Tutti gli articoli di Alessio Sperlinga

Chiedo a Google o all’intelligenza artificiale?

«Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.» Sun Tzu – L’arte della guerra

Nei miei corsi divido le lezioni in due gruppi, L’onda umana e L’onda tecnologica.

Il mese di dicembre sta portando doni tecnologici che fino a un anno fa non erano disponibili al grande pubblico.

Il cambiamento

Ci sono momenti in cui le cose cambiano, e nella tecnologia il cambiamento è on/off, prima non c’era WhatsApp e ora c’è WhatsApp. Prima si parlava e si vedeva l’intelligenza artificiale solo nelle software house, ora la possiamo usare in prima persona via internet. La velocità è misurata con il tasso di adozione, come potete vedere nel sito: https://ourworldindata.org da cui è tratta l’immagine di copertina di questo articolo.

L’adattamento

La citazione all’arte della guerra è riferita al fatto che noi non governiamo la tecnologia, ce la troviamo davanti e scegliamo se usarla o no. Il problema è che se la rifiutiamo saremo costretti a subirla, l’esempio più eclatante sono i cellulari. Io lo chiamo il paradigma della nonna “Se mia nonna non sa usare il telecomando non vedrà la televisione.”

Dal mio punto di vista ci sono tre tipi di tecnologie:

  1. PRESENTI ovvero quelle che siamo già abituati ad usare come gli elettrodomestici, cellulari e computer. Questi li usano tutti e richiedono quindi velocità di lavoro, perché sono tanti e usati nello stesso tempo di lavoro. Pensate a quanti programmi avete aperti in una normale mattinata, la posta, il browser, una videoscrittura o un foglio elettronico, un gestionale, l’agenda e sul cellulare Tik-Tok, WhatsApp, Instagram e tanti altri.
  2. EMERGENTI ovvero quelle che si stanno imponendo oggi ed alle quali ci dovremo abituare, come è stato per i social network, WhatsApp o Google. Non li puoi evitare, quindi sono i più pericolosi perché devi trovare una motivazione che ti permetta di accettarli. Stiamo parlando oggi della Blockchain e dell’Intelligenza artificiale integrata con gli strumenti di lavoro quotidiani.
  3. POTENZIALI ovvero quelle che stanno arrivando ma ancora non hanno raggiunto il grande pubblico. Sappiamo che esistono perché ne parlano i media, ma il numero di utilizzatori è ancora piccolo. Ad esempio, i visori per la Realtà Virtuale, i metaversi e gli NFT (Non fungible token). Queste tecnologie sono scommesse e richiedono attenzione perché possono influenzare il mercato degli investitori e aprire nuove opportunità di lavoro.

Come spesso dico in aula, se vuoi sopravvivere ti devi adattare. Se sei sopravvissuto avrai sempre il tempo di discutere, giustificare, motivare il cambiamento. Intanto si va avanti.

L’intelligenza artificiale sul mio pc

La prima AI disponibile al pubblico in tutto il suo splendore utilizza le librerie GPT ed è possibile accedervi con una semplice iscrizione. si trova all’indirizzo https://chat.openai.com/.

Le lingue che ho provato sono l’inglese, il francese e l’italiano. Ad ogni domanda o affermazione la AI risponde nella stessa lingua e se non riesce a tradurre risponde in inglese.

A differenza di Google quando inizia una sessione di domande la AI ricorda quelle precedenti, quindi, se gli chiedo di recitarmi le promesse di matrimonio dal film “4 matrimoni e un funerale” poi posso farle domande sui personaggi, ad esempio “chi era Gareth?” e lui mi risponderà circa il personaggio dello stesso film.

Un’altra differenza è che la AI usa un database, in questo momento arriva al 2021 e un sistema di elaborazione che prevede il dialogo come forma di risposta.

Dal punto di vista linguistico la AI:

RISPONDE a domande, ma non essendo collegata in tempo reale a servizi di informazione non sa che ore sono o che tempo fa. Però posso chiedere informazioni su cinema, libri, scienze, programmazione e le molte informazioni contenute nei suoi database. Ad esempio:

OBBEDISCE ad ordini, come:

Dopo qualche settimana di utilizzo ho visto che ogni giorno capita di usare la AI in alternativa a Google, soprattutto quando hai un argomento da approfondire o vuoi una risposta diretta. Provate, Provate, Provate.

Disegnare con l’AI

Se avete un’iscrizione a Discord potete provare il server Midjourney con gli utenti Newbies, semplicemente scrivendo in inglese cosa volete che disegni, usando il comando /imagine. Per esempio, un cucciolo di Labrador nero.

Scrivere software con l’aiuto dell’AI

Dal punto di vista professionale ci sono delle applicazioni che aiutano in modo specifico un programmatore a scrivere pezzi di codice, appoggiandosi su milioni di esempi presenti online. Ad esempio https://github.com/features/copilot.

In pratica è possibile chiedere a Copilot di generare un pezzo di codice che cerchi un tweet su Twitter, che disegni un cerchio, che carichi un file o qualsiasi altra azione ripetitiva che rischiamo di riscrivere ad ogni nuovo progetto. Poter richiedere di generare algoritmi standard al volo è molto più comodo che sapere dove andare a cercarli nelle cose già scritte, posto che ne siamo a conoscenza.

Copilot support diversi linguaggi e framework fra i quali Javascript, Python, Java, Go, Ruby, Angular e si integra con diversi editor:

Cosa ci possiamo aspettare

timeo Danaos et dona ferentes «temo i Danai [= i Greci], anche quando recano doni»). – Parole che Virgilio (Eneide II, 49) fa pronunciare a Laocoonte, quando vuol dissuadere i Troiani dall’accogliere nella città il cavallo di legno lasciato dai Greci.

Questa nuova generazione di applicazioni arriva finalmente al pubblico e gli esempi sopra citati verranno presto integrati ancora di più, ad esempio in tutte le applicazioni che usiamo per scrivere, una fra tutte: Notion.

Questo significa che possiamo contare su una memoria aggiuntiva in linguaggio naturale che ci potenzia ogni volta che serve, suggerendo informazioni, sintetizzando testi, aiutandoci nel creare e gestire contenuti, nel nostro linguaggio naturale.

Diventerà più che mai vero il detto che le lingue sono strumenti, più parole sai più cose puoi fare. L’esperienza mi fa pensare che ci saranno effetti collaterali che come al solito non riusciamo a immaginare. Quindi ricordo la citazione sui greci e i vecchi Star trekker come me potrebbero ricordare “Non fidarti dei Romulani che portano doni”.

Come diceva il filosofo Umberto Galimberti siamo molto più bravi a creare qualcosa che a prevedere gli effetti di quello che creiamo. Intanto godiamo dei vantaggi 🙂


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Modelli funzionali con le mappe mentali

Ci sono molti software che consentono di creare mappe mentali e concettuali e poi esportarle per essere usate con un browser. Fino a qualche anno fa io usavo molto MindManager (https://www.mindmanager.com/) che permette di creare degli item che contengono dei link diretti a file presenti nelle cartelle raggiungibili dal proprio pc e indirizzi Internet. Oggi tendo ad utilizzare Wondershare EdrawMind perché è più flessibile se devo creare mappe concettuali, inoltre, anche se ha meno opzioni di MindManager, lo trovo comodo perché è disponibile online e sui sistemi operativi più diffusi. Importa ed esporta nei formati utili per me ed ha un abbonamento a vita particolarmente economico. È anche un ottimo esempio di stile professionale cinese, confrontabile con quello americano dei prodotti software ai quali siamo abituati.

Personal organizer

Un personal organizer è un punto di partenza che è comodo avere davanti all’accensione del pc, e permette di accedere a tutto quello che serve per lavorare.

Per esempio con MindManager usavo questo:

Dal 2022 preferisco usare Notion, un PKM evoluto perché è su cloud ed è usabile anche, ad esempio, per scrivere questo articolo prima di pubblicarlo sul blog. Rispetto ad una mappa mentale è forse meno intuitivo ma estremamente comodo per la gestione di contenuti.

P.E.G. del Vostro comune

Se cercate su Google troverete “Il **Piano Esecutivo di gestione (**PEG) è lo strumento di programmazione previsto dall’Articolo 169 del D. Lgs. 267/2000, attraverso il quale la Giunta Comunale individua gli obiettivi della gestione ed affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi.” Essendo un atto pubblico i Comuni dovrebbero renderlo disponibile, come ad esempio il comune di Novara Piano Esecutivo di Gestione – Comune di Novara Il problema è che spesso è formato da uno o più file di testo di decine di pagine, e fondamentalmente complesso. Essendo le mappe mentali un riduttore di complessità (come dice sempre Umberto Santucci) si può renderne più semplice la lettura trasformandoli in una mappa. E poi magari esportandoli sul web come feci per esempio con un P.E.G. a caso nel 2005:

Ogni ramo contiene gli obiettivi e la loro descrizione. Se il comune non usa un software per la gestione dei processi può comunque verificare una volta al mese a che punto sono gli obiettivi attribuendo una percentuale di completamento. Con il software è possibile filtrare la mappa per vedere solo, ad esempio, gli obiettivi raggiunti, oppure a settembre quelli che non sono ancora stati affrontati.

Riunioni

Tipicamente quando facciamo una riunione una persona traccia i partecipanti, gli interventi, le decisioni. Al termine della riunione si perfeziona la mappa e la si invia a tutti come verbale.

Il vantaggio della mappa è che si scrivono solo le parole necessarie.

Organigramma

Quando l’azienda cresce, o i gruppi di un progetto vanno riepilogati in una tassonomia delle responsabilità, si usa un organigramma. I software per creare mappe mentali sono particolarmente adatti a rappresentare questo tipo di strutture

il modello Chi, che cosa, dove, quando, perché, come (wwwwwh)

Il tipico modello razionalista anglosassone per la scrittura di contenuti a scuola.

Tema, riassunto, articolo di cronaca, gli elementi per raccontare.

