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Lezione del 2 Marzo – Strumenti di creatività

Ottavo appuntamento per il già affiatato gruppo di ragazzi del Master presso lo studio di Commercialisti Ferrari e Associati in centro Lecco. Unico relatore Alessio Sperlinga, per insegnarci alcuni strumenti di creatività.  Alessio ci guida ancora una volta nel complesso mondo della mente umana, quale potente strumento di risoluzione dei problemi in cui ci imbattiamo nel nostro vivere quotidiano.

Ogni giorno si verificano piccoli e grandi eventi, in circostanze più o meno prevedibili; situazioni che generano ostacoli, superabili solo se siamo in grado di inquadrarli e definirli correttamente. Infatti, senza una chiara consapevolezza della vera entità del problema, non è possibile trovare soluzione allo stesso.

Secondo la visione razionalista occidentale, basata sul pensiero convergente, una soluzione è tanto più efficace, quanto più semplice risulta essere rispetto al problema stesso. É necessario deframmentare, ridurre il problema in elementi/problemi più semplici (e quindi di più facile risoluzione), approcciandosi ad essi correttamente.

Spesso, è proprio la modalità in cui ci poniamo dinanzi ad un problema a renderlo complicato.  Ci lasciamo allontanare dalla soluzione anziché farci avvicinare. La negatività, la troppa razionalità o emotività, la tendenza a chiuderci nei nostri schemi, sono di per sé errori e ci impediscono di raggiungere gli obiettivi.

Ad esempio per il semplice fatto di pensare che “così non si fa” o “così non si può”, poniamo dei limiti alle nostre possibilità. E ancora, quante volte ci capita di affermare “non riesco a fare X”? É un po’ come se dicessimo “non riesco a pensare a X”, quindi “credo che X sia impossibile da fare”,

pertanto “non faccio X”, riducendo automaticamente il problema alla sfera dell’impossibile.

Dovremmo abituarci ad esercitare il pensiero positivo: “penso di non riuscire a fare X, per ora”, “penso che non sia possibile per me risolvere il problema, per adesso” e sforzarci, perchè ad ogni problema c’è una soluzione anche se non riusciamo a intravederla. Infatti, se non a noi, arriva poi magari qualcun’altro che “riesce a pensare a X e a fare X”, e dalla sfera dell’impossibile ci si eleva a quella del possibile.

“Quando ciò che si riteneva impossibile viene pensato, diventa possibile realizzarlo”. Come?

Se il problema non si risolve con la razionalità e gli sforzi come possiamo fare? Ricordare che il problema è una costruzione mentale, mentre la soluzione è una visione reale! E laddove il pensiero convergente, razionale e logico non riesce ad esserci completamente di supporto, possiamo sempre ricorrere al pensiero divergente, creativo e non convenzionale.

Ecco un esempio pratico:

Dopo aver preso un foglio bianco e tracciato nove punti come nella figura sottostante, proviamo a unire tutti i punti, con solo quattro linee e senza mai staccare la penna dal foglio:

Come riuscirci? Un consiglio è quello di uscire dagli schemi! Finchè abbiamo la percezione che esistano dei confini, e non possiamo uscire dagli stessi non troveremo la soluzione, provateci !

Infatti, spesso abbiamo difficoltà a risolvere certi problemi perché la nostra mente (nella fattispecie l’emisfero sinistro) cerca soluzioni sulla base di schemi già visti e li ripete in situazioni analoghe. Questo non ci permette di trovare soluzioni alternative. Imparare a pensare fuori dagli schemi significa abbandonare percorsi già tracciati in precedenza. Esercitando l’emisfero destro, ricorrendo alla creatività, all’immaginazione, alla flessibilità adottiamo un metodo differente ma maggiormente efficace di impostazione dei problemi, che si presentano nei contesti più vari.

