Sulle spalle dei giganti: Ed Murrow e i valori positivi del giornalismo moderno

Per chi non è interessato al giornalismo come professione è difficile inquadrare la qualità del lavoro di chi lo svolge. Prevalentemente il problema dell’informazione giornalistica è che è veloce, effimera e difficilmente controllabile.

Dal punto di vista della storia degli strumenti di comunicazione possiamo dire che la parola scritta o orale, oggi più che mai, ha vinto dovunque, perché internet, la radio, le piattaforme blog, i social network e la telefonia sono tutte basate sull’elaborazione di pensieri formati di parole e raccontati per iscritto, accompagnati da immagini o riprodotti con filmati, come su YouTube. Il paradosso sta proprio nel fatto che , ad esempio una canzone, un film, un giornale online, senza parole sulle quali appoggiare i significati non esistono.

I mezzi di fruizione e di distribuzione cambiano sempre, non muoiono mai e di solito ridistribuiscono il flusso delle informazioni. Su internet circolano molte più parole scritte, basta pensare a Twitter . I giornali continuano ad essere letti e ne sono nati decine di migliaia sotto forma di blog sostituendo la carta stampata con il video o i podcast audio. Il 20% dei lettori di libri usa prevalentemente libri in formato digitale.

Eppure i grandi protagonisti dell’informazione, le persone che fanno qualcosa di significativo per l’umanità, che ne colpiscono l’immaginario, restano i pochi giornalisti che appaiono nelle televisioni e che firmano le grandi testate giornalistiche o quelli capaci di emergere come Julian Assange.

Edward R. Murrow è stato corrispondente radiofonico per la CBS durante la seconda guerra mondiale, in particolare da Londra ed è diventato famoso perché ha raccontato dal vivo gli eventi, con uno stile personale pacato e concreto, aprendo e costruendo una rete di cronisti in tutta l’Europa.

Qui in documentario con una parte della storia:

Murrow cominciava le sue trasmissione “This is London” e terminava dicendo “Goodnight and good luck.” Dalla prima frase i Clash hanno scritto la canzone “London Calling” e la seconda è diventata il titolo del famoso film di George Clooney che riporta la parte della sua vita in cui, tornato negli Stati Uniti si oppone alla caccia alle streghe promossa dal senatore Joseph McCarthy contro persone accusate di essere comuniste, vedi: Joseph McCarthy – Wikipedia

Murrow ha realmente passato un periodo difficile, trovandosi alla fine solo e, alla resa dei conti, vincendo. Su YouTube il film https://www.youtube.com/watch?v=H7w_3HcT1m8 in italiano e i trailer in inglese

Personalmente sono rimasto affascinato dalla figura di Ed Murrow quando ho scoperto un format radiofonico intitolato “This I believe” nel quale Murrow ha intervistato persone di ogni genere dando loro la possibilità di descrivere quali erano le regole e le cose in cui credevano e che guidavano la loro vita. Vedi: Introduction to the Original This I Believe – This I Believe

Vale la pena di ascoltarne qualcuno su YouTube, ad esempio Aldous Huxley:

Grazie al nostro insegnante di public speaking Domenico Esposito, dopo la sua lezione una volta la settimana facciamo provare ai nostri allievi l’emozione di parlare al nostro piccolo pubblico cosa hanno imparato con il loro “This I believe” e i risultati sono dei momenti di grande bellezza ed emozione per il gruppo.

Sulle spalle dei giganti: Randy Pausch e la gestione del tempo

https://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch

Randy Pauch è stato un professore universitario che è diventato famoso perché ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la Last Lecture intitolata “Realizzate i vostri sogni d’infanzia” (“Really Achieving Your Childhood Dreams”), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007 ed ha parlato con ironia della sua malattia, un cancro diagnosticato l’anno precedente, della sua famiglia e delle sue passioni, potete vederla su Youtube:

Per me è diventato importante da quando ha tenuto una versione aggiornata della sua lezione, intitolata Time Management, il 27 novembre 2007 presso la University of Virginia, perché solo un uomo con una speranza di vita di sei mesi ha il carisma di spiegare il valore del tempo.

Da allora la lezione sulla gestione del tempo che teniamo al Master Lecco100 è ispirata dalla sua che potete vedere online:

Nella sua ultima apparizione pubblica a sorpresa è tornato alla Carnegie Mellon University per fare un discorso ispirazionale alla Classe di laureandi del 2008.

