Lezione del 23 febbraio – Public Speaking

PUBLIC SPEAKING

La quinta lezione del Master è stata tenuta da Domenico Esposito

Esposito lavora presso la multinazionale Stanley Black & Decker e si occupa dei processi formativi interni che sovraintendono i diversi marchi commercializzati.  La sua carriera   partita dalla “gavetta”, attraverso il cambio di diversi ruoli fino a diventare training Manager per i principali marchi della divisione Global and tools storage, mostra come sia importante avere il desiderio di migliorarsi continuamente. Il training è un aspetto fondamentale per quest’azienda tanto da formare, ogni anno, 1250 persone attraverso 110 giornate di formazione.

Cosa significa PUBLIC SPEAKING?  Il public speaking   è  trasmettere  emozioni al fine di stimolare una reazione e raggiungere un preciso obiettivo.

Dopo un breve excursus sulle basi del processo comunicativo ci si è focalizzati sul descrivere un buon relatore.  Un buon relatore deve avere queste caratteristiche :

  • avere interesse per il pubblico à avere quindi la responsabilità di trasmettere contenuti utili. Significa stipulare un “contratto” con la platea: Cosa ti aspetti di ricevere? Cosa sei disposto a dare?
  • Deve saper essere interessante.
  • Deve avere autorevolezza, passione ed innovazione
  • Poiché le parole producono visioni, deve trasmettere delle visioni positive.

Un buon relatore poi sa che  Il 90% del successo è dato dalla Preparazione : E’ il primo passo che determina la direzione. Per prima cosa bisogna Identificare l’Obiettivo della relazione.  Bisogna prendere in considerazione le caratteristiche dell’audience:à età, sesso, cultura, ruolo lavorativo, valori culturali, lingua-linguaggio tecnico, abitudini locali, esperienza personale-professionale. Non bisogna dimenticare poi che la comunicazione verbale vale solo per il 7% mentre il paraverbale (tono) vale il 38% ed il non verbale ( atteggiamento e aspetto) fino al 55%

Inoltre la nostra comunicazione non passerà mai al 100% a causa di diversi ostacoli (ambiente, soglia di attenzione, la fatica che si accumula nel gestire la comunicazione )che ne compromettono l’efficacia.  E’infine scientificamente provato che dopo 1 ora si ricorda il 70% ,dopo 1 giorno il 40% e dopo 3 giorni solo il 10%.  Va tenuto ben presente per veicolare il messaggio in modo che venga ricordato maggiormente.

Esposito ha quindi elencato diverse modalità per rendere efficace il discorso e mantenere alta l’attenzione nonostante gli ostacoli che naturalmente si presenteranno e ha fornito degli esempi pratici su come gestire la comunicazione non verbale e le energie.

A questo punto è stato trattato come  ORGANIZZARE UN EVENTO

Partendo dalla Regola n° 1 : non dare niente per scontato , tu sei il responsabile qualsiasi cosa succeda.

Il relatore deve  quindi :

  • Controllare che le informazioni siano recepite in modo corretto
  • Controllare che gli ordini siano stati eseguiti correttamente
  • Responsabilizzare i collaboratori

Per il Discorso deve :

  • Definire il programma e i contenuti
  • Determinare tempi e orari (in 3 minuti non posso avere 30 slide)
  • Identificare i punti chiave del discorso
  • Preparare presentazione e supporti multimediali
  • Provare presentazione
  • Preparare materiale di comunicazione
  • Condividere tutto con il committente

Per il luogo deve :

  • Concordare un budget
  • Preparare una “to do list”
  • Preparare una scadenza/timeline
  • Decidere location
  • Fare sopralluogo
  • Prendere contatti
  • Decidere supporti multimediali
  • Provare impianti
  • Istruire i collaboratori
  • Backup presentazioni

In base alla situazione è inoltre importante definire la disposizione della sala meeting :

  • Fare sempre sopralluogo
  • Decidere disposizione tavoli/sedie
  • Verificare posizione interruttori e comandi multimediali
  • Verificare spazio di manovra
  • Testare apparecchiature e presentazione
  • Decidere disposizione ospiti

Durante l’evento è molto importante poi la Gestione della Platea. Generalmente è molto più semplice gestire un gruppo che un singolo. Ecco alcune regole base:

  • Mantenere la leadership
  • Riconoscere le persone più influenti e coinvolgerle
  • Non fare domande di cui non si conosce la risposta
  • Prevenire le obiezioni
  • Fare domande : Chi domanda di solito guida
  • Mantenere il controllo visivo

All’interno di un gruppo bisogna saper distinguere tra coloro che possono recare disturbo o essere d’aiuto:

IL CECCHINO : quello che aspetta solo il primo passo falso del relatore per metterlo in difficoltà

IL  JOKER  : quello che fa interventi a sproposito

IL GURU : quello che ha influenza sul gruppo, se concorda con il relatore ne  diventa il miglior alleato

Una delle problematiche maggiori da affrontare quando si deve parlare in pubblico è di sicuro l’ansia. Risulta quindi importante saper gestire lo stress e l’ansia

  1. Il cervello non conosce la negazione ma solo la positività, bisogna quindi trasfomare l’ansia in positività
  2. Mantenere sempre un atteggiamento positivo

Spesso la causa delle ansie e dello stress è la paura di essere giudicati.  Siamo stati educati fin da piccoli a vivere il parlare di fronte ad un pubblico come uno stato di stress, una cosa negativa.  Questo succede perchè la maggior parte delle maestre impongono di “andare alla lavagna” come una sorta di punizione.

Alcune regole base per gestire ansia e stress:

  • Concentriamoci sulle persone e non sui noi stessi
  • Fare esercizi di respirazione
  • Fare stretching
  • Avere una zona di sicurezza
  • Imparare a memoria le prime battute à per i primi cinque minuti
  • Impostazione mentale positiva
  • Immagina e pregusta il successo del tuo intervento
  • Tieni a portata di mano gli appunti

Infine va lasciato un modulo di valutazione al pubblico per valutarne il Feedback  , così da capire se è stata raggiunta l’efficacia o meno.

