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Lezione del 22 marzo – Intelligenza Emotiva parte 2 e Fake News

I ragazzi apprendono l’Intelligenza Emotiva

Nella prima parte della giornata è tornato a trovarci Luigi Pastore: ingegnere civile, esperto di comunicazione, marketing e consulente.

Abbiamo affrontato con lui la seconda parte del tema riguardante l’intelligenza emotiva.

Pastore ha esordito illustrandoci il Trittico di triangoli (bisogni, relazioni e potere) che vanno a formare il Ciclo di Denimg.

Durante la mattinata è stato analizzato il tema dell’ansia, dove secondo l’esperto, bisogna eliminarla ma non sempre è possibile e questo causa lo stress. Nel corso della nostra vita noi compiamo tre semplici azioni:

  • Scambiamo informazioni
  • Gestiamo relazioni
  • Risolviamo problemi

Basta semplicemente che una di queste tre azioni non avvenga per generare uno stato di ansia.

Quando nasciamo, siamo tutti creativi, poi cresciamo e la maggior parte di noi perde la creatività a causa dei pregiudizi e dei preconcetti che s’instaurano nella nostra mente. Ogni azione che compiamo comporta sempre un rischio: il problema è che ci facciamo influenzare dal cuore e dalla pancia (non usiamo la testa) e finiamo sempre con il commettere gli stessi errori.

In seguito sono stati trattati i vincoli dell’intelligenza emotiva:

  • Giudicare gli altri
  • Gli altri sono peggio di noi
  • Effetto gregge (così fanno tutti)
  • Timore dell’innovazione
  • Incapacità di accettare il contributo degli altri
  • Affidarsi solo agli “autorevoli” (verificare sempre le cose)

Pastore ci ha illustrato i tre pilastri per un nuovo modello economico: la green economy, l’economia circolare, il riciclo e il riuso. Ai giorni nostri, l’ambiente è diventato più importante di capitale e lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto.

Nella parte finale sono stati definiti diversi requisiti per essere un buon capo che vanno dalle competenze specifiche, capacità comunicative e operative, attitudini gestionali alla curiosità intellettuale, visione, determinazione, tenacia, empatia e desiderio di confronto. Inoltre il capo è paragonato alla Magna Grecia per cui deve essere: solido, equilibrato, classico e bello.

Come per un tempio greco sono stati definiti sei pilastri al fine di costruire una squadra vincente:

  1. Pretendere di più di quello che i collaboratori potrebbero dare
  2. Pretendere da se stessi quello che il capo vorrebbe
  3. Proteggere i lavoratori dalla paura del cambiamento
  4. Vivere accanto ai collaboratori
  5. Equità
  6. Trasferire la cultura dell’empowerment (delegare)

Come difendersi dalle Fake news

Nella seconda parte della giornata è venuto a trovarci Emilio Mango: giornalista professionista, data Analyst e scrittore freelance per riviste del gruppo Mondadori. 

Il tema della giornata riguardava il come difendersi dalle Fake news: una serie di bugie unite alla disinformazione che sono sempre esistite sin dalla nascita della comunicazione.

Sono caratterizzate da notizie totalmente o parzialmente false, riportate sui social network, con conseguente diffusione sugli altri mezzi di comunicazione (tv, giornali ecc.).

L’esempio più celebre fu la Guerra dei mondi di Orson Wells, nel 1938 tramite radio, in cui annunciò uno sbarco di extraterrestri negli Stati Uniti e più precisamente nel New Jersey, scatenando il panico generale nella popolazione.

Nel corso della lezione abbiamo analizzato il motivo dell’esistenza delle fake news, individuandole in:

  •  Propaganda politica
  •  Propaganda ideologica
  •  Cattivo giornalismo
  •  Scherno/diffamazione
  •  Satira
  •  Pubblicità a servizi
  •  Click bating

Successivamente ci sono stati mostrati un paio di esempi risalenti ai giorni nostri:

  1. Il video del cane che abbaia ad un branco di lupi senza scappare
  • L’articolo del giornale Il Mattino in cui un asteroide è in procinto di  distruggere la terra

Il problema odierno è che l‘informazione non è più mediata da qualcuno ma chiunque può pubblicare qualsiasi cosa e diffonderla.

Inoltre abbiamo analizzato il perché sono un problema.

  • Scarso controllo di internet e social media
  • Abuso del termine
  • Non c’è modo di difendersi se non informandosi
  • Chi controlla il controllore

Emilio Mango ci ha spiegato che le fake news NON possono essere sconfitte: ma le uniche “armi” che possiamo utilizzare a nostro favore sono:

  1. Documentarsi
  2. Educare le persone

Infine ci ha illustrato una serie di regole sul come fare ad identificarle:

  •  Considerare la fonte
  •  Verificare l’autore
  •  Approfondire
  •  Verificare la data
  •  Chiedere agli esperti
  •  Verificare i propri preconcetti
  •  Scherzo
  •  Fonti a supporto

Nella parte finale abbiamo parlato dell’utilizzo dei nostri dati personali da parte delle aziende che non sono interessate tanto al nome, cognome, e-mail ecc. come generalmente ci fanno credere bensì i nostri comportamenti. Essi vengono analizzati e usarti per fare delle campagne personalizzate o per delle campagne politiche ad hoc.

Andrea Sarcinella

Lezione del 15 marzo L’ECONOMIA CIVILE, UNA VIA DI INNOVAZIONE AL MERCATO – I COLLOQUI DI LAVORO 1° PARTE

Nel corso della giornata di venerdì 15 marzo abbiamo affrontato due differenti temi, entrambi molto importati ed attuali, ovvero l’economia civile e i colloqui di lavoro.

Durante la mattinata Ivan Vitali, consulente della Scuola di Economia Civile (SEC) e direttore dell’associazione conVoi Onlus, ci ha introdotti all’economia civile.

Partendo dalle origini, che vedono Antonio Genovesi, economista, scrittore, filosofo e sacerdote italiano, come il suo fondatore, ne abbiamo snocciolato gli elementi fondamentali.  Al centro di questo tipo di economia vi sono l’umano e il creato.  L’obiettivo è il bene comune e tutto l’impianto regge su tre principi fondamentali: la reciprocità, la fraternità e la gratuità. Basandosi questi punti cardine, l’economia civile si pone come un’interpretazione dell’intera economia e si situa agli antipodi di quella che è, la visione capitalistica.

I campi di applicazione dell’economia civile sono differenti e trasversali. Come pure differenti e trasversali sono i benefici portati dal seguirne le linee guida. Infatti, confrontandoci con Ivan Vitali, abbiamo potuto constatare come vari ambiti, dai servizi sociali alle banche, dal volontariato alla politica, dalle piccole e medie imprese alle multinazionali, siano tra loro intrecciati da degli elementi comuni. Questi se gestiti nel modo adeguato possono portare ad un livello di benessere reale e generalizzato, impattando in modo significativo sulle vite umane e sull’ambiente.

L’ipotesi di lavoro di questa lezione si è basata su tre elementi chiave: il tempo, lo spazio (inteso come ambiente), la relazione con l’altro. Da ciò che pensiamo riguardo a questi macrotemi dipende tutto ciò che facciamo. Infatti, la conseguente tesi di lavoro è stata che per vivere bene, quindi stare al mondo in maniera qualitativamente positiva e significativa, siano necessarie sia competenze hard, ovvero il saper fare, che competenze soft, cioè il saper essere/stare. Ciò che l’economia civile offre sono gli strumenti e le interpretazioni per accrescere queste capacità e il loro utilizzo congiunto, combinato e armonico.

Da un’analisi comparativa compiuta durante la lezione da noi masterizzandi in base alle nostre conoscenze, è risultato evidente come un’impresa civile si differenzi fortemente da un’impresa tradizionale. La prima applica un pensiero ecologico a 360° che nella seconda, invece, è (quasi) totalmente assente. Da ciò deriva un’impostazione completamente diversa. L’economia civile si sgancia dall’antropologia negativa che pervade l’economia tradizionale e segue quella che è l’antropologia positiva. Lo sguardo sull’uomo non è neutro e lo dimostrano anche gli elementi cardine di questa tipologia di economia, precedentemente citati e che a fine percorso si sono arricchiti di altre caratteristiche fondamentali. Si amalgamo, dunque:

  • Reciprocità, ovvero la “mutua assistenza”, modus operandi che contraddistingue le relazioni e fa sì che esse non siano mai impersonali né anonime;
  • Fiducia, che lega le persone e implica vero interessamento per il bene comune;
  • Felicità pubblica, l’occuparsi del “diverso da sé” superando i confini dell’interesse circoscritto solo a “casa propria”;
  • Fraternità, con la quale il “diverso da me” è fratello e, quindi, ampliando la visione, il mercato diventa un luogo di scambi orientato nella direzione in cui le relazioni si caratterizza per fiducia e mutua assistenza che, di conseguenza, lo alimentano e lo rafforzano;
  • Gratuità, caposaldo che implica il dono, ben lontano dall’obbligo e dall’aspettativa di una contropartita e fa di esso la motivazione intrinseca.