Basti pensare all’aneddoto raccontato da Matteo Rampin, nel suo libro “Pensare come un mago”.    Parigi, inizio ‘900: il truffatore Victor Lustig prova a vendere la Torre Eiffel. Fingendosi un funzionario del Ministero delle Poste e dei Telegrafi (l’ente responsabile della torre), scrive ai più importanti commercianti di rottami di ferro del paese, informandoli che a causa degli alti costi di manutenzione, si è resa necessaria la demolizione e la vendita della Torre Eiffel. A loro chiede la massima riservatezza per non far trapelare la notizia. Alla fine di un percorso di scrematura un imprenditore risulta vincitore, ma in fase di chiusura della trattativa inizia a temporeggiare sul prezzo. Trovare il modo in cui Lustig ha convinto l’imprenditore a comprare la Torre Eiffel è l’esercizio che abbiamo intrapreso in aula.

Superiamo il principio generale, per cui si ritiene che tutti gli esseri umani abbiano cervelli che li aiutano a ragionare solo in modo logico, attraverso il metodo deduttivo (che procede dal generale al particolare, cioè da premesse e regole conosciute per ricavare il risultato) e induttivo (che procede dal particolare al generale, cioè da premesse e risultati conosciuti per risalire alle regole). Prendiamo coscienza dell’esistenza anche di un approccio più creativo ad un problema e alla sua risoluzione, attraverso il ragionamento/metodo abduttivo per cui partendo da alcune premesse o fatti che si vogliono spiegare, si cerca di individuare una possibile ipotesi che li spieghi.

Esercitiamo la nostra capacità di formuare ipotesi e di creare delle idee che si avvicinano alla soluzione, quando non riusciamo a trovarne una. Come ci suggerisce Alex Osborn, attraverso questi due metodi scientifici creativi:

  • il Freewheeling, letteralmente “a ruota libera”, come metodo individuale, da fare in uno stato di rilassamento e per circa dieci/venti minuti.
  • il Brainstorming, letteralmente “tempesta di cervelli”, come metodo di gruppo, da fare in circa mezz’ora. Dato un argomento ben definito o un problema lasciamo libero spazio alle idee, di ogni tipo, anche quelle più strane, che si trasformeranno poi in soluzioni o in un programma di lavoro per trovare in seguito una soluzione. Non ci sono regole, se non: vietato interrompere e vietato vietare, nessun giudizio!

Michela Bassani

Lezione del 16 Febbraio – Le Mappe Mentali

LE MAPPE MENTALI

INTRODUZIONE

Il viaggio del Master Manageriale Lecco 100 ci ha condotti, in questo quarto incontro, ad un’altra tappa fondamentale, ovvero quella delle mappe mentali.

Sotto la guida di Alessio Sperlinga, project manager, informatico e formatore freelance, ne abbiamo sviscerato ogni aspetto. Partendo dai principi cardine fino agli strumenti necessari per utilizzarle passando dalle figure che hanno avuto un ruolo cruciale nell’idearle e agli ambiti di applicazione.

Quello delle mappe mentali è un mondo ricco di colori e creatività, ma anche di ordine e pianificazione e, nondimeno, volto all’implementazione della memorizzazione a lungo termine. Durante la sua scoperta abbiamo potuto “toccare con mano” le regole sottostanti al loro utilizzo, comprendendone così più in profondità i meccanismi e prendendo maggior coscienza delle ricadute positive che il loro utilizzo ha. Fondamentale è stata, infatti, l’illustrazione dei principi scientifici che stanno alla base di questo metodo e la dimostrazione del suo possibile effettivo utilizzo in qualsiasi campo.

La lezione si è articolata in due momenti principali: la spiegazione teorica, breve e coincisa, e la sperimentazione pratica, divertente e concretamente proficua.

COSA SONO LE MAPPE MENTALI

Le mappe mentali sono un metodo di gestione delle informazioni caratterizzato dall’utilizzo di poche e semplici regole che ne rendono facile la creazione e la fruizione da parte di tutti, anche dopo un lasso di tempo consistente.

La figura che ha contribuito maggiormente a strutturare le mappe mentali nel modo che conosciamo oggi è Tony Buzan, psicologo inglese esperto in apprendimento, memoria e funzionamento del cervello e figura portante nell’ambito delle tecniche di apprendimento rapido.

Premessa necessaria per constatare il valore delle mappe mentali è stata la spiegazione del funzionamento della mente. Essa si muove su due versanti, uno esterno ed uno interno.

