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Lezione del 3 maggio – capitale umano e testimonianze imprenditoriali

La giornata di venerdì 3 maggio è incentrata sul tema del capitale umano e relazionale e la testimonianza di imprenditori.

Sono ricco di relazioni ma amo la solitudine e il silenzio. Coltivo l’intelligenza che va nel profondo ma sono una persona estremamente pratica. Insomma, una persona un pò bipolare” è questa la frase con cui si identifica Massimo Folador con cui apre la giornata dedicata al tema del capitale umano e relazionale.

Folador è formatore, docente universitario di Business Ethics e sviluppo sostenibile presso la LIUC, imprenditore nel campo della consulenza e formazione aziendale con la sua società Askesis srl, che annovera tra i propri clienti alcune fra le principali imprese italiane.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche si è lanciato nella Milano da bere, nel business e nel vero successo professionale.

Ha sviluppato una carriera manageriale all’interno di alcune aziende di importanza nazionale e internazionale che lo hanno portato in breve tempo dalla responsabilità di direzione commerciale fino al ruolo di amministratore unico. Intorno ai 40 anni però qualcosa è cambiato ed il suo equilibrio si è rotto, sia a livello umano che professionale, ed è in quel momento che si è avvicinato al mondo dei Benedettini: lì è finita la sua prima vita ed è iniziata la seconda.

In effetti il genere umano non può vivere bene e costruire bene se non connette tutte le dimensioni: spirito, mente e corpo. I Benedettini, senza voler fare impresa, hanno portato a perfezione la birra e il vino, costruito le cattedrali e sviluppato la cultura attraverso gli amanuensi. Hanno lasciato tanta impresa di valore nella storia, perché la loro attenzione era rivolta al bene cercato, comune e condiviso, più che al puro guadagno individuale, avendo sempre in mente le persone e la comunità come organizzazione ben strutturata dove la persona è il tassello fondamentale, ma diventa tale solo se si integra nella relazione con gli altri. A ognuno va garantito il suo desiderio e il suo ritmo, per essere in grado di costruire valore per tutti.

La visione di un’economia che mira al bene comune è raccontato da Folador nel suo ultimo libro Storie di ordinaria economia e vive su tre pilastri: l’attenzione al capitale umano e alla valorizzazione delle persone, lo sviluppo delle relazioni e della cooperazione, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, e la capacità di vivere l’impresa come un sistema, un progetto sociale che va oltre i confini dell’impresa stessa.

Attento conoscitore della storia e della cultura del monachesimo benedettino, ha fatto di questo un patrimonio di valori personale e professionale che mette al servizio delle aziende in numerose attività dedicate alla divulgazione e applicazione dei fondamenti benedettini in ambito lavorativo.

Sull’idea dell’impresa bella e possibile offre a tante grandi aziende italiane consulenza, progettazione e realizzazione di interventi formativi per generare valore, migliorare la qualità delle risorse e della stessa organizzazione.

Nell’ambito delle sue competenze in tema di etica e impresa, è autore di diversi libri, collabora con il quotidiano “Avvenire” nella redazione di articoli inerenti le tematiche citate ed è relatore in numerosi convegni in Italia e all’estero.

Luca Pereno è il nostro secondo ospite.

In Leroy Merlin dal 2009, dopo esperienze in Auchan (commercio e risorse umane) e in Castorama – Kingfisher (audit), è attualmente coordinatore Sviluppo Sostenibile. Il suo intervento inizia raccontandoci un pò la storia di Leroy Merlin che nasce in Francia nel 1923 ad opera di Adolph Leroy e Rose Merlin che aprono un negozio a Noeux-Les-Mines di residui bellici. Dopo un percorso di 53 anni, che passa attraverso l’inserimento di nuovi collaboratori e tipologie di prodotto più orientate al bricolage e al fai da te arriva in Italia nel 1996 con l’apertura del primo punto vendita di Solbiate Arno (VA). Nel mondo, l’azienda conta 456 punti vendita in 12 paesi con oltre 88.000 collaboratori ed un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro.

Ciò che sta a cuore di Leroy Merlin è la centralità della persona (cliente/collaboratore), finalizzando l’attività dell’impresa alla creazione di valore aggiunto per i cittadini, i collaboratori e le generazioni future. La mission: “Ogni persona ha diritto alla propria casa ideale.” E’ proprio su quest’idea che si concentra la condivisione ed il dono, due tematiche a cui è orientata con progetti di responsabilità sociale. Come azienda possono donare dei prodotti e in generale delle risorse economiche, ma il vero dono che possono offrire è la creazione di relazioni, di reti, insieme alle competenze dei loro collaboratori o anche fornitori. Diversi sono i progetti a cura di Leroy Merlin che esprimono al meglio il concetto di intendere il dono, questi ne sono alcuni: Empori Fai da Noi, lotta alla Povertà energetica, Associazione Bricolage del Cuore.

L’ Emporio Fai da Noi è un luogo di condivisione della merce in cui, come fosse una biblioteca, persone e famiglie in difficoltà possono recarsi per prendere in prestito utensili per effettuare piccoli lavori di pittura, manutenzione, decorazione delle proprie case, con l’impegno di averne cura e restituirli in buono stato. C’è anche la possibilità di avere accesso a prodotti come vernici, consumabili, che le organizzazioni non profit che gestiscono gli Empori (associazioni di volontariato, cooperative sociali) possono decidere di cedere a prezzo simbolico o in cambio di ore di volontariato. I materiali iniziali vengono donati da Leroy Merlin, poi le organizzazioni possono riapprovvigionarsi a prezzo di costo. E’ un esempio particolarmente valido, perché si tratta di un progetto che prima di tutto crea relazioni, a partire da quelle tra le organizzazioni che gestiscono l’Emporio e il negozio Leroy Merlin di riferimento e a sua volta fra le persone che ne fruiscono e l’Emporio stesso.