Per meglio chiarire l’importanza di tutti questi elementi, Ivan Vitali ha delineato l’altra faccia della medaglia, ossia ciò che l’ineguaglianza genera, ragion per cui è razionale preoccuparsi degli altri. Tra le conseguenze troviamo, infatti, minori opportunità, l’ostacolo ad una crescita stabile e sostenibile, le inefficienze e l’instabilità del sistema, le divisioni sociali che sono costose e che costituiscono delle minacce per la democrazia.

L’economia civile, in conclusione, non riguarda solo ciò che un’azienda può fare, ma coinvolge le persone tutte. Infatti, anche come consumatori possiamo fare la differenza, agendo come Cittadini ConsumAttori. Ogni impresa, infatti, dipende dai compratori, segue le loro esigenze e in base ad esse crea ed adatta i propri prodotti. Votare con il portafoglio, ovvero orientare i propri acquisti in base a determinati parametri, cioè sui prodotti di aziende che seguono tutto il discorso svolto finora, è una grande opportunità per lanciare un messaggio forte alle imprese. Infatti, comprando prodotti di aziende che applicano i principi dell’economia civile aiuta a sostenerne la continua attuazione e incentiva quelle che non seguono questa visione a cambiare rotta e ad attuarla.

Nel pomeriggio, abbiamo trattato il secondo tema della giornata, ovvero i colloqui di lavoro, argomento che verrà affrontato anche in altre due successive lezioni.

Laura Suma, Sales & Service Consultant presso l’agenzia del lavoro Manpower, ci ha introdotti al mondo della selezione e ricerca del personale, illustrandocene i vari aspetti e i processi che lo caratterizzano.

I passaggi da seguire durante la ricerca del lavoro affinché essa risulti proficua sono 5:

  1. Analizzare se stessi, ovvero capire cosa voglio; per capirlo posso chiedermi: quanto penso di valere? Perché penso di valere?
  2. Rilevare la percezione esterna, cioè le esigenze delle aziende
  3. Individuare i canali di ricerca del lavoro
  4. Informarsi e conoscere il mercato di riferimento
  5. Acquisire strumenti: ciò implica il redigere un curriculum vitae e il saper affrontare in maniera efficace i colloqui di lavoro.
  1. Analizzare se stessi
  • Per potersi analizzare è fondamentale analizzare contemporaneamente diversi aspetti: le proprie abitudini, abilità, motivazioni, valori, interessi e passioni, per poter poi definire le macroaree professionali di nostro interesse. In particolare, al fine di trovarsi poi in un ambiente lavorativo sereno è importante constatare se i valori dell’azienda e dei futuri colleghi sono in linea con i propri.

Tutto ciò ci porta a essere in grado di scegliere più consapevolmente il tipo di professione che vorremmo svolgere, la quale ci deve interessare e soddisfare.

Con questi elementi possiamo, infine, definire il nostro obiettivo professionale.  Avere chiaro il proprio obiettivo professionale durante la ricerca del lavoro ci permette di trovare un’occupazione soddisfacente nel minor tempo possibile.

  1. Rilevare la percezione esterna
  • Rilevare la percezione esterna significa comprendere appieno le richieste delle aziende. Possiamo dividere questa rilevazione in due aree, ovvero l’area tecnico professionale e l’area comportamentale.

La prima area comprende le competenze tecnico specialistiche, anche dette hard skills, che consistono nel saper fare. Essa si quantifica come il 40% dei requisiti che un candidato deve possedere.

L’area comportamentale è formata dalle competenze trasversali, o soft skills, che costituiscono il saper essere e includono anche l’avere flessibilità e passione nello svolgimento della propria mansione. A queste caratteristiche viene data sempre più importanza e, infatti, rappresentano il 60% di ciò che viene valutato in un candidato.

Altro elemento imprescindibile di questa categoria di competenze è il personal branding.  Un concetto-guida per trovare lavoro in un mondo in cambiamento. Esso implica il lavorare sulla comprensione di sé per identificare e far emergere caratteristiche personali per le quali gli altri dovrebbero riconoscerci e puntare su di noi. Questo conduce, inoltre, alla definizione e affermazione della propria personalità professionale e non.

La particolarità dell’argomento, che tocca personalmente ognuno di noi masterizzandi, ci ha concesso di riservare un’ampia parte alle nostre riflessioni, alle domande e al confronto, per procedere poi con la parte esplicativa nella prossima lezione.

APPROFONDIMENTI

Valentina Perucchini

Lezione del 9 marzo – Project management

Sabato 9 Marzo 2019 Alessio Sperlinga, informatico e formatore, ha introdotto il tema del Project Management all’interno di un gruppo di lavoro.

Alessio Sperlinga

Lavorare in gruppo può rivelarsi a volte complicato per il fatto che bisogna tener contro della diversità di tutti coloro che lavorano insieme e dalle inclinazioni di ognuno; e non ultimo dalla  capacità di relazionarsi con gli altri, fattore imprescindibile per fare in modo che un lavoro possa avere successo.

I primi elementi fondamentali ,quando ci si accinge ad intraprendere un lavoro simile sono:

1) Avere ben chiaro quali siano le aspettative iniziali.

2) L’obiettivo da perseguire che deve essere  innanzitutto Raggiungibile, Concreto, Risolvibile e Stimolante.

Fermo restando che per un gruppo di lavoro più o meno esteso ci sia bisogno di un solo responsabile, è essenziale stabilire quali siano i ruoli che ogni persona coinvolta deve esercitare.

Le persone chiave di un progetto possono essere così identificate:

1) Chi decide: colui che ha potere decisionale

2) Chi osserva

3) Chi coordina: si tratta di solito di una persona che ha l’abilità di influenzare l’interlocutore.

Si può attribuire alla parola influenzare una doppia accezione, la prima negativa intesa come manipolare e la seconda positiva cioè: quella capacità di cambiare il comportamento dell’interlocutore per perseguire un risultato positivo.

Altro componente essenziale risulta essere la Comunicazione a maggior ragione quando si tratta di lavorare in un gruppo ed è fondamentale che avvenga prima, durante e alla fine di un progetto in modo che ci possano essere maggiori scambi di informazione volti a raggiungere l’obiettivo finale.

Un progetto per essere equilibrato deve tener conto di questi tre elementi: Tempo, Denaro e Obiettivo; a seconda del progetto si può adottare due tipi di piani, quello che viene chiamato                                Top-down (dall’altro verso il basso) quando di tratta di un progetto finito; e Bottom-up (dal basso verso l’alto) quando il progetto lo si comincia da zero, quando parte dalla base.

Elemento da non sottovalutare è la Prevedibilità, nel linguaggio comune a questa parola si attribuisce un’accezione negativa vista come una situazione già nota, che non lascia spazio alla novità; invece, nel campo del lavoro, può avere un significato profondamente differente in quanto l’interlocutore si sentirà più coinvolto; può in questo caso essere sinonimo di Affidabilità.

Bisogna convenire che un piano perfetto a priori non esiste perché un progetto è sempre in divenire nel senso che l’idea, la soluzione, per un risultato migliore, viene con il tempo; possiamo quindi affermare che, un piano, paradossalmente è a-temporale; in oltre spesso il tempo a disposizione è breve e quindi bisogna avere la capacità di massimizzarlo e averne buon uso.

All’interno di un lavoro di gruppo è altamente probabile che ci si imbatta in situazioni problematiche; motivo per cui ci sono le regole che fanno in modo che tutti siano allineati verso uno stesso obiettivo; un problema è una circostanza  per la quale non abbiamo una soluzione immediata ed è per questo fondamentale fermarsi, e pensare fuori dagli schemi per trovare una soluzione che possa avere una portata a lungo termine.

Come asserisce Einstein: “Un problema non può essere risolto nello stesso livello che lo ha generato” ragion per cui, dobbiamo adottare delle accortezze che ci consentano di affrontarlo in maniera più lucida e chiara possibile.

ATTIVITA’ CONCETTUALE

Abbiamo elaborato alcune strategie che possono aiutarci ad ottimizzare il tempo a disposizione e raggiungere l’obiettivo prefissato; e questo sono:

1) Limitare la quantità di cose da fare; non più di due alla volta ciò fa risparmiare il tempo

2) Aumentare efficacia: identificare quelle azioni che producono risultati, rendere  chiaro e visivo l’obiettivo

3) Rendere più semplici le cose cioè far in modo che siano meno complicate del problema stesso.

Frezer Villani.

Lezione del 8 Marzo- La responsibilità sociale d’impresa

Se vogliamo un mondo migliore, dove tutti stiamo bene insieme, dobbiamo impegnarci”, è con questa frase pronunciata da Angelo Cortesi che si apre la giornata del’8 marzo dedicata al tema della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Cortesi,  inizia la sua presentazione ricollegandosi alla crisi del 2008. Crisi che ha toccato anche lui come imprenditore. Angelo sostiene che sia stata causata dall’avidità miope dell’uomo spinta da una teoria economica schizofrenica e riduzionista: verso l’uomo, l’impresa ed il valore. Dove per avidità si intende l’esclusivo tornaconto personale. Il tutto con una visione miope, orientata solo a risultati immediati e riferiti  al breve periodo (non tenendo conto degli effetti a lungo termine).