Impact map

Un modello molto simile, ma orientato ai processi sono le impact map. Stesse domande in una selezione e soprattutto in un diverso ordine, ci permettono di facilitare e risparmiare tempo in fase di modifica di un qualsiasi progetto. Perché, chi, come, che cosa.

In realtà l’impact mapping è un modello ricorsivo, dinamico. Ogni livello impatta su quello sottostante e viceversa. C’è un testo di riferimento a riguardo, in inglese:

Per ora ci fermiamo qua, ci sono altri modelli per cui è comodo usare una mappa mentale ma già imparare ad utilizzare uno di quelli sopra richiede un certo impegno. Buon divertimento.


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Videoscrittura professionale in pratica

“Ora et labora et lege et noli contristari in laetitia pacis!”, prega e lavora e studia e nella gioia della pace non farti prendere dalla sfiducia La regola benedettina

Da dove arriviamo

Fino alla diffusione della carta in Europa si scriveva su pelli di animale, il vellum bovino o la pergamena ovina o suina.

In pratica per scrivere qualcosa dovevi ammazzare un vitello.

Quindi doveva valerne la pena. Infatti nei monasteri europei si ricopiavano la bibbia, i salmi e il trivio e il quadrivio, in pratica la summa dei saperi dei saggi europei del passato e rigorosamente cristiani.

Le pagine avevano una forma imprecisa e si riciclavano i testi più antichi pulendoli dagli inchiostri originali. Per risparmiare si scriveva senza spazi fra le parole e si considerava necessario leggere a voce alta per riuscire a distinguerle. Per esaltare l’intelligenza di Aristotele si diceva che leggesse in silenzio.

Parto dall’Europa cristianizzata e non dai Sumeri di seimila anni fa, perché siamo già moderni nelle modalità organizzate di riproduzione dei testi, industrializzata definitivamente con i torchi di stampa a caratteri sulla carta. Vale comunque la pena di ricordare il mito della nascita della scrittura riportato su Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_di_Theuth.

Cosa ci è rimasto?

Ci sono rimaste una serie di convenzioni e di saperi, sulla carta per peso e misure, sugli inchiostri per formule e qualità, sulla scrittura per abitudini grafiche, come il fatto di scrivere dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra (nella cultura occidentale) in pagine con un margine o divise per colonne.

Ci sono rimasti gli abbellimenti, come i capilettera, l’evidenziazione delle citazioni, la dimensione dei titoli. i riquadri a fondo testo, le note a piè di pagina o a fondo testo. E con la stampa a caratteri mobili i capitoli, i sommari, l’allineamento dei testi, la gestione dei ritorni a capo e poi uno spazio riservato all’intestazione e ai piè di pagina dei testi, dove inserire informazioni che si ripetono o sono calcolabili, come il titolo del testo o il numero di pagina.

Tutte cose che diamo per scontate ma tali non sono.

E questo soltanto per la videoscrittura.

I programmi come Microsoft Word, OpenOffice Write, Apple Pages sono in grado di fare con precisione millimetrica la crenatura dei caratteri, di giustificare il testo nei margini e soprattutto di poter fare tutto questo anche dopo averlo scritto, perché è possibile modificare senza dover rifare tutto.

Queste cose c’erano già in gran parte anche nelle macchine da scrivere analogiche che ho imparato ad usare negli anni ‘70. Già dalla fine degli anni ‘70 nella scuola che frequentavo c’erano le macchine da scrivere elettroniche e la dattilografia era una materia, come la stenografia.

Quando scrivono i nostri giovani allievi?

A scuola, quindi noi insegniamo almeno due cose:

  1. Come e con che strumenti prendere appunti.
  2. Come gestire testi lunghi come le tesi.

Scrivere lettere

Le videoscritture sono i programmi più generici disponibili per scrivere e proprio per questo motivo sono incredibilmente flessibili e potenti.

Tutti gli altri strumenti di cui all’articolo precedente: Scrivere con un computer sono specializzati nel fare qualcosa in un ambito più ridotto.

Tutti usano le videoscritture per scrivere lettere, il programma più diffuso al mondo è Microsoft Winword o Word per gli amici, per dare comandi ci sono dei classici menù a tendina e delle pulsantiere.

Word ha una struttura della pagina con due fogli, uno dove scriviamo il testo, il cosiddetto corpo della pagina e uno sottostante dove inseriamo degli elementi fissi che verranno riportati automaticamente sulle pagine successive, l’intestazione e il piè di pagina. La dimensione della pagina è quella standard del sistema operativo, se siete in Europa probabilmente un foglio A4.

È possibile scegliere il tipo di carattere e la sua dimensione, l’allineamento dei paragrafi e la distanza fra i paragrafi e le righe che per una lettera è tutto quello che serve. Quando ne abbiamo scritte un po’ se si ripetono le possiamo salvare come modelli. Tipicamente di inseriscono l’intestazione e il pié di pagina dell’azienda e si salva il file come modello di carta intestata utilizzabile da tutti. Tutto è in funzione della stampa, incluso il colore dei contenuti e le immagini che possiamo impaginare.

Dal punto di vista quantitativo il testo è diviso in:

  • documento (che equivale al file)
    • pagine
      • sezioni
        • paragrafi
          • parole
            • lettere

Saperlo è utile perché la conseguenza è che ci sono comandi per ogni livello.

Creare lettere circolari

Per creare lettere circolari servono due cose:

  • un testo
  • una tabella in un file separato

con gli indirizzi a cui spedire le lettere ed eventuali altre parti variabili di ogni singola lettera stampata.

Attraverso i comandi del menù Lettere di Word è possibile collegare i due file e mostrare o stampare o inviare via mail una copia della lettera per ogni riga inserita nella tabella.

La fusione fra testo e dati si chiama in inglese mail merge e consiste nell’inserire uno spazio dedicato ad ogni colonna della tabella all’interno del testo della lettera.

Era già possibile negli anni ‘80 usando WordStar o Wordperfect o Framework o altre videoscritture che hanno dominato quell’epoca.

Scrivere tesi e libri

Per scrivere testi e libri si usa la video scrittura come per le lettere.

Però ci sono alcune tecniche che rendono molto più comodo dare comandi all’intero testo.

Ad esempio, è possibile visualizzare ed inserire direttamente la struttura del testo tramite il menù Visualizzazione/Struttura

È possibile gestire la formattazione di tutti gli elementi del testo attraverso il menù Progettazione/Stili o scegliendo un Tema

E attraverso il menù riferimenti è possibile generare e aggiornare un sommario usando i titoli dei capitoli che hanno uno stile apposito

Sono possibili anche la creazione di didascalie per le immagini, delle note a fondo pagina o a fondo testo ed è possibile creare un indice analitico una volta completato il testo.

Creare ipertesti

Con l’avvento di internet nasce il concetto che è possibile creare dei legami fra documenti scrivendo un comando che deve essere interpretato dal programma che lo ospita, ad esempio un browser o nel nostro caso una video scrittura.

Tutti sappiamo cosa farcene in internet, perché abbiamo un modo per spostarci da una pagina all’altra, facendo clic su una scritta attiva come questa, sottolineata e di colore blu come nei risultati dei motori di ricerca:

Un ipertesto è il collegamento fra più file di testo, che in questo modo ci permettono di creare un percorso. Ad esempio, un elenco di schede degli allievi che funziona come un database e molto più semplice perché a differenza di un database ogni file di testo può contenere qualsiasi cosa, una struttura variabile.

Tramite il menù Inserisci/Collegamento è possibile scegliere un altro file e collegarlo alla scritta selezionata

Al termine il file Elenco allievi permette di richiamare i file con i profili dei singoli allievi:

L’esperienza suggerisce che è comodo creare un collegamento che dalle pagine dei singoli allievi riporti alla pagina principale usando come scritta “Home”.

Creare volantini e giornalini

Il principio del desktop publishing è che le pagine vengono divise in finestre e che il contenuto di una finestra, il tipico articolo da Corriere della Sera, inizia a pagina uno e prosegue in un’altra pagina. Ci sono programmi specializzati Come Microsoft Publisher, Adobe Indesign, QuarkXPress, Scribus. Word riesce comunque con un po’ più di fatica a ottenere risultati simili. In particolare con l’impaginazione a colonne e la possibilità di inserire finestre di testo che possono essere posizionati nella pagina mentre il testo si riposiziona intorno, come per le immagini, come nell’esempio. Ovviamente si possono usare l’intestazione e il piè di pagina con un contenuto diverso per la prima pagina e le seguenti, anche per pagine pari e dispari.

Con queste tecniche si possono creare anche volantini e biglietti d’auguri

Creare moduli compilabili online e stampabili

Word può essere utilizzato per creare modulistica contenente aree protette dalla scrittura, ed aree compilabili e dei semplici automatismi, come l’inserimento automatico della data odierna. Poi questo moduli possono essere salvati come modelli ed essere utilizzati anche da altri. Ovviamente i moduli si possono anche stampare per essere compilati a mano.

Ad esempio creeremo un semplice modulo di iscrizione attivando il menù Sviluppo:

Attraverso il menù Sviluppo è possibile inserire dei campi per contenere testo, numeri, date, check box che possono essere resi attivi proteggendo il modulo. In questo modo può essere compilato in Word, oltre che ovviamente su carta una volta stampato.

Per ognuna di queste possibilità ci sono centinaia di dettagli e metodi di lavoro che la fantasia dei programmatori ha inserito nelle varie videoscritture e che permettono agli utilizzatori fantasiosi di creare dei mashup di formati anche in un solo documento.


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Scrivere con un computer

“Basta che funzioni!” – Woody Allen

Molti pensano che scrivere con un computer voglia dire rispondere a una mail o scrivere piccoli testi o cercare qualcosa con un motore di ricerca.

Possiamo dire che:

  1. tutti scrivono.
  2. la quasi totalità delle lingue umane ha una o più forme scritte.
  3. tutte le forme scritte sono disposte su righe e hanno una direzione.
  4. Internet è basato sulla scrittura.