  • Valutazione della qualità d’esposizione
  • Qualità dei contenuti
  • Qualità organizazzione

Michela Romanetti

Lezione del 17 febbraio – Le Mappe Mentali

LE MAPPE MENTALI docente Alessio Sperlinga

Alessio Sperlinga

La prima forma di apprendimento è l’IMITAZIONE e quando il cervello si sforza di apprendere questo migliora progressivamente le sue capacità. La memorizzazione infatti dà migliore elasticità a tutte le altre parti del cervello.

La nostra mente ha innanzitutto due grandi capacità:

-l’IMMAGINAZIONE, il cervello infatti è fatto principalmente per macinare immagini.

“Probabilmente non siamo tutti grandi artisti poiché qualcuno la prima volta che abbiamo disegnato ci ha detto che era brutto o sbagliato;”

-l’ASSOCIAZIONE, cioè colleghiamo il nostro pensiero a qualcosa, che sia esso positivo, negativo o un’immagine per l’appunto. La capacità associativa cresce con il passare del tempo, infatti chi è molto piccolo ha la capacità immaginativa sviluppata maggiormente.

Le mappe mentali si basano proprio su questi due principi cardine.

Il concept delle MAPPE MENTALI è rappresentato da un PUNTO CENTRALE e da RAMI che stanno ad identificare ciascuna parola. Lo sviluppo è quello di un albero orizzontale, poiché questa forma ci permette di ottenere graficamente quello che pensiamo e quello che diciamo in maniera libera. Se ci fosse una sola direzione sarebbe tutto unicamente sequenziale, l’albero invece attraverso i suoi rami si espande in più direzioni permettendoci di diramare il nostro pensiero e il nostro messaggio.

Infatti la nostra mente non funziona banalmente in maniera sequenziale.

Lo sviluppo orizzontale è scelto inoltre poiché il nostro campo visivo è più ampio lateralmente e riesce ad abbracciare una porzione di spazio maggiore.

L’immagine del ramo viene quindi riproposta con linee curve, questa infatti tende a dare movimento e a legarsi con la parola che accompagna e che deve ricordare e rappresentare.

Le parole che seguono il ramo, preferibilmente scritte in stampatello maiuscolo, devono essere lunghe come il ramo. L’immagine del ramo quindi ci permetterà di condensare un pensiero e/o un’informazione con poche parole vincenti e rappresentative. Il significato dell’informazione sta nel collegamento delle parole.

Solitamente il numero consigliato di rami è 6, questi sono sufficienti ad immagazzinare l’informazione.

Ogni ramo è identificato da un colore oltre che da una parola, questo permette una memorizzazione migliore dell’immagine e quindi dell’informazione che vi si associa. Si può inoltre associare un’immagine simbolo che condensi l’informazione.

Le mappe sono naturalmente utili all’apprendimento, un processo che non possiamo arrestare, poiché man mano che procediamo nel tempo impariamo.

Umberto Santucci, ospite dell’incontro, ci ha indicato come la mappa rappresenti un RIDUTTORE DI COMPLESSITA’, e come attraverso questa si possano SBROGLIARE, quindi ordinare le cose.

Nella mappa infatti il l’IDEA centrale rappresenta la definizione del PROBLEMA. Il problema va subito riconosciuto e a volte farlo diventa anche più importante che risolverlo. I rami diventano dunque i concetti chiave, i collegamenti relativi al problema riconosciuto.

Nello sviluppo della mappa è fondamentale capire cosa vogliamo mostrare, ma soprattutto mostrare cosa abbiamo capito.

Purtroppo però non tutto può essere semplificato, come ad esempio concetti filosofici o la religione stessa. E’ solo attraverso alcune analogie che possiamo aiutarci nel visualizzare quasi tutto.

La mappa usa concetti come la gerarchia, lo spazio, il colore a differenza di un diagramma di flusso che è puramente sequenziale e che soprattutto si sviluppa conoscendone già la fine. La mappa invece sfrutta ed esercita la creatività.

La mappa rappresenta quindi il nostro pensiero, l’informazione, graficizzata e associata, così da permetterci immaginandola di immagazzinare l’informazione associando il sapere al disegno stesso.

Un ringraziamento ad Alessio Sperlinga per questo fantastico viaggio in una visione nuova del mondo.

Nadia Coppola

Lezione del 16 Febbraio – Economia Civile (Parte 1)

Tra economia civile e crisi finanziaria

Il giorno 16 febbraio 2018 presso la sede di ConfCommercio a Lecco, si è svolto un incontro con Maurizio Benedetti, consulente presso la società Askesis.

Questo termine deriva dal greco e significa “allenamento”, cioè il continuo miglioramento nella quotidianità, ma anche “modellamento”, ovvero il cercare un modello ideale verso cui tendere.

Il tema fondante di questo incontro è stato l’attrito tra la crisi finanziaria del 2008 e l’etica dell’economia civile.

Purtroppo i due temi non sono andati di pari passo e tutti noi ne conosciamo le conseguenze, che viviamo ancora oggi; di essa hanno pagato e stanno pagando i costi più pesanti soprattutto i piccoli risparmiatori e in genere la povera gente.

La crisi finanziaria, che ha avuto origine negli Stati Uniti con la questione dei mutui sub-prime, si è estesa all’economia reale a livello internazionale, provocando la caduta del commercio, dei consumi, dei risparmi, degli investimenti.

Prima della crisi finanziaria la responsabilità era soprattutto a carattere individuale, riconducibile soprattutto all’etica professionale del singolo individuo e quindi affidandosi alle buone intenzioni e a virtù personali come onestà e sincerità.

La crisi ha messo in evidenza tutte le carenze del sistema sopradescritto: essa ha mostrato quanto tutte le istituzioni sociali, nessuna esclusa, abbiano un ruolo determinante nel settore finanziario al fine di rendere possibili e incentivare comportamenti responsabili ed impedire quelli irresponsabili.

