LEZIONE DEL 15/2/2019 PUBLIC SPEAKING

La lezione di Venerdì 15 Febbraio ha avuto come protagonista Domenico Esposito, responsabile della formazione del personale della Stanley Black & Decker. Basandosi sulla propria esperienza e sulle proprie conoscenze, l’esperto ha tenuto una lezione sul Public Speaking ovvero “l’arte del parlare in pubblico”.

UNO SGUARDO ALL’IMPRESA

La lezione è iniziata con un veloce riassunto sulla storia di Stanley Black & Decker, impresa statunitense leader mondiale nella produzione di utensileria da lavoro, nata dall’unione nel 2010 di due aziende storiche, la Stanley Works (1843) e la Black & Decker (1910).

Senza entrare troppo nei particolari il principio cardine che regola da sempre la vita delle due aziende è l’anticipare i cambiamenti e il migliorarsi tramite la discussione. Infatti, sia di fronte ai cambiamenti storici che a quelli socio- economici, la Stanley e la B&D sono sempre state in grado di guardare al proprio interno, innovare le proprie tecnologie e quando necessario unirsi per rimanere competitive sul mercato. Proprio grazie alle seguenti strategie sono riuscite a trasformare una crisi profonda come quella del 2008 in una vera e propria occasione di crescita.

Il commercial training manager Domenico Esposito nella sua attività professionale ha certamente fatto suoi questi principi che, uniti ad una grandissima curiosità e voglia di apprendere, lo hanno portato a svolgere diversi ruoli all‘interno di Black & Decker, un’azienda di circa 36000 dipendenti in tutto il mondo, capace di sfornare 45 nuovi prodotti all’anno.

Dopo aver descritto la realtà aziendale in cui opera, Esposito ha aperto una parentesi sul suo lavoro, il training, che ha riassunto con una semplice, ma efficace metafora: << Si può offrire da bere agli assetati, ma non obbligarli a farlo>> L’obiettivo di un bravo trainer aziendale non è obbligare i dipendenti ad imparare il lavoro da eseguire, ma instillare in ognuno di essi il desiderio di apprendere assieme a come svolgerlo al meglio; proprio il desiderio di migliorare ha contraddistinto tutta la vita professionale di Esposito.

PUBLIC SPEAKING/IL BUON RELATORE

Lo step successivo della lezione si è concentrato sul significato del PUBLIC SPEAKING definito da Esposito come la capacità di trasmettere emozioni allo scopo di stimolare una reazione in vista di determinati obiettivi. Il buon relatore/comunicatore deve pertanto dimostrare interesse per l’interlocutore, avere a cuore la sua soddisfazione e cercare di trasmettergli qualcosa di utile e interessante in previsione della sua crescita professionale, personale e culturale.

Un buon relatore può definirsi tale se possiede le seguenti caratteristiche:

* Interesse per il pubblico

* Autorevolezza

* Passione per ciò che fa

* Desiderio di essere utile all’interlocutore

* Desiderio di essere d’ispirazione per l’interlocutore

* Competenza

* Responsabilità

Uno speaker deve inoltre ricordare che il 90% del successo in una presentazione è dato dalla pianificazione che deve essere il più dettagliata possibile. Ogni dettaglio è fondamentale per la determinazione del risultato finale.

GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA RELAZIONE

Innanzitutto il relatore deve individuare chiaramente gli obiettivi della relazione in modo che siano chiari, quantificabili e misurabili. È consigliabile utilizzare i concetti chiave più volte all’interno del discorso e nelle slide di supporto affinché il relatore stesso ed il pubblico siano in grado di assimilarli il più velocemente possibile. Sostanzialmente, l’identificazione degli obiettivi risulta fondamentale per l’impostazione del discorso che potrà avere un fine informativo, istruttivo o persuasivo sull’interlocutore.

È molto importante che il relatore tenga conto delle caratteristiche e delle motivazioni dei partecipanti in modo da adeguare di volta in volta il proprio stile comunicativo a seconda di chi lo ascolta e dei fini che si prefigge. Il relatore deve pertanto essere sempre pronto a documentarsi e a richiedere tutte le informazioni necessarie allo svolgimento efficace della presentazione.

Dopo aver chiarito l’obiettivo il relatore deve concentrarsi sulla definizione di un filo logico che esponga in maniera chiara e ordinata gli argomenti necessari alla comprensione ed al raggiungimento della meta prestabilita. È utile, ad esempio, individuarne i punti chiave (argomenti) e quelli secondari posti a sostegno dell’argomentazione. Lo step successivo riguarda la definizione del programma che avviene tramite la creazione di una to-do-list che deve tenere conto delle priorità del discorso definendone i giusti tempi di trattazione per argomento; è consigliabile pertanto stilare una timeline, includente eventuali pause necessarie a stimolare l’attenzione degli ascoltatori.

ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento, Esposito ha fatto molta leva su un concetto base: “NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO”; l’organizzatore/relatore è infatti sempre responsabile delle situazioni che si presentano. Essere in possesso di una preparazione adeguata è fondamentale per evitare e fronteggiare gli imprevisti.

Per organizzare al meglio l’evento bisogna:

* Determinare il budget

* Organizzare il personale di supporto all’evento

* Trovare la location adatta

* Ottenere i preventivi di sala/ristorante/coffee break/pernottamento

* Effettuare sempre un sopralluogo

* Registrare i contatti (ristorante, sala, reception)

* Lasciare i propri recapiti

* Preparare la lettera di invito

Il relatore deve avere una buona confidenza con gli spazi in cui tiene il proprio intervento, deve essere in grado di “dominare la sala come il condor domina l’aria”. L’attenta pianificazione della disposizione degli oggetti e dei dispositivi è in questo senso discriminante. Bisogna in sostanza:

* Identificare l’esatta posizione di luci e interruttori

* Decidere la disposizione dei tavoli e delle sedie a seconda della circostanza

* Testare le apparecchiature (impianto audio, video, luci…)

* Verificare la visibilità dello schermo

* Prendere confidenza con il palcoscenico e rispettare gli spazi personali

CONOSCENZA E GESTIONE DEL PUBBLICO

Nella sua opera principale (l’arte della guerra) Sun Tzu scriveva: <<Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura>>. Anche se il pubblico non deve necessariamente essere indicato come il “nemico”, questa citazione dà un’indicazione molto importante: il successo della relazione è indissolubilmente legato alla conoscenza che si ha della platea e di sé stessi.

