano a raggiungere i loro obiettivi, anche se a piccoli passi. Avere troppa fretta di raggiungere i propri obiettivi non porta mai a grandi risultati.

Il lavoro in Provincia, ci racconta, è affascinante e al tempo stesso indispensabile per il coordinamento tra i vari Comuni. Anche in tale ruolo si può riconoscere la figura del mediatore, che media tra i cittadini e le organizzazioni con le quali la Provincia stessa opera.

L’ultimo ospite della giornata è Isabella Preda, amante dello sport e della scrittura, giornalista sportiva per il giornale di Lecco.

Isabella Preda

Isabella ha iniziato con un lavoro domenicale facendo la relazione delle partite di calcio; con il tempo si è poi interessata anche di cronaca. Dopo la laurea si è trasferita nel gruppo editoriale di Como per diventare poi responsabile delle tre testate comasche. Successivamente si è occupata anche del giornale di Lecco e di Merate. La sua determinazione e la sua forza di volontà l’hanno portata a diventare direttore responsabile del giornale di Como. Gli orari lavorativi sono pressoché gli stessi, mentre ciò che cambia sono le responsabilità rispetto a tutto ciò che viene pubblicato sul giornale, e il rapporto con i collaboratori.

Quali sono i pregi che bisogna avere per fare il direttore?

  1. Buone doti da leader: saper rispondere a tutti, trascinare il gruppo.
  2. Capacità di ascoltare gli altri con grande e reale attenzione.
  3. Organizzazione se si vuole fare tutto il lavoro in tempi e con modalità ottimali: creare perciò una scaletta di cose da fare e spuntarle man mano che si fanno.
  4. Lavoro di gruppo, anche in sinergia con altre redazioni. Saper dialogare con altre redazioni appartenenti alla stessa azienda.
  5. Puntualità nella consegna dei propri lavori.
  6. Flessibilità nelle varie operazioni da eseguire per raggiungere lo scopo prefissato.

La sua esperienza ci insegna che lottare per i propri sogni e le proprie passioni premia sempre, seppur con qualche sacrificio. E sicuramente l’arma vincente è costituita dall’essere sempre disponibili verso gli altri, collaboratori o lettori che siano.

Giulia Capobianco