Chiudo questo breve articolo con una citazione dal suo discorso:

“Trovate la vostra passione e seguitela. E se c’è qualcosa che ho imparato nella mia vita, è che non troverete la passione nelle cose e non la troverete nel denaro, perché più cose e denaro avete, piu’ userete quelle come una metrica per guardarvi attorno e vedere che c’è sempre qualcuno che ne ha di più. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro. Le lodi ed i premi sono belle cose ma solo fino al punto in cui manifestano il vero rispetto dei vostri pari: a prescindere da cosa fate al lavoro o nelle situazioni ufficiali, quella passione sara’ radicata nelle persone e nelle relazioni che avete con le persone ed in cosa quelle persone pensano di voi quando arriva il vostro momento.”

come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

il programma: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/07/stiamo-progettando-il-master-del-2023/

Sulle spalle dei giganti: Tony Buzan e le mappe mentali

Tony Buzan è stato una delle personalità più influenti del ventesimo secolo nell’ambito dello studio della mente e dell’apprendimento, vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Buzan.

In particolare, ha perfezionato la tecnica visiva e associativa delle mappe mentali, un metodo che viene incontro alle migliori capacità della nostra mente e può essere praticato con le mani, un pezzo di carta e qualche matita colorata oppure con i software ispirati dal suo lavoro.

esempio di mappa mentale

La lezione sulle mappe mentali viene svolta all’inizio del master per fornire il miglior strumento esistente per prendere appunti in tempo reale.

Io ho scoperto le mappe nel 1995 ma ho iniziato ad usarle nel 2003, in un periodo in cui scrivevo software e dovevo raccogliere le richieste e i requisiti per creare programmi gestionali per i clienti. Le mappe mentali si sono dimostrate lo strumento perfetto per descrivere e condividere le macroanalisi di ogni progetto e successivamente uno strumento alternativo a PowerPoint nei public speaking e nelle lezioni, ad esempio a Lecco 100. Per circa 10 anni ho calcolato che ho creato 100 mappe all’anno.

Negli anni abbiamo raccolto le testimonianze dei nostri allievi universitari, che hanno dichiarato di essersi avvantaggiati usando le mappe mentali, chi per sbloccarsi da momentanei blocchi mentali, chi per preparare gli esami, chi per prendere appunti.

Con gli anni abbiamo arricchito l’insegnamento sulle tecniche di apprendimento con accenni alla teoria della conoscenza, alla teoria dei grafi, all’uso dei Personal Knowledge Management (vedi https://alessiosperlinga.notion.site/Personal-Knowledge-Management-Method-and-Style-621d277d000a42409d380a47dd73559b) e ai metodi di archiviazione dei contenuti che raccoglierete durante l’arco di una vita.

Se la curiosità e la voglia di migliorare vi guida iscrivetevi al master 2023, noi ci siamo 🙂

come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

il programma: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/07/stiamo-progettando-il-master-del-2023/

Vuoi partecipare al master 2023 ?

  • Da febbraio a maggio 2023 – il venerdì full time e il sabato mattina
  • Lecco 100 esprime il suo contributo al territorio mantenendo gratuita la partecipazione al master per i giovani dai 18 ai 39 anni

Per partecipare invia il tuo curriculum e una presentazione PowerPoint di massimo quattro pagine :
·         Mi presento …
·         Come gli altri mi vedono
·         Le cose che amo
·         Le cose che non mi piacciono
·         I miei progetti per i prossimi 5 anni

a info@lecco100.it

  • ci incontreremo prima del master per rispondere alle tue domande

Stiamo progettando il Master del 2023

Obiettivi del master

  • Accelerare la propria crescita professionale
  • Dialogare direttamente con gli imprenditori del territorio
  • Mettersi alla prova con strumenti e metodi per gestire persone e progetti

Cosa imparerai

  • Accrescere la consapevolezza di sé e del proprio potenziale
  • Tecniche di apprendimento
  • Strumenti di gestione della conoscenza
  • Ottimizzazione del tempo
  • Metodi e strumenti per gestire persone e progetti
  • Concetti di informatica e di intelligenza artificiale
  • Tecnologie emergenti: Blockchain e realtà virtuale

Esperienze

  • Scrittura articoli sul blog
  • Public speaking “This I believe”
  • Incontri con gli imprenditori
  • La mediazione civile con la community Medianos

Sei connesso? Appunti per il Master del 2023

lezione in Mozilla Hubs
Lezione online in https://hubs.mozilla.com/ per provare una realtà virtuale dal proprio pc

Il periodo del covid ha cambiato moltissime abitudini nel modo di gestire lo spazio e il tempo, ha accelerato la creazione di strumenti che permetteranno di comunicare online sempre più facilmente e in modo completo, visivo, para verbale e verbale.