Quindi la scrittura ha molti segni e molte forme e infiniti modi di processarla con un computer.

Il fatto che anche gli smartphone hanno delle tastiere per scrivere è un esempio, addirittura scriviamo con il telecomando quando cerchiamo qualcosa sui canali Tv.

Abbiamo già parlato di strumenti per gestire la conoscenza e al centro hanno la scrittura, in particolare:

Efficienza e teoria dell’informazione

abbiamo parlato di come misurare l’informazione a partire dai dati qui:

Dato, Dati, Informazioni

e poi abbiamo parlato di come organizzare le informazioni qui:

Tiago Forte: come costruire un secondo cervello

Necessità e creatività

Verba volant, scripta manent – Locuzione latina che significa “le parole volano, gli scritti rimangono”.

La videoscrittura attuale dovrebbe poter:

  • Contenere qualsiasi tipo di testo, opzionalmente immagini e collegamenti ad altri file
  • Impaginare testo ed altri oggetti nello spazio disponibile per la visualizzazione
  • Impaginare testo ed altri oggetti nello spazio disponibile per la stampa

Quindi si va da un semplicissimo programma che registra ogni tasto battuto e lo accoda nella memoria di un computer mostrandolo su un video, fino a programmi come quello che sto usando per scrivere questo articolo, che permettono di impaginare blocchi contenenti testo, formule, immagini, collegamenti e molto altro.

https://www.storiaolivetti.it/articolo/67-i-sistemi-per-la-gestione-elettronica-della-scr/

Ogni mattina un programmatore si sveglia e può inventare un nuovo modo di processare testi.

Scrittura per la visualizzazione

Un sito web è pensato per essere visibile su monitor di dimensioni diverse, non è pensato per essere stampato perché le pagine che lo compongono hanno una dimensione variabile.

Idealmente dovrei vedere sempre la stessa cosa, un testo con qualche immagine affiancata o consecutiva ad altro testo. Nella pratica sappiamo che per impaginare un testo che dovrà essere visualizzabile su Internet attraverso dei device con dei monitor di dimensioni diverse devo letteralmente programmare l’impaginazione, cosa che il software di solito fa automaticamente.

I programmi con cui scrivo su web, WordPress o Notion per esempio, gestiscono automaticamente l’impaginazione del testo, ovvero sono “responsive”, adattano l’impaginazione di un sito web per essere vista sia su un computer che su uno smartphone.

Vista da desktop
Stessa vista da smartphone

Scrittura per la stampa

Quando scriviamo un testo con Microsoft Word, o Apple Pages o Openoffice Write lo vediamo nel monitor su un foglio A4, lo standard europeo che misura 21 per 29,7 cm.

Possiamo contare su una pagina dalle dimensioni fisse, vettoriali, e quindi è più facile impaginare i testi, perché sono scritti su righe. Viceversa, è problematico impaginare dei fogli elettronici che si espandono oltre la dimensione del foglio da 21 cm.

Gli americani dicono WYSIWYG, What You See Is What You Get, quello che vedi è quello che ottieni (in stampa).

Uno dei paradossi storici sulla stampa è che con l’avvento del computer si pensava che si sarebbe consumata meno carta ed è una tendenza che finalmente sembra consolidarsi ma che vede ancora davanti a sé una lunga strada fatta di riciclo.

Anche qui, un bisogno prevale. Come faccio ad avere un documento stampabile senza dover per forza consegnare il file originale e costringere il mio cliente ad avere lo stesso programma a pagamento per aprirlo, leggerlo e stamparlo?

Adobe all’inizio degli anni ‘90 ha creato dei programmi che generano formati intermedi pensati per la stampa, che possono essere caricati nella memoria di una stampante o aperti con un programma di visualizzazione gratuito su un computer. Nel giro di pochi anni lo standard è diventato Abrobat vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Adobe_Acrobat, che genera file con estensione .pdf vedi https://help.libreoffice.org/Common/Export_as_PDF/it.

PDF vuol dire Portable Document Format, ed è stato pensato da Acrobat per fare in modo che la rappresentazione visiva e cartacea del contenuto dei documenti non dipenda dall’ambiente in cui stiamo operando.

Tipi di videoscritture

Editor di testo, di solito usati in programmazione all’interno di un I.D.E. – https://it.wikipedia.org/wiki/Ambiente_di_sviluppo_integrato

Word processor, programmi per la stesura di lettere, tesi, libri – https://it.wikipedia.org/wiki/Programmi_per_la_videoscrittura


Desktop publishing, programmi per l’impaginazione di giornali, riviste e libri ad alto contenuto grafico – https://it.wikipedia.org/wiki/Desktop_publishing

Note taking – Programmi per prendere appunti – https://en.wikipedia.org/wiki/Note-taking

Dal punto di vista operativo questi programmi possono produrre contenuti di qualsiasi genere, sia per la stampa che per Internet.

Cosa ci riserva il futuro

Grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale ci sono molte cose che è possibile avere da una videoscrittura e molte altre che cominciano ad emergere.

  • Correttori grammaticali e ortografici sempre più sofisticati
  • Traduzione automatica degli scritti
  • Generazione automatica di un testo completo a partire da poche righe di esempio
  • Generazione automatica di un elenco di idee a partire da un sinonimo
  • Riassunto automatico di un testo

Il tema è vasto e quindi scriverò una seconda parte sulle caratteristiche dei tipi di videoscritture e su cosa potete farci nello specifico, perché adesso che sapete come sono state pensate dagli informatici è il momento di ricordare che rispondono a bisogni umani.

Per esempio, se gli amici sanno che siete bravi con una videoscrittura vi chiederanno di produrre un libretto per una cerimonia, ad esempio un matrimonio 🙂


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Ogni maledetto Black Friday: Cosa ci serve veramente ? Portatile o Tablet?

“Se attacchi la spina funziona meglio” – prima legge dell’informatica

Ogni stagione ha i suoi frutti, quindi questo articolo vale oggi e fra un anno già potrebbe essere inutile. L’ho scritto perché il Black Friday è diventato un momento di cui molti approfittano per comprare hardware. Qui parleremo di utilizzi per la casa, il lavoro e lo studio e non tratteremo di smartphone o di console per i bambini.

La sfida dell’insegnante

La mia sfida personale negli ultimi quindici anni è stata riuscire a fare lezione dovunque e comunque.

Io e tutti gli altri sembra che ci siamo riusciti. Siamo sopravvissuti anche alla didattica a distanza.

A parte l’ovvio collegamento ad Internet, la mia attrezzatura per farlo è stata negli ultimi dieci anni:

  • un portatile con tutti i tipi di accessori di collegamento a video, proiettori e tv, accesso ad Internet e Windows per preparare e fare lezione.
  • una macchina virtuale remota con Windows server, usata prevalentemente come un pc di riserva in aula e per studiare linguaggi di programmazione e database.
  • Un tablet Galaxy Tab A6 da 10” per leggere.
  • Memorie cloud con i file per le esercitazioni e filmati.

Dal 2022 la configurazione è diventata:

  • Un IMAC da 27” per preparare corsi, scrivere e studiare.
  • un Tablet Galaxy S7 FE da 12.6” con tastiera wireless abbinata per leggere, scrivere e per fare lezione.
  • Memorie cloud con i file per le esercitazioni e filmati.

Per far funzionare questa soluzione serve un cavo convertitore di buona qualità da USB-C a HDMI, così da poter proiettare. Samsung ha due modalità di esecuzione, una classica Android e l’altra il DEX che crea un desktop multitasking molto simile a Windows.

Avendo una sola uscita è necessario usare la penna in dotazione come mouse per usare PowerPoint, con qualche limite sui link che si può superare ad esempio creando una playlist su Youtube per lanciare filmati lì presenti.

Io uso anche software per le mappe mentali e con Edraw mind ho risolto tutti i problemi che non sono riuscito a superare con il visualizzatore di Mind Manager.

La sfida attuale è diventata sostituire il portatile con un tablet.

Per funzionare ci sono alcune cose che sono cambiate:

  1. Prezzi e prestazioni dei tablet.
  2. La disponibilità in Android e IOS dei PKM come Notion e Evernote di cui abbiamo parlato qui: Tiago Forte: come costruire un secondo cervello
  1. la disponibilità di software di office automation come Microsoft office e iWork per Android e IOS.

In questo momento sto scrivendo con una tastiera wireless da un Galaxy S7 FE scartato un’ora fa. Ho attaccato un mouse, ma devo dire che lavorare con la penna in dotazione è più comodo.

Per i privati

È una questione di abitudini.

Se siete abituati a Windows per navigare su internet e a office di Microsoft per scrivere qualche lettera e gestire qualche tabella di calcolo basta un portatile da 14”, 8 gb di ram e 256 gb di disco. Se non volete comprare Office ci sono delle versioni ridotte gratuite di Word, Excel e PowerPoint Online, oppure la suite compatibile di Google Drive. In alternativa, valida anche se usate anche macchine Linux, esiste la suite gratuita OpenOffice, vedi https://www.openoffice.org/it/.

Se siete abituati ad Apple un MacBook Air è la macchina ideale e costa dal cinquanta al cento per cento in più di un pc a parità di prestazioni. Su Mac potete usare Pages al posto di Word, Numbers al posto di Excel e Keynote al posto di PowerPoint. Da notare che sono nativi su Mac e gratuiti.

Se non avete bisogno di Office basta un tablet con 3 mb di ram e 32 gb di disco. È più che sufficiente ad usare internet, la posta elettronica e per leggere qualsiasi cosa.

Come in ogni ricetta famigliare non esiste una formula esatta. A volte penso che acquistare un impianto hardware assomiglia molto all’acquisto del giusto mix di contenitori per ospitare i rifiuti diversificati. Devi avere lo spazio giusto, delle competenze minime, una quantità di tempo di utilizzo.