Povertà energetica,offre un supporto per il risparmio idrico, termico ed energetico a persone e nuclei familiari a rischio di povertà. Il contenimento del fenomeno di povertà energetica, la riduzione degli impatti ambientali, i benefici economici e di confort per le famiglie a basso reddito sono gli effetti positivi e circolari del progetto.Associazione Bricolage del Cuore, un’associazione erogatrice “di fare” non di fondi. Il suo obiettivo è riunire le persone che hanno voglia di mettersi a disposizione di chi ha bisogno, sempre sulla base di una dimensione relazionale, dove si dona il proprio tempo e in cui si ha competenza

Il terzo ospite della giornata è Loretta Lazzarini, imprenditrice nel settore immobiliare da molti anni, che ha portato la sua storia di imprenditrice e di impegno personale nell’ambito sociale.

E’ con intraprendenza e determinazione che si ottengono i migliori risultati, avere coraggio e pensare in grande avendo chiari i propri obiettivi” è con questa frase che apre il suo intervento. Dopo aver lavorato 15 anni in un’impresa edile, ha deciso di scommettere su se stessa ed avviare la sua prima attività nel settore immobiliare. Partendo dalla prima sede a Mandello del Lario, e di lì a poco aprendo altre due filiali: Lecco e Milano. Nonostante la sua impresa Centro Servizi Immobiliari fosse bene avviata ha sentito anche lei la crisi di qualche anno fa, ma ha saputo affrontarla con un’ampia prospettiva, prontezza e disposizione al cambiamento sapendo di poter contare sui propri traguardi raggiunti con sforzo ed impegno.

Sogno, entusiasmo, fame del sapere, sfida, ambizione: queste le parole che bisogna tenere bene a mente e su cui ha fondato il proprio successo. Prima di tutte però: la formazione, ingrediente segreto della sua realtà. Una persona istruita accresce le sue prospettive ed affina sempre di più nel tempo una professionalità specifica che unita ad una strategia, ovvero un metodo ed un’efficiente gestione del tempo, può raggiungere risultati sorprendenti.

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture consigliate :

Folador M., Il sapore del pane, Guerini e Associati, 2011;

Folador M., Un’impresa possibile,  Guerini Next, 2014

Folador M., Storie di ordinaria economia, Guerini Next, 2017

Sito web consigliato: https://csr.leroymerlin.it/



Lezione del 12 aprile – Marketing Etico e La ISO9001

Gli argomenti del 12 aprile sono stati il Marketing Etico a cura di Claudio Casiraghi e la ISO 9001: significato e utilità di un modello organizzativo flessibile approfondito da Gabriella Vigo.

Casiraghi, è consulente, formatore e docente del Master in Business Ethics dell’Università LIUC di Castellanza, e anche autore di: Marketing etico. Un’opportunità per le aziende di oggi e di domani, e Comunicazione etica. Manuale di riflessione per la società digitale.

Parlare di marketing e di etica sembra quasi un paradosso ma in realtà non è così. Infatti ci enuncia subito due concetti importanti e distinti tra loro: etica e morale. L’etica riguarda la ricerca dei comportamenti che generano valore condiviso, è dunque un qualcosa di molto concreto e che si distacca dalla morale. Essa invece è legata ad aspetti valoriali o a ideali che le persone hanno o vanno a ricercare. Soprattutto l’etica, a differenza della morale, si può misurare perché trattandosi di comportamenti e quindi di azioni è anche possibile vederne gli effetti. E’ proprio all’interno dei suoi libri e sulla base della distinzione tra i due concetti che ci dimostra comeil marketing possa diventare uno strumento per il bene comune. Già proprio così, oggi produrre bene comune non dovrebbe essere una scelta ma una necessità assoluta. Il bene comune o l’etica che dir si voglia, non sono assolutamente in contrasto con le logiche imprenditoriali, perché noi come gli imprenditori siamo persone e facendo parte di una collettività per natura abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Quindi generare bene comune è un valore che reciprocamente ci si deve scambiare però in maniera costruttiva e durevole.

Claudio Casiraghi ha poi individuato quattro strumenti per fare impresa etica: la comunicazione, l’identità, lacultura di servizioe l’osservazione diretta del cliente.

Oggi la comunicazione si sta sempre più impoverendo e di conseguenza anche le relazioni con i destinatari. Tutti comunicano ma non tutti riescono a farlo in modo adeguato e tantomeno morale. La cura della trasmissione, sia all’interno che all’esterno dell’impresa, è uno degli strumenti principali assieme all’identità per fare marketing etico. Una misura molto interessante che può essere utilizzata dalle aziende per divulgare in modo efficace è il report di sostenibilità, documento con cui un’azienda rendiconta le iniziative e performance di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) attuali e future ovvero il proprio punto di vista etico.

Claudio Casiraghi ha poi messo in evidenza come il tema dell’etica sia connesso a quello della responsabilità d’impresa analizzandone quattro aspetti: legale, quello verso la società,la collettività locale per il suo benessere e la filantropia, che vanno ad aggiungersi a quella economica.