In pratica tutti i problemi posti dal lockdown sono stati risolti con la tecnologia e con la biologia generando un effetto farfalla sulle abitudini di milioni di persone.

Uno degli effetti è stata la migrazione di massa di tecnici e lavoratori della conoscenza una volta capito che avrebbero potuto lavorare dovunque, non necessariamente in un ufficio del datore di lavoro. Basta un qualsiasi punto del mondo connesso velocemente da Internet, anche se non conoscono bene la lingua del posto dove sono andati a vivere. (https://www.ilsole24ore.com/art/great-resignation-perche-e-fenomeno-crescita-e-come-rallentarla-AEU3sfLB)

Un altro effetto è stato quello sulla formazione. Finché si è trattato del bisogno fisico dei minori di vedere la maestra e i compagni di scuola la remotizzazione non ha funzionato bene. Però ci sono casi di successo fra coloro che hanno cercato di cambiare scuola per mille motivi e hanno scoperto la possibilità di frequentare online le scuole superiori, con un esame annuale tutti insieme fisicamente presso le sedi preposte. (https://romaformazione.com/istituto-tecnologico-agraria-agroalimentare-e-agroindustria-agraria-online/)

Per uno studente universitario la scelta è un po’ più ampia, se conosce l’inglese può girare il mondo o rimanere nella sua stanzetta per cinque anni. Ancora di più per le business school che producono master di specializzazione. (https://www.london.edu/executive-education/online-courses)

All’inizio era una forma di adattamento, ora è diventata una scelta e indietro non si torna perché è un movimento che nasce dal basso e quindi non facilmente controllabile. Una sorta di giustizia poetica per coloro che in passato lavoravano come freelance ed erano soggetti a sub-appalti in lavori CoCoCo e senza tutele sindacali di nessun genere oppure dovevano spendere ore al giorno viaggiando come criceti su una ruota.

Il prossimo effetto è quello immobiliare. Mi domando se prevarranno gli uffici in coworking su quelli centralizzati presso le sedi aziendali, se si ripopoleranno i centri periferici visto che non è necessario abitare vicino al luogo di lavoro e si venderanno meno mezzi alimentati a combustibili fossili.

Più a lungo termine, in ogni luogo ci saranno due metri per due di spazio riservato alla realtà virtuale per potersi muovere come in un ufficio di un metaverso in una condizione di presenza percepita.

Per i ragazzi che hanno frequentato il master Lecco 100 nel 2021 e nel 2022 il cambiamento è stato vissuto abbastanza bene, ma sono nati una serie di problemi che abbiamo dovuto gestire:

  1. lezioni online vuol dire cambiare completamente la didattica
  2. seguire le lezioni dal luogo di lavoro pregiudica l’attenzione dell’allievo e lo sottopone allo stress delle interruzioni e degli imprevisti e per chi segue da casa ci deve essere uno spazio protetto
  3. tutti i testimonial online di fatto sono facilitati dal poter intervenire dovunque senza vincoli spaziali e qualche difficoltà tecnologica
  4. è sempre necessaria la presenza di un “regista” per gestire i problemi tecnici degli strumenti informatici

In sintesi le difficoltà che si sono sommate sono il Dove le persone sono a frequentare il corso perché ogni persona aggiunge un luogo e ogni luogo aggiunge delle variabili impreviste e il Come si comunica con un canale digitale, perdendo nella maggior parte dei casi le emozioni che si trasferiscono in presenza e la spazialità della dimensione fisica dell’altro, basti dire che nel 2021 ci siamo incontrati con gli allievi a fine master e ci siamo tutti stupiti di quanto eravamo alti o bassi rispetto alle finestre sui nostri monitor.

Con queste premesse pensiamo a cosa, come, dove faremo il Master Lecco 100 nel 2023.

Alessio Sperlinga

LECCO100 PER LE SCUOLE

Collaboriamo da molti anni con le scuole di secondo grado del territorio e abbiamo creato un percorso di lezioni per rispondere alle loro richieste. Troverete tutto nella guida collegata a questo articolo.
Sono tre gli elementi che ci chiedono, l’orientamento professionale , tecniche di apprendimento e nuove tecnologie.