Accanto al tema della crisi economica ha analizzato anche quello ambientale, dovuto sostanzialmente allo sfruttamento incontrollato delle risorse e all’inquinamento che condiziona: aria, acqua, suolo e cibo.

Allora che cosa possiamo fare per cambiare la situazione? Due principi sono da osservare: bene comune e visione al lungo periodo. Il primo permetterebbe di realizzare utilità per tutti attraverso la creazione di un valore condiviso. Il secondo di essere più attenti ai bisogni e alle esigenze delle generazioni future senza ledere fattori determinanti per la nostra vita; è solo così che le nostre azioni saranno etiche.

E’ cambiata negli anni l’idea di profitto, la cui massimizzazione ha creato distorsioni e fratture nell’impresa determinando sfiducia nei contesti produttivi. Ne sono esempio  gli scandali che hanno colpito diverse multinazionali. Tutto ciò ha  diffuso il pensiero che il termine profitto fosse da intendersi più come il fine di un’impresa, che non un mezzo.

Cortesi  ha chiesto  cosa significasse, per noi ragazzi, essere un’azienda responsabile. E’ risultato :  onestà, rispetto delle risorse umane, dedizione all’ambiente, alla formazione dei dipendenti, senza dimenticare le conseguenze delle proprie azioni.

Vediamo come queste tematiche trovano riscontro a livello normativo: SA 8000, OHSAS 18001, ISO 45001, ISO 14001, Regolam. EMAS, AccountAbility 1000, ISO 22000, ISO 26000, ISO 27001, ISO 50001, Bilancio Sociale, Codice Etico, Interventi di CFR, Work life Balance.

Degne di nota sono: SA 8000 e ISO 26000.

  • La prima costituisce il primo standard a livello internazionale con cui si garantisce che un’organizzazione sia socialmente responsabile. Significa che l’impresa si debba impegnare al rispetto delle regole dell’etica del lavoro. Inoltre deve ricusare apertamente tutte le condizioni lavorative caratterizzate dalla disumanità: dallo sfruttamento, dall’iniqua retribuzione e dall’insalubrità del luogo di lavoro.
  • La seconda è uno standard internazionale che fornisce linee guida sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. Allora ci chiediamo: perché le aziende devono diventare responsabili? Per rispondere all’ambiente, alla comunità e all’impresa, favorendo così un moltiplicatore di benefici per la società attuale nonché futura. Senza contare che siamo dinanzi ad impellenze non  più prorogabili: inquinamento e disastri ambientali, oltre all’esagerato consumo di risorse.
  • Sostenibilità, su questo dobbiamo concentrarci. Ovvero lasciare a chi verrà dopo di noi, un pianeta che sia ancora abitabile e usufruibile al pari di come ne stiamo usufruendo noi. Per fare questo bisogna innanzitutto prendere atto che: le risorse della terra non sono infinite e che oggi il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse disponibili sul pianeta.

Un ulteriore conseguenza che deriva da queste problematiche è l’emergenza povertà che non è fine a se stessa. Il dato allarmante è la forte disparità tra ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Possibili soluzioni potrebbero essere adottate analizzando la teoria della decrescita di Serge Latouche, la teoria delle 8 R: rivalutare, ristrutturare, ricontestualizzare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare.

Per riuscire a salvaguardare il nostro ambiente bisogna cominciare a sviluppare ed esercitare comportamenti di cittadinanza attiva. Ciò significa che ognuno di noi con un piccolo gesto può fare la differenza. La sola a cambiare non può essere l’impresa, la cultura di responsabilità infatti si deve radicare in ogni individuo. C’è bisogno di una leva forte, che obblighi le aziende ed i governi a comportarsi diversamente.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo non cambierà e non migliorerà senza l’impegno di ciascuno di noi, smettere di pensare che le nostre piccole azioni siano inutili, pertanto inutile solo iniziarle.

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo.    –Henry Ford-

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture suggerite:

Becchetti L., Il mercato siamo noi, Bruno Mondadori, 2012.

Luigino B., L’impresa civile: una via italiana all’economia di mercato, EGEA spa, 2010.

Wilkinson R. G., Pickett K., Olivieri A., La misura dell’anima: perché le disuguaglianze rendono le società più infelici, Vol. 22. Feltrinelli, 2009.

Siti web consigliati:

L’economia del bene comune, un modello economico che ha futuro:

http://www.economia-del-bene-comune.it/it

Visioni raccomandate:

Earth Day 2016 : https://www.youtube.com/watch?v=m-FM845giaI

Suzuki S., Discorso alle Nazioni Unite 1992: https://www.youtube.com/watch?v=fL_KBeJI3h4

Thunberg G., COP24 2018: https://www.youtube.com/watch?v=oDZWpmYj38U

Lezione del 2 Marzo – Strumenti di creatività

Ottavo appuntamento per il già affiatato gruppo di ragazzi del Master presso lo studio di Commercialisti Ferrari e Associati in centro Lecco. Unico relatore Alessio Sperlinga, per insegnarci alcuni strumenti di creatività.  Alessio ci guida ancora una volta nel complesso mondo della mente umana, quale potente strumento di risoluzione dei problemi in cui ci imbattiamo nel nostro vivere quotidiano.

Ogni giorno si verificano piccoli e grandi eventi, in circostanze più o meno prevedibili; situazioni che generano ostacoli, superabili solo se siamo in grado di inquadrarli e definirli correttamente. Infatti, senza una chiara consapevolezza della vera entità del problema, non è possibile trovare soluzione allo stesso.

Secondo la visione razionalista occidentale, basata sul pensiero convergente, una soluzione è tanto più efficace, quanto più semplice risulta essere rispetto al problema stesso. É necessario deframmentare, ridurre il problema in elementi/problemi più semplici (e quindi di più facile risoluzione), approcciandosi ad essi correttamente.

Spesso, è proprio la modalità in cui ci poniamo dinanzi ad un problema a renderlo complicato.  Ci lasciamo allontanare dalla soluzione anziché farci avvicinare. La negatività, la troppa razionalità o emotività, la tendenza a chiuderci nei nostri schemi, sono di per sé errori e ci impediscono di raggiungere gli obiettivi.

Ad esempio per il semplice fatto di pensare che “così non si fa” o “così non si può”, poniamo dei limiti alle nostre possibilità. E ancora, quante volte ci capita di affermare “non riesco a fare X”? É un po’ come se dicessimo “non riesco a pensare a X”, quindi “credo che X sia impossibile da fare”,

pertanto “non faccio X”, riducendo automaticamente il problema alla sfera dell’impossibile.

Dovremmo abituarci ad esercitare il pensiero positivo: “penso di non riuscire a fare X, per ora”, “penso che non sia possibile per me risolvere il problema, per adesso” e sforzarci, perchè ad ogni problema c’è una soluzione anche se non riusciamo a intravederla. Infatti, se non a noi, arriva poi magari qualcun’altro che “riesce a pensare a X e a fare X”, e dalla sfera dell’impossibile ci si eleva a quella del possibile.

“Quando ciò che si riteneva impossibile viene pensato, diventa possibile realizzarlo”. Come?

Se il problema non si risolve con la razionalità e gli sforzi come possiamo fare? Ricordare che il problema è una costruzione mentale, mentre la soluzione è una visione reale! E laddove il pensiero convergente, razionale e logico non riesce ad esserci completamente di supporto, possiamo sempre ricorrere al pensiero divergente, creativo e non convenzionale.

Ecco un esempio pratico:

Dopo aver preso un foglio bianco e tracciato nove punti come nella figura sottostante, proviamo a unire tutti i punti, con solo quattro linee e senza mai staccare la penna dal foglio:

Come riuscirci? Un consiglio è quello di uscire dagli schemi! Finchè abbiamo la percezione che esistano dei confini, e non possiamo uscire dagli stessi non troveremo la soluzione, provateci !

Infatti, spesso abbiamo difficoltà a risolvere certi problemi perché la nostra mente (nella fattispecie l’emisfero sinistro) cerca soluzioni sulla base di schemi già visti e li ripete in situazioni analoghe. Questo non ci permette di trovare soluzioni alternative. Imparare a pensare fuori dagli schemi significa abbandonare percorsi già tracciati in precedenza. Esercitando l’emisfero destro, ricorrendo alla creatività, all’immaginazione, alla flessibilità adottiamo un metodo differente ma maggiormente efficace di impostazione dei problemi, che si presentano nei contesti più vari.