Risulta quindi necessario, già prima dell’inizio dell’evento, stabilire una buona relazione con ognuno dei partecipanti (tramite un sorriso, una stretta di mano e/o una frase confortante) cercando di identificarne il ruolo; bisogna capire in sostanza quali sono le persone che potrebbero arrecare disturbo e quali invece potrebbero essere collaborative durante la discussione. Eccone i principali tipi:

IL CECCHINO: generalmente molto attento alla discussione, è il tipo che che al minimo errore cerca di mettere in difficoltà il relatore

IL JOKER: fa interventi a sproposito per stimolare l’ilarità del pubblico e per sbeffeggiare il relatore

IL GURU: è un personaggio influente all’interno del gruppo che se coinvolto può diventare un grande alleato del relatore

Dopo essersi fatto un’idea sul gruppo che ha di fronte il relatore ha quindi tutti gli strumenti utili per gestire la platea; per farlo al meglio deve però attenersi ad alcune regole base:

* Mantenere sempre un atteggiamento professionale

* Prevenire le obiezioni

* Mantenere il contatto visivo

* Riconoscere e coinvolgere le persone più influenti

* Fare domande (chi domanda “tiene i fili” della discussione)

* Mai fare domande di cui non si conosce la risposta

GESTIONE DELLA PAURA, DELLO STRESS E DELLA TENSIONE

La paura di parlare in pubblico (paura di essere giudicati in caso di fallimento) è un sentimento che causa tensione e stress; se nella giusta misura sono fattori positivi poiché aiutano a mantenere la massima attenzione durante lo svolgimento dell’evento, in misura eccessiva possono evidentemente comprometterne.

Per poter gestire al meglio i propri sentimenti bisogna innanzitutto capire che il cervello umano non conosce la negazione, ma solo la positività; è perciò importante saper sempre mantenere un atteggiamento positivo e lasciarsi alle spalle quelle convinzioni negative e false che generano paura e ansia.

Per gestire al meglio tensione e stress è consigliabile:

* Identificare un angolo nascosto della sala che dia la possibilità di isolarsi e raccogliersi prima dell’inizio dell’evento (zona di sicurezza)

* Fare stretching ed esercizi di respirazione

* Avere un atteggiamento positivo

* Immaginare e pregustare il successo dell’intervento

* Concentrarsi sulle persone

* Tenere a portata di mano gli appunti

* Memorizzare le prime battute del discorso (aiuta a sbloccarsi)

CHIUSURA E FEEDBACK FINALE

La chiusura dell’intervento ha lo scopo di lasciare una porta aperta nei confronti dell’interlocutore, stimolarne la curiosità; per farlo, ad esempio, è possibile parlargli non troppo esplicitamente dei propri progetti futuri o lasciare frasi ad effetto che possano rimanergli in testa.

Basandosi sempre sul concetto di “migliorarsi costantemente” al termine della presentazione è consigliabile lasciare uno o più moduli di valutazione alla platea in modo da cogliere le debolezze e/o gli eventuali punti di forza della presentazione e del discorso correggendo ed implementando dove necessario.

Il modulo di valutazione deve contenere:

* Modulo per la valutazione della qualità dell’esposizione

* Modulo per la valutazione del risultato della presentazione

CONCLUSIONE

Esposito ha chiuso la lezione con una importante raccomandazione: <<mai smettere di imparare pensando di aver capito tutto poiché è in questo frangente che comincia veramente il declino di un professionista>>

FILM CONSIGLIATO: Whiplash

Denis Vaninetti

Lezione del 8/2/2019 La comunicazione interpersonale -Conoscere se stessi e gli altri seguendo gli studi delle neuroscienze-

“THE SHOW MUST GO ON – ACT II”

Il Master manageriale 2019 “Competenze, convinzione, cuore” ha raggiunto Venerdì 8 Febbraio l’atto II del proprio viaggio destinazione-“Giustizia”. Nella sala dal soffitto affrescato della Confcommercio di Lecco, la formatrice e counsellor Gabriella Vigo, dottoressa in Filosofia d’indirizzo psicologico, ha introdotto all’abc della comunicazione interpersonale ai giovani “masterizzandi”, affiancati dall’imprenditore locale, Angelo Cortesi, dal manager, Angelo Belgeri, e dal project manager, informatico e formatore freelance, Alessio Sperlinga.

A sigillo della propria auto-presentazione, invitando i ragazzi a “guardare al futuro per ricostruire il passato”, G. Vigo ha messo in luce una peculiare apertura ottimistica alla novità, e più in generale, alla vita nel suo farsi; molto spesso solo col “senno del poi” riusciamo a comprendere il senso e l’utilità dei nostri trascorsi, più o meno positivi, rapportandoli al nostro essere nel presente. Ergo, lasciamo sempre al passato il beneficio del dubbio, ricerchiamone i punti di forza e utilizziamolo nei termini di “magister vitae”.

Interiorizzato, almeno si spera, il prolettico al pensiero positivo, i giovani hanno preso la parola, invitati dalla relatrice a presentare se stessi nel rispetto di una “pseudo – scaletta” espositiva in tre punti: 1.chi sono io e qual è il mio stile relazionale, 2.cosa mi aspetto dalla giornata in positivo, 3.cosa non vorrei accadesse. Superati i primi momenti fisiologici d’imbarazzo, i ragazzi hanno lasciato trasparire le proprie emozioni, descrivendo se stessi, le proprie aspettative e i propri timori.