L’orientamento

Tipicamente l’orientamento ha un aspetto esterno che riguarda quello che il mondo del lavoro si aspetta dai giovani per conoscenze, capacità e comportamenti. Il vero problema è come riconoscere le proprie vocazioni e passioni , l’aspetto interno a noi stessi che si apprende solo entrando in contatto con il mondo esterno. Ogni anno passiamo quattro mesi insieme ai ragazzi che frequentano il nostro master e nonostante loro abbiamo qualche anno in più e abbiano già fatto delle scelte, fra cui l’indirizzo di studi universitario, si ritrovano spesso a voler cambiare professione e di solito lo scoprono durante il master.Oltre a voler anticipare questa fase introspettiva, la sessione sull’orientamento risponde anche alle istanze dei luoghi dove i ragazzi svolgono gli stage, in cui abbiamo effettuato qualche screening per rilevare le aree di miglioramento degli stagisti.


Le tecniche di apprendimento

Grazie alle neuroscienze e alle nuove scuole di terapia degli anni ’70 del secolo scorso, sono maturate molte tecniche che ci permettono di usare meglio la nostra mente in funzione di un contesto e di obiettivi.La tecnica più semplice ed efficace sono le Mappe mentali.In pratica un metodo che ottimizza il tempo in cui prendiamo appunti con la quantità di contenuti che possiamo tracciare e riprendere successivamente. Il metodo è talmente semplice da poterlo apprendere in poche ore perché si base sulle più evidenti capacità della nostra mente.Ci sono poi una serie di tecniche che ci permettono di affrontare problemi che non siamo riusciti a risolvere con le nostre conoscenze e con la logica. Vanno sotto il nome di tecniche di creatività fra le quali il brain storming è la più conosciuta. L’obiettivo è imparare ad usare tutte le nostre capacità per affrontare i problemi sia in ambito professionale che in contesti personali.


Nuove tecnologie

Il problema della tecnologia è che può essere un’opportunità per chi la conosce e una difficoltà per chi deve utilizzarla senza le competenze necessarie.Fortunatamente i nostri giovani hanno un buon rapporto con la tecnologia, ma professionalmente parlando la loro preparazione è appena sufficiente. Dal 2017 la nostra associazione ha investito tempo e risorse per scegliere ed apprendere le tecnologie che secondo noi avranno un impatto economico e sociale nella prima metà del secolo:

  • Le blockchain
  • L’Intelligenza Artificiale
  • La realtà virtuale

Per quanto riguarda le prime due abbiamo preparato delle sessioni che hanno l’obiettivo di rendere consapevoli di quali sono i principi di funzionamento di queste tecnologie.Per la realtà virtuale inseriamo dei momenti di sperimentazione all’interno del Master Lecco 100 e speriamo che le scuole si attrezzino per poter divulgare quello che abbiamo imparato.
In sintesi la domanda a cui noi, come molto insegnanti, cerchiamo di rispondere è: Cosa è utile insegnare ai ragazzi per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro e una vita equilibrata?

Alessio Sperlinga

Sono APERTE LE ISCRIZIONI PER La dodicesima EDIZIONE DEL MASTER LECCO100

La dodicesima edizione del Master “Competenza, Convinzione, Cuore, per cercare, trovare e valorizzare i talenti” si svolgerà come di consueto da febbraio a maggio 2022.

Anche quest’anno docenti, imprenditori ed ex partecipanti sono a disposizione dei giovani talenti, per offrire loro un’occasione unica di formazione e crescita.

Per maggiori informazioni scarica la presentazione del Master 2022.

VENERDì 14 MAGGIO – LA GESTIONE DELL’ ERRORE – TESTIMONIANZE DI IMPRENDITORI

Venerdì 14 maggio abbiamo affrontato, guidati da Alessio Sperlinga, il tema della gestione degli errori. La lezione è ispirata ad un intervento tenuto dall’Ing. Pastorino al master Lecco100 nel 2012.

Giorgio_Pastorino
Ing. Giorgio Pastorino

Alessio Sperlinga

Epiteto diceva che “ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose”. Il fatto di sbagliare non è in sé un problema, sono le conseguenze che possono creare il problema.

Se noi consideriamo l’errore a partire dalla persona, prendendo come riferimento la persona, ci accorgiamo che il cambiamento è molto difficile.

Dentro di noi ci sono diverse personalità ma la vita, spesso, ci mette di fronte alla necessità di scegliere solo una parte di noi stessi, trovando dei compromessi. È necessario essere flessibili e non innamorarsi di un solo ruolo, perché non è eterno. Le personalità che soffochiamo, infatti, prima o poi emergono portando a una crisi: non riusciamo più a capire chi siamo e cosa vogliamo realmente.