Per la qualità dei servizi e la sicurezza del consumatore, l’impresa etica si preoccupa non solo del normale rispetto della legge da parte di tutti i suoi stakeholder ma evita ogni forma di interpretazione forzata della stessa.

Nel pomeriggio, abbiamo affrontato con Gabriella Vigo formatrice e counsellor il secondo tema della giornata, la Qualità secondo la norma ISO 9001 come modello organizzativo flessibile.

La certificazione è stata progettata come strumento di miglioramento del business valido per organizzazioni di qualsiasi dimensione. Rappresenta lo standard di riferimento a livello internazionale per il sistema di gestione della qualità (SGQ) che intende rispondere contemporaneamente: all’esigenza dell’aumento dell’efficacia ed efficienza dei processi interni(quale strumento di organizzazione per raggiungere i propri obiettivi), alla crescente competitività nei mercati volto alla soddisfazione e fidelizzazione dei clienti.

Scopo primario dell’ ISO 9001 è la customer satisfaction il miglioramento continuo delle prestazioni aziendali che permettono all’azienda certificata di assicurare ai propri consumatori il mantenimento nel tempo della qualità dei beni e servizi.
Da questo punto di vista il modello rappresenta uno strumento strategico in quanto mirato ad una serie di azioni : alla valutazione del contesto e parti interessate, analisi di rischi ed opportunità come base per definire opportune azioni, controllo dei costi, aumento della produttività, riduzione degli sprechi.

La struttura della ISO 9001 è suddivisa in dieci sezioni. Le prime tre sono introduttive:

scopo e campo di applicazione, riferimenti normativi, termini e definizioni, mentre le ultime sette contengono i requisiti relativi al sistema di gestione della qualità: contesto dell’organizzazione, leadership, pianificazione, supporto, attività operative, valutazione delle prestazioni, miglioramento.

Queste sezioni si basano su un ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act), che utilizza questi elementi per implementare il cambiamento nell’ambito dei processi dell’organizzazione allo scopo di stimolare e mantenere i miglioramenti all’interno dei processi.

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture suggerite:

Casiraghi C., Giacobino F., Cucinare in barca in un metro quadrato e fare bella figura, Blu Edizioni, 2015 Casiraghi C., Marketing etico. Un’opportunità per le aziende di oggi e di domani, Guerini Next, 2014

Casiraghi C., Comunicazione etica. Manuale di riflessione per la società digitale, Apogeo Education, 2018

Lezione del 6 aprile – gestire la paura

Nella mattinata del 6 aprile, i nostri masterini si trovano di nuovo all’Istituto Bertacchi, per condividere come “Gestire della Paura”, con alcune classi dell’istituto lecchese.

Alessio Sperlinga, inizia il suo intervento con una riflessione molto semplice, ma non scontata, facendo notare ai ragazzi come chiunque, ad un certo punto della propria vita, per un motivo o per l’altro, ha avuto paura.

La paura è infatti una delle emozioni di base proprie della nostra specie (cfr. Ekman, Friesen), ed è intrinseca alla condizione umana. Le ragioni primarie, ancestrali, per cui si manifesta l’emozione della paura sono legate ad un istinto di sopravvivenza e al soddisfacimento di alcuni bisogni di base.

Ma che cosa, di fatto, genera la paura? In genere, la causa è un cambiamento improvviso, l’introduzione di nuove variabili o la modifica di quelle esistenti all’interno di un ambiente familiare, che fa sì che gli esseri umani “perdano la bussola” e non riescano più ad orientarsi.

Ad un certo punto della vita, inevitabilmente, un evento più o meno improvviso e imprevedibile modifica la situazione in cui ci troviamo. Questo può avvenire a un livello che si può definire macro, quando ci troviamo a fronteggiare eventi esterni e percepiti come pericolosi nel sistema-mondo, ad esempio le guerre, i genocidi o le grandi minacce globali come il terrorismo, il disastro ecologico, l’avvento di intelligenze altre da quella umana; è in questi casi che la paura, essendo la prima reazione istintiva che si verifica, viene, purtroppo, utilizzata come mezzo per dominare, indotta impiegando la menzogna come strategia.

Può inoltre capitare di provare paura di fronte ad esperienze tipicamente umane, come il dolore, il rischio di perdita della propria identità, il rifiuto, la morte.

Essenzialmente la paura, seppur talvolta collettiva, si muove sempre ad un livello micro, è un processo che avviene nella nostra mente per cui, da uno stimolo, interno o esterno, si genera una sensazione, che diventa emozione, che a sua volta diventa un sentimento e dà luogo ad un’azione. In poche parole, la paura fa da strategia di sopravvivenza, è la sensazione a partire dalla quale l’essere umano sviluppa tutte quelle strategie di difesa, attacco o resa che lo portano ad adottare comportamenti passivi, reattivi e pro-attivi che generano nuove soluzioni.

La buona notizia è, quindi, che il fatto di provare paura, pur essendo inevitabile, è sempre uno stato mentale e, come tale, può essere cambiato e controllato, agendo sul processo. La resistenza al cambiamento, tendenza primordiale (e in qualche modo opportunistica) dell’essere umano, deve necessariamente essere fronteggiata ai fini della sopravvivenza.

Per affrontare al meglio un cambiamento quando avviene e sapersi ri-orientare, spiega Alessio, ci sono quattro passi da seguire:

  • accorgersene,
  • non subirlo,
  • accettarlo ,
  • guidarlo.