Per istituzioni sociali si intende qualsiasi tipo di istituzione presente nel sistema macroeconomico, le principali coinvolte nella recente crisi sono state le banche (che hanno smesso di fare la tipica attività bancaria), le agenzie di prestito immobiliare, le assicurazioni, le agenzie di rating.

Tutte le istituzioni sopracitate hanno avuto ovviamente ruoli diversi e responsabilità diverse, più o meno gravi, ma l’obiettivo unico di tutte le istituzione è stato sempre e solo uno: “il potere del Dio denaro”.

La crisi, che dal mondo della finanza è giunta fino all’economia reale, spinge sia a rivalutare la validità dei principi teorici e dei modelli economici applicati in questo settore che a riprendere la questione alla base della scienza economica: la dimensione etica delle scelte legate al mondo economico.

È incredibile quanto un modello così antico, che risale al ‘700, sia allo stesso tempo anche così moderno e valido.

È il caso nell’”economia civile” del partenopeo Antonio Genovesi e dell’homo oeconomicus, che si deve nutrire anche di relazioni, motivazioni, fiducia, e che l’attività economica abbia bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali.

Cardine del pensiero economico di Genovesi è la fiducia come fonte di reciprocità.

L’economia civile teorizza che anche nella normale attività di impresa vi debba essere spazio per concetti come reciprocità, rispetto della persona, solidarietà.

La responsabilità sociale di impresa non è solamente un tema etico/sociale, ma se ben applicato, diventa anche un valore economico in grado di far acquisire un vantaggio competitivo, perché grazie ad essa l’impresa può avere dei benefici creando intorno a sé un sistema basato sulla fiducia.

Proprio dall’antica Economia Civile di Genovesi bisogna ripartire, perché non si supera la crisi senza una profonda svolta morale.

Mazzei Antonella

Lezione del 9 febbraio 2018 – La comunicazione interpersonale. Conoscere sé stessi e gli altri dagli studi delle neuroscienze.

Viviamo in un Mondo in cui, per un motivo o per l’altro, si ha sempre a che fare con gli altri…”.

Inizia  così l’incontro di venerdì 9 febbraio tenuto dalla Dott.ssa Gabriella Vigo, esperta di comunicazione interpersonale, coach e docente di vari corsi di formazione, la cui professione  è rivolta ad aziende sia private che pubbliche.

Tema centrale del giorno: la comunicazione interpersonale. Cos’è?  Contestualizzato  nell’ambito di una comunicazione lavorativa e delle difficoltà che si possono creare se questa comunicazione risulta inefficace.                                                                                                                                A questo proposito Gabriella ha evidenziato attraverso esempi concreti casi di Comunicazione Non Efficace e di Comunicazione Efficace.                                                                                                                                           –    È il caso dell’IT (Information Technology).  Nelle aziende, tra i vari dipartimenti, sorgono spesso difficoltà nel trovare una chiave di comunicazione “tra chi è tecnico e chi non è tecnico”. Questo perchè,  mittente e destinatario parlano spesso due linguaggi diversi. Se i tecnici non si rivelano abbastanza flessibili nel tradurre in termini più generali il linguaggio tecnico, a fronte delle richieste dei colleghi, difficilmente la comunicazione andrà a buon fine.                                            –  Un muratore si trova in ospedale a seguito di una operazione al cuore e chiede informazioni su come dovrà comportarsi al lavoro in conseguenza dell’operazione.  La dottoressa invece di usare un corretto ma probabilmente poco comprensibile linguaggio medico, semplicemente risponde al muratore: “Se prima sollevavi una carriola, adesso puoi sollevarne la metà”. L’uomo capisce esattamente il messaggio della dottoressa per via della spiegazione molto pratica.                                                                                                                     Quindi : Non è sufficiente ciò che dico ma devo curare anche come lo dico”.

L’incontro si è poi strutturato con la definizione dei seguenti obiettivi:

  • Conoscere i compagni di Master
  • Apprendere alcune basi teoriche del modello delle neuroscienze
  • Individuare le preferenze cognitive di chi si ha di fronte
  • Comprendere come agire per “sintonizzarsi” al meglio con chi si ha di fronte

Attraverso una modalità divertente, noi ragazzi ci siamo  presentati tra di noi, descrivendoci in breve ed evidenziando ciascuno un’aspettativa per la giornata (un possibile Successo) e un eventuale timore (un Insuccesso). Anche qui sono emersi diversi spunti interessanti. Tanto per citarne uno : per alcuni compagni uscire dalla Zona di Comfort, cercare nuove sfide, rischiare, era visto come un’aspettativa, veniva percepito come un successo. Per altri, la stessa Zona di Comfort, rappresentava invece una tranquillità ed una sicurezza  tali da essere mantenute ed il fatto di uscirne  rappresentava un timore. In questo senso è interessante capire come gli stimoli di qualcuno possano essere le paure di qualcun altro e viceversa.

L’incontro è così continuato con le parole della dottoressa “… è difficile riuscire a programmarsi una vita… nel corso della stessa a volte ti si presentano opportunità che non avevi immaginato e allo stesso tempo difficoltà a cui non avevi mai pensato…”. A questo punto ci si chiede: “Come cogliere queste opportunità e come affrontare le varie difficoltà?”. La risposta non viene presentata in questa sede, sia perché siamo solo all’inizio, sia perchè ognuno di noi ha una sua risposta. Questa tematica sarà ripresa più avanti nel corso.

Riprendendo il tema della giornata che è la Comunicazione :                    “Non esistono comunicazioni sbagliate di per sé ma esistono comunicazioni non efficaci”.  Pertanto, quali sono gli ingredienti che si devono mettere in atto per far sì che la propria comunicazione sia efficace?                                                                                                                             Scelto un canale di comunicazione, ad esempio la Comunicazione  Orale : il risultato della mia comunicazione sarà rappresentato da Cosa Dico (comunicazione verbale) e da Come lo Dico (comunicazione non verbale e paraverbale).