L’uomo ha delle potenzialità, delle energie al suo interno che lo portano a fare quello che gli piace e quello che ama. Bisogna seguire queste potenzialità perché, se è vero che non possiamo controllare i comportamenti degli altri, possiamo controllare e scegliere i nostri: se siamo disponibili a dare indipendentemente da ciò che riceviamo saremo anche meno toccati dalle delusioni causate dagli altri.

Come esseri umani abbiamo anche dei bisogni, ma dobbiamo imparare a non seguire solo quelli perché ciò ci porterà ad essere perennemente insoddisfatti e delusi da coloro che non soddisfano i nostri bisogni.

Il termine “errore” deriva da “errare”, che significa “andar vagando senza sapere dove, senza consiglio, come brancolando fra le tenebre”.

L’errore è un risultato, è un insuccesso legato a un obiettivo da conseguire, ma il negativo che lo caratterizza esiste solo nella nostra mente ed è relazionato al concetto che abbiamo di bene e di male. Nel Cristianesimo l’errore è visto come peccato; secondo il Taoismo, invece, ogni effetto contiene sempre il seme del suo opposto: ogni scelta contiene sempre una percentuale di errore.

L’errore ci provoca prima paura e poi delusione ed è perciò necessario imparare a gestirlo: non deve essere visto come un giudizio, bensì come un contributo per crescere e per far crescere. Fare un errore non significa essere sbagliati.

Dall’errore possono derivare anche dei rischi:

  • Deresponsabilizzazione → per non sbagliare ci si rifugia nelle regole, che sono viste come un riferimento.
  • Concretezza, semplificazione → è una scusa per limitarci a fare ciò che capiamo, ci toglie la visione di lungo periodo.
  • Fuga nell’utopia → ci porta ad avere visioni di sogno.

Per imparare non basta capire, bisogna provare. Chi fa qualcosa, chi agisce va incontro all’errore: qualche volta si vince, tutte le altre volte si impara. 

Se la natura procede per tentativi, errori, successi, chi siamo noi per non fare la stessa cosa? Bisogna considerare l’errore un modo per apprendere e per migliorare: difficilmente si impara qualcosa quando si ha successo e basta. Inoltre è importante ricordare che quasi sempre si può correggere un errore: bisogna, però, saperlo riconoscere e avere il coraggio di accettarlo.

L’errore è quasi sempre un imprevisto, un incidente ma il pensiero del fallimento genera bassa autostima, vergogna e senso di colpa da cui è necessario liberarsi. Da questi sentimenti nascono, infatti, comportamenti estremamente negativi: la paura provoca violenza e il senso di colpa provoca arroganza. Possiamo provare a prevenire l’errore attraverso la preparazione, ma è fondamentale prepararsi comunque a gestire gli errori perché è impossibile non sbagliare. Bisogna avere più piani, essere pronti al cambiamento e decidere dove e quando fermarsi.
Tutti possono cadere ma è nella nostra natura alzarci e continuare. La nostra forza sta nel non rinunciare facilmente, nel resistere di più. La capacità di rialzarsi è molto più importante della capacità di correre veloce.

Nel pomeriggio abbiamo avuto ancora una volta l’occasione di metterci all’ascolto e di crescere e arricchirci grazie alle testimonianze di tre personalità di spicco del territorio.

Il primo imprenditore che abbiamo avuto l’onore di incontrare è stato Maurizio Crippa, che durante la sua vita professionale ha ricoperto innumerevoli ruoli negli ambiti più disparati.

Maurizio Crippa


Il suo racconto è iniziato con una riflessione sulla parola “testimonianza”. Secondo Crippa ascoltare una testimonianza è come andare in una galleria d’arte e vedere stili diversi. I quadri, così come le testimonianze,  sono tutti diversi tra loro e di fronte ad essi ciascuno si confronta e porta a casa suggestioni e sensazioni diverse.
Nella sua vita, Crippa ha avuto la fortuna di aver incontrato moltissime persone significative e che sono state per lui fonte di ispirazione e di crescita.
Molte sono state anche le testimonianze che, spesso, lo hanno aiutato a comprendere quale fosse la strada da seguire, quali fossero le sue inclinazioni, i suoi valori, chi e cosa volesse diventare ma anche chi e cosa non avrebbe voluto diventare.
La testimonianza ci apre degli orizzonti, ci fa conoscere angoli e sfaccettature che non avevamo mai visto o che avevamo, fino a quel momento, visto con altri occhi. È un’occasione di confronto per conoscere meglio noi stessi e scoprire le nostre inclinazioni, attraverso i racconti di un altro.