In natura, infatti, sapersi adattare alla realtà è più utile che capire, ed è importante ascoltare, osservare, apprendere a non ripetere gli stessi errori, imparare dall’esperienza e accettare di non avere mai certezze.

Come i ragazzi hanno infatti modo di sperimentare attraverso un esercizio di premeditatio malorum, pratica di derivazione stoica, se non è possibile prevenire che qualcosa di spaventoso accada, è però sempre possibile sviluppare strategie per negoziare con la paura, come con un’antica nemica, e, senza opporre resistenza, lasciare che si trasformi in una nuova amica, fedele consigliera al nostro fianco nel momento di riparare agli imprevisti e guidare il cambiamento.

Arianna Scaglia

Riunioni, Mediazione civile e Colloqui di LaVORO

La giornata di venerdì 29 marzo 2019 ha proposto ai ragazzi del Master Manageriale di Lecco100 tre diversi momenti formativi riguardanti la gestione delle riunioni, la Mediazione civile e come affrontare i colloqui di lavoro.

Durante la mattinata, le lezioni sono state tenute da Alessio Sperlinga – formatore, informatico e controlling manager – e da Massimiliano Ferrari – commercialista e formatore dello Studio Ferrari & Associati di Lecco, mentre nel pomeriggio è tornata a trovarci Laura SumaSales & Service Representative presso Manpower Group Lecco.

Alessio Sperlinga

La prima parte della giornata è stata dedicata ad una formazione relativa al tema delle RIUNIONI. Sul luogo di lavoro, molto spesso ci si trova a dover affrontare momenti di équipe, e con Alessio Sperlinga sono state esplorate modalità organizzative vincenti per far sì che questi momenti possano essere produttivi sul piano del tempo, dello scambio delle informazioni e della proficuità del lavoro.

In primis, è stato indagato cosa significa ORGANIZZARE le riunioni. Si è detto che, per indire una riunione, sono necessari almeno 3 buoni motivi, e che il numero consono di partecipanti affinché la riunione porti a risultati soddisfacenti oscilla fra 4 e 7. Un numero superiore di persone, infatti, non permette un rapporto comunicativo abbastanza approfondito: per evitare la distanza prossemica dell’“approccio teatrale”, in caso di partecipanti numerosi è bene suddividere la platea in gruppi più piccoli o far nominare dei rappresentanti. Sempre sul piano organizzativo, inoltre, risulta necessaria la limitazione dei tempi: una riunione deve avere orario prestabilito, di inizio e di fine; in caso fossero necessari approfondimenti, la strategia migliore è quella di indire un secondo momento di incontro per discutere dei temi rimasti in sospeso, piuttosto che protrarsi fino a tempo indeterminato. Ultima questione pratica, ma non meno importante, è quella dell’O.D.G.: per la buona risuscita di una riunione, e per evitare inutili perdite di tempo ed energie, è necessario che gli obiettivi e gli scopi siano pianificati e preparati – diffidare della dicitura “varie ed eventuali”!

Successivamente, sono state discusse alcune modalità per CONDURRE le riunioni. La puntualità, espressa anche nell’arrivare in anticipo, è la parola d’ordine. Sta poi al conduttore/moderatore della riunione il decidere l’aspettare o meno i ritardatari, senza posticipare troppo l’inizio dell’incontro. Il conduttore poi facilita, modera e partecipa attivamente lasciando che siano gli altri ad intervenire e a esprimere le loro idee e opinioni. È segno di serietà seguire scrupolosamente l’Ordine Del Giorno, discutendo gli argomenti più impegnativi prima e quelli più leggeri in un momento successivo. È necessaria, infine, la verbalizzazione degli argomenti discussi, per riassumere, lasciare traccia di quanto trattato ed evitare che gli stessi temi vengano sviluppati nuovamente durante incontri seguenti.

E’ stato poi esplorato cosa vuol dire PARTECIPARE ad una riunione, in termini di organizzazione e di cortesia. È buona prassi, infatti, chiedere conferma dei tempi dell’incontro e dell’O.D.G., sempre al fine di ottenere il massimo equilibrio in termini di tempo/energie. Per ciò che concerne le norme di cortesia, è stata ribadita, ancora una volta, l’importanza della puntualità, così come del mantenere un comportamento adeguato al contesto (abito, toni, telefono cellulare spento o in silenzioso, rispetto del ruolo del moderatore). È bene inoltre mantenere un profilo attivo, cercando tuttavia di evitare i conflitti.

Infine, con Sperlinga i ragazzi del Master hanno sperimentato una modalità di riunione alternativa, ovvero lo STAND-UP MEETING. Questa tipologia di riunione-lampo è da svolgersi tutti i giorni sul luogo di lavoro, possibilmente alla stessa ora, e coinvolgendo figure differenti (7±2) per un massimo di 10 minuti. Lo stand-up meeting si svolge in piedi, in cerchio, in modo tale che tutti possano guardarsi negli occhi. Questa modalità di riunione risulta essere molto efficace per condividere con i membri di un team risultati ed ostacoli, ponendosi tre semplici domande: “Cosa ho fatto da ieri a oggi?” / “Cosa farò fra oggi e domani?” / “Quali problemi riscontro?”. In caso emergessero delle problematiche, questa tipologia di incontro alternativa facilita la comunicazione individuando le figure che potrebbero più efficientemente venire in aiuto per la risoluzione delle complicazioni.