Se il Cosa Dico  lo ho ben chiaro nella testa,  il Come lo Dico gioca un ruolo molto importante nel comunicarlo efficacemente agli altri. Per questo motivo è fondamentale  comprende ed essere consapevoli  degli atteggiamenti che riguardano il Come lo Dico. Atteggiamenti che vanno dal tono della voce (Paraverbale), ai gesti, alle movenze, alla postura, all’abbigliamento che utilizzo (Non Verbale).                   Cosa risulta? Risulta che nella comunicazione non sono solo “io con me stesso” ma ho almeno un interlocutore di fronte a me (in una comunicazione orale) o dall’altra parte di un computer (in una comunicazione via mail) e così via.

Conoscere l’interlocutore non è cosa semplice. Essere in grado di farsi un’idea (corretta) di chi ho di fronte può rivelarsi una scelta vincente.

Altra cosa interessante: quando inizia la comunicazione?                            Si può dire che inizi già nel momento in cui ho qualcosa nella mia testa da dire a qualcuno. Conseguenza diretta è che se utilizzo con attenzione i due punti appena visti (COSA DICO e COME LO DICO) probabilmente la mia comunicazione potrà risultare molto efficace.

Successivamente l’incontro ha riguardato la conoscenza, semplificata ma estremamente interessante, delle aree del nostro cervello. Semplificando gli studi delle neuroscienze, si può affermare  che in un cervello si possono identificare tre zone alle quali si possono ricondurre :

  • RETTILIANO : istinti, sensazioni
  • LIMBICO  : pensieri , capacità di linguaggio, affetti, coinvolgimento, praticictà
  • CORTICALE: capacità di analisi, ragionamento, coscienza di sè

Esistono poi i due Emisferi (il destro e il sinistro) che rendono l’argomento ancora più articolato:

  • l’emisfero sinistro si contraddistingue per la Logica e il Rigore,
  • quello destro per la ricerca dell’Insieme e la capacità di Sintesi.

Ricombinando le due zone, limbica e corticale con gli emisferi destro e sinistro si ottiene una matrice a quattro quadranti. Si ha così una divisione degli stili di comunicazione personale secondo le caratteristiche predominanti.

  • Limbico Sinistro   – rigore e organizazione – Organizzativo
  • Limbico Destro    – apertura umana – Partecipativo
  • Corticale Sinistro   – rigore e ragione – Direzionale
  • Corticale Destro   – apertura al mondo – Creativo

Ognuno di noi ha un mix di tutte queste caratteristiche, rendendoci unici con  un proprio mondo interno.  Alcune caratteristiche distintive di ciascuna persona possono essere molto marcate prevalendo su altre. Si ha così uno strumento per comprendere le persone che ci si trova di fronte e di conseguenza “tarare” la comunicazione per renderla maggiormente efficace. Si riesce finalmente a capire il perchè di alcuni atteggiamenti che altrimenti potrebbero indurre a confusione o pregiudizio.

Quindi un’altra attività svolta in aula è stata quella di far emergere, grazie all’ausilio di un questionario, in quale quadrante si trovasse ognuno di noi. Successivamente, sempre in base alla matrice, ci si è spostati nei quadranti secondo le nostre  preferenze in ambito lavorativo; Preferenze e non Competenze, proprio per restare legati alla parte più spontanea di noi stessi, quasi a dire “voglio fare un certo lavoro perché mi piace”. Il risultato è stato stimolante e ha fatto emergere come, in un lavoro qualsiasi,  una persona può caratterizzarsi per: Doti Direzionali, Doti Creative, Doti Parteciaptive e Doti Organizzative.

Una volta finito il questionario, abbiamo sperimentato che effettivamente per alcuni “collaborare” poteva essere una cosa semplicissima, per altri recava parecchie difficoltà; per alcuni “schematizzare la giornata” era una cosa banale, per altri una cosa impossibile; alcuni non avrebbero fatto fatica a dire “voglio fare il capo”, altri, il capo, non lo avrebbero mai fatto.

L’incontro si è chiuso con la visione di due spezzoni di film, in cui emergevano chiaramente, nei comportamenti dei protagonisti, le quattro caratteristiche (Direzionali, Creative, Partecipative e Organizzative) precedentemente elencate. Questi video, estremamente d’effetto, hanno dato un riscontro molto forte a qualcosa che, a inizio giornata, poteva sembrare solo una curiosità.

In chiusura, un video divertentissimo, ha testimoniato quanto il nostro cervello possa essere flessibile per adattarsi e riadattarsi alle più diverse circostanze, anche insolite e inaspettate.

Vi lascio il link del video. È davvero forte.

Daniele Redaelli

The Backwards Brain Bicycle – Smarter Every Day 133

https://www.youtube.com/watch?v=MFzDaBzBlL0

Lezione del 2 febbraio 2018. Incontro con imprenditori del territorio.

Il primo ospite della giornata è Angelo Cortesi,

presidente Ancem (Associazione mollifici italiani) e imprenditore del lecchese. La sua azienda, Co. El., ha sede a Torre de Busi e produce molle.

Cortesi ha introdotto il tema dell’anno, l’Etica, riallacciandosi ad i temi degli scorsi anni. Nel 2016 il tema  era quello della Sostenibilità, ovvero <<la possibilità di mantenere una caratteristica di un processo o di uno stato ad un certo livello nel tempo>>. Lo sviluppo “sostenibile” è quello sviluppo che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie. Gli ideali da seguire sarebbero uguaglianza e speranza, infatti quando si genera un’azione a lungo termine, si agisce per il bene comune, ovvero si parla di etica.

Nel 2017 il tema era il Mercato, inteso non tanto come luogo fisico, ma come istituzione sociale. Il mercato, nel corso degli anni, ha subito diverse modifiche in base all’evoluzione della popolazione.  Il mercato come istituzione nasce attorno al 1000, con la nascita dei comuni, e tutto ciò ha garantito la possibilità di scambio tra i cittadini. Successivamente, da luogo fisico, diventa una vera e propria istituzione, sviluppata e diffusa dai Francescani, e diversi filosofi italiani tra cui Pietro Olivi e Coluccio Salutati (attorno al 1300-1400) hanno pensato a diverse teorie di mercato.