Basti pensare all’aneddoto raccontato da Matteo Rampin, nel suo libro “Pensare come un mago”.    Parigi, inizio ‘900: il truffatore Victor Lustig prova a vendere la Torre Eiffel. Fingendosi un funzionario del Ministero delle Poste e dei Telegrafi (l’ente responsabile della torre), scrive ai più importanti commercianti di rottami di ferro del paese, informandoli che a causa degli alti costi di manutenzione, si è resa necessaria la demolizione e la vendita della Torre Eiffel. A loro chiede la massima riservatezza per non far trapelare la notizia. Alla fine di un percorso di scrematura un imprenditore risulta vincitore, ma in fase di chiusura della trattativa inizia a temporeggiare sul prezzo. Trovare il modo in cui Lustig ha convinto l’imprenditore a comprare la Torre Eiffel è l’esercizio che abbiamo intrapreso in aula.

Superiamo il principio generale, per cui si ritiene che tutti gli esseri umani abbiano cervelli che li aiutano a ragionare solo in modo logico, attraverso il metodo deduttivo (che procede dal generale al particolare, cioè da premesse e regole conosciute per ricavare il risultato) e induttivo (che procede dal particolare al generale, cioè da premesse e risultati conosciuti per risalire alle regole). Prendiamo coscienza dell’esistenza anche di un approccio più creativo ad un problema e alla sua risoluzione, attraverso il ragionamento/metodo abduttivo per cui partendo da alcune premesse o fatti che si vogliono spiegare, si cerca di individuare una possibile ipotesi che li spieghi.

Esercitiamo la nostra capacità di formuare ipotesi e di creare delle idee che si avvicinano alla soluzione, quando non riusciamo a trovarne una. Come ci suggerisce Alex Osborn, attraverso questi due metodi scientifici creativi:

  • il Freewheeling, letteralmente “a ruota libera”, come metodo individuale, da fare in uno stato di rilassamento e per circa dieci/venti minuti.
  • il Brainstorming, letteralmente “tempesta di cervelli”, come metodo di gruppo, da fare in circa mezz’ora. Dato un argomento ben definito o un problema lasciamo libero spazio alle idee, di ogni tipo, anche quelle più strane, che si trasformeranno poi in soluzioni o in un programma di lavoro per trovare in seguito una soluzione. Non ci sono regole, se non: vietato interrompere e vietato vietare, nessun giudizio!

Michela Bassani

lezione del 1 marzo – Gli imprenditori si raccontano – Attività individuale di ascolto

Bentornati con una nuova puntata del Master Lecco 100 di venerdì 1 marzo. La giornata odierna è stata così suddivisa:

Nella prima parte, per il ciclo “Gli imprenditori si raccontano” abbiamo avuto una doppia testimonianza, rispettivamente Walter Cortiana (imprenditore) e Bruno Corti (assistente educatore). Mentre nella seconda parte è tornata a trovarci Cristina Pedretti, ex corsista dello stesso Master nella sua edizione del 2013, life coach e formatrice.

Gli imprenditori Walter e Luca Cortiana sono attualmente alla seconda generazione della 3C Catene: azienda fortemente affermata da oltre quarant’anni, sia a livello locale che nel panorama nazionale, nella produzione di catene in metallo di piccole dimensioni.

Walter_Cortiana

I tre valori guida che caratterizzano il nostro Master, sono gli stessi che Walter Cortiana applica nella sua azienda: competenze (non sono sufficienti), cuore (ci vuole passione) e convinzione (per raggiungere un obiettivo).

Nella sua vision le relazioni e le collaborazioni sono fondamentali per lo sviluppo dell’azienda e del territorio stesso. Giustappunto può vantare diverse collaborazioni con scuole, università e associazioni per diffondere la cultura, i valori del lavoro, vari progetti innovativi e l’alternanza scuola-lavoro.  Attraverso corsi di formazione, investimenti e innovazioni, la sua azienda ha raggiunto e ottenuto la certificazione di gestione della Qualità secondo la norma ISO 9001.  All’interno dell’azienda i suoi dipendenti sono al tempo stesso coinvolti e valorizzati. Il rapporto tra loro è familiare dimostrato anche dall’attaccamento del loro ex capo officina che nonostante la pensione è voluto tornare come consulente a titolo gratuito.

Nella seconda parte della mattinata ha preso la parola Bruno Corti, assistente educatore presso la Casa Don Guanella, comunità educativa molto affermata a livello regionale nel cuore della città di Lecco da più di cent’anni.

La Casa ospita attualmente circa 60 bambini/e e ragazzi/e in situazioni di disagio, difficoltà, depravazione e situazioni di pericolo fisico o psicosociale.

Corti inizia a lavorare sin da giovane come idraulico: “Esperienza formativa e professionale al tempo stesso”, affermerà. Di pari passo inizia ad avvicinarsi al mondo del volontariato che lo porterà a viaggiare nel mondo, soprattutto in America Latina. La sua esperienza l’ha portato oggi a essere oltre che educatore anche responsabile di progetti e a rapportarsi con le istituzioni locali.

I ragazzi sono continuamente stimolati a mettersi in gioco attraverso la gestione della casa, le relazioni, le attività e i progetti.   A tal proposito è stato realizzato il progetto Cascina Don Guanella, attraverso la ristrutturazione di un vecchio cascinale, nei pressi di Valmadrera, con terreno annesso. In questo ambiente protetto i ragazzi, insieme agli educatori, si occupano della gestione e mantenimento della struttura oltre che svolgere attività prevalentemente agricole, in quanto l’agricoltura rappresenta una formidabile risposta alle situazioni di disagio e favorisce la coesione e il lavoro di squadra.

Nel pomeriggio Cristina Pedretti che lavora per la Fondazione Luigi Clerici di Lecco, oltre che essere life coach, dopo una breve spiegazione teorica riguardo all’interazione tra speaker e ascoltatore, ci ha guidato in una serie di esercizi sfruttando alla massima potenza i ns canali sensoriali, visivi e uditivi.

Nel primo esercizio, dopo esserci divisi in coppie, bisognava raccontarci una storia a vicenda riguardo un argomento sui cui si era particolarmente ferrati.  Dal racconto dello speaker dovevano fuoriuscire parti verbali, uditive e sensazioni. Durante il racconto l’ascoltatore invece doveva fornire segnali: sensoriali (sguardo in alto), uditivi (laterale), visivi (in basso). Lo speaker a questo punto doveva adattare la sua narrazione focalizzandosi maggiormente sui nuovi segnali emessi dall’ascoltatore.  La finalità  dell’esercizio è quella di comprendere e di entrare in relazione con le persone che ci circondano nella vita di tutti i giorni, attraverso i canali sopra citati.

Nel secondo esercizio, sempre divisi a coppie, bisognava schierarsi di fronte al muro con appeso un foglio contenente le lettere dell’alfabeto, sotto ciascuna di esse corrispondeva una diversa lettera: d (destra) s (sinistra) i (insieme). (Vedi foto sotto).

L’esecuzione dell’esercizio corrispondeva nel leggere ad alta voce la lettera dell’alfabeto e alzare la mano in corrispondenza delle lettere sottostanti.   Ci sono tre livelli di difficoltà: mano singola, mano + piede opposto e lettura dell’alfabeto al contrario. Dopo il passare dei giorni, bisogna cambiare l’ordine delle lettere d, s, i perché è memorizzato dal nostro cervello e non diventa più efficace, affermerà la coach.  Cristina Pedretti ci ha consigliato di svolgere questo esercizio tutte le mattine per 10 – 15 minuti, al fine di sciogliere eventuali tensioni accumulate in precedenza e tornare in uno stato positivo.   Il fine dell’esercizio è l’interazione che si crea tra l’emisfero destro del nostro cervello, e quello sinistro. Lo scopo è far sì che essi siano riattivati.

Alla prossima puntata! Mi raccomando, non mancate!

Andrea Sarcinella

Siti web consigliati:

https://www.catene3c.it

http://www.donguanellalecco.it

https://www.chiacchieredavenere.it

Lezione del 23 febbraio – Sostenibilità ambientale

TERRA 2.0 – CONSUMO DI SUOLO E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

La giornata del 23 Febbraio 2019 è stata dedicata ad un tema attualissimo: il consumo di suolo e la sostenibilità ambientale.

Change of scenery questa volta per i nostri “masterini”, ospiti, per l’occasione, dell’Istituto G. Bertacchi di Lecco, insieme con i ragazzi di tre classi del liceo delle Scienze Umane che stanno concludendo il loro percorso di studi.

Protagonista della giornata è Elena Granata, architetto e urbanista. Professore Associato di Urbanistica e Analisi della città e del territorio al Politecnico di Milano e collaboratrice  della Scuola di Economia Civile (SEC).

Elena conquista subito tutti con il suo entusiasmo e, raccontando ai ragazzi del suo curioso percorso di vita, spiega quale sia davvero il suo lavoro e la sua passione: le trasformazioni.