Al termine del primo step meta-cognitivo, la formatrice ha ripreso la parola, introducendo gli assunti base delle teorie sociali della comunicazione con riferimento ad alcuni degli assiomi principali. Sostanzialmente, la comunicazione è lo scambio circolare di significati che si sviluppa tra almeno due soggetti, di cui uno è l’emittente, l’altro il destinatario, almeno in una fase iniziale. Ogni soggetto nel dialogare con l’Altro porta con sé le proprie esperienze, i propri valori di riferimento e i propri pregiudizi. Nella relazione comunicativa, ognuno è chiamato a “trovare le parole” per dar voce ai propri pensieri e renderli  così comprensibili agli altri.              L’interpretazione corretta del senso del messaggio dell’Altro è un’operazione complessa fotografata con maestria da alcune celebri parole del Pirandello, tratte dall’opera “ I sei personaggi in cerca d’autore”: “ […] Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci signore[…]. Crediamo d’intenderci; non ci intendiamo mai![…]”. Eppure, nonostante fraintendimenti e malintesi, è impossibile non comunicare come da primo assioma; è sufficiente uno sguardo o una voce, un gesto o una postura. Infatti, prestando attenzione ai diversi canali di trasmissione del messaggio, dai più evidenti ai più nascosti, si distinguono con chiarezza tre modalità differenti di comunicazione: verbale, non verbale (distanza, postura, gesti, sguardo) e paraverbale (voce). Dopo aver chiesto ai ragazzi di mettere in relazione tre dati percentuali, 7%, 55% e 38%, con il livello d’attenzione prestato dal destinatario alle diverse sfumature comunicative dell’emittente, l’esperta ha fornito i matches corretti: solo il 7 % per la verbale,  ben il 55% per la non verbale e il  38% per la paraverbale. Le reazioni dell’uditorio sono state differenti: sorpresa, consapevolezza, fastidio. Evidentemente, non è  facile accettare che le persone con cui ci relazioniamo attribuiscono spontaneamente più attenzione a come ci muoviamo o ai vestiti che indossiamo rispetto a quello che effettivamente diciamo. La modalità è quella che passa ed è pertanto sulla modalità, soprattutto forse sulla modalità, che bisogna focalizzare qualsiasi lavoro di training. Tra gli elementi ulteriori che costituiscono e modificano il quadro comunicativo, concorrono il contesto e il livello simmetrico o complementare di relazione tra i ruoli degli interloquenti.

Ad arricchimento della mattinata, la relatrice ha proposto ai ragazzi un’attività d’analisi di un caso personale di successo e di un caso critico nella comunicazione. In una prima fase, tutti hanno compilato una scheda suddivisa in due sezioni, ciascuna per caso, analizzando i comportamenti e le caratteristiche che di volta in volta hanno determinato l’esito positivo o negativo dello scambio comunicativo. In un secondo momento, suddivisi in gruppi, i partecipanti hanno condiviso e raccolto le proprie riposte. Risposte che la formatrice ha rilevato e ripartito in quattro quadranti, rimandando al pomeriggio l’esplicazione del significato sotteso alla classificazione.

La mattinata si è conclusa  con la compilazione di un questionario “attitudinale” con punteggio, commentato solo nel pomeriggio, cui è seguito un breve excursus neuro-scientifico sull’articolazione in aree ed emisferi del cervello. Nella fattispecie, celebre è il modello evolutivo del cervello trino (suddiviso in tre aree) teorizzato dal medico e neuro-scienziato statunitense Paul Maclean (1913-2007): il cervello rettile, sede degli istinti primari, il cervello limbico, preposto all’elaborazione delle emozioni e alla coordinazione dei comportamenti comunicativi e sociali, e il cervello corticale, deputato al controllo delle facoltà razionali e cognitive. La suddivisione del cervello in emisfero sx e dx, rispettivamente contraddistinti l’uno dalla logica, dal rigore, dal principio del dovere e dalla pragmaticità, l’altro dall’apertura all’ignoto, dalla flessibilità, dal principio del piacere  e dalla creatività, risale, invece, al neuro-scienziato statunitense Roger Sperry (1913-1994).

Al termine della pausa pranzo, la formatrice ha proposto all’aula un’attività interessante. Dopo aver delimitato sul pavimento quattro quadranti con l’aiuto di due corde, corrispondenti alle quattro aree in cui è ripartibile il cervello, corticale dx (esploratrice) e sx (direttiva), limbica dx (partecipativa) e sx (normativa), la formatrice ha chiesto a ciascun membro del gruppo di scegliere una collocazione in base alle proprie caratteristiche, successivamente confrontate con quelle emerse dal punteggio del test.  Di volta in volta, i partecipanti al gioco, in principio appartati nella propria nicchia, erano invitati a confrontarsi con gli “abitanti” dei quadranti opposti, cogliendone potenzialità e “handicap”. In seguito ad una fase di esplorazione riflessiva, ognuno è tornato al proprio posto.

Per testare la propria capacità d’analizzare lo stile comunicativo altrui, i ragazzi sono stati invitati a prestare attenzione ad alcuni spezzoni tratti da due film, tra cui “Il diavolo veste Prada”; l’obiettivo era osservare e riconoscere in base alle diverse sfumature degli stili comunicativi le porte (corticali e limbiche sx e dx)  principali dei vari personaggi. Al termine di un momento costruttivo di discussione collettiva intorno alla vantaggiosità-svantaggiosità di possedere uno o più porte, ogni “masterizzando” ha compilato una scheda d’autoanalisi.

Prima di dare inizio alla fase finale di retrospezione, la formatrice ha mostrato al gruppo un ultimo video; la vicenda esilarante di un ragazzo che dopo mesi di pratica impara a guidare una bici fuori dagli standard (con destra e sinistra invertita) traccia un orizzonte di speranza nell’ottica futura di un cambiamento migliorativo del sé. Il cambiamento è difficile, ma non precluso a priori. È possibile implementare la funzionalità di alcune aree del nostro cervello e sviluppare così nuove abilità o approcci esistenziali, se necessario; pensiamo alla precisione, indispensabile in determinati contesti, o alla flessibilità, richiesta in altri: l’equilibrio tra leggerezza e pesantezza è sempre, o quasi, “the best policy”, il giusto mezzo aristotelico. Così recitava il profeta Zarathustra nel celebre scritto nietzschiano “Così disse Zarathustra”: “L’uomo è una corda tesa tra la scimmia ed il super-uomo”.

Non necessariamente per vivere nel mondo è indispensabile aprire contemporaneamente tutte e quattro le porte; è il nostro utile a suggerci qual è la condizione ottimale cui dobbiamo tendere per relazionarci efficacemente all’Altro in funzione delle sue caratteristiche proprie; la buona notizia è che possiamo raggiungere il traguardo senza sconfinare nei meandri evanescenti dell’utopia.

A conclusione dell’incontro, dopo aver completato un piano sommario di miglioramento, ogni ragazzo ha raffrontato le proprie aspettative iniziali sulla giornata con il proprio giudizio finale. Nel suo complesso, il feedback è stato assolutamente soddisfacente.

Ecco in sintesi i commenti dei ragazzi:

FREZER:  “Ho scoperto che esistono più  modalità di comunicazione. Ora  che sono più consapevole, riesco a comprendere i motivi delle mie reazioni. Il mio obiettivo è migliorare in risolutezza.”