Di solito il problema è come scegliere una stampante. Ci sono tre paradigmi per la casa:

  • stampanti a getto d’inchiostro, solitamente a colori dal costo sotto i cento euro ma con un costo copia alto perché le cartucce di inchiostro sono costose e stampano poche centinaia di pagine.
  • Stampanti multifunzione dai duecento ai quattrocento euro a getto d’inchiostro con tecnologie a basso consumo che stampano migliaia di pagine e spesso abbinano uno scanner, a volte ancora un fax. Queste sono le più popolari ma restano ancorate al formato A4. Nella stessa fascia di prezzo ci sono stampanti laser, di solito solo in bianco e nero.
  • Stampanti A3 a getto d’inchiostro per chi disegna, i prezzi sono più alti ovviamente, con una media per una buona qualità sopra i cinquecento euro.

Cosa fanno i professionisti

Per chi si occupa intensamente di informatica ci sono fondamentalmente quattro attività:

  1. sistemista
  2. grafico
  3. programmatore
  4. giocatore intensivo

Manutenere sistemi

Il sistemista lavora prevalentemente in remoto, anche quando è all’interno dell’azienda di cui manutiene i server.

Ha bisogno di un pc portatile possibilmente con una sim integrata per potersi collegare dovunque e di uno zaino corposo per contenere cavi e attrezzature di connessione hardware come router e firewall.

In ufficio trova comodi più display per visualizzare software di monitoraggio delle reti e servizi semi statici come la posta.

Creare grafica e disegno tecnico

Il grafico può lavorare con desktop potenti purché con grande monitor e ha bisogno di accessori come tavolette grafiche e linee internet veloci. Una buona scheda grafica, ad esempio Nvidia dalla serie 3000 può essere utile per le animazioni e per il ray tracing del disegno tecnico. Anche un tablet con monitor da almeno undici pollici e penna touch può essere comodo per i ritocchi, preferibilmente IPad o Samsung di fascia alta per poter usare software grafici come Adobe.

Computer Desktop perché i portatili che possono fare da workstation sono veramente troppo costosi.

Programmare

Il programmatore lavora prevalentemente con portatili Lenovo o Dell o MacBook Pro purché abbiano monitor da 14” in su e tanta potenza di calcolo, Intel da I7 in poi, Amd Ryzen o Apple con processori M1/M2. Le schede grafiche potenti servono per la programmazione di videogames in due o tre dimensioni. Comodo avere linee internet veloci per la pubblicazione di programmi, i test e per l’accesso a server per la gestione di database o di grandi quantità di immagini o file.

Computer Portatili perché li possono portare a casa o da casa e Apple perché fa figo, visto che molti ci installano windows.

Giocare

I giocatori intensivi hanno bisogno di più monitor, Stazione desktop modificabile con schede grafiche di ultima generazione con molta memoria ram dedicata, 32 gb di ram e dischi veloci da almeno un terabyte e una dotazione di cuffie, sedia avvolgente e tastiera e mouse con aree colore diversificate oltre a Joystick, eventuali pedaliere o volanti da gioco e una o più linee internet veloce per giocare e comunicare contemporaneamente durante i giochi in gruppo.

Chi usa la realtà virtuale paradossalmente ha bisogno di meno accessori ma necessita di uno spazio di quattro metri quadri per giocare.

Un consiglio generale è di comprare sempre una macchina con più memoria ram, allunga la vita utile del computer qualunque esso sia.

Lecco 100 per le scuole

Il valore della gratuità

Nella bibbia il mio falegname preferito diceva “Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date. (Mt 10,8).”

Tutti i collaboratori di Lecco 100 lavorano gratuitamente. Per la maggior parte di noi è una scelta normale, perché siamo stati educati a farlo in strutture sociali come gli oratori, gli scout e l’infinita galassia del volontariato italiano. È una questione di educazione, non di cultura.

Per gli adulti

Ai miei allievi dei master ho sempre detto che insegnare è come dare da mangiare agli uccellini al parco, poi volano via.

È uno dei motivi per i quali preferiamo fare un master intendo, 3/4 mesi il venerdì full-time e il sabato mattina. Perché in poco tempo, con una dozzina di persone creiamo un’esperienza intensa che segnerà le loro vite e le nostre. Alcuni di loro già hanno imparato a ridare qualcosa di quanto hanno ricevuto, portando le loro lezioni in aula. Noi abbiamo fiducia del fatto che ci sostituiranno progressivamente.

Durante i master i ragazzi incontrano formatori diversi e soprattutto imprenditori e dirigenti di enti che raccontano pezzi della loro storia e che rispondono in diretta, senza mediazioni, alle domande.

Con gli adolescenti

Dopo aver fatto lezioni e conferenze in decine di scuole, se mi guardo indietro posso citare Blade Runner: “E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”

È inevitabile che le scuole utilizzino i formatori in tempi e modi funzionali ai programmi ed agli impegni scolastici. Questo fa sì che le sessioni siano delle monografie la cui riuscita dipende principalmente dall’età e dal numero dei partecipanti.

Le scuole restano comunque vive e piene di momenti magici se li sai guardare. Girando per le scuole ho visto casualmente adolescenti al primo bacio alla macchinetta del caffè prima dell’inizio della scuola, ho parlato con operatori a cui hanno ordinato per scherzo delle scarpe online, ho chiacchierato con dei ragazzi di tredici anni appassionati di tecnologia dopo la lezione su social e mobile, ognuno con i suoi aneddoti e dopo cinque minuti avevamo tutti tredici anni e la stessa passione. Ho parlato con insegnanti stalkerizzate (si può dire ?!?). Ho insegnato a fare le mappe mentali a bambini di sei anni insieme alle maestre. Ho una collezione di ringraziamenti che mi conforta e mi ispira ad aggiornarmi e a continuare a versare gocce di sapere nel mare della scuola.

Noi abbiamo un programma di lezioni pensate e selezionate per i ragazzi delle scuole superiori di secondo grado. Ci abbiamo lavorato per anni e continuiamo a innovare, tecnologicamente e umanamente. Eccole qua:

SESSIONI ONLINE O IN PRESENZA DA 3 ORE

  • Strumenti per progettare e pianificare il nostro futuro Dalla saggezza dell’oriente al pragmatismo anglosassone alla filosofia occidentale nascono alcuni dei metodi più noti per cercare il tuo posto nel mondo.
  • Apprendere al meglio con le Mappe mentali dalle neuroscienze una tecnica per apprendere al meglio delle nostre capacità mentali.
  • I Personal Knowledge Management per gestire informazioni Tutti scrivono, pochi sono organizzati a gestire i contenuti con metodo. I PKM sono una classe di programmi destinata a contenere tutte le note e i collegamenti che scriviamo studiando e lavorando.
  • Risolvere problemi con tecniche di creatività dove la logica fallisce, l’immaginazione applicata con metodo, può aiutare a risolvere problemi.
  • Computer, algoritmi e intelligenza artificiale attraverso giochi e dialoghi vedremo come la logica, la statistica e la tecnologia ci hanno portati a parlare di Intelligenza Artificiale.
  • La blockchain e le sue applicazioni un nuovo modo di gestire i dati e le transazioni.

Qui trovate il programma completo: https://www.lecco100.it/wp-content/uploads/2022/11/LECCO100_PER_LE_SCUOLE_2.pdf

Se sei curioso

Molti degli argomenti che trattiamo hanno degli articoli introduttivi sul nostro blog https://www.lecco100.it/ che contiene anche gli articoli scritti dagli allievi che hanno partecipato alle lezioni.


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come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

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Dato, Dati, Informazioni

“Una rosa, è una rosa, è una rosa” Gertrude Stein

La signora Stein intendeva dire che una rosa può essere un simbolo, ma alla fine è anche una rosa. E da qui potremmo dire che la capacità umana di astrarre è il fondamento di qualsiasi teoria, fra le quali rappresentare simbolicamente qualcosa: un dato.

Negli ultimi 30 anni la commistione fra informatica, insiemistica, teoria dei grafi, linguistica computazionale, data science e intelligenza artificiale hanno cambiato il mondo, cominciamo a parlarne a partire da concetti semplici.

Questa non è una pipa.

Come potete vedere nella foto di copertina dell’articolo anche Rene Magritte ha rappresentato artisticamente il fatto che un’immagine rappresenta qualcosa, ma non è la cosa.

Quindi, la nostra capacità di rappresentare nella nostra mente qualcosa a partire dalla sua immagine o dal suo nome, ci da accesso a infinite possibilità, idee e realizzazioni per la manipolazione della realtà, possibilmente per trarne un vantaggio.

I dati

Un Dato è un simbolo che può essere manipolato, ad esempio un numero può essere manipolato con il calcolo, oppure un Nome può essere declinato al plurale (Pipa, Pipe) o può essere un simbolo che rappresenta un’entità astratta come pi greco π o come infinito ♾️ .

SINGOLARE: RosaRosaeRosae – Rosam – Rosa – Rosa PLURALE: Rosae – Rosarum – Rosis – Rosas – Rosae – Rosis.

Quando i dati diventano più di uno se sono numeri possiamo manipolarli usando le tecniche dell’aritmetica possono essere contati, sommati, sottratti, moltiplicati, divisi. Usando le tecniche dell’insiemistica possiamo verificare se hanno qualcosa in comune categorizzandoli.

  • Per poter essere rappresentati i dati hanno bisogno una struttura che li contenga.
  • Per poter manipolare i dati noi umani dobbiamo conoscere i metodi che possiamo applicare, statistici ad esempio.
  • Per poter estendere le tecniche di manipolazione dei dati dobbiamo definire le relazioni fra i dati, ad esempio la relazione fra un nome, un cognome e il numero di un documento di identità.

Se usiamo degli strumenti informatici come un foglio elettronico o un database possiamo organizzare la rappresentazione di qualcosa sotto forma di tabelle ed usare una serie di metodi propri dei software come Excel e Access, per citare i più popolari al momento, usati per contenere

per cercare, ordinare, e aggregare i dati.