Spesso  si trattano  Etica  e  Morale come se fossero sinonimi, bisogna, però, fare una giusta distinzione :

  • Morale, dal latino <<mos, moris>>, si riferisce alle usanze, ai costumi ed alle tradizioni di un popolo. E’ l’insieme dei principi che guardano il nostro comportamento e le nostre relazioni; spesso indica qualcosa che non si può fare
  • Etica, dal greco ethos, << è l’idea di comportamento abituale di un’azione da reiterare, ovvero significa fare, trasformare i principi in azioni. L’etica non è soltanto morale applicata, ma soprattutto propensione a fare del  bene, a preoccuparsi degli altri

Angelo Cortesi entra in azienda nel 1972 assieme a due suoi fratelli con lo scopo di sostituire il padre.  Nonostante sin da subito ci siano delle difficoltà, nel 1980 si separa dal socio del padre e  fonda Co. El. Negli anni ’80 decide di abbandonare il mercato delle armi per motivi etici, nonostante fosse molto proficuo e  punta ad una crescita basata su correttezza e rigorosità, ovvero una crescità in responsabilità e civiltà.  Secondo Cortesi, la chiave del successo di un imprenditore è di aver fiducia negli altri.

Le caratteristiche ideali di un imprenditore sono:

  • Propensione al rischio;
  • Ars combinatoria, ovvero la capacità di organizzare e coordinare il lavoro;
  • Capacità creativa e di innovazione; ci sono 3 tipo di innovazione, ovvero innovazione di prodotto, di processo e di rottura, quella che anticipa i bisogni.

L’ Italia è un paese ricco di imprenditori già a partire dagli anni ’60. Tra gli anni ’70 e ’80 le imprese raddoppiano e nel ’90 è la quinta potenza mondiale. A partire però dal 2000 l’Italia ha perso un terzo della produzione industriale e negli ultimi 10 anni il 70% delle nuove aziende ha una vita media pari a 5 anni.                Per quale motivo si è giunti qui?

  1. La demonizzazione ingiusta a livello sociale che lo stato con le sue istituzioni, sindacati e lavoratori troppo ideologizzati serba ancor oggi agli imprenditori, trattandoli come evasori o sfruttatori;
  2. L’utilizzo improprio del termine “imprenditore”; alcuni sono soltanto speculatori;
  3. Trattamenti fiscali che penalizzano il lavoro e l’impresa rispetto alla finanza;
  4. Gestione del personale complicata ed una giustizia del lavoro a senso unico;
  5. Vincoli, burocrazia e oneri che non portano valore all’impresa;
  6. Rischi penali rilevanti;

Nel 2008 ci fu una profonda crisi a livello mondiale. Però  la crisi  ha portato a diversi progressi. Si sviluppa l’inventiva, nascono le scoperte e le grandi strategie. Tutto ciò, nell’azienda di Cortesi ha portato a soluzioni che per quanto di emergenza,  si sono rivelate poi straordinarie durante la rifioritura.

 

Il secondo ospite, Marco Leidi, è titolare dell’azienda  Vincit a Valmadrera.

Fondata nel 1919, è un’azienda tecnica che si occupa di compressori ad aria. Leidi si occupa della parte amministrativa e commerciale.

Sostiene che i due elementi chiave perchè un’azienda sia competitiva  siano: l’ offrire servizi  ed anticipare i bisogni. Mentre il prodotto è sempre più facilmente replicabile o sostituibile, il servizio permette invece di distinguersi e di creare così il vantaggio competitivo.

I due valori fondamentali che guidano il lavoro quotidiano devono essere l’onestà e soprattutto la gentilezza ed il rispetto tanto dei clienti quanto dei collaboratori. Inoltre, sostiene che ogni suo dipendente, per poter crescere, deve avere la possibilità di sbagliare, e di conseguenza di poter migliorare ed imparare dai propri errori. Cosa sempre più difficile in momenti in cui il tempo rappresenta la risorsa più scarsa e il mercato richiede un apprendimento immediato.

 

Sergio Bartesaghi, terzo ospite,  gestisce l’Utensileria Franco Bartesaghi a Merone, attiva nella fornitura alle industrie.

Bartesaghi parte da un avvenimento che ha fortemente segnato il mondo attuale : la crisi del 2008. Questa crisi rappresenta un evento drastico per molti imprenditori: ordini lasciati aperti, pagamenti posticipati, annullamenti… Soprattutto sono venute a mancare le tre risorse fondamentali per un imprenditore: tempo, capitale e lavoro, inteso come risorsa umana qualificata.                                                      Bartesaghi si è sforzato di trovare una soluzione per potere ritornare a galla,  senza però abbassare i prezzi dei suoi prodotti. Decide così nel 2010 di sfruttare una collaborazione con i colleghi del settore.  Diversi furono i vantaggi:

  • un confronto quotidiano;
  • possibilità di crescita;
  • possibilità di poter offrire ciò che da solo non sarebbe stato possibile:

Aderisce così, tra i primi insieme ad Airoldi & Belgeri, ad una rete di aziende su tutto il territorio nazionale:  il TechnoTradeGroup. Gruppo che oggi è composto da 43 aziende.  Si è trattato  di un lungo processo di cambiamento i cui strumenti fondamentali sono stati il coraggio, la decisione e lo sforzo. Insieme ai suoi colleghi hanno creato inoltre un marchio, tTake, che si basa sull’innovazione e sulla produzione italiana ed europea.

 

Infine, è stato nostro ospite Antonio Peccati, presidente di Confcommercio  Lecco e top manager presso Allianz Bank.