Crippa è un ottimista, è un fiducioso e si definisce un “aggregatore e facilitatore di persone che sanno”. Nella sua vita, infatti, ha dovuto, spesso, dare fiducia e spazio ai suoi collaboratori ed è sempre stato entusiasta e felice di farlo.
La sua vita personale è stata caratterizzata e fortemente influenzata dalla sua famiglia d’origine e dallo Scoutismo, da cui ha imparato molte cose che lo hanno accompagnato e che gli sono state utili durante tutta la sua vita, personale e professionale: forte senso dell’impegno, attenzione agli altri, metodo nel fare le cose ed essere capo.

Ha frequentato l’istituto per geometri, ma poco dopo aver iniziato ha capito che il suo sogno era quello di seguire le orme del padre, ovvero di fare il dirigente in un’azienda. Per questo dopo il diploma si è iscritto alla facoltà di Economia e Commercio e ha conseguito un master in strategie di business.
La narrazione professionale, invece, si snoda in 5 vite diverse: vita aziendale, amministratore di società, direttore di Confindustria, imprenditore pubblico e privato, volontario.
La sua vita aziendale è cominciata l’8 ottobre 1973 ed è finita il 31 dicembre 1990 presso la Fiocchi, azienda dove lavorava il padre. In questo periodo della sua vita Crippa ha ricoperto il ruolo di responsabile del personale: aveva una forte inclinazione verso il mondo operaio, verso le persone che avevano poca voce ed era convinto che sarebbe stato possibile aiutare queste persone non stando dalla loro parte, bensì stando dalla “controparte”.
È diventato, poi, amministratore, prima della Fiocchi Holdings e poi di altre società e qui ha acquisito una visione strategica e ha compreso l’importanza della collaborazione e della disponibilità.
Durante la sua esperienza come direttore di Confindustria Lombardia, punti fermi e fondamentali sono stati per lui il rispetto dei ruoli, la fiducia e il senso di responsabilità.
Essere imprenditore è stata un’esperienza difficile e impegnativa che, però, ha insegnato a Crippa il senso della responsabilità, l’importanza della competenza e del sapere incoraggiare i propri collaboratori.
Il volontariato non l’ha mai abbandonato nel corso di tutta la sua vita ed è grazie a queste numerose esperienze che ha compreso fino in fondo l’importanza dell’amore e del rispetto verso gli altri, soprattutto verso le persone semplici e più “deboli”, che si rivelano, però, essere le più autentiche.

La sua vita professionale e quella personale si sovrappongono: una si riflette sull’altra. È importante essere coerenti, ed è questo il segreto per avere equilibrio.

Crippa ha, poi, passato la parola a Davide Pozzi, che ricopre il ruolo di amministratore delegato nella multinazionale svedese Seco Tools, uno dei fornitori più importanti a livello globale di soluzioni di fresatura, tornitura, lavorazione fori, sistemi di utensili e lavorazioni ad asportazione di truciolo.

Davide Pozzi
Davide Pozzi

Uno dei punti fermi di Seco è la sostenibilità: per operare in maniera sostenibile, occorre agire con responsabilità finanziaria, ambientale e sociale. Tre sono i principali obiettivi strategici: aumentare la circolarità in modo da ridurre gli sprechi, ridurre l’impatto climatico e investire nella sicurezza sul lavoro.
Come azienda Seco, infatti, si impegna per garantire un ambiente di lavoro sicuro e sano con pari condizioni e opportunità per tutti i dipendenti. Oltre alla sicurezza fisica di fondamentale importanza è anche la sicurezza psicologica: nessuno si deve sentire escluso, in difficoltà, inutile. Tutti sono importanti, tutti svolgono un ruolo indispensabile per l’azienda ed è importante che ogni singolo dipendente sia consapevole di ciò.
L’idea centrale è quella di dare fiducia alle persone con la convinzione che queste, quando ne hanno la possibilità, si impegnino per contribuire al benessere dell’azienda. Tutti coloro che lavorano con o per Seco devono remare nella stessa direzione, devono avere gli stessi obiettivi e valori. È fondamentale l’aiuto e l’impegno di ciascuno.
Bisogna fare in modo che i dipendenti amino la loro azienda per primi, devono essere stimolati e sentirsi parte di qualcosa con cui condividono ideali e valori: solo così anche i clienti potranno arrivare ad apprezzare e stimare l’azienda.