Massimiliano Ferrari

La seconda parte della mattinata è stata poi dedicata ai meccanismi di ALTERNATIVE DISPUTE RESOLUTION (A.D.R.): con il Dott. Ferrari – http://www.ferrariassociati.com/ – è stato esplorato il tema della MEDIAZIONE CIVILE intesa come possibilità di risoluzione alternativa di conflitti. La figura del MEDIATORE si pone come un soggetto terzo “C”, neutro e imparziale, che media la relazione in conflitto fra un soggetto “A” e un soggetto “B”. Lo scopo di una mediazione è quella di supportare le parti nel trovare una soluzione che possa essere la migliore per entrambi, trovando un accordo che abbia valore legale, senza dover appellarsi a giudici e avvocati.

Il Mediatore è una figura professionale che non decide chi ha ragione: non ricopre le funzioni di giudice o di arbitro, ma che cerca di essere utile all’interno del conflitto tramite un tentativo alternativo. Secondo Ferrari, in una mediazione è necessario lo spostamento dell’attenzione dalla posizione presa dalle parti verso i reali interessi e bisogni di ciascuno. Non è una questione di tecnica o di procedibilità, ma di ascolto attivo ed empatia: si tratta di “allargare la torta”, lasciando parlare le parti interessate con lo scopo di andare oltre il problema in sé (oggetto), tenendosi aperte ad altre questioni.

Un esempio di mediazione può essere portato dalla “storia dell’arancia e delle due sorelle”:
                “Due sorelle (PARTE A & PARTE B) litigano per ottenere l’unica arancia rimasta nel cesto della frutta. La prima afferma che l’arancia spetta a lei, in quanto più grande; la seconda dice invece che il frutto è di sua proprietà, perché chiesto per prima. La madre (GIUDICE/ARBITRO) interviene e, cercando di porre fine alla lite, taglia l’arancia in due parti perfettamente uguali e ne da metà a ciascuna bambina.
                Le due bambine tuttavia non sono soddisfatte, e continuano a litigare fra di loro in quanto ognuna vuole l’arancia intera, senza cederne nemmeno un pezzo all’altra.
                Interviene così la nonna (MEDIATORE) che, dopo aver attentamente osservato la scena, domanda alle bambine il reale motivo per cui vogliono l’arancia intera. La prima bambina risponde di aver sete, e di voler spremere l’arancia per berne il succo. L’altra, risponde che vuole grattugiarne la buccia per fare una torta. La nonna senza indugio spreme la polpa perché la più piccola ne possa bere il succo e grattugia la buccia dell’arancia affinché l’altra possa usarla per fare la torta. In questo modo la nonna soddisfa entrambe le bambine e torna la pace.”

Analizzando questa simpatica storia è possibile comprendere il reale valore della mediazione. Le due bambine erano impegnate a litigare senza provare ad ascoltarsi e comprendersi, focalizzandosi solo sul tentativo di far valere i propri diritti. La soluzione della madre, senz’altro imparziale ed equa, non è risultata efficace. Il successivo intervento della nonna, invece, riesce ad essere efficiente e a dare soddisfazione ad entrambe le bambine, grazie ad un’indagine condotta sui reali motivi che spingevano le due bambine a volere tutta l’arancia, spostando il fulcro della disputa dalle rigide posizioni agli interessi sottostanti.

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Il pomeriggio è stato invece dedicato ad un nuovo incontro con la selezionatrice e HR Specialist Laura Suma – https://www.manpower.it/manpower-e-il-gruppo, con a tema l’orientamento al lavoro. La Dott.ssa Suma si è resa disponibile per uno screening dei CV dei ragazzi, dando anche preziosi consigli in merito alla stesura della lettera motivazionale in risposta ad un annuncio ed alla gestione dei colloqui di lavoro.

Laura Suma

● CV
Il Curriculum Vitae dee essere redatto in maniera idonea per la selezione cui si decide di partecipare. È necessario mettere in buona luce le competenze acquisite, le mansioni svolte, le proprie soft skills. Attenzione anche all’autorizzazione al trattamento dei dati personali e la dichiarazione di veridicità degli stessi, necessari al fine di essere ricontattati dai selezionatori.

Annunci di lavoro
Prima di rispondere ad un annuncio è necessario valutarne la serietà: quanto è generico l’annuncio? Sono presenti informazioni relative al luogo di lavoro, al quadro orario? L’annuncio presenta elementi relativi alla parità di genere? È presente il nome e l’indirizzo e-mail dell’azienda selezionatrice?

● Lettera di presentazione / lettera motivazionale
La lettera di presentazione (anche: corpo della e-mail con la quale si risponde ad un annuncio) deve soddisfare i requisiti esposti negli annunci, presentando possibilmente la stessa terminologia. È suggerito il mostrare professionalità ed etica del lavoro (passione, impegno), evitando invece frasi in negativo (e.g. “non ho esperienza… nonostante…”). Attenzione poi alla grammatica e al rispetto delle formule di saluto.

L’ultima parte della giornata è stata poi dedicata alla simulazione di un colloquio di lavoro. Suma a mostrato quali domande possono essere più facilmente proposte e quali accorgimenti mettere sempre in gioco – rimanere professionali, evidenziare sempre gli aspetti positivi delle esperienze, porre attenzione a chi si ha di fronte per capire quanto “aprirsi”.

Arrivederci alla prossima lezione!