Racconta di un mondo, il nostro, dove tutto cambia. Il venire meno delle dicotomie del XIX e XX secolo – imprenditori vs lavoratori, profit vs no-profit, tempo libero vs lavoro, tecnologia vs natura, economia vs etica, lavoro vs gioco, mercato vs gratuità – ha permesso al cambiamento di farsi spazio, e alla realtà di fare dell’ibridazione, in tutti gli ambiti, la sua cifra costitutiva. Oggi è possibile fare cose che sembravano pura fantascienza anche solo vent’anni fa. Usare droni in agricoltura, fare un selfie con il Papa, affittare appartamenti di lusso a ore per guardare la partita con gli amici, costruire boschi verticali in centro Milano o prosciuttifici (ovviamente ecocompatibili) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

In questo mondo cambiano le parole e ne vengono introdotte di nuove – come responsabilità sociale, fiducia persona, ambiente, benessere. Cambiano anche i significati di parole abituali – come condivisione, amicizia, comunità, esperienza, compatibilità.

Le parole, si sa, sono di tutti  e la diffusione di nuovi concetti positivi non può che essere un bene; bisogna, però, prestare molta attenzione al loro significato e contesto di utilizzo.

Come afferma Luc Boltanski  “il capitalismo si nutre sempre delle idee e delle parole dei suoi nemici”. Se non siamo consapevoli dei rischi, è più facile per il mercato manipolarci, soprattutto in questo frangente di cambiamento.

È per quindi necessario, spiega Elena, applicare schemi di interpretazione divergenti. Questo per potersi orientare al meglio all’interno della più grande dicotomia storica: quella tra uomo e natura. Dicotomia su cui si basa tutta la dialettica dell’ecologia.

Anche questa dicotomia, in realtà, come le altre, oggi non è più valida. L’ha riconosciuto, nel 2015, anche Papa Francesco che, nell’Enciclica Laudato si’, afferma che non possiamo fare a meno di avere un approccio ecologico. Poiché l’approccio ecologico è necessariamente un approccio sociale. In un’ecologia integrale, c’è piena integrazione fra giustizia sociale e ambiente, le idee stanno insieme concettualmente.

Non ha più senso quindi parlare di questione ecologica oggi. Il pensiero ecologico è già il pensiero contemporaneo, è già il pensiero delle connessioni, della ricerca di relazioni.

L’ecologia non è più solo un tema da specialisti, ma è diventato un tema trasversale. La cifra comune a tutte le discipline, tanto che molti italiani illustri sono (stati) ecologisti pur non essendo dichiaratamente ecologisti: Pasolini, Calvino, la pediatra Laura Conti, il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, solo per citarne alcuni.

Eppure in Italia, purtroppo, la consapevolezza della necessità di un pensiero ecologico non è ancora così diffusa. C’è un’evidente disgiunzione fra l’idea che noi italiani abbiamo del nostro Paese – che sentiamo nostro per il patrimonio culturale e artistico, per la bellezza del territorio, per la cucina e i prodotti alimentari – e il nostro modo di comportarci nei confronti del paesaggio che ci circonda.

Nel nostro paese, ci spiega Elena, c’è un consumo di suolo pari a 8mq al secondo. Si cementificano, con case e capannoni, fino a 70 ettari al giorno. Cifre, queste, che non sono mai state così alte come negli ultimi dieci anni, a fronte di un calo demografico, della recessione economica, del calo dell’immigrazione. “Perché, allora?” verrebbe da chiedersi. La questione è complessa, anche se le ragioni sono sostanzialmente di natura fiscale. Si fanno piani regolatori, si riempiono i vuoti, soprattutto nei piccoli comuni, si satura il territorio, per avere oneri di urbanizzazione da utilizzare per la spesa corrente. Inutile dire come questo meccanismo favorisca imprese la cui onestà (e legalità) è dubbia.

Un meccanismo perverso che, se non affrontato in un’ottica di progettualità nuova e mettendo in atto meccanismi virtuosi, rischia di trasformare l’amor loci tutto italiano nell’ennesimo esempio di consumo eccessivo di suolo e conseguente degrado ambientale.

E quindi, come se ne esce?

Se ne esce, ci racconta Elena, con l’applicazione di nuovi metodi per muovere le persone, per indurre comportamenti virtuosi. Con la teoria della spinta gentile di Richard Thaler, Nobel per l’Economia. Con le tecniche di spiazzamento del Sindaco di Bogotà, pedagogista, che ha riconfigurato il traffico di un’intera città. Con la Fun Theory. Con la creatività delle città del mondo, che permette a progetti come il recupero dell’High Line di New York, il termovalorizzatore di Copenhill, la biblioteca futuristica nella favelas di Medellín, le piazze che si allagano di Florian Boer a Rotterdam, di vedere la luce.

Se ne esce come gli studenti sono usciti dall’Aula Magna dell’Istituto Bertacchi dopo la mattinata con Elena: con la consapevolezza che ci vuole impegno e visione, e che non è dall’ortodossia e da contesti uniformi che nascono nuove soluzioni, ma da quelli in cui c’è un alto fattore di differenza e multidisciplinarità.

In una parola, se ne esce educando, alle parole e agli spazi.

Arianna Scaglia

Letture consigliate:

~ Biodivercity. Città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo, E. Granata

~ Le città invisibili, I. Calvino

~ Il nuovo spirito del capitalismo, L. Boltanski & E. Chiapello

Siti web consigliati:

~ http://planetb.it/

~ Progetto VEnTO (Politecnico di Milano): http://www.progetto.vento.polimi.it/

~ Progetto Teen (Politecnico di Milano): https://www.teen.polimi.it/

Visioni consigliate:

~ Fun Theory 1: https://www.youtube.com/watch?v=SByymar3bds

~ Fun Theory 2: https://www.youtube.com/watch?v=qRgWttqFKu8

Lezione 22 Febbraio – Intelligenza emotiva in azienda e nel lavoro, Parte1 – strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi

22.02.19 – INTELLIGENZA EMOTIVA // PROJECT CYCLE MANAGEMENT

La giornata di venerdì 22 febbraio ha visto la partecipazione di due diversi docenti: la mattina è stata dedicata all’incontro con Luigi Pastore, ingegnere civile e vice-presidente presso l’Agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico delle provincie di Varese, Como e Lecco, mentre nel pomeriggio è stata accolta Cristina Pedretti, ex corsista dello stesso Master nella sua edizione del 2013, life coach, formatrice e curatrice del progetto al femminile “Chiacchiere da Venere”.

Con Luigi Pastore è stato affrontato il tema dell’intelligenza emotiva in azienda e nel lavoro, in un primo momento di scambio sulla tematica che avrà poi seguito nel mese di marzo. Pastore, esperto di comunicazione, marketing e motivazione per Marco Redaelli & Associati di Milano, nonché docente e consulente di direzione, appare fin da subito molto appassionato all’argomento proposto. «Non sono qui per darvi risposte o verità assolute, ma per instaurarvi dubbi, perché dove vi sono dubbi, vi sono anche domande», esordisce. Il suo stile comunicativo è incisivo, profondo, graffiante. Pastore tesse con facilità un discorso molto articolato e complesso, arricchendolo con pillole di filosofia, economia e letteratura, e lanciando continue provocazioni ai partecipanti per stimolarli alla riflessione.

Si è partiti da  una riflessione sulla realtà, che per Pastore  non è oggettiva, ma solamente basata su credenze condivise. Ad esempio,  è discussa l’affermazione secondo la quale “il mondo è ingiusto”. Allo stesso modo ci si sofferma a riflettere su statements come “la realtà non è come appare”, poiché i sensi sono ingannevoli, e “siamo tutti migranti”, da un punto di vista storico. La lezione si apre soprattutto al tema del diverso. Secondo Pastore “siamo tutti diversi”,  affermando anche che non sia veritiero il fatto che gli esseri umani collaborino spontaneamente, poiché il diverso fa paura. Emerge, tuttavia, che la diversità è necessaria per risolvere quei problemi complessi che da soli non si è in grado di gestire. È una questione di relazione, che nasce dall’interazione. La relazione è il vero valore della comunicazione fra gli individui. Perché questo sia funzionale, tuttavia, è necessario che l’uomo sia intelligente.

Citando le parole che M. Cipolla utilizza nel suo trattato sulla stupidità umana, l’uomo intelligente è definito come colui che con il suo operato ottiene benefici per sé e per gli altri. A questo punto, Pastore apre una parentesi. L’affermazione appena fatta serve ad introdurre il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa, non solo intesa come configurazione organizzativa sostenibile sul piano sociale, ambientale ed economico, ma soprattutto come creazione di valore. Un valore non limitato agli azionisti, ma condiviso con tutti gli interessati – i cosiddetti stakeholders – dalle relazioni aziendali (e.g. operai, fornitori, clienti, ambiente). «In una Organizzazione» – specifica l’ingegnere – «non è l’intelligenza assoluta dei singoli che fa la differenza di valore, ma la rete delle relazioni che sanno instaurare, con l’interazione, l’interconnessione, l’interdipendenza e l’integrazione dei loro atteggiamenti e comportamenti, con le situazioni in atto che faticosamente proviamo a conoscere».