Tre sono i valori di Seco: la passione per i clienti, lo spirito di famiglia e l’impegno personale.
La passione per i clienti si basa sulla convinzione che l’impegno e la dedizione verso il cliente creino relazioni di fiducia a lungo termine. Il cliente deve sempre essere messo al centro, è grazie ai clienti e ai rapporti con loro se Seco è diventata quello che è oggi.
Lo spirito di famiglia: tutti i dipendenti appartengono a un’unica famiglia in cui ognuno condivide le proprie conoscenze e il proprio valore di individuo.
L’impegno personale, poi, è fonte di successo e miglioramenti. È nell’interesse comune di tutti lavorare duramente e continuamente per trovare soluzioni innovative e di qualità superiore.

Di fondamentale importanza è il team, bisogna riuscire a lavorare con e per il gruppo, condividendone idee e obiettivi. La capacità di lavorare in gruppo, di relazionarsi positivamente con i collaboratori e di andare tutti nella stessa direzione è vista dall’azienda come una qualità fondamentale e imprescindibile. È difficile, infatti, che un’azienda punti sul fuoriclasse, che, pur avendo competenze straordinarie, spesso non è in grado di stare in team e tende a portare scompiglio e conflitto.

Cosa deve fare un leader in azienda? Innanzitutto deve creare le condizioni affinché il team abbia successo e possa contribuire ai risultati dell’azienda. L’amministratore non può conoscere tutto, deve dare fiducia e spazio ai suoi collaboratori.
Deve, quindi, concentrarsi sulla possibilità che le persone intorno a lui prendano decisioni, assumendosi allo stesso tempo la responsabilità di quelle stesse decisioni.
Il leader deve avere, sì, il coraggio di prendere l’iniziativa quando è più difficile, ma deve anche essere in grado di creare un atteggiamento interfunzionale per avere successo.

Il consiglio che ci lascia Pozzi per quando faremo, finalmente, ingresso nel mondo del lavoro è quello di entrare in azienda in punta di piedi, senza pretendere niente e ponendoci nella condizione di imparare e crescere.

Infine abbiamo avuto il piacere di incontrare Monsignor Franco Cecchin, che è stato prevosto a Lecco per molti anni e che oggi è assistente diocesano della terza età.

Monsignor_Franco_Cecchin
Monsignor Franco Cecchin


Don Franco, come ama farsi chiamare dai suoi parrocchiani, non si sente un sacerdote in pensione, per lui ogni giorno che passa è sempre e ancora un’occasione.

Siamo passati da una società dell’oggettività in cui il rischio era quello del formalismo e ci ritroviamo oggi in un mondo che mette in risalto la soggettività, l’uomo e la donna. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza per coltivare e costruire l’umanità e il progresso della società non è contro Dio ma è la continuazione della creazione di Dio. Il rischio di questa società contemporanea, tuttavia, è l’individualismo, l’egoismo: non dobbiamo cadere nell’errore di pensare solo a noi stessi, dobbiamo prendere sul serio il fatto di essere tutti fratelli, figli dello stesso Dio. Come spesso dice Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme”.
Oggi più che mai serve un salto di qualità globale, ognuno deve fare il suo ma è necessario avere una visione più grande.

Siamo arrivati ad un punto in cui non solo la Chiesa, ma anche il Cristianesimo è diventato irrilevante. In realtà è una risorsa importantissima ed oggi abbiamo la grande opportunità per riscoprire che la fede è il cuore di ogni realtà. La Chiesa deve avere la capacità di porsi con empatia nei confronti delle persone. Cecchin è una persona estremamente empatica: quando si rapporta con una persona si mette all’ascolto, entra nel suo vissuto ed è in grado di riconoscere in ciascuno il volto di Dio. Grazie al suo enorme entusiasmo per la vita e grazie al modo in cui è in grado di rapportarsi alla gente, le persone tendono ad aprirsi e a confidarsi con lui.

È con lo stile della sua vita che Monsignor Cecchin testimonia che Gesù è risorto. Essere gentile e perdonare tutti, anche coloro che si pongono in modo aggressivo verso di noi: così si annuncia Gesù Cristo.
Gesù è venuto a donarci l’amore per essere capaci di amare. E l’essere amati viene prima dell’amare: noi ci siamo perché siamo stati amati da un uomo e da una donna.
Bisogna prendere sul serio l’essere amato da Dio perché più ci lasciamo amare da Dio più abbiamo la capacità di fare altrettanto. Noi diamo amore nella misura in cui lo riceviamo.

Infine ci ha donato un prezioso consiglio, ovvero quello di farci aiutare in modo da essere in grado di leggere la nostra situazione ed esplorare ed accogliere le opportunità che ci si presentano. È importante ricordare, inoltre, che una persona è grande non perché fa cose grandi ma perché vive in modo grande le piccole cose che fa ogni giorno.