Verso l’esterno la mente opera 3 processi:

  • cancellazione, evitando la memorizzazione ed eliminando alcune informazioni inutili;
  • distorsione, sentendo alcune cose ed altre no; vi sono 3 tipi di distorsione: visiva, tattile, auditiva;
  • generalizzazione, anch’essa di 3 tipi: ogni persona applica i propri filtri, i propri metaprogrammi, i propri punti di vista.

Al suo interno ne opera 4, ovvero:

  • consapevolezza, ognuno parla a se stesso;
  • immaginazione, che conta più della logica, nella quale il potenziale creativo non ha limiti e in cui vediamo il pensiero divergente, creativo e non convenzionale, avere la meglio sul pensiero convergente, razionale e logico.
  • associazione, accostando fra loro diversi elementi;
  • ri-crea la realtà, cioè modifica i comportamenti comportandosi “come se”.

Infine, bisogna premettere anche che l’attenzione ha dei limiti: percepiamo 120 pezzi di informazioni al secondo, ma la realtà e molto più grande e dunque non sappiamo ogni cosa.

Possiamo decidere, però, di utilizzare questi meccanismi a nostro favore, come abbiamo potuto capire tramite alcuni esercizi che abbiamo svolto in aula.

USARE L’IMMAGINAZIONE

Per ri-attivare la nostra immaginazione il docente ci ha proposto un semplice ma impattate gioco chiamato Squiggle birds. Abbiamo tracciato su un foglio bianco 8 segni lasciando che il pennarello scorresse da sé; dopodiché A. Sperlinga ci ha dato l’istruzione di trasformare queste 8 figure in degli uccellini. Man mano gli ingranaggi della nostra mente hanno cominciato a ruotare e quelle linee che prima ci sembravano solo degli scarabocchi hanno iniziato a prendere vita!

USARE L’ASSOCIAZIONE

Un altro esercizio che abbiamo svolto riguardava la capacità dell’essere umano di creare associazioni illimitate e sempre diverse da persona a persona. Dopo aver disegnato una catena composta da 10 anelli, partendo dalla parola ‘blu’, ognuno di noi ha dovuto associare altre 9 parole, ognuna delle quali doveva essere collegata per associazione alla parola precedente e dalla quale per associazione scaturiva la parola successiva. Leggendo le associazioni di ognuno di noi, abbiamo verificato come in media siano solo 3 le parole in comune con le catene di solo alcune delle altre persone.

Infine, abbiamo svolto anche l’esercizio dei pianeti di Tony Buzan. Tramite una simpatica associazione di immagini paradossali, abbiamo costatato come è possibile ricordare l’ordine dei pianeti del Sistema Solare in modo molto rapido e duraturo.

Stando a tutto ciò, è chiaro come la differenza la faccia il modo in cui usiamo il cervello (sfatando anche il mito che con l’età insorgano dei limiti: magari con il tempo sviluppiamo modi diversi di usare la mente, ma possiamo comunque sempre usarla!) per trarne il maggior profitto possibile!

LA SCRITTURA CHE OSTACOLA LA MENTE

Generalmente riteniamo che la classica scrittura lineare sia il miglior modo di prendere appunti, ripassare, studiare, annotare qualsiasi cosa. Il punto di forza e, contemporaneamente, di debolezza di questa modalità è il fatto che essa sia sequenziale, a differenza della mente che, come appena detto, non è lineare. La sequenzialità porta poi a 3 grandi problemi:

  1. dobbiamo scrivere tantissime parole per spiegare un concetto;
  2. la quantità di informazioni annotate è molto elevata;
  3. la comprensione e la decifrazione non sempre risultano semplici e immediate.

Ovviando a questi tre problemi, le mappe mentali risultano così essere un’ottima modalità con cui dare forma all’informazione per ottimizzare tutte le nostre risorse durante l’apprendimento e la memorizzazione.

IL MATERIALE NECESSARIO PER CREARE LE MAPPE MENTALI

Il materiale di cui abbiamo bisogno per creare una mappa mentale sono:

  • un foglio bianco, posizionato in orizzontale;
  • dei pennarelli colorati, di 8 colori diversi.

Il foglio deve essere messo in orizzontale perché il nostro campo visivo è maggiore, ovvero vediamo di più, in larghezza che in altezza.

Per quanto riguarda i colori, è fortemente consigliato non usare colori simili, come rosso e arancione, uno accanto all’altro, in quanto si tende a considerarli un tutt’uno.