Erica Riganelli

Lezione del 23 MARZO, LA FORMAZIONE DI GENERE

La lezione del 23 marzo ha riguardato la formazione di genere. Negli studi sociologici della nostra epoca, la distinzione della specie umana in generi (uomo e donna) sta trovando sempre più spazio rispetto alla tradizionale suddivisione in sessi (maschio e femmina). Infatti, se la divisione per sessi si concentra soltanto sulle differenze fisiche tra uomo e donna,quella per genere soprattutto sulle differenze comportamentali e psicologiche dall’origine ben fondata.

La distinzione in generi, secondo Schopenhauer, è un fatto naturale volto alla ricerca di un determinato equilibrio a garanzia della sopravvivenza e del sostentamento della specie.

In origine, infatti l’uomo era per natura dedito alla caccia e alla protezione del gruppo, mentre la donna alla cura dei membri più deboli (bambini e anziani); questa diversità di ruolo ha determinato lo sviluppo di una serie di differenze tra i due in merito di azioni, comportamenti, bisogni e scelte.

MODELLI NATURALI

Nell’uomo, l’attitudine alla caccia ha prodotto un atteggiamento nel complesso individualista.  Tendenzialmente, l’uomo preferisce parlare solo quando serve, privilegia la concentrazione e la puntuale suddivisione in ruoli nel gruppi di lavoro e identifica la realizzazione nel successo personale da cui trae  orgoglio.

La donna, al contrario, dovendo pensare alla cura della famiglia e dei più deboli, ha sviluppato in linea di massima un atteggiamento più sociale.  Preferisce il dialogo continuo,  privilegia la cura di ogni individuo e l’inter-scambiabilità dei ruoli all’interno del gruppo. La sua realizzazione richiede il riconoscimento e l’apprezzamento del  suo impegno sociale da parte del gruppo.

BISOGNI E SCELTE

Nel parlare di bisogni e scelte, sotteso è il riferimento alla piramide di Maslow, una scala ordinale (gerarchica) dei bisogni dell’individuo. Alla sua base sono presenti i bisogni fisiologici e di sicurezza necessari per garantire la sopravvivenza della persona su cui uomo e donna sostanzialmente non si differenziano; man mano che si sale si incontrano i bisogni più personali (di appartenenza, stima e autorealizzazione) che assumono valore differente in ciascuno di noi non solo in base al genere, ma anche in funzione di altri fattori, tra cui carattere e personalità.

UOMINI E DONNE: DUE PIANETI DIVERSI

 Per le differenziazioni viste precedentemente sembrerebbe che uomini e donne, a parte la specie, abbiano ben poco in comune. È la verità? Anche se accettassimo l’idea stereotipata per cui le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte come si potrebbe garantire una convivenza armonica tra i due mondi? Non si può che rispondere ricordando che alla base di una qualsiasi pacifica e proficua convivenza ci sono sempre il dialogo e la comprensione, al di là dei possibili diversi approcci. Si dice  per esempio che gli uomini siano grandi parlatori e che ogni volta che prendono la parola lo facciano sempre per un motivo ben preciso. Quante volte si sente dire invece che le donne dialoghino molto poiché sentono il bisogno di esternare  sentimenti e turbamenti?

Anche per quanto riguarda la gestione dello stress,tendenzialmente si ritiene cheuomini e donne si comportano diversamente. Le donne, si dice,  tendono ad aprirsi e a condividere i propri problemi ritenendo che in questo modo sia più semplice trovare una soluzione. Gli uomini secondo le generalizzazioni più diffuse tendendo a chiudersi in se stessi e a cercare una valvola di sfogo al di fuori della famiglia. Le diversità d’approccio, che siano più o meno nette tra i due generi,  causano spesso incomprensioni. Per esempio, l’atteggiamento taciturno dell’uomo può far sentire la donna ignorata, mentre al contrario quello molto “social” della donna lo infastidisce l’uomo facendolo sentire troppo “pressato” dalle richieste di dialogo della compagna. Se a ragione  non condividiamo la rigidità viziata da stereotipo del modello presentato, non possiamo però non riconoscere che la diversità d’atteggiamento se non compresa genera misunderstanding. È sempre importante trascendere i propri schemi di riferimento e mettersi per quanto possibile gli occhiali dell’Altro per comprendere la sua visione del mondo.

CONCLUSIONE

La diversità ad ogni livello, tra uomo e donna, tra un IO e TU o tra un NOI e VOI, può causare incomprensioni e nei casi più gravi addirittura rotture relazionali. Per evitare che ciò si verifichi  è necessario innanzitutto parlarsi nel senso dell’ascoltare e del comprendere l’Altro. Imprescindibile è l’accettazione delle differenze di pensiero e comportamento, quando possibile nei limiti fissati dai diritti umani.

Anche se il divario tra uomo e donna fosse incolmabile in un’ultima istanza, non potremmo rinunciare  all’incontro ed alla relazione. Grazie all’amore, al sentimento ed alla comprensione, ognuno di noi è in grado non solo di accettare le differenze dell’altro ma addirittura di innamorarsene dopotutto “la natura non fa mai nulla per niente”.

BIBLIOGRAFIA: “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray

Denis Vaninetti

Lezione del 8/2/2019 La comunicazione interpersonale -Conoscere se stessi e gli altri seguendo gli studi delle neuroscienze-

“THE SHOW MUST GO ON – ACT II”

Il Master manageriale 2019 “Competenze, convinzione, cuore” ha raggiunto Venerdì 8 Febbraio l’atto II del proprio viaggio destinazione-“Giustizia”. Nella sala dal soffitto affrescato della Confcommercio di Lecco, la formatrice e counsellor Gabriella Vigo, dottoressa in Filosofia d’indirizzo psicologico, ha introdotto all’abc della comunicazione interpersonale ai giovani “masterizzandi”, affiancati dall’imprenditore locale, Angelo Cortesi, dal manager, Angelo Belgeri, e dal project manager, informatico e formatore freelance, Alessio Sperlinga.