Martina Vassena

SABATO 8 MAGGIO – LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA.

La mattina di sabato 8 maggio ha visto l’intervento di
Angelo Cortesi, a noi già noto grazie ai suoi contributi delle precedenti giornate di Master.
L’argomento da lui esposto è la responsabilità civile e sociale d’impresa. Ritengo sia un tema tanto essenziale oggi quanto profondamente delicato.

Angelo Cortesi

Inizierei condividendo una frase che credo ben si adatti con quanto ho potuto apprendere: “Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri, i tuoi pensieri diventano le tue parole, le tue parole diventano i tuoi
comportamenti, i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini, le tue abitudini diventano i tuoi valori, i tuoi valori diventano il tuo destino.”
(Mahatma Gandhi).


L’intervento si è aperto con una domanda-provocazione: cos’è una società responsabile? Il cammino fatto durante la lezione ci ha portato a rispondere al quesito affermando che si tratti di un’impresa in grado di farsi di rispondere alle conseguenze delle proprie azioni (dal latino “responsus”, rispondere) e capace di farsi carico di ciò che rappresenta per se stessa e per tutto ciò che la circonda (dal latino “res-ponsus”, il peso della cosa). Questo concetto corrisponde con l’idea di fabbrica
civile e responsabile elaborata da Adriano Olivetti: un’azienda dove c’è giustizia, dove è presente il progresso, dove convivono e sono interdipendenti tra loro bellezza, amore, carità e tolleranza, un’azienda etica ed estetica.
Purtroppo questa visione di responsabilità civile e sociale d’impresa si trova nettamente in contrato con il pensiero comune della maggioranza delle aziende, in particolar modo multinazionali, presenti e diffuse oggigiorno in tutto il mondo.
Queste si fondano sull’idea neoliberalista per la quale il principio cardine per un’impresa sia rappresentato interamente ed unicamente dal business. Il mercato è totalmente privo di una regolamentazione in quanto si ritiene essere in grado di autoregolarsi e la massimizzazione del profitto è ciò a cui si tende. Scontato sottolineare che un mercato senza regole favorisce comportamenti scorretti e totalmente irresponsabili: ne sono la prova i numerosi effetti disastrosi in cui sono
incappate numerose aziende come Nestlè , Deutsch Bank o Nike.

Ad accentuare queste crisi si è inserito anche il progredire della globalizzazione, processo positivo per alcuni aspetti ma decisamente disastroso per altri. Frutto di scelte politiche e non naturali, la globalizzazione è partita da basi ed idee con connotazioni positive per
finire a rappresentare, attraverso delocalizzazione e standardizzazione di prodotti, una realtà ancora più svantaggiata per le classi sociali che avrebbero dovuto trarne beneficio e intrinsecamente ricca di disuguaglianze.
Proprio in questo contesto di incertezza, per non dire mancanza, di valori etici e di responsabilità, si fa avanti il concetto di responsabilità sociale d’impresa. Questo inizia a prendere forma a partire dal 1932 con Berle quando si scinde l’idea di proprietà da quella di management. L’impresa viene vista come contenitore di bisogni e necessità di vari soggetti (stakeholders), come una realtà in cui sono presenti norme
etiche volontarie ed universali e come un connubio e integrazione di questioni sociali, ambientali, etiche, temi relativi a diritti umani e alle richieste dei vari clienti.


Arrivati a questo punto ci è stato chiesto perché un’impresa dovrebbe diventare responsabile? Le motivazioni essenziali sono due, perché le esternalità che si verrebbero a creare in caso di non responsabilità sono essenzialmente negative (vedi distruzione ambiente e comunità, creazione diseguaglianze, estraniazione della democrazia) e perché questo rappresenterebbe un moltiplicatore di benefici sia per
le imprese stesse e sia per ambiente ed il contesto in cui operano.
Viene da chiedersi ora la motivazione per la quale poche, rarissime, azienda abbiano intrapreso questo percorso verso la responsabilità sociale e civile d’impresa.
Innanzitutto perché costa, in termini economici, di tempo e di impegno ed in secondo luogo perché ad oggi non esiste una cultura della responsabilità condivisa in grado di formare imprenditori ed imprenditrici del futuro.
Il cammino è da poco iniziato e pare una montagna difficile da scalare; tuttavia alcune aziende si stanno muovendo verso questa direzione a piccoli ma importanti passi. Ci auguriamo che questi rappresentino le goccioline fondamentali ed essenziali per
andare a creare un oceano.

Marianna Rigamondi

il patrimonio imprenditoriale per fare impresa in un mercato che seleziona

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