Peccati  ha riportato la sua esperienza personale, partendo dalla giovane età, fino alla scalata del successo. Inizialmente come giocatore della Calcio Lecco, poi come scalatore e guida alpina, fino a diventare un manager che oggi gestisce centinaia di promotori  occupandosi della zona nord-ovest dell’Italia.

Come presidente di Confcommercio Lecco, sta focalizzando la priorità sul futuro turistico della città. Diminuendo il peso dell’industria deve necessariamente crescere il turismo. E’ quindi fondamentale promuovere la città. Da qui è nata la collaborazione con l’Università Bocconi per sviluppare a Lecco una università del Turismo. Peccati è anche un’imprenditore impegnato in prima persona nel turismo come proprietario di un rifugio ai Piani di Bobbio. Se si vuole coinvolgere le persone nei progetti, si deve dare l’esempio con l’azione.

Attraverso alcuni aneddoti legati alle sue precedenti esperienze di scalatore, ha  espresso come la base del successo, non solo in ambito lavorativo, poggi sul rapporto di fiducia che si instaura sia con il cliente che con il collaboratore.

Ci ha congedato ricordando come una delle sue caratteristiche, che è poi comune alla maggior parte degli imprenditori, sia quella di non fermarsi mai ad ogni obiettivo raggiunto ma sempre di ripartire con nuove sfide, nuovi obiettivi. Ogni successo deve essere la spinta per migliorarsi e osare di più.

Mara Cattaneo

Aperte le iscrizioni al Master “Competenza, Convinzione, Cuore ” 2018

La complessità e la dignità umana. La sostenibilità, il mercato, il viaggio. Sono alcuni dei temi affrontati nelle passate edizioni del Master Comportamentale di Management organizzato dall’Associazione Lecco100. Anche per la nona edizione del Master l’obiettivo è di proporre un percorso stimolante e arricchente, che permetta ai giovani talenti di acquisire competenze e di trovare la loro strada.
Come ogni anno Comitato Didattico, Docenti e Giovani, hanno individuato un tema che farà da filo conduttore. Il tema scelto per l’edizione 2018, che si svolgerà dal 2 febbraio al 22 giugno, principalmente presso la sede di Confcommercio Lecco in piazza Garibaldi 4 a Lecco, è “L’Etica”. I giovani selezionati potranno partecipare in modo gratuito a questo Master, diventato un punto di riferimento sul territorio.
“Quello che vogliamo offrire ai giovani può essere sintetizzato nella testimonianza che negli scorsi anni ci ha portato un docente: quale ambizione più grande possiamo coltivare, se non l’umana speranza di influire positivamente sulle persone che ci stanno accanto, per trasmettere loro qualcosa di utile, nella consapevolezza di potere contribuire al loro successo e nella speranza di aver influito positivamente su di loro? – sottolinea il presidente dell’Associazione Lecco100, Angelo Belgeri – Mi piace rimarcare ancora una volta l’impegno, la passione e l’entusiasmo dei docenti e degli imprenditori e manager. Si tratta di una base unica e inconfondibile del percorso di questo Master, il cui obiettivo resta sempre lo stesso: vogliamo sostenere la crescita dei giovani talenti, aiutandoli a investire per migliorare se stessi. Si tratta di persone che hanno già un atteggiamento positivo nei confronti della vita e vogliono accrescere il loro potenziale. Giovani che vogliono fare emergere al meglio le proprie potenzialità”.
La formazione manageriale in aula è pensata e svolta al 90% da manager e imprenditori in un contesto basato sul fare e attraverso un punto di vista pratico, con l’obiettivo di generare altri manager ed imprenditori. Il restante 10% della formazione è svolto da accademici o formatori teorici per l’acquisizione di conoscenze fondamentali: “Puntiamo sul pragmatismo e la concretezza, sul confronto e il coinvolgimento, ma cerchiamo anche di testimoniare l’importanza del mettersi in gioco, della passione, dell’entusiasmo”.
Per informazioni e iscrizione inviare il Curriculum Vitae a info@lecco100.it. Per la presentazione completa del Master manageriale “Competenza, Convinzione, Cuore” è possibile consultare il sito dell’associazione www.lecco100.it

PRESENTAZIONE_MASTER_2018

Lezione del 7 aprile. La Negoziazione – Imprenditori

Articolo lezione del 7 aprile – La negoziazione e l’intervento di Davide Pozzi

La giornata del 7 aprile è iniziata con l’intervento di Piero Guasco, il quale  ha svolto un’interessante lezione sulla negoziazione.

Abbiamo iniziato dando una definizione di questo termine: negoziazione, ossia andare insieme verso un obiettivo comune, è un processo e non un fine. Gli attori all’interno di una negoziazione sono tre: il venditore, il cliente e l’oggetto o servizio che deve essere venduto. Ci sono due approcci che possono essere seguiti durante una negoziazione, uno è product oriented, ossia quando al centro della negoziazione c’è il prodotto; l’altro è relation oriented, ossia la negoziazione è volta alla creazione di una relazione con il cliente.

Successivamente Piero ci ha mostrato quali siano i 5 pilastri della negoziazione:

  1. Le domande. Bisogna sempre fare domande aperte al cliente al suo ruolo.
  2. Ascoltare fino in fondo, in modo da cogliere la motivazione che rimane tra le righe.
  3. Cogliere le parole chiave che qualcuno usa in modo tale da fare leva su di esse.
  4. Prolungare la positività. Ossia concentrarsi il più possibile sulle positività del prodotto/servizio che voglio vendere.
  5. Lasciare cadere le negatività. Può capitare che al cliente non piaccia un aspetto del prodotto che sto cercando di vendere, in questo caso l’unica cosa da fare è lasciar cadere le negatività per poi tornare a concentrarsi sugli aspetti positivi che avevano convinto il cliente inizialmente.

Nel pomeriggio abbiamo poi incontrato Davide Pozzi, amministratore delegato della Seco Italia.