Di seguito «l’obiettivo delle intelligenze relazionali è quello di far transitare  soggetti coinvolti nel giudizio, all’ascolto, per conoscere e capire e potersi parlamentare con la complessità della realtà, non solo individualmente, ma interagendo costruttivamente con gli altri in modo qualitativamente e reciprocamente gratificante, circolare, plurilivello, multidimensionale».

Pastore parla di intelligenze relazionali. Poichè, di intelligenze ve ne sono almeno 14 tipi differenti [vedi grafico]. Quella relazionale in particolare risulta utile e necessaria per sviluppare modalità di pensiero divergenti. L’uomo intelligente è l’uomo che ha rispetto per il diverso: in questo modo, esso è in grado di gestire le divergenze, accantonando le visioni della realtà che derivano strettamente dalla sua cultura di riferimento, alla ricerca di soluzioni innovative ed autentiche per il problem solving nella complessità del mondo di oggi.

La conflittualità, afferma Pastore, nasce dal rifiuto della diversità. Al fine, dunque, di inseguire l’eudemonismo – ovvero la ricerca del bene e della felicità in modo naturale – è necessario rifarsi all’intelligenza emotiva (relazionale e sociale): questo tipo di intelligenza ricorre all’intelletto per scoprire, intendere e gestire le nostre e le altrui emozioni, educando ai sentimenti e al controllo delle passioni. La crescita, intesa come progresso, a livello individuale così come sul piano organizzativo, appare dunque possibile solo nel momento in cui l’uomo applica la gestione delle emozioni e si apre al rispetto per il diverso.

Infine, Pastore ha introdotto i temi della leadership, del rischio e del metodo scientifico per definire al meglio la figura dell’imprenditore, differente da quella del capo e del manager, intesa come soggetto in grado di porsi degli obiettivi.

Di obiettivi, formali, di business, professionali, personali si è parlato nell’incontro del pomeriggio, in compagnia di Cristina Pedretti.

Pedretti, esperta in didattica assistita dalle nuove tecnologie, lavora per Fondazione Luigi Clerici occupandosi di formazione e coordinamento, ma è più nota alla cronaca per il suo progetto di soft coaching ed empowerment femminile: il blog e canale podcast “Chiacchiere da Venere”, segnalato anche da ELLE.it fra le dieci migliori trasmissioni al femminile.

La prima parte delle ore pomeridiane è stata dedicata agli strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi gestiti dall’Unione Europea, in particolare attraverso il Project Cycle Management, ovvero la gestione del ciclo del progetto [in figura].

Dopo aver illustrato l’iter procedurale di un bando, ponendo l’attenzione anche sui requisiti richiesti dagli stessi, l’intervento si è soffermato sulle principali caratteristiche che un buon progetto deve avere, individuandole nella pertinenza, nella fattibilità e nella sostenibilità. E’ indispensabile, inoltre, che il focus del progetto sia sui reali bisogni dei destinatari, e lo strumento consigliato dalla dottoressa Pedretti per mantenersi focalizzati è quello denominato “albero dei problemi”: partendo da un macro-problema reale, risulta opportuno analizzarlo attraverso la tecnica del brainstorming per individuarne sotto-problematiche, cause e conseguenze.

Successivamente, lo schema creatosi attraverso questa attività di pensiero è sottoposto ad un cambiamento di prospettiva, un ribaltamento, divenendo “albero degli obiettivi”. In questo modo, infatti, i micro e macro-problemi prima individuati divengono gli obiettivi effettivi, gli scopi del progetto, e le loro cause diventano gli atti sui quali attuare procedure trasformative effettive. Per assicurarsi un continuo controllo delle risorse, delle spese e delle condizioni verificabili per ciascun obiettivo, a questi strumenti vengono in aiuto il Logical Framework Matrix, ovvero l’Approccio al Quadro Logico, e il Business Model Canvas. Quando si scrive un bando, infatti, bisogna avere ben chiari i criteri formali – l’eleggibilità del destinatario, il budget di riferimento, la calendarizzazione e le procedure di valutazione dei risultati che si intendono mettere in atto – così come avere un’idea precisa delle risorse a disposizione (partner chiave, attività chiave, canali…). I vantaggi derivati dall’utilizzo di questi strumenti sono molteplici:
– la formulazione chiara degli obiettivi
– il focus sui risultati
– la flessibilità rispetto alle azioni messe in pratica (adattamento)
– la sostenibilità
– il monitoraggio e il controllo continuo
In questo modo, “se i risultati sono forniti e le condizioni avverate, allora gli obiettivi del progetto saranno raggiunti!”, conclude Pedretti.

La life coach passa successivamente a raccontare la nascita e l’evoluzione del suo progetto “Chiacchiere da Venere”, illustrando anche i risultati ottenuti dalla sua attività in termini di visibilità (followers, visite al sito, iscrizioni alla newsletter e acquisto infoprodotti) e i suoi progetti futuri, strategie di crescita e nuovi obiettivi. L’idea, nata nel 2016 come raccolta di interviste su temi femminili, si è infatti ampliata e sviluppata negli anni comprendendo un blog, un podcast, un sito web e un canale Youtube, elaborati con grande attenzione alle modalità comunicative. Oggi Pedretti, attraverso il personal branding e la brand awareness, punta a far maturare il suo progetto fino a renderlo la sua attività principale, promuovendo anche eventi, infoprodotti e percorsi di coaching personalizzati. E il team di Lecco100 non può che augurarle buona fortuna.

Nell’ultima parte del pomeriggio è proposta una mini-attività di empowerment personale, ovvero il “tu senza limiti”, secondo la seguente consegna: “Immagina di non avere alcun limite (tempo, competenze, soldi, relazioni…). Come ti vedi fra 3-5 anni? Cosa stai facendo? Chi sei diventato?”.

Dopo un primo momento di pensiero più libero in merito, si è passati alla focalizzazione di un obiettivo definito S.M.A.R.T. e alla stesura di un personale piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo, definendo steps che fossero specifici, a basso rischio percepito, realizzabili a breve tempo, verosimilmente raggiungibili e congrui con il risultato atteso.

L’attività di Coaching, spiega infine Pedretti, è volta proprio a supportare i soggetti durante il periodo di progettazione e realizzazione di un obiettivo, affrontando la paura, la demotivazione e il disorientamento.

E tu, che stai leggendo, fermati un momento a riflettere: qual è il tuo prossimo obiettivo?

Il Master LECCO100 continua.

Erica Riganelli

 

Lezione del 16 Febbraio – Le Mappe Mentali

LE MAPPE MENTALI

INTRODUZIONE

Il viaggio del Master Manageriale Lecco 100 ci ha condotti, in questo quarto incontro, ad un’altra tappa fondamentale, ovvero quella delle mappe mentali.

Sotto la guida di Alessio Sperlinga, project manager, informatico e formatore freelance, ne abbiamo sviscerato ogni aspetto. Partendo dai principi cardine fino agli strumenti necessari per utilizzarle passando dalle figure che hanno avuto un ruolo cruciale nell’idearle e agli ambiti di applicazione.

Quello delle mappe mentali è un mondo ricco di colori e creatività, ma anche di ordine e pianificazione e, nondimeno, volto all’implementazione della memorizzazione a lungo termine. Durante la sua scoperta abbiamo potuto “toccare con mano” le regole sottostanti al loro utilizzo, comprendendone così più in profondità i meccanismi e prendendo maggior coscienza delle ricadute positive che il loro utilizzo ha. Fondamentale è stata, infatti, l’illustrazione dei principi scientifici che stanno alla base di questo metodo e la dimostrazione del suo possibile effettivo utilizzo in qualsiasi campo.

La lezione si è articolata in due momenti principali: la spiegazione teorica, breve e coincisa, e la sperimentazione pratica, divertente e concretamente proficua.

COSA SONO LE MAPPE MENTALI

Le mappe mentali sono un metodo di gestione delle informazioni caratterizzato dall’utilizzo di poche e semplici regole che ne rendono facile la creazione e la fruizione da parte di tutti, anche dopo un lasso di tempo consistente.

La figura che ha contribuito maggiormente a strutturare le mappe mentali nel modo che conosciamo oggi è Tony Buzan, psicologo inglese esperto in apprendimento, memoria e funzionamento del cervello e figura portante nell’ambito delle tecniche di apprendimento rapido.

Premessa necessaria per constatare il valore delle mappe mentali è stata la spiegazione del funzionamento della mente. Essa si muove su due versanti, uno esterno ed uno interno.

Verso l’esterno la mente opera 3 processi:

  • cancellazione, evitando la memorizzazione ed eliminando alcune informazioni inutili;
  • distorsione, sentendo alcune cose ed altre no; vi sono 3 tipi di distorsione: visiva, tattile, auditiva;
  • generalizzazione, anch’essa di 3 tipi: ogni persona applica i propri filtri, i propri metaprogrammi, i propri punti di vista.