I Database

Possiamo descrivere qualcosa con un testo, ad esempio un fiore così:

Questo fiore è una MARGHERITA, è di colore GIALLO ed è alta 15 cm.

Questo fiore è una VIOLA, è di colore VIOLA ed è alta 10 cm.

Questo fiore è un LILIUM , è di colore ROSSO ed è alta 110 cm.

Questo fiore è una ROSA , è di colore ROSSO ed è alta 90 cm.

Quindi ogni fiore ha delle qualità, che chiameremo attributi come :

  • NOME
  • COLORE
  • DIMENSIONE

Se creiamo una tabella usando questi attributi otterremo:

Attributi=CAMPI


Righe=RECORD


NomeColoreDimensione
MargheritaGiallo15
ViolaViola10
LiliumRosso110
Tabella=DATABASE
RosaRosso90

E’ possibile Inserire nuovi RECORD, modificarli, eliminarli, ordinarli, cercarli.

Come in un libro è possibile cercare le pagine dei fiori usando un INDICE.

In un database l’indice è un file separato e non visibile che contiene il numero di record, che è come un numero di pagina, ed il campo indicizzato, ad esempio il nome:

RecordNome
3Lilium
1Margherita
4Rosa
2Viola

Però a differenza di un libro è possibile creare indici per ogni colonna, e molto rapidamente. Questo non si può fare con un elenco cartaceo.

Quindi se qualcuna arriva nel mio negozio di fioraio e mi chiede che fiori rossi ho, posso ordinare al volo la tabella sul database e rispondere.

L’informazione

“Di Dio ci fidiamo, gli altri portino i dati” – William Deming

L’informazione è una aggregazione di dati. Ad esempio, la somma dell’imponibile delle fatture ci dice il totale del fatturato, un nuovo dato derivato dall’aggregazione di altri dati.

Un record, composto da più campi è un’informazione.

I dati vengono sempre visualizzati su una matrice di righe e di colonne, dove le colonne rappresentano la categoria o la proprietà di una informazione, il nome per esempio, mentre le righe rappresentano l’informazione grazie alla relazione fra le proprietà del singolo elemento, NOME, COLORE E DIMENSIONE.

Excel per manipolare i dati

Attualmente è possibile gestire una grande quantità di dati anche usando un foglio elettronico perché, nonostante utilizzi solo la memoria RAM del computer che lo ospita, può manipolare centinaia di migliaia di record in tempi accettabili. In Excel i database vengono chiamati elenchi.

Per fare qualsiasi operazione su un elenco è necessario avere il cursore posizionato al suo interno. Perché in un foglio Excel ci sono altre righe e colonne e quindi l’unico modo in cui Excel può sapere su cosa agire è verificare di essere in un rettangolo di dati, senza interruzioni sulla prima riga fra i nomi delle colonne e senza righe vuote. In questo modo è anche possibile avere più elenchi in aree diverse dello stesso foglio.

La gestione degli elenchi è quindi pensata per ottenere informazioni da un elenco:

Per ottenere un’informazione da un elenco la prima cosa da fare è sempre ORDINARE, ad esempio per trovare il numero di telefono di un’azienda metterò in ordine di ragione sociale e sulla stessa riga troverò tutti i dati dell’azienda incluso il telefono.

L’ordinamento si fa sulle COLONNE, la lettura sulle RIGHE, in un database le colonne si chiamano CAMPI e le righe si chiamano RECORD.

Le colonne contengono tutte le caratteristiche dell’entità che possiamo descrivere con una frase, ad esempio:

“Il cliente ALFA che risiede in via CORSO a LECCO in provincia di LC con CAP 22053, numero di telefono 1 ci deve 200.000 euro” Ogni sinonimo ed aggettivo della frase possono diventare una colonna. In questo modo posso creare una tabella dove in ogni riga è rappresentata la sintesi della frase sopra esposta. Nella tabella è possibile aggiungere un grande numero di righe e quindi è comodo poter scegliere di ordinarle per una qualsiasi colonna.

Ad esempio, se voglio sapere chi è il cliente che mi deve più soldi il metodo più rapido è posizionare il cursore in una qualsiasi cella DENTRO la tabella nella colonna CREDITI e premere il pulsante di ordinamento decrescente che troviamo nel menù Dati .

Notate che i sistemi di ordinamento che utilizziamo sono gli stessi che usiamo per scrivere, per contare e per orientarci nel tempo, ovvero l’ALFABETO, I NUMERI E LE DATE ed oltre a essere possibile ordinare per ogni singola colonna usando Excel l’ordinamento è molto più veloce che se fossero delle schede cartacee.

Ordinamenti

L’ordinamento di un elenco può anche essere più articolato, ad esempio posso avere bisogno di dare ai miei agenti il totale dei crediti che devono riscuotere, e visto che ho un agente per ogni provincia è comodo poter ordinare per PROVINCIA e, per aiutare l’agente, per CITTÀ. Lo posso fare a partire dal pulsante ordina che apre una finestra di dialogo nella quale posso inserire ordinamenti per livelli

Il risultato:

Filtri

Dall’inizio degli anni ’90 è disponibile in Excel la funzionalità dei filtri, che permette di dichiarare cosa stiamo cercando con una modalità semplicissima. Per attivare questa modalità premiamo il pulsante FILTRO nel gruppo Struttura e la prima riga, contenente i nomi delle colonne dell’elenco, si trasforma in una serie di caselle combinate:

Se voglio vedere solo i clienti della provincia LC faccio clic sulla freccia nel lato destro della colonna Pr e mi apparirà una ricca finestra di dialogo che mi permette di vedere in ordine crescente i dati contenuti nella colonna provincia, senza ripetizioni e quindi di scegliere LC.

È anche possibile attivare e mantenere memorizzato un filtro attraverso una ricerca, cosa molto comoda se, ad esempio, voglio filtrare solo le descrizioni di un articolo che contengono una parola o parte di essa.

Il risultato:

In pratica Excel ha semplicemente nascosto le righe dove la colonna provincia non contiene LC, come possiamo vedere dai numeri delle righe a sinistra.

Per togliere il filtro attivato posso usare il pulsante Cancella, e per spegnere i filtri basta fare clic sul pulsante FILTRO che funziona come un interruttore acceso/spento.

Le relazioni

“Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili” – George Box

Le relazioni derivano dalla comune appartenenza dei dati ad un qualche tipo di insieme o in qualche tipo di categoria. Ad esempio, un record è la relazione fra i campi che lo compongono per descrivere le proprietà, gli attributi di una entità come nella tabella delle aziende, dove ogni riga contiene i dati che ci servono per costruire delle informazioni significative.

I database più diffusi si basano sull’insiemistica e si chiamano per l’appunto database relazionali.

Se ad esempio ho una tabella che contiene i dati anagrafici dei clienti e ho una tabella che contiene l’elenco degli ordini che ricevo, la tabella degli ordini conterrà sicuramente una colonna con il codice identificativo del cliente. Il codice identificativo del cliente nasce della tabella dei clienti ed è univoco per ogni cliente. In questo modo io posso interrogare la tabella degli ordini cercando il codice di uno specifico cliente e vedere tutti i suoi ordini perché il codice del cliente crea una relazione con gli ordini.

I database hanno un linguaggio specializzato per interrogare i dati che si chiama S.Q.L. structured query language.

I grafi

La teoria dei grafi permette di visualizzare dei fenomeni che dipendono dal tipo di relazione fra i dati, ad esempio da sinistra verso destra abbiamo:

Identificazione delle comunità, centralità, previsione di collegamenti, somiglianza, ricerca del percorso più breve

Anche per i grafi sono stati creati strumenti informatici, che appartengono alla classe dei database e si chiamano GraphDB. Non esistono record, esistono solo nodi e relazioni. Sia i Nodi che le relazioni possono avere un record di dati che li descrive e ogni relazione deve avere una direzione.

I database grafici sono meno diffusi ma in rapida espansione perché sono molto efficienti nel manipolare grandi quantità dii dati e offrono un’alternativa più semplice alla programmazione pura per interrogare i dati. L’uso dei grafi è l’analisi delle associazioni fra i dati, ad esempio quando Amazon vi suggerisce i libri da leggere usa un grafo.

Statistica

Molti metodi statistici, come le correlazioni e le regressioni, sono basati sulla relazione fra colonne di dati della stessa tabella. Ad esempio, misurare la correlazione fra il prezzo degli immobili e la posizione rispetto al centro della città vuol dire verificare quanto è probabile che un immobile abbia un valore più alto quando è in una posizione più vicina al centro della città.

Altri metodi come la moda, la mediana e la media sono basati sulle relazioni fra i dati di una colonna o di una riga.

Nel master Lecco 100 incappiamo spesso in problemi di rappresentazione grafica, di linguistica e in fenomeni numerici, ad esempio relativamente ad internet, all’intelligenza artificiale o alle block-chain.

Questo post è solo la punta dell’iceberg e lo’ho scritto perché da qualche parte bisogna cominciare. La buona notizia è che è possibile creare dei modelli per ogni cosa si voglia rappresentare, la cattiva notizia è che c’è sempre una percentuale di errore.


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L’errore umano

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum – da Cicerone a Sant’Agostino

Tutti sbagliamo e ci sono errori di tipi diversi, ne citiamo qualcuno.

Il primo errore riguarda le leggi morali, se sai che hai sbagliato e continui a farlo è male, se sai che avevi il dovere morale di fare qualcosa e non l’hai fatto è male. Questo dipende dall’educazione che ricevi.

Il secondo tipo di errore è l’errore percettivo, reagisci in modo errato in base alle informazioni che hai e alle tue capacità naturali. Questo dipende da come funziona il cervello umano.

Il terzo tipo di errore è l’errore sostanziale. In aritmetica 1+1=2, se scrivi tre è un errore sostanziale. Questo dipende dalle regole del sistema applicato.