La Seco è una multinazionale  Svedese che tratta di lavorazioni meccaniche a 360 gradi. L’inizio del suo intervento era volto all’importanza dell’avere dei valori aziendali radicati e di comunicarli ai dipendenti, fare in modo che li vivano, ma che soprattutto li condividano. I valori fondamentali per la Seco sono: la passione per i clienti, lo spirito di famiglia e l’impegno personale.

Successivamente abbiamo parlato di come la comunicazione all’interno dell’azienda sia fondamentale, a tal proposito ci ha mostrato la piattaforma Yammer, una piattaforma social aziendale per eseguire attività social interne.

Un altro modo per migliorare la comunicazione e l’organizzazione che hanno adottato all’interno di Seco è la lavagna life basata sull’orizontal management: si livella il potere decisionale dell’azienda in modo tale da dare più potere a chi sta sotto, dando più responsabilità. Un’altra tecnica è l’utilizzo di lavagne Kanban.

Infine abbiamo parlato dell’industria 4.0, della connessione tra sistemi fisici e digitali, di come negli ultimi anni il mondo dell’impresa abbia subito notevoli cambiamenti e di come oggi più che mai ci sia bisogno di un cambiamento di mentalità.

 

Federica Piloni

Lezione del 31 marzo – Strumenti di progettazzione per accesso ai bandi ed Economia civile parte 2

Al via anche l’ultima lezione del mese di marzo del Master per Giovani Manager. Mentre si respira già una forte aria Primaverile, la giornata si presta ad essere ricca di concetti e contenuti non solo interessanti ma anche fortemente attuali.

La mattinata è dedicata alla seconda parte dell’ampio ramo che è L’Economica Civile, tenuta dal professor Benedetti, al suo secondo intervento come relatore al Master.

Prendendo in considerazione i principali vettori che hanno causato la crisi finanziaria del nostro secolo, quali:

  1. puntare ai risultati quantitativi a breve termine piuttosto che alla creazione di valore a lungo per tutti gli stakeholders;
  2. anteporre sistematicamente l’interesse personale a quello generale;
  3. riporre eccessiva fiducia nelle capacità del libero mercato d’autoregolarsi;
  4. distanziare troppo la finanza dall’economia reale.

Ci si chiede ora se sia possibile una nuova economia:

A tal riguardo sono sì state adottate delle misure correttive da parte degli stati, ad esempio: regolamentazione dei mercati e miglior coordinamento fra governi, misure di forte riduzione del debito e razionalizzazione dell’intervento pubblico e tentativi di crescita del PIL. Queste misure sono risultate di efficacia solo parziale e sempre più inadeguate, soprattutto se non ne vengono integrate con una logica di sostenibilità nel lungo periodo. Si dovrebbe quindi procedere come prima cosa con l’individuazione di indicatori di sviluppo più adeguati che riescano a misurare variabili come il “progresso reale” e “lo sviluppo umano” (capitale umano, sociale, ambientale trasmissibile alle generazioni future).

Grazie a queste nuove prospettive infatti si rivela come oggi il grado di disuguaglianza sia aumentato. Una ricerca condotta nel 2016 ha dimostrato che l’1% della popolazione più ricca possedeva oltre il 50% della ricchezza globalmente considerata!

 

Si è iniziato a parlare di “Land Grabbing”, fenomeno che ha portato i paesi più ricchi e dipendenti dalle importazioni di cibo ad acquistare grandi porzioni di terra per produrre cibo per i loro bisogni domestici. A tal riguardo sembra opportuno riportarle l’emblematico esempio che proviene proprio da un progetto di co-sviluppo con il Burkina Faso e la nostra cittadina Lecchese, conosciuto come «Riso secondo natura».

 

Tutte queste disuguaglianze e situazioni di disagio hanno porto a quello che è l’argomento “caldo” del nostro periodo, che infiamma le anime di tutti i Paesi, in particolar modo Europei a causa anche della loro posizione geografica: La Migrazione. La questione è diventata di grande rilievo o, addirittura secondo molti governanti è diventata LA QUESTIONE principale da gestire per l’Unione, ancor più rilevante dei temi economico-finanziari. Nel 2016 e solo in Italia sono arrivato oltre 25.000 minori non accompagnati, e purtroppo andando avanti con questi numeri che non accennano a diminuire, il Vecchio Continente non sarà in grado di mantenere il ritmo di questi flussi.

Come uscire da questa situazione? La soluzione più accreditata sembra essere quella di reinventare l’Europa, uscendo da una logica di crescita quantitativa legato all’economia di mercato, per privilegiare uno sviluppo qualitativo basato su una riprogettazione del lavoro, del mercato e del welfare pubblico, sfruttando i vantaggi dell’innovazione tecnologica. Le aziende devono iniziare ad operare non solo in logica di generare profitto, quindi di breve periodo, ma devono operare con senso di responsabilità in modo tale da non apportare solo benefici per se stessa ma anche per gli altri operatori con cui entra in contatto, che siano essi interni od esterni.

Il tema della CSR ormai si è sempre più diffuso nelle pratiche di gestione delle aziende (anche se Porter ritiene sia più funzionale parlare di Creazione di Valore Condiviso, CSV). Agire responsabilmente non solo crea benefici in termine di immagine, di vantaggio competitivo ma garantisce anche una buona performance in termini di lungo periodo, il tutto andando di pari passi all’AUMENTO DEL BENESSERE SOCIALE e del BENESSERE DEI CLUSTER LOCALI in cui opera l’azienda.

Fra gli esempi di aziende Italiane che hanno deciso di operare con etica sociale possiamo trovare Ferrero, l’Ospedale Cantonale di Locarno, Gessi e la marchigiana Loccioni.

Raggiungere il punto ottimale fra benessere aziendale e benessere sociale è impegnativo e richiede un cambiamento di fondo ma “se vuoi fare un passo in avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”.

 

La seconda parte della giornata è stata dedicata al tema della Progettazione tenuto da Cristina Pedretti.

Da subito l’intervento è risultavo molto coinvolgente ed interessante, portandoci a conoscenza di strumenti per una buona programmazione come “Realtime Board” che può essere applicato anche per scopi diverso, facilitandoci nettamente la fase iniziale di un qualsiasi progetto abbiamo in mente.