Per costruire le mappe mentali possiamo avvalerci anche dell’utilizzo di diversi software. Alcuni sono  gratuiti, come Freemind e X Mind, altri a pagamento, come Mind Manager, il più utilizzato al mondo, e IMindMap, approvato dallo stesso Tony Buzan. Possiamo inoltre avvalerci di applicazioni come la Jamboard di Google. Il consiglio del docente è che se vogliamo utilizzare degli strumenti digitali questi siano il più possibile dei software e siano collegabili.

Tuttavia, per imparare ad utilizzare le mappe il materiale migliore restano carta e pennarelli! =)

COME COSTRUIRE LE MAPPE MENTALI

La forma delle mappe mentali riprende quella dei neuroni: al centro vi è il nucleo e da questo nucleo si propagano diverse diramazioni. Parimenti, dunque, nelle mappe al centro troviamo l’idea centrale, che riassume tutto l’argomento del quale vogliamo trattare. Da questa scaturiscono i rami principali, ognuno dei quali è caratterizzato a sua volta da una parola chiave. È importante che ogni ramo abbia una sola parola, di modo che la sua lettura e la sua memorizzazione siano più coincise e immediate. Ogni ramo principale, poi, può avere diversi sottorami che ci permettono di entrare più nel dettaglio in riferimento al contenuto della parola chiave. A loro volta i sottorami possono avere degli altri sottorami. Infine, ogni ramo può essere collegato a uno o più altri rami, così come i rami possono essere collegati ai sottorami e i sottorami possono avere dei collegamenti tra di loro.

Disegnare i rami con delle linee curve è uno stratagemma grafico che risulta utile in quanto crea armonia e movimento sul foglio, mantenendo così più alto il livello di attenzione e memorizzazione.

Le parole devono essere scritte in stampatello e devono essere dello stesso colore e della stessa lunghezza del ramo (affinché le parole siano della stessa lunghezza del ramo è consigliabile prima scrivere la parola e solo successivamente disegnare il relativo ramo).

Accanto o in sostituzione alla parola chiave possiamo usare un’immagine chiave che la rappresenti, cosicché il meccanismo di immagazzinamento dell’informazione sia ancora più efficace.

Poter vedere il collegamento tra le parole disegnato con i rami,  svolge una funzione fondamentale all’interno delle mappe mentali. Questo perché permette l’unione visiva delle diverse parole creando così un vero e proprio percorso che aiuta ancor più a conferire un senso al tutto. Di conseguenza si ha anche una memorizzazione rapida e quantitativamente migliore. Tutto ciò, in poche parole, produce una relazione, la quale è alla base di comunicazione, e rende la creazione e la lettura della mappa mentale una vera e propria esperienza. Come noto infatti l’essere umano ricorda meglio tutto ciò che si trova sotto forma di esperienza.

COME LEGGERE LE MAPPE MENTALI

Il percorso di scrittura e lettura delle mappe mentali avviene partendo dalla parola chiave, che si trova al centro, per poi proseguire in senso orario la lettura della parole situate sui rami. Secondo lo stesso principio, anche le parole collocate sui sottorami devono essere scritte e lette in senso orario.

CONCLUSIONI

Ovvio approdo della mattinata è stato la creazione di una mappa mentale da parte di ogni partecipante al Master.

Scegliendo come argomento un proprio hobby, ognuno di noi ha creato una mappa mentale potendo così approcciarsi in maniera pratica a questo metodo e sperimentarlo in prima persona.

Ciò che ne è scaturito sono state otto mappe tutte diverse tra loro per argomenti, parole chiave e immagini chiave scelte, ma tutte facilmente comprensibili agli altri proprio perché basate su delle regole sempre valide. Inoltre, come avviene in ogni nostra lezione, confrontarci ha permesso di dare a tutti nuovi spunti su come migliorare il proprio modo di creare una mappa.

INSPIRATIONAL QUOTE

“I bambini hanno la capacità di animare qualsiasi cosa con un’immagine” A. Sperlinga.

Perché non ricostruire un po’ di questa capacità?

APPROFONDIMENTI

SOFTWARE CONSIGLIATI PER LA CREAZIONE DI MAPPE MENTALI

Valentina Perucchini