VALENTINA: “La giornata ha soddisfatto le mie aspettative. Le mie idee sul mio stile comunicativo hanno trovato conferma. Voglio ampliare il mio spettro comunicativo ed utilizzare al meglio le mie capacità.

ALEXIA:  “Sono soddisfatta perché ho imparato qualcosa di nuovo su di me.  Credo che sia importante essere consapevoli di poter migliorare per riuscire a relazionarsi meglio con gli altri.”

ERICA: “Ero abbastanza consapevole del mio stile comunicativo. Ho apprezzato la capacità della formatrice di gestire attivamente l’aula, ed in particolare l’attività di attivazione del primo pomeriggio; disporci fisicamente dei vari quadranti è stato utile per mantenere viva l’attenzione.”

ANDREA: “La mia idea di partenza sul mio stile comunicativo ha trovato conferma. Credo di aver imparato a riconoscere quello degli altri.”

MICHELA: “Ho trovato conferma di ciò che pensavo su di me, la carenza di caratteristiche associate alla parte corticale dx. Carenza in parte più marcata di quanto pensassi. Cercherò di lavorare per migliorarmi.”

ARIANNA: “Sono contenta della giornata. Ho ricevuto sia conferme che sorprese sulla mia modalità di comunicazione. Sono soddisfatta d’aver  colto gli stili degli altri e credo sia importante sapere di poter migliorare.”

DENIS: “Non credevo che le mie caratteristiche comunicative fossero confinabili in una sola classe. Una sorpresa e una conferma su di me e su ciò che voglio migliorare.”

In attesa del terzo atto,

take it easy and follow Lecco100,

Alexia Buondioli

Visione consigliata:

Serie tv: “Lie to me” (first season)

https://video.panorama.it/video-divertenti-filmati-divertentissimi/la-bicicletta-al-contrario-ed-il-cervello/

 

Per saperne di più:

Paul Maclean e il cervello uno e trino

Come il cervello comprende il mondo

1 FEBBRAIO 2019. AL VIA LA 9° EDIZIONE DEL MASTER MANAGERIALE “COMPETENZE, CONVINZIONE, CUORE” PER TROVARE E VALORIZZARE GIOVANI TALENTI.

Prima lezione: il venerdì dello storytelling – GLI IMPRENDITORI SI RACCONTANO

Undici paia di occhi si cercano curiosi a vicenda nella stanza dal soffitto affrescato della Confcommercio di Lecco. Sono gli occhi dei giovani che hanno deciso di intraprendere insieme il percorso del nono Master manageriale “Competenze, Convinzione, Cuore” per trovare e valorizzare i talenti del territorio, organizzato da Lecco100 con il patrocinio di numerose realtà imprenditoriali locali. Ad accogliere i corsisti, i calorosi sorrisi di Angelo ed Emanuele Belgeri, imprenditori e manager della Airoldi e Belgeri S.r.l., e di Alessio Sperlinga, project manager, informatico e formatore freelance.

    Alessio Sperlinga

La prima parte della giornata è stata dedicata alla presentazione dei partecipanti e del tema del Master di quest’anno: la Giustizia. Per citare John Rowls, filosofo statunitense che si è occupato di morale e politica, “Justice is the first virtue of social institutions, as truth is of systems of thought”. Questo fa intuire come il tema di questa edizione sia collegato a quello dell’anno passato, ovvero l’etica, intesa come applicazione della morale. Ma cosa si intende per giustizia? La giustizia, innanzitutto, può essere intesa in due modi diversi. Si può parlare di giustizia sociale e, in parallelo, economica, quando essa riguarda i principi di uguaglianza e di libertà: si intendono con questa accezione i principi delle pari opportunità, pari diritti e il principio del bene comune. Un altro modo con il quale può essere intesa la giustizia è invece quello del merito, del rendimento o del bisogno: è la giustizia distributiva.

A questo punto, si è aperta una digressione relativa alla giustizia nell’era moderna, ovvero quella della giustizia legata al digitale. Il mondo di oggi pone nuovi problemi: ne è un esempio il sistema di giustizia basato sul credito sociale e sulla datacrazia che avviene in una regione della Cina. In questa regione, la vita sociale degli abitanti viene game-izzata: comportamenti socialmente definiti positivi fanno guadagnare punti e buona reputazione, comportamenti negativi fanno perdere punti e con essi a che alcuni diritti (e.g. il diritto di utilizzare i mezzi pubblici). Quanto l’avvento del digitale può influenzare in questo modo il nostro libero arbitrio? La risposta a questa domanda sarà uno dei temi che verrà esplorato durante questo Master 2019. Il corso toccherà numerosi e vari temi: la comunicazione efficace, l’intelligenza emotiva, la gestione dei conflitti, la responsabilità sociale d’impresa, il capitale umano e molti altri ancora.

Dopo queste riflessioni di carattere generale, per il ciclo “gli imprenditori si raccontano” il corso si è addentrato nella cultura imprenditoriale accogliendo Angelo Cortesi, general manager di Co.El. Srl, mollificio con sede a Torre de’ Busi.

A seguito di un brainstorming collettivo sull’immaginario della figura dell’imprenditore [immagine], Cortesi ha raccontato la sua storia e quella della sua azienda, affermando che le caratteristiche vincenti di un imprenditore sono l’ars combinatoria – ovvero la capacità di organizzare e coordinare le risorse al fine di ottenere i migliori risultati, combinando business ed etica –, la creatività e lo spirito di innovazione, oltre ad una profonda fiducia nel futuro. Della sua esperienza colpisce in particolare il fatto che Cortesi abbia deciso di abbandonare il mercato delle armi per motivi etici, per quanto fosse, nel suo settore, un ambito particolarmente proficuo.

Il manager ha poi parlato della crisi che ha investito l’Italia fra gli anni 2007 e 2008, affermando che solo chi è stato in grado di percepire il momento di crisi come innovazione e cambiamento, e non come una resistenza agli stessi, è riuscito a sopravvivere. A fare la differenza, dice, la flessibilità dei suoi dipendenti e la loro voglia di reinventarsi attraverso le pluricompetenze (formazione e riqualificazione professionale). Cortesi chiude il suo intervento parlando di welfare, inteso come le condizioni che, all’interno di un’azienda, aumentano il benessere dei propri dipendenti; fra queste la condivisione delle informazioni aziendali, la conciliazione del lavoro-famiglia e le politiche favorevoli al lavoro.