Il primo errore, educazione e responsabilità

Per dirla come Umberto Galimberti noi essere umani siamo molto più bravi a creare qualcosa che a prevedere gli effetti di quello che abbiamo creato. Questo genera una serie di errori di sistema.

Quindi abbiamo creato tantissime tecnologie che a medio-lungo termine stanno distruggendo il pianeta. Combustibili fossili, Gas per il raffreddamento che procurano il buco nell’ozono, farmaci che creano dipendenze e così via. Essendo nell’età della tecnica, della tecnologia, secondo Galimberti l’errore si riassume con la frase “non è di mia competenza”, perché si cerca di gestire con la razionalità la risposta ai bisogni umani. A partire dalla scuola, che togliendo la soggettività dell’allievo, perde la sua funzione educativa e si concretizza con il sistema che ci valuta numericamente senza tenere conto delle nostre capacità personali. in altri filmati Umberto Galimberti fa notare che il massimo delle capacità umane va dai quindici ai venticinque anni circa. In occidente in questa fascia di età impediamo ai ragazzi di fare esperienza, li releghiamo al ruolo di accumulatori di sapere e gli facciamo odiare la scuola. Io ho passato cinque anni in una scuola serale e posso testimoniare che è stato talmente doloroso da far sì che con gli amici, quando uscivamo la sera in auto, ci fermavamo un minuto fuori dalla scuola solo per essere sicuri di esserne usciti. Nella mia classe originale il primo anno delle oltre venti persone che eravamo solo quattro sono arrivate a diplomarsi in quinta. Il problema della responsabilità è che è rivolta a soddisfare la legge o il capo, non il cliente, l’allievo.

Possiamo migliorare moltissimo.

La scoperta dell’errore e la responsabilità della scuola

“Sette volte cadi, otto rialzati” – proverbio giapponese

Nel mio percorso professionale mi sono sempre sfidato ad insegnare a persone con disabilità cognitive e ragazzi in età adolescenziale, fino ad arrivare ad insegnare le mappe mentali ai bambini di prima elementare, dopo averlo fatto con i maestri e le maestre dei rispettivi istituti.

La sfida consiste nel trasformare in un gioco con elementi noti la creazione di una mappa mentale, ad esempio costruiamo una casa disegnandone i pezzi. Quando abbiamo finito possiamo ritagliarli e guardare insieme a tutti gli altri cosa possiamo costruire.

I bambini di 5/6 anni non sanno ancora leggere e scrivere compiutamente e hanno solo rudimenti sull’uso dei numeri, eppure il loro potenziale ed il loro entusiasmo è incredibile. Sembra quasi che tu possa chiedere loro di fare una cosa che non conoscono e loro se la inventeranno su due piedi.

Già in seconda elementare i bambini hanno imparato che quando svolgono un compito poi vengono valutati. I bambini associano la valutazione a se stessi, non sono in grado di distinguere un risultato dal loro essere giusti o sbagliati. Ogni valutazione è un giudizio sulla loro identità. Da qui nasce l’associazione ERRORE=GIUDIZIO=DOLORE.

Questi problemi (in Europa) sono stati già risolti nei secoli passati, dove in molte scuole religiose, perché solo la chiesa aveva le risorse per creare strutturalmente persone di cultura, si insegnava a leggere e a scrivere sottolineando le cose giuste, non quelle sbagliate. Quello che oggi chiamiamo pensiero positivo.

Gli esseri umani imparano nonostante tutto

Nel 2005 ho incontrato Tony Buzan, inventore delle mappe mentali e uno dei più grandi geni del ventesimo secolo e la prima frase che ha detto all’inizio del suo intervento è stata:

“La prima forma di apprendimento è l’imitazione”.

Se tutti imparano imitando gli altri, quindi guardare cosa fanno gli altri è un modo per migliorare noi stessi, e impedire ai bambini di “copiare” è contronatura, o sai o puoi imparare. Nei compiti in classe fare una copia di parole senza senso è solo un modo per sopravvivere a una valutazione, non lo faresti mai se potessi scegliere. Il sistema delle valutazioni è nato perché semplifica in modo drastico la gestione dei risultati, la quantità di lavoro degli insegnanti e permette una più semplice politicizzazione della didattica, mentre la formazione dovrebbe essere diversa per ogni singolo allievo, tenere conto delle capacità del singolo, esattamente come accade nei ruoli professionali. Spostare la priorità sulle valutazioni e sulle economie di scala ha portato a pensare che i problemi della scuola si possano risolvere attraverso procedure normate, mentre il problema è che far crescere ogni singolo bambino richiede sempre un intero villaggio.

Oggi esistono le scuole in nord Europa che evitano di applicare valutazioni nei primi anni di scuola e di insegnare attraverso esempi usando tecniche costruttiviste e di gioco che implicano l’acquisizione delle conoscenze, come leggere e scrivere.

Sbagliando si impara

Da questo punto di vista io faccio sempre un esempio ai ragazzi: “quando mio figlio era piccolo ogni tanto veniva da me con un mazzo di carte e voleva giocare. Di solito lui conosceva il gioco e io no. Secondo Voi se avessimo fatto cinque partite mentre io cercavo di capire come NON sbagliare quante ne avrei perse?” I ragazzi stimano da tre a cinque. “E se io invece avessi cercato di imparare tutti gli errori possibili nelle prime due partite quante ne avrei potute vincere?” Più di due probabilmente.

L’errore è uno splendido stimolo per imparare, se lo consideriamo una sfida, come avviene durante il gioco. La prima regola del gioco è che è solo un gioco; quindi, anche se perdiamo non siamo in pericolo. I bambini che giocano a nascondino lo fanno per affrontare la paura innata di sentirsi abbandonati vicino ad un predatore. Il brivido dello sfuggire al predatore trasforma la paura in un’emozione affrontabile e insegna strategie come nascondersi, scappare, osservare il territorio. Abbiamo già approfondito alcuni aspetti di quanto il gioco faccia emergere le migliori capacità umane, vedi: Jane McGonigal e la realtà in gioco

L’errore percettivo

“Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore” – Bertold Brecht

Daniel Kahneman è uno psicologo israeliano, vincitore, insieme a Vernon Smith, del Premio Nobel per l’economia nel 2002 «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza». vedi Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Kahneman

Ho letto il suo libro Pensieri lenti e veloci, seicento pagine di esempi e di scoperte degli errori che siamo portati a fare in quanto esseri umani con i nostri punti ciechi dovuti al bisogno di equilibrare le nostre capacità per sopravvivere immersi in un ambiente pericoloso e imprevedibile.

fonte: https://www.pensierocritico.eu/euristiche-e-bias.html

Kahneman e Smith hanno scoperto che la mente funziona in due modi diversi, uno lo potremmo definire quello istintivo (veloce), se camminiamo per strada soprappensiero siamo comunque in grado di evitare gli ostacoli, e l’altro razionale (lento), se qualcuno ci chiede che ore sono per prima cosa ci fermiamo e poi guardiamo l’orologio.

Il problema dei nostri comportamenti antieconomici è che cerchiamo di rispondere a situazioni razionali in modo istintivo e quindi tutti tendiamo a stimare i tempi di un progetto più brevi di quello che statisticamente è storicizzato, e di fare scelte antieconomiche se non riusciamo ad accedere alla nostra mente razionale.

Ovviamente questo non copre tutti i possibili errori percettivi a cui quotidianamente andiamo incontro, quindi impariamo che si chiamano Bias.

immagine originale: https://www.visualcapitalist.com/wp-content/uploads/2021/08/all-188-cognitive-biases.html

E state attenti ai paradossi: Paradossi

L’errore sostanziale

«Se qualcosa può andare male, lo farà sicuramente» – Legge di Murphy

Arrivati a questo punto potremmo quasi dire che l’errore sostanziale è il più chiaro con cui possiamo avere a che fare. A questo riguardo quando spiego ai ragazzi che cosa impara un programmatore nel tempo, dico sempre che la prima cosa che fa è sbagliare, la seconda è sbagliare ancora e la terza tentare di sbagliare di meno. La programmazione è prevalentemente scrittura, quindi si possono fare errori grammaticali, logici, tassonomici e matematici, più tutti quelli che solo usando un computer scoprirai. Però il piacere della sfida, il fatto che di solito rimediare ad un errore consolida il tuo programma e la soddisfazione del cliente fanno il piacere di questo lavoro. Assomiglia molto al lavoro di un progettista che disegna parti meccaniche.

Eppure, l’errore è alla base di molte applicazioni dell’intelligenza artificiale. Quando spiego ai ragazzi cosa può fare una rete neurale, facciamo un gioco con cui loro devono arrivare a un obiettivo tradotto in una cifra di danaro. Durante il gioco ricevono le informazioni di dove sono arrivati rispetto all’obiettivo, solo dopo aver agito senza sapere cosa hanno fatto gli altri. Dopo qualche giocata la differenza dall’obiettivo si assesta fino a ridursi in modo soddisfacente.

Durante il gioco devo usare la parola DIFFERENZA, mentre nel caso specifico si chiamerebbe ERRORE, ma ho notato che se uso la parola errore tutti si deprimono e il perché l’ho spiegato sopra.

Il lavoro della rete neurale in questo caso è proprio quello di ottimizzare la soluzione di un problema di cui non abbiamo tutte le informazioni, semplicemente facendo una serie di tentativi dopo aver calcolato un possibile CORRETTORE all’ERRORE. La differenza fra gli esseri umani che giocano è la rete neurale è che la rete neurale risolve lo stesso gioco che è durato circa quarantacinque minuti in pochi millesimi di secondo.

Tendenzialmente gli errori si insinuano dovunque, ad esempio tutti i Bias, i pregiudizi che ogni cultura comporta, si trascinano inconsapevolmente nelle opere che creiamo, anche nell’intelligenza artificiale, vedi il filmato di Quante storie dal minuto 23.30 al link: https://www.raiplay.it/video/2022/11/Quante-storie—Puntata-del-09112022-54083854-f539-433e-80db-f1f757e86d24.html

L’ispirazione su questo tema mi è venuta nel 2012 quando l’ingegner Pastorino, figura storica dell’imprenditoria lecchese, ha fatto un intervento al master Lecco 100 sul tema dell’errore. Non dimenticherò mai quando disse: “Dal successo non si impara, dall’errore si impara sempre. Quasi sempre si può correggere un errore, molto spesso si può sfruttare.”