Al suo interno ne opera 4, ovvero:

  • consapevolezza, ognuno parla a se stesso;
  • immaginazione, che conta più della logica, nella quale il potenziale creativo non ha limiti e in cui vediamo il pensiero divergente, creativo e non convenzionale, avere la meglio sul pensiero convergente, razionale e logico.
  • associazione, accostando fra loro diversi elementi;
  • ri-crea la realtà, cioè modifica i comportamenti comportandosi “come se”.

Infine, bisogna premettere anche che l’attenzione ha dei limiti: percepiamo 120 pezzi di informazioni al secondo, ma la realtà e molto più grande e dunque non sappiamo ogni cosa.

Possiamo decidere, però, di utilizzare questi meccanismi a nostro favore, come abbiamo potuto capire tramite alcuni esercizi che abbiamo svolto in aula.

USARE L’IMMAGINAZIONE

Per ri-attivare la nostra immaginazione il docente ci ha proposto un semplice ma impattate gioco chiamato Squiggle birds. Abbiamo tracciato su un foglio bianco 8 segni lasciando che il pennarello scorresse da sé; dopodiché A. Sperlinga ci ha dato l’istruzione di trasformare queste 8 figure in degli uccellini. Man mano gli ingranaggi della nostra mente hanno cominciato a ruotare e quelle linee che prima ci sembravano solo degli scarabocchi hanno iniziato a prendere vita!

USARE L’ASSOCIAZIONE

Un altro esercizio che abbiamo svolto riguardava la capacità dell’essere umano di creare associazioni illimitate e sempre diverse da persona a persona. Dopo aver disegnato una catena composta da 10 anelli, partendo dalla parola ‘blu’, ognuno di noi ha dovuto associare altre 9 parole, ognuna delle quali doveva essere collegata per associazione alla parola precedente e dalla quale per associazione scaturiva la parola successiva. Leggendo le associazioni di ognuno di noi, abbiamo verificato come in media siano solo 3 le parole in comune con le catene di solo alcune delle altre persone.

Infine, abbiamo svolto anche l’esercizio dei pianeti di Tony Buzan. Tramite una simpatica associazione di immagini paradossali, abbiamo costatato come è possibile ricordare l’ordine dei pianeti del Sistema Solare in modo molto rapido e duraturo.

Stando a tutto ciò, è chiaro come la differenza la faccia il modo in cui usiamo il cervello (sfatando anche il mito che con l’età insorgano dei limiti: magari con il tempo sviluppiamo modi diversi di usare la mente, ma possiamo comunque sempre usarla!) per trarne il maggior profitto possibile!

LA SCRITTURA CHE OSTACOLA LA MENTE

Generalmente riteniamo che la classica scrittura lineare sia il miglior modo di prendere appunti, ripassare, studiare, annotare qualsiasi cosa. Il punto di forza e, contemporaneamente, di debolezza di questa modalità è il fatto che essa sia sequenziale, a differenza della mente che, come appena detto, non è lineare. La sequenzialità porta poi a 3 grandi problemi:

  1. dobbiamo scrivere tantissime parole per spiegare un concetto;
  2. la quantità di informazioni annotate è molto elevata;
  3. la comprensione e la decifrazione non sempre risultano semplici e immediate.

Ovviando a questi tre problemi, le mappe mentali risultano così essere un’ottima modalità con cui dare forma all’informazione per ottimizzare tutte le nostre risorse durante l’apprendimento e la memorizzazione.

IL MATERIALE NECESSARIO PER CREARE LE MAPPE MENTALI

Il materiale di cui abbiamo bisogno per creare una mappa mentale sono:

  • un foglio bianco, posizionato in orizzontale;
  • dei pennarelli colorati, di 8 colori diversi.

Il foglio deve essere messo in orizzontale perché il nostro campo visivo è maggiore, ovvero vediamo di più, in larghezza che in altezza.

Per quanto riguarda i colori, è fortemente consigliato non usare colori simili, come rosso e arancione, uno accanto all’altro, in quanto si tende a considerarli un tutt’uno.

Per costruire le mappe mentali possiamo avvalerci anche dell’utilizzo di diversi software. Alcuni sono  gratuiti, come Freemind e X Mind, altri a pagamento, come Mind Manager, il più utilizzato al mondo, e IMindMap, approvato dallo stesso Tony Buzan. Possiamo inoltre avvalerci di applicazioni come la Jamboard di Google. Il consiglio del docente è che se vogliamo utilizzare degli strumenti digitali questi siano il più possibile dei software e siano collegabili.

Tuttavia, per imparare ad utilizzare le mappe il materiale migliore restano carta e pennarelli! =)

COME COSTRUIRE LE MAPPE MENTALI

La forma delle mappe mentali riprende quella dei neuroni: al centro vi è il nucleo e da questo nucleo si propagano diverse diramazioni. Parimenti, dunque, nelle mappe al centro troviamo l’idea centrale, che riassume tutto l’argomento del quale vogliamo trattare. Da questa scaturiscono i rami principali, ognuno dei quali è caratterizzato a sua volta da una parola chiave. È importante che ogni ramo abbia una sola parola, di modo che la sua lettura e la sua memorizzazione siano più coincise e immediate. Ogni ramo principale, poi, può avere diversi sottorami che ci permettono di entrare più nel dettaglio in riferimento al contenuto della parola chiave. A loro volta i sottorami possono avere degli altri sottorami. Infine, ogni ramo può essere collegato a uno o più altri rami, così come i rami possono essere collegati ai sottorami e i sottorami possono avere dei collegamenti tra di loro.

Disegnare i rami con delle linee curve è uno stratagemma grafico che risulta utile in quanto crea armonia e movimento sul foglio, mantenendo così più alto il livello di attenzione e memorizzazione.

Le parole devono essere scritte in stampatello e devono essere dello stesso colore e della stessa lunghezza del ramo (affinché le parole siano della stessa lunghezza del ramo è consigliabile prima scrivere la parola e solo successivamente disegnare il relativo ramo).

Accanto o in sostituzione alla parola chiave possiamo usare un’immagine chiave che la rappresenti, cosicché il meccanismo di immagazzinamento dell’informazione sia ancora più efficace.

Poter vedere il collegamento tra le parole disegnato con i rami,  svolge una funzione fondamentale all’interno delle mappe mentali. Questo perché permette l’unione visiva delle diverse parole creando così un vero e proprio percorso che aiuta ancor più a conferire un senso al tutto. Di conseguenza si ha anche una memorizzazione rapida e quantitativamente migliore. Tutto ciò, in poche parole, produce una relazione, la quale è alla base di comunicazione, e rende la creazione e la lettura della mappa mentale una vera e propria esperienza. Come noto infatti l’essere umano ricorda meglio tutto ciò che si trova sotto forma di esperienza.

COME LEGGERE LE MAPPE MENTALI

Il percorso di scrittura e lettura delle mappe mentali avviene partendo dalla parola chiave, che si trova al centro, per poi proseguire in senso orario la lettura della parole situate sui rami. Secondo lo stesso principio, anche le parole collocate sui sottorami devono essere scritte e lette in senso orario.

CONCLUSIONI

Ovvio approdo della mattinata è stato la creazione di una mappa mentale da parte di ogni partecipante al Master.

Scegliendo come argomento un proprio hobby, ognuno di noi ha creato una mappa mentale potendo così approcciarsi in maniera pratica a questo metodo e sperimentarlo in prima persona.

Ciò che ne è scaturito sono state otto mappe tutte diverse tra loro per argomenti, parole chiave e immagini chiave scelte, ma tutte facilmente comprensibili agli altri proprio perché basate su delle regole sempre valide. Inoltre, come avviene in ogni nostra lezione, confrontarci ha permesso di dare a tutti nuovi spunti su come migliorare il proprio modo di creare una mappa.

INSPIRATIONAL QUOTE

“I bambini hanno la capacità di animare qualsiasi cosa con un’immagine” A. Sperlinga.

Perché non ricostruire un po’ di questa capacità?

APPROFONDIMENTI

SOFTWARE CONSIGLIATI PER LA CREAZIONE DI MAPPE MENTALI

Valentina Perucchini

LEZIONE DEL 15/2/2019 PUBLIC SPEAKING

La lezione di Venerdì 15 Febbraio ha avuto come protagonista Domenico Esposito, responsabile della formazione del personale della Stanley Black & Decker. Basandosi sulla propria esperienza e sulle proprie conoscenze, l’esperto ha tenuto una lezione sul Public Speaking ovvero “l’arte del parlare in pubblico”.

UNO SGUARDO ALL’IMPRESA

La lezione è iniziata con un veloce riassunto sulla storia di Stanley Black & Decker, impresa statunitense leader mondiale nella produzione di utensileria da lavoro, nata dall’unione nel 2010 di due aziende storiche, la Stanley Works (1843) e la Black & Decker (1910).