Il secondo ospite della giornata è stato Antonio Peccati, presidente di Confcommercio Lecco. Peccati ha condiviso con i corsisti le sue esperienze di vita, in particolare le sue passioni giovanili per il calcio, l’arrampicata e l’alpinismo, e ha raccontato aneddoti che hanno in qualche modo caratterizzato anche la sua successiva esperienza professionale come bancario prima e consulente finanziario poi. “Cercavo sempre una salita un po’ più alta”, afferma, e continua con “si tratta di saper scegliere bene i compagni di cordata”. Caratteristiche che, a detta di Peccati, fanno di un lavoratore un buon imprenditore: la disponibilità al lavoro e lo spirito di sacrificio, così come la capacità di delega e di saper individuare ruoli e punti di riferimento. Fuor di metafore, aggiunge poi che non può esistere un bravo manager che non abbia capacità di progettazione, attenzione e curiosità.    Le occasioni arrivano, bisogna  farsi sempre trovare pronti, altrimenti le sfrutterà qualcun altro.

Il Master ha infine accolto l’ultimo imprenditore ospite della giornata: Mauro Gattinoni, direttore di A.P.I., Associazione per le Piccole e Medie Industrie di Lecco. Dalla laurea in scienze politiche all’impegno nel giornalismo, fino ad arrivare alla maggior età all’interno di API, Gattinoni ha presentato il suo approccio positivo ed energico verso il mondo del lavoro, affermando che i punti cardine per il successo sono lo sviluppo di competenze tecniche e trasversali (hard skills & soft skills), la formazione continua e l’etica aziendale, declinata nel rispetto delle regole e nel riconoscimento del merito. Ha infine consigliato l’impegno nel volontariato come esperienza formativa.

O ti formi o ti fermi, insomma! Buon Master a tutti.

La mente dell’uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell’uomo mediocre ha familiarità con il guadagno ~ Confucio

Stay tuned.

Erica Riganelli

 Letture consigliate:
● Rowls, J. (2008). A theory of justice. Trad. it. Maffettone S. (Ed.), Una teoria della giustizia. Milano: Feltrinelli.
● Baricco, A. (2018). The Game. Torino: Einaudi.
● Castelli, S. & Garruccio, R. (2010). Imprenditori. Una ricerca su Milano. Segrate: Mondadori.

Visioni consigliate:
● Rai 1, Stagione 2018 (06.09.18). Codice – La vita è digitale. Politica Digitalizzata. www.raireplay.it
● Mollificio Co.El. Srl, presentazione – https://www.youtube.com/watch?v=ZBPsrDx9u5o&t=17s

Ascolti consigliati:
● Marco Mengoni – Esseri umani (2015) – https://www.youtube.com/watch?v=U-4OrzSBfm8
● Antonello Venditti – Che fantastica storia è la vita (2003) – https://www.youtube.com/watch?v=Kr0cDDJ7wFI

Lezione del 10 marzo – La formazione di genere

Alessio Sperlinga ha condotto il suo intervento sulla formazione di genere.

Alessio Sperlinga

Nel dibattito antropologico e sociologico contemporaneo, il termine genere ha sostituito il termine sesso per indicare la tipizzazione sociale, culturale e psicologica delle differenze tra maschi e femmine.

Il genere è fisicamente determinato, per una questione di chimica, di ormoni e feromoni, ed epigenetica, date le preferenze sessuali. Anche i sentimenti sono simili nel genere e le esperienze che si vivono. E’ inoltre mentalmente determinato, l’uomo e la donna infatti si differenziano per convinzioni, credenze e capacità.

La presenza di due generi in natura permette la riproduzione e il sostentamento della prole in modo differente da parte dei due. La natura infatti non fa nulla per niente. Genera equilibrio, con l’uomo attraverso il soddisfacimento dei bisogni, e con la donna attraverso la sublimazione dei bisogni. Il comportamento è infatti specifico del genere. L’uomo è di natura dedicato alla caccia, si occupa del sostentamento, solo se serve, e del gruppo. La donna si dedica alla cura dei cuccioli e degli anziani, coltivando così la socialità.

Il genere si distingue dunque anche attraverso dei bisogni, o delle scelte.

La Piramide  dei bisogni di Maslow indica in ordine gerarchico i bisogni di ciascuno. Partendo dal basso si evidenziano quelli che riconosciamo come bisogni primari, fondamentali per la sopravvivenza, che una volta soddisfatti non generano più importanza di alcun tipo. Fino ad arrivare a bisogni personali più elevati e che assumono importanza differente in ognuno di noi.

Dunque è come se l’uomo e la donna arrivassero da due pianeti differenti, le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte. La soluzione alla base della convivenza di questi è sicuramente il dialogo. Sta di fatto però che entrambi affrontano questo aspetto in maniera differente. Gli uomini tendono a tacere, parlano per un motivo, le donne invece dialogano, esternano, spiegano e lo fanno principalmente per esprimere i loro sentimenti. Infatti altra cosa fondamentale, soprattutto per la donna, è l’ascolto.  Le donne di natura tendono a interessarsi alla figura altri, per migliorare se stessi e gli altri. L’uomo, fondamentalmente, se vuole un consiglio te lo chiede.

Anche la gestione dello stress è affrontata in maniera differente, l’uomo tende ad evadere, a chiudersi, la donna contrariamente parla e si apre.

Alessio Sperlinga durante la lezione ci ha mostrato attraverso un confronto diretto tra donne e uomini del gruppo ciò che appunto è stato detto finora. Ciascuno ha compilato un questionario, esprimendo i principali bisogni che secondo lui/lei dovrebbe soddisfare il proprio partner e quelli che dovrebbero essere i bisogni stessi del nostro partner. E’ emerso come il gruppo femminile abbia racchiuso nelle sue risposte necessità di uno e dell’altro sesso, mentre il gruppo maschile ha dato in entrambi i campi risposte concentrate propriamente nella sfera maschile, non interrogandosi realmente sulle necessità altrui.

Ma fondamentalmente una sola cosa può annullare questo divario tra i generi: l’Amore.

Due persone che si amano sono nello stesso tempo, e tolgono il tempo a chi gli sta intorno.”  L’amore infatti è tempo, condiviso, rubato, trascorso. Mente, poiché tendi sì ad innamorarti dell’altra persona, ma anche forse dell’idea che hai di questa. Ovviamente poi, l’amore è cuore.