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Link permanente a immagine di copertina: https://xkcd.com/1739/

Preparazione

Virginia Vidaura, istruttrice del Corpo, con le mani nelle tasche della tuta, ci osserva con calma speculativa. Primo giorno di addestramento. “Poiché è logisticamente impossibile aspettarsi qualsiasi cosa, ci ha detto in modo neutro, vi insegneremo a non aspettarvi nulla. In questo modo, sarete pronti a tutto”. (Broken angels – Richard Morgan)

Gli esperti stimano che la preparazione è il 90% del successo.

Questo apre a due domande:

  1. su cosa e come mi devo preparare?
  2. il 10% che avanza da cosa è fatto?

L’imprevisto

https://drive.google.com/file/d/14aZtwV8TVuc46k7oVvrUMyCtI3Pos6ml/view?usp=share_link

Partiamo dalla seconda, è più semplice. Il 10% è rappresentato dagli imprevisti, cioè qualcosa che non solo sfugge al nostro controllo, ma che dobbiamo affrontare.

Pensate alla pandemia, aerei a terra, scuole chiuse, turismo bloccato e ognuno di noi può aggiungere qualcosa.

Un formatore mi faceva un esempio: “Hai trovato un cliente e lo devi incontrare. Ti vesti bene, un pizzico di dopobarba e ti presenti puntuale all’appuntamento. Non vi siete ancora visti in presenza, ma nelle fasi precedenti è andato tutto bene, l’incontro dovrebbe essere solo una formalità per firmare il contratto e vedere l’azienda. Eppure, dopo pochi minuti ti rendi conto che c’è qualcosa che non va, e il cliente, improvvisamente, con una scusa, sospende la trattativa. Il formatore concludeva dicendo: Lui non sa perché gli sei stato così antipatico a fior di pelle. Tu men che meno. Il problema è che tu ti sei messo lo stesso dopobarba dell’amante della moglie del tuo cliente.”

Una volta sono andato ad una riunione ed eravamo in due, finché abbiamo scoperto che avevamo sbagliato sala, rovinando completamente la comunicazione.

Un’altra volta ho trovato la strada chiusa, un’altra volta mi ha fermato e multato un vigile.
Preparazione in questo caso vuol dire due cose:
1) parti un’ora prima
2) prevedi un fondo per gli imprevisti economici di viaggio.

Perché c’è sempre un imprevisto.

Il ruolo e la motivazione

Mentre sto scrivendo questo articolo dietro di me ci sono sei giovani che stanno iniziando una nuova campagna al gioco di ruolo Dungeon and Dragons. Sono esattamente due ore che il master sta raccontando il contesto, le regole, cosa possono fare i singoli ruoli e quali azioni possono essere svolte in gruppo e con che esito. Il master ha l’esperienza di qualche anno di campagne e la preparazione è veramente impegnativa. Questo tipo di preparazione predispone al project management e secondo me va messa a curriculum perché richiede l’abitudine alle diverse culture dei ruoli dei partecipanti e ad immaginare situazioni possibili senza mai perdere di vista lo stato della campagna e l’obiettivo.

Durante il master Lecco 100 abbiamo diversi altri testimonial ed insegnanti che rendono molto bene l’idea di cosa sia la preparazione.

Michele Motta nel 2009 inizia il suo servizio come volontario nella protezione civile di Valgreghentino. Il percorso lo ha portato oggi ad essere vicepresidente del gruppo di Merate. Il suo contributo nell’associazione lo ha portato ad essere presente in diverse occasioni, tra cui il terremoto dell’Aquila nel 2009. Tutte le descrizioni di Michele Motta hanno rappresentato il fatto che la quasi totalità dell’attività della Protezione civile è dedicata alla preparazione. Viene mantenuta sempre attiva, anche in periodi lavorativi e ricalca le professionalità personali di ognuno dei volontari. Un idraulico interverrà sugli impianti, un autista guiderà i mezzi, un cuoco cucinerà. Potete trovare nel blog diverse testimonianze dei suoi interventi https://www.lecco100.it/index.php/2019/06/03/lezione-del-5-aprile-gli-imprenditori-si-raccontano/.

Domenico Esposito, responsabile della formazione del personale commerciale e di vendita della Stanley Black & Decker. è un formatore esperto e con esperienza internazionale. Ha lavorato in presenza, in remoto, tramite sketch video registrati, in diretta su televendite, con italiani e con colleghi internazionali in inglese. Fra i vari articoli sul blog trovate i suoi suggerimenti: https://www.lecco100.it/index.php/2021/03/09/venerdi-26-febbraio-la-conciliazione-vita-lavoro-il-public-speaking/.

La motivazione è la parte psicologica della preparazione. Devi avere chiaro qual è il tuo ruolo e quali sono le responsabilità che attiene. Qual è la tua missione e chi vuoi essere. Tu puoi agire anche senza avere un particolare obiettivo, solo per abitudine o necessità. Farlo consapevolmente e con obiettivi chiari migliora la qualità della vita.

Una metafora per spiegare questo punto è la storia dei tre spaccapietre che potete trovare in molte versioni diverse tramite Google, e fa così:

“Un pellegrino aveva fatto un voto di raggiungere a piedi un lontano santuario. Nel percorso, si trovò a passare per una strada dove qua e là degli uomini scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare blocchi di pietra da costruzione cubiformi. Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini e chiese: «Che cosa fai?». «mi sto ammazzando di fatica scalpellando delle pietre» rispose l’uomo. Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino. Chiese ad un’altro spaccapietre, stanco e impolverato come il primo. «Che cosa fai?» chiese anche a lui il pellegrino. «Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini» rispose l’uomo. In silenzio, il pellegrino riprese a camminare. Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre, provato come gli altri. «Che cosa fai?» chiese il pellegrino. rispose l’uomo, «Sto contribuendo a costruire una cattedrale». E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, puntata verso il cielo.”

Quando parliamo ai giovani nelle aule del master una delle prime cose che facciamo è un percorso per definire chi vuoi essere e cosa vuoi fare. In 11 anni di master abbiamo avuto allievi che frequentando il master hanno capito che quello che avevano studiato e quello che volevano fare erano due cose diverse. Abbiamo avuto allievi che hanno fatto il master e poi hanno preso un anno sabbatico, altri che hanno cambiato radicalmente i loro modelli di comportamento. Come dicevano i filosofi prima di Socrate “conosci te stesso” è la prima regola a cui tendere, vedi l’articolo sull’Ikigai.La condizione umana e la saggezza. Scopriamo l’Ikigai.

La preparazione tecnica

La preparazione tecnica è tutto quello che devi sapere per fare bene il tuo lavoro.

Conoscere il cliente o i colleghi per cui lavori, la materia specifica su cui lavori, il contesto specifico in cui agirai, gli strumenti che ti permettono di farlo, i metodi e le tecniche che ti permettono di raggiungere i risultati.

Se fai un lavoro che ti piace, acquisire il sapere necessario a farlo non è una sofferenza.

Anche questo è importante perché il ritmo attuale del cambiamento sia nelle scienze che riguardano chimica e fisica, dal saldatore al panettiere al contadino, sia in ambito tecnologico e teorico è veloce per un essere umano, e richiede un costante sforzo per l’aggiornamento.

Io ho fatto il programmatore e l’analista per vent’anni e ho dovuto imparare a programmare con paradigmi diversi: interfaccia a carattere su singolo pc, interfaccia grafica in ambiente Client-Server, la programmazione web, database sql e NOsql e GraphDB; infine linguaggi generalisti come R e Python per il data science. Un lavoro di grande soddisfazione e un ritmo che ti consuma. Ci sono attività meno veloci e il cambiamento è una costante in ogni settore.

Un vero professionista si adatta a tutto e fa delle scelte chiare. Si prepara e poi agisce. Fallisce, cade e si rialza e risponde dei suoi comportamenti.

Il terzo elemento

Il terzo elemento è il comportamento, l’atteggiamento verso chi incontri.

Se hai un obiettivo quando incontri qualcuno è tutto più facile, perché il tuo comportamento è guidato dalle tue intenzioni, non dalle emozioni del momento. Riuscirai a gestire anche un cliente particolarmente negativo, perchè come diceva il già citato imperatore stoico Marco Aurelio:” Al mattino comincia col dire a te stesso: incontrerò un indiscreto, un ingrato, un prepotente, un impostore, un invidioso, un individualista.”

Se riuscirai a gestire il cliente difficile con tutti gli altri farai anche meglio.

Sicuramente litigare con un cliente o un collaboratore non produce un risultato positivo per il gruppo.

In pratica stiamo parlando di intelligenza emotiva, un percorso di consapevolezza sulle proprie emozioni che abbiamo già descritto in questo articolo:

Insistere e migliorare

Ci sono svariati elementi che ci possono portare al successo e per i quali non è necessario essere dei fuoriclasse:

  1. comportamenti sociali adatti al contesto
  2. carisma personale
  3. l’esperienza, diventare un esperto
  4. la determinazione, insistere
  5. un pizzico di fortuna

Riuscire ad individuare cosa le persone apprezzano delle nostre capacità ci aiuterà a velocizzare i nostri progressi. Attenzione: Realizzare se stessi e avere successo sono due cose diverse. Cercare un equilibrio fra le due vuol dire accettare la vita e noi stessi per quello che siamo. Uno dei nostri allievi lavora con soddisfazione come ingegnere e nel contempo fa volontariato come clown nei reparti pediatrici degli ospedali.

Vieni al master Lecco 100 e impara a conoscerti meglio.