A sigillo della propria auto-presentazione, invitando i ragazzi a “guardare al futuro per ricostruire il passato”, G. Vigo ha messo in luce una peculiare apertura ottimistica alla novità, e più in generale, alla vita nel suo farsi; molto spesso solo col “senno del poi” riusciamo a comprendere il senso e l’utilità dei nostri trascorsi, più o meno positivi, rapportandoli al nostro essere nel presente. Ergo, lasciamo sempre al passato il beneficio del dubbio, ricerchiamone i punti di forza e utilizziamolo nei termini di “magister vitae”.

Interiorizzato, almeno si spera, il prolettico al pensiero positivo, i giovani hanno preso la parola, invitati dalla relatrice a presentare se stessi nel rispetto di una “pseudo – scaletta” espositiva in tre punti: 1.chi sono io e qual è il mio stile relazionale, 2.cosa mi aspetto dalla giornata in positivo, 3.cosa non vorrei accadesse. Superati i primi momenti fisiologici d’imbarazzo, i ragazzi hanno lasciato trasparire le proprie emozioni, descrivendo se stessi, le proprie aspettative e i propri timori.

Al termine del primo step meta-cognitivo, la formatrice ha ripreso la parola, introducendo gli assunti base delle teorie sociali della comunicazione con riferimento ad alcuni degli assiomi principali. Sostanzialmente, la comunicazione è lo scambio circolare di significati che si sviluppa tra almeno due soggetti, di cui uno è l’emittente, l’altro il destinatario, almeno in una fase iniziale. Ogni soggetto nel dialogare con l’Altro porta con sé le proprie esperienze, i propri valori di riferimento e i propri pregiudizi. Nella relazione comunicativa, ognuno è chiamato a “trovare le parole” per dar voce ai propri pensieri e renderli  così comprensibili agli altri.              L’interpretazione corretta del senso del messaggio dell’Altro è un’operazione complessa fotografata con maestria da alcune celebri parole del Pirandello, tratte dall’opera “ I sei personaggi in cerca d’autore”: “ […] Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci signore[…]. Crediamo d’intenderci; non ci intendiamo mai![…]”. Eppure, nonostante fraintendimenti e malintesi, è impossibile non comunicare come da primo assioma; è sufficiente uno sguardo o una voce, un gesto o una postura. Infatti, prestando attenzione ai diversi canali di trasmissione del messaggio, dai più evidenti ai più nascosti, si distinguono con chiarezza tre modalità differenti di comunicazione: verbale, non verbale (distanza, postura, gesti, sguardo) e paraverbale (voce). Dopo aver chiesto ai ragazzi di mettere in relazione tre dati percentuali, 7%, 55% e 38%, con il livello d’attenzione prestato dal destinatario alle diverse sfumature comunicative dell’emittente, l’esperta ha fornito i matches corretti: solo il 7 % per la verbale,  ben il 55% per la non verbale e il  38% per la paraverbale. Le reazioni dell’uditorio sono state differenti: sorpresa, consapevolezza, fastidio. Evidentemente, non è  facile accettare che le persone con cui ci relazioniamo attribuiscono spontaneamente più attenzione a come ci muoviamo o ai vestiti che indossiamo rispetto a quello che effettivamente diciamo. La modalità è quella che passa ed è pertanto sulla modalità, soprattutto forse sulla modalità, che bisogna focalizzare qualsiasi lavoro di training. Tra gli elementi ulteriori che costituiscono e modificano il quadro comunicativo, concorrono il contesto e il livello simmetrico o complementare di relazione tra i ruoli degli interloquenti.

Ad arricchimento della mattinata, la relatrice ha proposto ai ragazzi un’attività d’analisi di un caso personale di successo e di un caso critico nella comunicazione. In una prima fase, tutti hanno compilato una scheda suddivisa in due sezioni, ciascuna per caso, analizzando i comportamenti e le caratteristiche che di volta in volta hanno determinato l’esito positivo o negativo dello scambio comunicativo. In un secondo momento, suddivisi in gruppi, i partecipanti hanno condiviso e raccolto le proprie riposte. Risposte che la formatrice ha rilevato e ripartito in quattro quadranti, rimandando al pomeriggio l’esplicazione del significato sotteso alla classificazione.

La mattinata si è conclusa  con la compilazione di un questionario “attitudinale” con punteggio, commentato solo nel pomeriggio, cui è seguito un breve excursus neuro-scientifico sull’articolazione in aree ed emisferi del cervello. Nella fattispecie, celebre è il modello evolutivo del cervello trino (suddiviso in tre aree) teorizzato dal medico e neuro-scienziato statunitense Paul Maclean (1913-2007): il cervello rettile, sede degli istinti primari, il cervello limbico, preposto all’elaborazione delle emozioni e alla coordinazione dei comportamenti comunicativi e sociali, e il cervello corticale, deputato al controllo delle facoltà razionali e cognitive. La suddivisione del cervello in emisfero sx e dx, rispettivamente contraddistinti l’uno dalla logica, dal rigore, dal principio del dovere e dalla pragmaticità, l’altro dall’apertura all’ignoto, dalla flessibilità, dal principio del piacere  e dalla creatività, risale, invece, al neuro-scienziato statunitense Roger Sperry (1913-1994).