Grazie ad Alessio per aver affrontato questo argomento in maniera così vera e sincera.

“La donna è la rovina dell’uomo ma resta il fatto che l’uomo senza la donna è rovinato.” 
MARILYN MONROE

Nadia Coppola

 

 

 

 

Lezione del 09 marzo – La responsabilità sociale d’impresa

L’incontro del 9 marzo ha visto coinvolto Angelo Cortesi. Tema dell’incontro: la responsabilità sociale d’impresa.

Angelo, che già  avevamo conosciuto nell’incontro dove aveva esposto il proprio concetto di impresa, si è ripresentato così, in modo molto accogliente e positivo: “Se vogliamo un mondo migliore, dove tutti stiamo bene insieme, dobbiamo impegnarci”.

Ricollegandosi alla crisi del 2008 : negli incontri passati era stata analizzata da un punto di vista più “economico”, questa volta è stata approfondita nel suo impatto sul fattore “umano”.  Secondo Cortesi essa è stata causata “dall’avidità miope dell’uomo spinta da una teoria economica schizofrenica e riduzionista“.

Cosa significa avidità miope?

Con avidità si intende l’obiettivo esclusivo del tornaconto personale, con miope una visione di risultati  immediati e focalizzati solo sul breve periodo, senza quindi tenere conto degli effetti a lungo termine.

A latere della crisi economica è stata analizzata anche la crisi ambientale, dovuta sostanzialmente allo sfruttamento incontrollato delle risorse e all’inquinamento che va a ferire l’aria, l’acqua, il suolo e il cibo.

Questa visione negativa  è però subito bilanciata da un’altra: “Nutro una grande speranza in voi e sono convinto che voi cambierete le cose”.

Così giungiamo alla domanda cruciale, come cambiare?

I principi, apparentemente molto semplici, ma al contempo difficili da eseguire sono due:

  • Perseguire il bene comune
  • Avere una visione di lungo periodo

La chiave di tutto si può racchiudere in questo concetto: “Non si può cambiare ciò che non si conosce“.

Se agiamo per il bene comune con una visione di lungimiranza, le nostre azioni si potranno definire etiche. Allora perché ancora oggi vediamo tanti scandali ?  Alla base di questi comportamenti c’è  spesso poca cultura sulla responsabilità.

L’idea di responsabilità va oltre la legge, in un certo senso non è responsabile chi si focalizza solo nell’affermare “io rispetto le leggi”; le leggi dovrebbero essere rispettate da tutti. Si tratta di una sfumatura sottile. Per quanto riguarda le regole poi spesso siamo portati a vederle come dei divieti, dei limiti, delle restrizioni. È normale, capita a tutti. Però si deve anche dire che le regole siano delle conquiste civili, il frutto di una maggiore consapevolezza verso le persone e l’ambiente. Cambiando il punto di vista, cambia immediatamente la connotazione che diamo alla regola, da negativa a positiva.

Il termine responsabilità deriva dal latino respòndere, che significa impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.

Legato al termine responsabilità si colloca bene il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come la capacità di soddisfare le necessità delle attuali generazioni senza compromettere le necessità delle generazioni future. In poche parole sostenibilità significa lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, a chi verrà dopo di noi, un pianeta che sia ancora abitabile e usufruibile al pari di come lo stiamo usufruendo noi.

Per fare questo bisogna innanzitutto prendere atto che:

  • Le risorse della Terra non sono infinite
  • Oggi il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse disponibili sul pianeta.

Un tema che ne deriva è l’emergenza povertà ma non fine a se stessa. Il dato allarmante è la forte disparità tra sempre più ricchi e sempre più poveri. Due immagini rendono bene l’idea: una bambina che non ha da mangiare da un lato e un cagnolino a cui viene organizzata una festa di compleanno dall’altro.

Stiamo sbagliando qualcosa?      I temi della fame, della povertà, della sofferenza sono temi che conosciamo bene. Non ci toccano in prima persona ma non ne siamo nemmeno estranei. Più difficile però è dire “Cosa posso fare io? Ho già abbastanza problemi a casa mia. Ognuno ha le sue gatte da pelare”.       Se solidarietà vuol dire sentirsi tutti responsabili di tutti, ecco che un imprenditore potrà impegnarsi a favorire la motivazione tra i suoi lavoratori, ad adottare una politica di sostenibilità ambientale, a sfruttare il territorio stesso come risorsa, a non abusare di ciò che è limitato o protetto o indifeso.

E in riferimento alla domanda di prima, stiamo sbagliando qualcosa?

Rispondo con questa frase di Angelo:     “Un’azienda responsabile può sbagliare anche lei ma  capisce di aver sbagliato”.

Daniele Redaelli

Lezione del 3 marzo – Strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi

La lezione tenuta da Cristina Pedretti si è concentrata sul Project Cycle Management (PCM).

Questo rappresenta uno strumento trasversale per la gestione e lo sviluppo del ciclo di progetto. Esso è applicabile a qualsiasi tipo di progetto ed è utilizzabile sia per la ideazione che per la gestione di questi, specialmente se finanziati.

Il ciclo di sviluppo nasce ovviamente dall’ideazione. A questa segue la programmazione, al fine di rendere più concreta e realizzabile l’idea. Infatti Anche la Commissione Europea stessa tende a programmare i fondi al fine di avere una giusta ripartizione per i vari tipi di progetti.

Successivamente vi è una fase di identificazione, durante la quale vi è una formulazione della proposta progettuale. In seguito vi è una formulazione del progetto, nel format vi saranno tre sezioni da compilare:

  • Una relativa ai dati anagrafici
  • La descrizione del progetto
  • Una parte di natura economica, con un piano economico – finanziario, al fine di dimostrare che il tuo progetto porta uno sviluppo nel suo campo e quanto questo costa.

Il progetto viene quindi sottoposto alla Commissione dedicata, viene valutato ed eventualmente ritenuto idoneo o meno al finanziamento.

La successiva approvazione prevedere la redazione di un contratto e dunque la realizzazione.

Una valutazione verrà fatta nei vari step di sviluppo, ma sicuramente viene fatta a progetto finito, per verificare se effettivamente sono stati raggiunti gli scopi prefissati.

Lo strumento del PCM è stato introdotto dalla Commissione Europea negli anni ’90 al fine di definire uniformità e fornire uno standard.