Per una buona progettazione si deve sempre prestare a seguire un modello ben definito in modo da ottenere la possibilità di finanziamento. Le formalità che tutti i progetti devono avere vengono decise e gestite dall’UE e diffuse successivamente dalla Commissione.

Le caratteristiche che deve avere un buon progetto sono:

  1. pertinenza;
  2. fattibilità (deve quindi essere realizzabile);
  3. Sostenibilità.

La cosa fondamentale per chi elabora il progetto è sicuramente porre il proprio focus sui reali bisogni dei destinatari dell’intervento.

Il primo “step” per intraprendere un progetto è quello di sviluppare l’albero dei problemi e attraverso un legame causa-effetto ribaltare l’albero in modo da trasformare tutti i vari problemi in obbiettivi, adottando una visione positiva. A bene vedere questo processo può essere utilizzando nella vita di tutti noi, per la risoluzione di qualsiasi problema o per il raggiungimento dei nostri obiettivi personali.

Da quanto fin ora detto si evince che deve esserci tanta sinergia fra i membri del team, in modo da ottenere un elaborato completo a 360°. Il lavoro che sta dietro è molto dettagliato e preciso questo perché le linee guida sono restrittive, “precise al millimetro” e anche una piccola dimenticanza potrebbe compromettere la possibilità di finanziamento.

La maggior peculiarità sono le scadenze: i tempi di consegna sono sempre stringenti e ciò porta sempre ad anticipare i lavori in attesa dell’uscita dei vari bandi.

Progettare un bando e progettare un obiettivo di vita quotidiana non differisce di molto, e dopo questa giornata di master siamo usciti con nuove competenze da poter applicare nella frenesia di tutti i giorni.

 

Elvana Blakaj.

lezione del 25 marzo – La comunicazione di genere

Lezione 25 Marzo 2016 – La comunicazione di genere

L’incontro del 25 marzo, ci ha messo di fronte ad un tema oggi sempre più discusso e che occupa un ruolo centrale nelle riflessioni a livello interpersonale e lavorativo : la comunicazione di genere.

Alessio Sperlinga, formatore e informatico, ci ha introdotto a questo tema grazie all’uso delle mappe mentali che hanno fatto da supporto e guida alla sua presentazione.

La lezione ha visto inizialmente un excursus antropologico riguardante il tema dei generi, sottolineando le reali e tangibili differenze che si possono riscontrare nei due poli opposti. Attraverso una riflessione che ha visto convergere tratti legati alla biologia e allo studio dell’uomo come specie, siamo stati introdotti alla comprensione dei generi come due entità opposte con tratti caratteristici che ne denotano la forza e la complementarietà.  Inoltre la riflessione ha evidenziato che la tecnologia e la biologia sono i veri determinanti di ciò che noi viviamo oggi, infatti questi due fattori sono gli unici in grado di modificare l’assetto delle cose. Ma la riflessione sulla percezione della realtà, che ha costituito un quadro di riferimento introduttivo allo studio dei generi in ambito comunicativo, si è spinta più in profondità considerando anche il filtro imprescindibile della nostra mente come contenitore di sentimenti con cui percepiamo la realtà, ciascuno con i propri occhiali.

Inoltre, ci è stato sottolineato che il comportamento umano è specializzato e che grazie alla differenziazione dei generi operata dalla biologia e dalla natura si hanno dei vantaggi da ambo le parti. Abbiamo toccato argomenti anche filosofici, come il riferimento ai termini “anima” e “animus”, e la teoria del mondo delle idee del filosofo greco Platone, per poi soffermarci a riflettere sull’etimologia della parola “persona” e su alcuni pensieri connessi alla filosofia di Schopenhauer. Alessio Sperlinga ci ha anche parlato della “piramide dei bisogni” dello psicologo Maslow, che rappresenta anche un modo di descrivere la crescita di ognuno di noi.

In seguito la riflessione si è concentrata sullo studio dei generi, le cui caratteristiche ci sono state spiegate grazie all’uso di una mappa mentale che raggruppava i contenuti dell’incontro. Il famoso libro di John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere ha fatto da filo conduttore nell’individuazione delle differenze e di conseguenza delle potenzialità dei due generi. Si è parlato delle differenze dei due generi in diversi ambiti e contesti e sono stati considerati i diversi istinti che li contraddistinguono e le caratteristiche sul lavoro e in altri ambiti, come in amore e in situazioni di stress. Un interessante metafora che riguarda la definizione delle donne come onde e degli uomini come elastici ci ha aiutato a comprendere meglio le peculiarità dei due generi.

L’incontro ci ha anche fornito delle parole magiche da dire ad un uomo e da dire ad una donna, sottolineando anche la contrapposta espressione dei sentimenti. La riflessione ha visto i partecipanti di ambo i sessi fermarsi a pensare e sorridere davanti a certe affermazioni, grazie anche a dei video proposti dal relatore che hanno sottolineato in modo pungente ed efficace le differenze dei generi.

I sorrisi di consapevolezza non sono mancati neppure quando si è trattato di passare ad un esercizio che ha visto sesso maschile e sesso femminile schierarsi in due gruppi differenti. Il buon umore ha guidato la consapevolezza nell’individuare le caratteristiche degli uomini e delle donne, una volta avute le indicazioni dell’ esercizio. Ci siamo confrontati nel comprendere e scoprire le somiglianze e differenze con il sesso opposto operate dalla natura in questi secoli.

Grazie a questo incontro ora abbiamo più consapevolezza delle differenze biologiche e comportamentali dei due generi, rendendoci conto delle loro rispettive potenzialità e della loro complementarietà.

Anche questa volta la natura non ha fatto nulla per caso, così come il nostro Master Lecco100 grazie ad Alessio Sperlinga!

Gottifredi Marisa Pamela

il patrimonio imprenditoriale per fare impresa in un mercato che seleziona

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