Senza entrare troppo nei particolari il principio cardine che regola da sempre la vita delle due aziende è l’anticipare i cambiamenti e il migliorarsi tramite la discussione. Infatti, sia di fronte ai cambiamenti storici che a quelli socio- economici, la Stanley e la B&D sono sempre state in grado di guardare al proprio interno, innovare le proprie tecnologie e quando necessario unirsi per rimanere competitive sul mercato. Proprio grazie alle seguenti strategie sono riuscite a trasformare una crisi profonda come quella del 2008 in una vera e propria occasione di crescita.

Il commercial training manager Domenico Esposito nella sua attività professionale ha certamente fatto suoi questi principi che, uniti ad una grandissima curiosità e voglia di apprendere, lo hanno portato a svolgere diversi ruoli all‘interno di Black & Decker, un’azienda di circa 36000 dipendenti in tutto il mondo, capace di sfornare 45 nuovi prodotti all’anno.

Dopo aver descritto la realtà aziendale in cui opera, Esposito ha aperto una parentesi sul suo lavoro, il training, che ha riassunto con una semplice, ma efficace metafora: << Si può offrire da bere agli assetati, ma non obbligarli a farlo>> L’obiettivo di un bravo trainer aziendale non è obbligare i dipendenti ad imparare il lavoro da eseguire, ma instillare in ognuno di essi il desiderio di apprendere assieme a come svolgerlo al meglio; proprio il desiderio di migliorare ha contraddistinto tutta la vita professionale di Esposito.

PUBLIC SPEAKING/IL BUON RELATORE

Lo step successivo della lezione si è concentrato sul significato del PUBLIC SPEAKING definito da Esposito come la capacità di trasmettere emozioni allo scopo di stimolare una reazione in vista di determinati obiettivi. Il buon relatore/comunicatore deve pertanto dimostrare interesse per l’interlocutore, avere a cuore la sua soddisfazione e cercare di trasmettergli qualcosa di utile e interessante in previsione della sua crescita professionale, personale e culturale.

Un buon relatore può definirsi tale se possiede le seguenti caratteristiche:

* Interesse per il pubblico

* Autorevolezza

* Passione per ciò che fa

* Desiderio di essere utile all’interlocutore

* Desiderio di essere d’ispirazione per l’interlocutore

* Competenza

* Responsabilità

Uno speaker deve inoltre ricordare che il 90% del successo in una presentazione è dato dalla pianificazione che deve essere il più dettagliata possibile. Ogni dettaglio è fondamentale per la determinazione del risultato finale.

GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA RELAZIONE

Innanzitutto il relatore deve individuare chiaramente gli obiettivi della relazione in modo che siano chiari, quantificabili e misurabili. È consigliabile utilizzare i concetti chiave più volte all’interno del discorso e nelle slide di supporto affinché il relatore stesso ed il pubblico siano in grado di assimilarli il più velocemente possibile. Sostanzialmente, l’identificazione degli obiettivi risulta fondamentale per l’impostazione del discorso che potrà avere un fine informativo, istruttivo o persuasivo sull’interlocutore.

È molto importante che il relatore tenga conto delle caratteristiche e delle motivazioni dei partecipanti in modo da adeguare di volta in volta il proprio stile comunicativo a seconda di chi lo ascolta e dei fini che si prefigge. Il relatore deve pertanto essere sempre pronto a documentarsi e a richiedere tutte le informazioni necessarie allo svolgimento efficace della presentazione.

Dopo aver chiarito l’obiettivo il relatore deve concentrarsi sulla definizione di un filo logico che esponga in maniera chiara e ordinata gli argomenti necessari alla comprensione ed al raggiungimento della meta prestabilita. È utile, ad esempio, individuarne i punti chiave (argomenti) e quelli secondari posti a sostegno dell’argomentazione. Lo step successivo riguarda la definizione del programma che avviene tramite la creazione di una to-do-list che deve tenere conto delle priorità del discorso definendone i giusti tempi di trattazione per argomento; è consigliabile pertanto stilare una timeline, includente eventuali pause necessarie a stimolare l’attenzione degli ascoltatori.

ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento, Esposito ha fatto molta leva su un concetto base: “NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO”; l’organizzatore/relatore è infatti sempre responsabile delle situazioni che si presentano. Essere in possesso di una preparazione adeguata è fondamentale per evitare e fronteggiare gli imprevisti.

Per organizzare al meglio l’evento bisogna:

* Determinare il budget

* Organizzare il personale di supporto all’evento

* Trovare la location adatta

* Ottenere i preventivi di sala/ristorante/coffee break/pernottamento

* Effettuare sempre un sopralluogo

* Registrare i contatti (ristorante, sala, reception)

* Lasciare i propri recapiti

* Preparare la lettera di invito

Il relatore deve avere una buona confidenza con gli spazi in cui tiene il proprio intervento, deve essere in grado di “dominare la sala come il condor domina l’aria”. L’attenta pianificazione della disposizione degli oggetti e dei dispositivi è in questo senso discriminante. Bisogna in sostanza:

* Identificare l’esatta posizione di luci e interruttori

* Decidere la disposizione dei tavoli e delle sedie a seconda della circostanza

* Testare le apparecchiature (impianto audio, video, luci…)

* Verificare la visibilità dello schermo

* Prendere confidenza con il palcoscenico e rispettare gli spazi personali

CONOSCENZA E GESTIONE DEL PUBBLICO

Nella sua opera principale (l’arte della guerra) Sun Tzu scriveva: <<Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura>>. Anche se il pubblico non deve necessariamente essere indicato come il “nemico”, questa citazione dà un’indicazione molto importante: il successo della relazione è indissolubilmente legato alla conoscenza che si ha della platea e di sé stessi.

Risulta quindi necessario, già prima dell’inizio dell’evento, stabilire una buona relazione con ognuno dei partecipanti (tramite un sorriso, una stretta di mano e/o una frase confortante) cercando di identificarne il ruolo; bisogna capire in sostanza quali sono le persone che potrebbero arrecare disturbo e quali invece potrebbero essere collaborative durante la discussione. Eccone i principali tipi:

IL CECCHINO: generalmente molto attento alla discussione, è il tipo che che al minimo errore cerca di mettere in difficoltà il relatore

IL JOKER: fa interventi a sproposito per stimolare l’ilarità del pubblico e per sbeffeggiare il relatore

IL GURU: è un personaggio influente all’interno del gruppo che se coinvolto può diventare un grande alleato del relatore

Dopo essersi fatto un’idea sul gruppo che ha di fronte il relatore ha quindi tutti gli strumenti utili per gestire la platea; per farlo al meglio deve però attenersi ad alcune regole base:

* Mantenere sempre un atteggiamento professionale

* Prevenire le obiezioni

* Mantenere il contatto visivo

* Riconoscere e coinvolgere le persone più influenti

* Fare domande (chi domanda “tiene i fili” della discussione)

* Mai fare domande di cui non si conosce la risposta

GESTIONE DELLA PAURA, DELLO STRESS E DELLA TENSIONE

La paura di parlare in pubblico (paura di essere giudicati in caso di fallimento) è un sentimento che causa tensione e stress; se nella giusta misura sono fattori positivi poiché aiutano a mantenere la massima attenzione durante lo svolgimento dell’evento, in misura eccessiva possono evidentemente comprometterne.

Per poter gestire al meglio i propri sentimenti bisogna innanzitutto capire che il cervello umano non conosce la negazione, ma solo la positività; è perciò importante saper sempre mantenere un atteggiamento positivo e lasciarsi alle spalle quelle convinzioni negative e false che generano paura e ansia.

Per gestire al meglio tensione e stress è consigliabile:

* Identificare un angolo nascosto della sala che dia la possibilità di isolarsi e raccogliersi prima dell’inizio dell’evento (zona di sicurezza)

* Fare stretching ed esercizi di respirazione

* Avere un atteggiamento positivo

* Immaginare e pregustare il successo dell’intervento

* Concentrarsi sulle persone

* Tenere a portata di mano gli appunti

* Memorizzare le prime battute del discorso (aiuta a sbloccarsi)

CHIUSURA E FEEDBACK FINALE

La chiusura dell’intervento ha lo scopo di lasciare una porta aperta nei confronti dell’interlocutore, stimolarne la curiosità; per farlo, ad esempio, è possibile parlargli non troppo esplicitamente dei propri progetti futuri o lasciare frasi ad effetto che possano rimanergli in testa.

Basandosi sempre sul concetto di “migliorarsi costantemente” al termine della presentazione è consigliabile lasciare uno o più moduli di valutazione alla platea in modo da cogliere le debolezze e/o gli eventuali punti di forza della presentazione e del discorso correggendo ed implementando dove necessario.

Il modulo di valutazione deve contenere:

* Modulo per la valutazione della qualità dell’esposizione

* Modulo per la valutazione del risultato della presentazione

CONCLUSIONE

Esposito ha chiuso la lezione con una importante raccomandazione: <<mai smettere di imparare pensando di aver capito tutto poiché è in questo frangente che comincia veramente il declino di un professionista>>

FILM CONSIGLIATO: Whiplash

Denis Vaninetti