E’ importante sapere che il finanziamento viene erogato in un secondo momento, in qualità di rimborso, quindi in un primo momento l’investimento monetario è il proprio.

Vi sono due tipologie di fondi:

  • Fondi diretti / bandi (PCM): gestiti direttamente dall’Unione Europea
  • Fondi indiretti /strutturali: gestiti in collaborazione con amministrazioni nazionali e regionali.

Un buon progetto, affinchè sia tale, deve avere Pertinenza, Fattibilità e Sostenibilità, oltre che ovviamente Chiarezza. Bisogna infatti focalizzarsi sui reali bisogni dei destinatari dell’intervento.

Vi sono delle tecniche mirate allo sviluppo ottimane di un progetto.

Uno di questi può esserlo “L’albero dei problemi”. Attraverso l’utilizzo di post-it, che si possono spostare e collegare tra di loro, si individuano i problemi, utilizzando tutti post-it dello stesso colore. Si definisce una concatenazione tra questi causa-effetto ed una gerarchia dei problemi. Questo serve a fotografare la

situazione e a definire un’identificazione ed un’analisi.

Con post-it di un altro colore si va poi a definire l’albero degli obiettivi, come deduzione dell’analisi iniziale

Attraverso la “Matrice del quadro logico” risultati micro avvicinano ad un risultato macro. Inseriamo nella matrice i ragionamenti fatti della fase precedente di analisi a sviluppiamo ulteriormente l’analisi fino ad un ragionamento riferito alle spese.

L’obiettivo generale del progetto è spesso espresso nel bando stesso, sta a noi coglierlo e svilupparlo.

L’obiettivo specifico sarà il nostro, sviluppato da noi in maniera connessa al bando.

I risultati dello sviluppo del progetto vanno presentati con allegate le spese. I soldi investiti servono al raggiungimento degli obiettivi.

E’ importante avere flessibilità, inteso come alternativa. A volte può essere una formula vincente presentare un progetto ispirato a qualcosa di già realizzato: imitare e migliorare.

Questa modalità di analisi e sviluppo standardizzata per i bandi europei in realtà si presenta utile anche per lo sviluppo di  progetti personali. Ne scandisce infatti le fasi e le necessità e ci guida nell’affinarne i vari aspetti. Ed è proprio quello che ha fatto Cristina, ha preso spunto da una cosa a lei familiare e nota e l’ ha sfruttata per investire sullo sviluppo di un progetto personale.

Nasce così “Chiacchiere da Venere”, un progetto al femminile per mettersi alla prova e migliorarsi.  Un progetto dedicato al Soft Coaching al femminile.

Nadia Coppola

 

Lezione del 2 marzo – Testimonianze di operatori del sociale e Controllo di gestione

La mattina è stata dedicata alle testimonianze di alcuni responsabili del mondo del sociale operanti della nostra provincia.

La dottoressa Paola Clerici ci ha parlato della sua esperienza di supporto alle famiglie e bambini con fragilità.

Successivamente è intervenuta la dottoressa Federica Bolognani in qualità di referente per i servizi alla persona della Comunità Montana Valsassina-Valvarrone-Val d’esino-Riviera.

Infine c’è stata la testimonianza del dottor Bruno Corti responsabile per l’Opera Don Guanella di Lecco.

Nel pomeriggio abbiamo avuto il piacere di avere con noi Giuseppe Brusadelli, imprenditore nel mondo della consulenza finanziaria.

Il suo esordio è stato: l’imprenditore ha le sue gatte da pelare! E come dargli torto…    Dopo averci raccontato l’evoluzione del suo percorso  professionale, partendo da studi di ragioneria per poi finire in banca, Giuseppe ha continuato spiegandoci di aver maturato la decisione di mettersi in proprio quando ha capito che non stava più imparando dal suo lavoro. Date le sue competenze, decide quindi di specializzarsi nell’ assistere professionisti ed aziende durante il processo di richiesta di  finanziamento presso istituti di credito. L’ aspetto che lo contraddistingue da altri professionisti del settore è che lui non si ferma al momento dell’acquisizione del finanziamento, ma da quel momento aiuta il cliente nel gestirlo al meglio.

Giuseppe capisce poi di aver bisogno di  maggiori competenze, se pur lavorando e con una famiglia  decide di iscriversi all’università di economia di Bergamo. Non è mai troppo tardi per mettersi a studiare per colmare la propria sete di sapere.

Ci ha spiegato le modalità con cui  le banche oggi erogano i prestiti (con ipoteche e con la stipulazione di contratti tra le parti). Ha  mostrato che un altro metodo per l’acquisizione di fondi è la ricerca di investitori tramite il web con il crowdfunding; questo metodo permette di ricevere dei fondi da persone che sono state “convinte” della riuscita del tuo progetto attratti dal tuo video di presentazione o dalla tua esposizione al pubblico.

Perché una persona dev’essere motivata?  La sua riposta è stata: io sono unico e faccio cose toste !

Per fare cose toste i tre punti fondamentali sono:

  • Le relazioni
  • Le competenze
  • Le esperienze

La “mission” di Giuseppe è il controllo di gestione : affiancare i clienti per  progettatre un piano finanziario. Partendo dalla valutazione iniziale se si vi siano i numeri per partire fino alle modalità per sviluppare  e far crescere il business.

Ha poi introdotto l’importanza del marketing da affiancare ad un piano finanziario ben costruito. Parlando di marketing sono stati citati per rende l’idea:

  • Elevator pitch dove si deve essere in grado di spiegare il progetto nel breve tempo d’azione dell’ascensore (primi 3 piani). Se non ci si riesce, difficilmente avrà successo.
  • Davanti a finanziatori o business angels, in un minuto sul palco bisogna essere in grado di esporre le proprie idee

Abbiamo poi parlato anche delle famose “exit”, dove aziende create come start-up vendono la loro impresa di successo, ricavando parecchio profitto.

L’importane nella riuscita di un progetto è crederci, comunicarlo agli altri, consapevoli delle proprie conoscenze specifiche e delle proprie potenzialità. Ciascuno di noi nasce con delle qualità, che se vengono coltivate e ben approfondite possono portarti al successo ed alla riuscita dei tuoi progetti. Noi possiamo fare due cose:

  • Accontentarci di svolgere una mansione che ci permetta di arrivare alla fine del mese
  • Oppure fare dei progetti (anche complicati e laboriosi) che però potrebbero rivelarsi la nostra più grande gioia.