Vuoi partecipare al master nel 2023?

come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

il programma: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/07/stiamo-progettando-il-master-del-2023

Riunioni utili

“Dio è ovunque, ma è sempre in riunione.” – Flavio Oreglio

Carl Gustav Jung e la terapia di gruppo

I telefilm americani sono pieni di personaggi che frequentano i gruppi di alcolisti anonimi e derivano dall’idea originale di poter dare accesso a persone senza mezzi o che vogliono mantenere l’anonimato a gruppi di cura, in modo semplice e in qualsiasi spazio accessibile.

Cosa c’entra con le riunioni? Vediamo.

Perché fare delle riunioni?

Il motivo per cui le riunioni funzionano è ben evidenziato dallo scambio epistolare che Jung intrattenne con un collega all’inizio del 1955 (https://www.rivistapsicologianalitica.it/v2/PDF/1-2-1970-tecnica/I-2-1970_cap6.pdf )

come medico, io considero tutti i disturbi psichici, siano essi di tipo nevrotico o psicotico, come malattie dell’individuo; ritengo che il paziente debba essere trattato di conseguenza. L’individuo può venir trattato in gruppo, solamente se ne fa parte. Se è così, questo dovrebbe essere un grande aiuto, dal momento che, lasciandosi sommergere nel gruppo, egli sfugge in un certo senso a sé stesso. L’appartenenza ad un gruppo aumenta la sensazione di sicurezza, e diminuisce il senso di responsabilità. Una volta, mi venni a trovare in una fitta nebbia, mentre stavo attraversando un pericoloso ghiacciaio, insieme ad una compagnia di soldati. La situazione era così pericolosa che ognuno dovette fermarsi dove si trovava. Eppure, non vi fu traccia di panico, ma piuttosto lo stato d’animo di una festa privata! Se si fossero trovate là solamente una o due persone, probabilmente non si sarebbero neanche rese conto del pericolo della situazione. In quella circostanza, comunque, i coraggiosi e gli esperti della compagnia poterono far mostra delle loro qualità. Quelli timidi poterono appoggiarsi alla forza dei loro compagni, e nessuno fece parola riguardo la possibilità di dover improvvisare un accampamento sul ghiaccialo, cosa che avrebbe probabilmente provocato dei congelamenti agli arti, per non parlare poi dei pericoli se si fosse tentato di scalare il ghiacciaio. Questo è tipico dello spirito di gruppo.”

Ho scelto di cominciare così perché di solito quando si propone la formazione sulle modalità professionali con cui svolgere riunioni tutti pensano di sapere già cosa è una riunione e non ne colgono il senso profondo tanto sono abituati a considerarle come se fossero obblighi professionali o riti aziendali.

Quindi in aula nel Master Lecco 100 si procede su come organizzare e gestire una riunione e che tipo di riunioni possiamo proporre a seconda del contesto professionale. Cominciamo dicendo tre cose:

  1. le riunioni funzionano perché sono una dichiarazione di appartenenza a un gruppo e questo risponde a un bisogno della nostra specie.
  2. le riunioni sono uno strumento, non un processo. Quindi devono essere gestite con regole precise e senza “varie ed eventuali”.
  3. in tutte le riunioni il fattore tempo è il vincolo principale.

“La differenza tra un ubriaco e un alcolista è che l’ubriaco non deve partecipare a tutte quelle riunioni.” – Arthur Lewis

In azienda – Le riunioni per decidere

Le riunioni più diffuse nelle aziende sono dei Work in progress (lavori in corso), con una cadenza fissa, di solito settimanale in cui ci si incontra per fare il punto su progetti e si prendono decisioni per i passi successivi. Differiscono dai SAL (stato avanzamento lavori) per il numero di partecipanti e per l’urgenza. Mantenere il focus e procedere non vuol dire che la riunione debba essere svolta se non ci sono sufficienti motivi.

Qui sotto una mappa riassuntiva di una proposta su come organizzare una riunione

Un altro elemento fondamentale è che il consumo di tempo implica che alla riunione ci devono essere solo le persone necessarie e devono essere preparate. Spedire un ordine del giorno aiuta tutti a sapere cosa aspettarsi, a rispondere e ad apprezzare chi convoca la riunione perché sul lavoro essere prevedibili rassicura i colleghi e ti fa percepire come affidabile.

Chi convoca la riunione ha il dovere di moderarla e di assicurarsi di svolgere tutto quello che serve a raggiungere il risultato atteso nel tempo stimato, vedi mappa riassuntiva:

Verbalizzare è necessario per non perdere la memoria di cosa è stato deciso e quando. I tempi certi di una riunione vogliono dire che se deve durare al massimo un’ora dopo un’ora si smette o si fissa un’altra riunione.

Nella mia esperienza di molte riunioni con gruppi di lavoro, i migliori sono gli imprenditori:

  • sono preparati
  • puntano all’essenziale
  • dopo un’ora se ne vanno

Di solito durante la riunione teniamo traccia di dialoghi e decisioni su una mappa mentale che diventa il verbale e viene spedito nell’ora successiva ai partecipanti.

Se partecipiamo ad una riunione convocata da qualcun altro ecco i suggerimenti:

Un allievo di Lecco 100 che aveva avuto un ristorante in società con altre persone, dopo aver partecipato alla lezione era letteralmente affranto, quasi piangeva. non dimenticherò mai cosa disse: “Tu avrai detto 50 cose su come fare una riunione. Noi abbiamo fatto un sacco di riunioni e non abbiamo mai fatto una delle cose che hai detto, neanche una”. Si era reso improvvisamente conto di quanto erano impreparati.

La variabile remota

Negli anni della pandemia ci siamo abituati a fare riunioni di tutti i tipi in remoto, e uno dei maestri della teoria della comunicazione moderna, Giorgio Nardone, ha scritto un libro che richiama ill più famoso “Pragmatica della comunicazione” scritto, fra gli altri, dal suo maestro Paul Watzlawick. Il libro tratta proprio dei limiti e delle opportunità della comunicazione in remoto.

Il prof. Nardone dice che all’inizio era fortemente insicuro nell’uso di strumenti come Zoom, Meet, Teams e si chiedeva come avrebbe potuto svolgere il suo lavoro totalmente basato sulla comunicazione, con il paziente e con gli allievi. Con il passare del tempo si è accorto che riusciva a svolgere lezioni e soprattutto a ottenere risultati anche con le sessioni di terapia online.

Qui una piccola mappa riassuntiva dei concetti che mi hanno colpito durante la lettura:

In azienda – Le riunioni per informare

Stand-up meeting

Nell’ambito tecnico, in particolare per chi scrive software o segue progetti informatici, sono almeno vent’anni che esistono metodi di lavoro pensati per progetti spezzati in piccole parti che durano da una a tre settimane di lavoro e svariati metodi e strumenti che potete trovare su Google cercando “Metodo Agile”. Questo metodo prevede delle riunioni:

  1. giornaliere
  2. in piedi, in cerchio
  3. tutti hanno un minuto per parlare
  4. cosa ho fatto da ieri a oggi, cosa farò da oggi a domani, cosa non riesco a fare

Risultato: tutti sanno tutto e possiamo aiutare chi è in difficoltà

Ogni volta che ne vedo una o ne parlo non posso fare a meno di notare che assomiglia terribilmente a una terapia di gruppo 🙂

Queste riunioni sono strumenti usati insieme alle viste Kanban disponibili nei software per gestire processi. Sono il cuore del modo di lavorare delle piccole e medie aziende software e di molte aziende di produzione che usano i metodi della Lean production. Se volete saperne di più ho scritto un altro articolo sul Kanban, visto che lo insegniamo durante il master Lecco100: Jim Benson, Tonianne DeMariaBerry e il personal kanban

In azienda – Le riunioni per creare

Non molto usate in Italia, ma di grande successo in Asia e in oriente in generale sono le riunioni impostate sul metodo dei “Sei cappelli per pensare” di Edward De Bono. Uno dei più grandi creativi del secolo scorso di cui abbiamo già parlato in un altro articolo: https://www.lecco100.it/index.php/2022/10/13/edward-de-bono-e-il-pensiero-laterale/

La tecnica dei sei cappelli consiste nel permettere ai partecipanti di assumere ruoli diversi, esattamente come a teatro, a seconda del cappello che si mettono in testa. In questo modo è possibile per il moderatore, che indossa il cappello BLU, chiedere ai vari partecipanti di comportarsi e di comunicare come prevede il ruolo del colore del cappello a loro assegnato. Nel mondo orientale così legato a regole gerarchiche è un modo per ottenere il meglio, ovvero far dire ai colleghi cose che non direbbero mai secondo le loro convenzioni sociali. Possiamo farlo anche noi, ad esempio chiedendo a una persona di indole negativa di mettersi il cappello GIALLO e dire due cose da ottimista. Durante la riunione non si esprimono giudizi personali nei confronti di nessuno, si cambia solo cappello.

  • Cappello BIANCO – solo dati, numeri, fatti, informazioni – atteggiamento neutrale
  • Cappello ROSSO – emozioni, sensazioni, intuizioni – atteggiamento passionale
  • Cappello NERO – problemi, rischi, negatività – atteggiamento negativo/alterato
  • Cappello GIALLO – opportunità, aspetti positivi, speranze – atteggiamento positivo
  • Cappello VERDE – nuove idee, creatività, sviluppi possibili – atteggiamento sereno, richiamo alla natura
  • Cappello BLU – pacatezza, controllo, moderazione, supervisione – atteggiamento distaccato

In aula noi una riunione con i sei cappelli prima o poi a facciamo, non appena abbiamo imparato a conoscere i ragazzi dopo un po’ di lezioni.

Cosa ci riserva il futuro?

A riguardo ho scritto un altro articolo che trovate qui sotto. Ci sono le esperienze scolastiche e professionali pratiche che abbiamo fatto negli ultimi anni e le prime conseguenze emerse per il futuro a breve termine.

Ci vedremo alla prossima riunione nel metaverso.


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come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

il programma: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/07/stiamo-progettando-il-master-del-2023