Al termine della pausa pranzo, la formatrice ha proposto all’aula un’attività interessante. Dopo aver delimitato sul pavimento quattro quadranti con l’aiuto di due corde, corrispondenti alle quattro aree in cui è ripartibile il cervello, corticale dx (esploratrice) e sx (direttiva), limbica dx (partecipativa) e sx (normativa), la formatrice ha chiesto a ciascun membro del gruppo di scegliere una collocazione in base alle proprie caratteristiche, successivamente confrontate con quelle emerse dal punteggio del test.  Di volta in volta, i partecipanti al gioco, in principio appartati nella propria nicchia, erano invitati a confrontarsi con gli “abitanti” dei quadranti opposti, cogliendone potenzialità e “handicap”. In seguito ad una fase di esplorazione riflessiva, ognuno è tornato al proprio posto.

Per testare la propria capacità d’analizzare lo stile comunicativo altrui, i ragazzi sono stati invitati a prestare attenzione ad alcuni spezzoni tratti da due film, tra cui “Il diavolo veste Prada”; l’obiettivo era osservare e riconoscere in base alle diverse sfumature degli stili comunicativi le porte (corticali e limbiche sx e dx)  principali dei vari personaggi. Al termine di un momento costruttivo di discussione collettiva intorno alla vantaggiosità-svantaggiosità di possedere uno o più porte, ogni “masterizzando” ha compilato una scheda d’autoanalisi.

Prima di dare inizio alla fase finale di retrospezione, la formatrice ha mostrato al gruppo un ultimo video; la vicenda esilarante di un ragazzo che dopo mesi di pratica impara a guidare una bici fuori dagli standard (con destra e sinistra invertita) traccia un orizzonte di speranza nell’ottica futura di un cambiamento migliorativo del sé. Il cambiamento è difficile, ma non precluso a priori. È possibile implementare la funzionalità di alcune aree del nostro cervello e sviluppare così nuove abilità o approcci esistenziali, se necessario; pensiamo alla precisione, indispensabile in determinati contesti, o alla flessibilità, richiesta in altri: l’equilibrio tra leggerezza e pesantezza è sempre, o quasi, “the best policy”, il giusto mezzo aristotelico. Così recitava il profeta Zarathustra nel celebre scritto nietzschiano “Così disse Zarathustra”: “L’uomo è una corda tesa tra la scimmia ed il super-uomo”.

Non necessariamente per vivere nel mondo è indispensabile aprire contemporaneamente tutte e quattro le porte; è il nostro utile a suggerci qual è la condizione ottimale cui dobbiamo tendere per relazionarci efficacemente all’Altro in funzione delle sue caratteristiche proprie; la buona notizia è che possiamo raggiungere il traguardo senza sconfinare nei meandri evanescenti dell’utopia.

A conclusione dell’incontro, dopo aver completato un piano sommario di miglioramento, ogni ragazzo ha raffrontato le proprie aspettative iniziali sulla giornata con il proprio giudizio finale. Nel suo complesso, il feedback è stato assolutamente soddisfacente.

Ecco in sintesi i commenti dei ragazzi:

FREZER:  “Ho scoperto che esistono più  modalità di comunicazione. Ora  che sono più consapevole, riesco a comprendere i motivi delle mie reazioni. Il mio obiettivo è migliorare in risolutezza.”

VALENTINA: “La giornata ha soddisfatto le mie aspettative. Le mie idee sul mio stile comunicativo hanno trovato conferma. Voglio ampliare il mio spettro comunicativo ed utilizzare al meglio le mie capacità.

ALEXIA:  “Sono soddisfatta perché ho imparato qualcosa di nuovo su di me.  Credo che sia importante essere consapevoli di poter migliorare per riuscire a relazionarsi meglio con gli altri.”

ERICA: “Ero abbastanza consapevole del mio stile comunicativo. Ho apprezzato la capacità della formatrice di gestire attivamente l’aula, ed in particolare l’attività di attivazione del primo pomeriggio; disporci fisicamente dei vari quadranti è stato utile per mantenere viva l’attenzione.”

ANDREA: “La mia idea di partenza sul mio stile comunicativo ha trovato conferma. Credo di aver imparato a riconoscere quello degli altri.”

MICHELA: “Ho trovato conferma di ciò che pensavo su di me, la carenza di caratteristiche associate alla parte corticale dx. Carenza in parte più marcata di quanto pensassi. Cercherò di lavorare per migliorarmi.”

ARIANNA: “Sono contenta della giornata. Ho ricevuto sia conferme che sorprese sulla mia modalità di comunicazione. Sono soddisfatta d’aver  colto gli stili degli altri e credo sia importante sapere di poter migliorare.”

DENIS: “Non credevo che le mie caratteristiche comunicative fossero confinabili in una sola classe. Una sorpresa e una conferma su di me e su ciò che voglio migliorare.”

In attesa del terzo atto,

take it easy and follow Lecco100,

Alexia Buondioli

Visione consigliata:

Serie tv: “Lie to me” (first season)

https://video.panorama.it/video-divertenti-filmati-divertentissimi/la-bicicletta-al-contrario-ed-il-cervello/

 

Per saperne di più:

Paul Maclean e il cervello uno e trino

Come il cervello comprende il mondo