Più è largo il campo che vogliamo coprire con le nostre competenze, più sarà difficile emergere; più riusciamo a crearci un nostro contesto e specializzarci in un determinato settore, sarà più facile trovar qualcuno che punti su di noi ed emergere vincenti.

E per finire:  Non basta il prodotto, è il marketing che fa la differenza!

Riccardo Rosa

Lezione del 24 febbraio – Terra 2.0 : consumo di suolo e sostenibilità ambientale.

“Cosa c’entra un architetto con l’impresa? Me lo ero chiesto anche io, poi ho cambiato impressione in 10 minuti”. Sono queste le parole di Angelo Cortesi mentre introduce la nostra ospite Elena Granata.

Chi è Elena Granata?

Elena Granata, docente di Analisi delle città e del territorio e di Geografia Urbana, è una donna che si occupa da anni di trasformazioni.

Che tipo di trasformazioni? Lasciamo che ce lo dica lei

“La materia che vi porterò parte da quello che sto facendo; ci interrogheremo insieme su dove stiamo andando, che lavoro stiamo cercando e se lo stiamo cercando nel modo giusto”.

Le parole di Elena appaiono forti già dall’incipit. Il resto  non è da meno.

“Noi siamo la generazione immersa nei grandi cambiamenti ma ci muoviamo in un Paese che ha poca coscienza ambientale; la nostra cultura è stata caratterizzata da grandi disgiunzioni: il Pensare separato dal Fare, l’Economia separata dall’Urbanistica, l’Ambiente separato dalle Ragioni dello Sviluppo, l’Ambientalismo separato dai Temi della Povertà e del bisogno di Pace. In questo senso, i percorsi che ci hanno formato hanno sempre mantenuto queste disgiunzioni.  Qualcosa però si è mosso negli ultimi 10 anni.”

Cos’è cambiato?

È cambiato tutto. Usiamo nuove parole: territorio, ambiente, benessere, responsabilità sociale di impresa, consumo del suolo, qualità del cibo, certificazioni. Questi temi sono all’ordine del giorno. Ce lo raccontano come un mondo in crisi, il nostro, ma potremmo dire: “Che bello sarebbe rimescolare le carte?”

Una domanda sorge spontanea: “Sì, tante cose belle. Ma come si arriva alla fine del mese? non si campa di solo volontariato”

La risposta che ci dà Elena è altrettanto spontanea e per niente banale: “Non abbiamo ancora i contenitori ma qui, in questi mondi Ibridi, c’è lavoro”.

Ci chiediamo allora: cosa sono i mondi ibridi?

Si può dire che questi mondi ibridi sono quelle realtà in cui l’uomo ha saputo utilizzare il suo ingegno al fine di eliminare tante barriere tra materie che negli anni passati non avevano mai avuto dialogo, ad esempio tra Tecnologia e Natura, tra Economia ed Etica, tra Tempo Libero e Lavoro. Pensate ad una fabbrica italiana, situata in Italia, che si autoalimenta attraverso le risorse dell’ambiente in cui è inserita e che dà lavoro a clienti internazionali. La scelta di mantenere la fabbrica in Italia è legata al desiderio di sfruttare le risorse del nostro territorio, risorse che esistono ma che molte volte non vengono messe in risalto.

Appare evidente che nuove idee possono portare a nuove soluzioni, talvolta anche geniali. Ma perché solo in pochi ci credono? Esistono dei rischi?

In pochi stanno guardando fuori dalla finestra. Alcuni sono molto legati alle vecchie dicotomie, dove Economia è sinonimo di Profitto e Ambiente è qualcosa che ostacola questo sviluppo. Ma qualcuno, come detto prima, sta trovando il coraggio di cambiare.

I rischi sono sempre dietro l’angolo. ll rischio principale può essere riassunto, citando Luc Boltanski, con questa espressione: “Il capitalismo si nutre sempre delle parole e delle idee dei suoi nemici”

Se nuove idee portano frutto, qualcuno, magari anche economicamente forte, potrebbe investire in queste innovazioni senza preoccuparsi dei principi su cui tali idee erano fondate.

Per questo motivo è molto importante che l’evoluzione di un’idea sia affrontata in modo etico (e l’etica è fatta da persone che credono in quello che fanno). Probabilmente è questo il tema più sottile.

Una scelta, giusta o sbagliata, avrà prima o poi delle ripercussioni. Più la scelta è radicale, più le le ripercussioni saranno forti.

Non capita tutti i giorni di sentire cose come queste?

  • Prima inquino un terreno, poi mi chiedo “e adesso cosa mangio?”
  • Voglio fare una buona azione, ma “non sono in regola” per farlo
  • Creo un sito balneare per soli turisti e poi mi lamento perché non vedo più i cittadini locali …

Parlare di ambiente ci ha fatto toccare un altro tema caldo, il suolo. Che cos’è il suolo?

Il suolo è cibo, è acqua trattenuta, è respiro, è vita.

“Che cos’è la bellezza?” ci chiede Elena. E subito ci dà la risposta: “La bellezza è un concetto concreto”. La bellezza la vediamo, c’è poco da fare.

E a proposito di un agricoltore, “Cos’è per voi un agricoltore?”

“Immaginatevi un uomo che coltiva le terre delle scogliere Liguri. Che produce olio. Che produce vino. Quest’uomo non è solo un agricoltore, è un costruttore di paesaggio”.

Urbanistica ed Ecologia, due temi che fanno fatica a toccare le persone

Capita spesso di sentire frasi come “L’urbanistica è noia, l’ecologia è noia” ed è difficile parlare di questi temi di petto. Ma dentro questi temi abbiamo il lavoro che vogliamo fare, il cibo che mangiamo, le cose che consumiamo e anche il posto dove vogliamo andare in vacanza.

Se chiedi ad un italiano: “In che cosa eccelle l’Italia?”

Quasi sicuramente ti risponderà: “Nel patrimonio artistico, nella bellezza del territorio, nella cucina e nei prodotti alimentari”.

Allora perché, se ci sentiamo così legati a questi temi, li trascuriamo, li trattiamo male e ci andiamo contro?

Prendete il gioco di unire i puntini. Servono due cose, i puntini e la voglia di collegarli.

Noi abbiamo i puntini. Non ci resta altro che collegarli.

Daniele Redaelli

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