Tutti gli articoli di Alessio Sperlinga

Epitteto e il comportamento degli stoici

“La filosofia insegna ad agire, non a parlare.” (Lucio Anneo Seneca)

Lo stoicismo è una scuola filosofica ellenica che nasce nel terzo secolo A.C. con Zenone di Cizio ad Atene, nello stesso periodo della nascita dell’Epicureismo, vedi: Stoicismo – Wikipedia

Lo stoicismo ha avuto un grande successo, è durato per cinque secoli, e ha fra i suoi più noti esponenti, Epitteto, Marco Aurelio e Seneca.
Al centro di ogni visione stoica c’è sempre la virtù.
Ancora oggi quando si dice di una persona che è uno stoico si intende riferirsi alla sua fermezza ed ostinazione nel sopportare qualcosa.

Ellenismo filosofico: Lo Stoicismo – ppt video online scaricare

Per noi moderni gli stoici sono ancora in grado di dare risposte alle grandi domande sulla vita. Personalmente mi danno sempre un certo conforto per il modo estremamente semplice e logico di pensare alla vita pratica.

Ad esempio, Epitteto, che prenderemo come riferimento principale, era uno schiavo e diceva che ci sono poche cose che possiamo controllare: il nostro atteggiamento, il nostro comportamento, e che non possiamo controllare molte cose, neanche il nostro corpo. Quindi non possiamo pensare minimamente a poter controllare i comportamenti altrui.

In sostanza Epitteto si chiede perché dovrebbe preoccuparsi delle cose che non può controllare e che non dipendono da lui. E quindi di scegliere cosa è in suo potere: comportarsi secondo virtù.

Come tutte le credenze, una filosofia ha una serie di conseguenze pratiche nella vita a partire appunto dai nostri comportamenti. Personalmente ho provato che su di me ha l’effetto di disinnescare sentimenti ed emozioni negative in momenti difficili.

Perché mi dovrei preoccupare quando non sono in grado di controllare la realtà? Mi conviene rilassarmi e usare al meglio le mie capacità per affrontarla, comunque sia.

Ad esempio, Epitteto diceva che noi non possiamo evitare ai nostri cari di morire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto che la morte è un modo naturale di tornare a far parte dell’universo che ci ha generato (oggi parleremmo di fisica atomica) e quindi godiamo dei nostri cari finché sono con noi e poi impariamo ad accettare il fatto che l’universo li ha ripresi dopo averceli prestati. Un cristiano direbbe “Dio prende, Dio da”.

Più semplicemente: “Non le cose stesse ci disturbano bensì le opinioni che noi abbiamo delle cose.”

Personalmente questo punto di vista mi porta a non temere la morte e a distaccarmi dai comportamenti che ho imparato ad avere seguendo le opinioni di chi mi ha educato in cui si vive come una tragedia tutto quello che la riguarda. Oltre a questo, riflettere sulla morte mi porta a ritenere meno importanti i fenomeni estemporanei della vita come i soldi, il piacere e il successo.

Pragmaticamente gli stoici insegnano a non considerare importanti cose che vanno e vengono come la salute, la ricchezza e i piaceri, in questo modo per esempio, smontano emozioni complesse come l’invidia:

Da notare che la versione attuale delle opere di Epitteto è stata tradotta da Giacomo Leopardi ed è disponibile online: Il manuale di Epitteto

Se vi sembra che Epitteto sia pessimista potete leggere Marco Aurelio, che da imperatore romano ha scritto i suoi pensieri con una prospettiva stoica incredibile, per esempio inizia il titolo secondo scrivendo ”Fin dal mattino devi predire a te stesso: m’imbatterò in un intrigante, in un ingrato, in chi oltraggia, in una canaglia, in una persona maligna, in una antisociale.”

Non si limitava a cose così truci, era un uomo di profonda umanità ed estremamente ligio al suo dovere:

“Non discutere più di come debba essere l’uomo per bene, ma siilo.”

Marco Aurelio era figlio adottivo e prediletto di Antonino Pio, imperatore stoico a sua volta che durante la sua vita ha realizzato il periodo più pacifico della Roma imperiale. La vita di Marco Aurelio gli ha però anche riservato la sfortuna di avere come figlio Commodo che ha dilapidato il tesoro dell’impero fino ad essere ucciso in un complotto dei suoi pretoriani strangolato dal suo maestro di lotta.

Qui i suoi dialoghi : MARCO AURELIO.pdf

Chiudo scrivendo che nel master di Lecco 100 impariamo ad usare uno strumento che ci è stato lasciato da Seneca che serve a rispondere alla domanda: qual è la cosa peggiore che ti può capitare?

La cosiddetta “premeditatio malorum”, ovvero pensare prima ai possibili mali per accettarli, diventa uno strumento nel momento in cui la usiamo per pensare al peggio e ad organizzarci per prevenirlo o per gestirlo se accade, ma questo lo vedrete iscrivendovi al prossimo Master 🙂


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Mihaly Csikszentmihalyi e la ricerca della felicità

https://en.wikipedia.org/wiki/Mihaly_Csikszentmihalyi

Fin dai tempi remoti gli uomini cercano di dare uno scopo alla vita e, lo testimonia anche Aristotele, alla fine tutto quello che fanno è finalizzato ad essere felici e la felicità, nella sua definizione, è la scelta fra ciò che ti fa stare bene e ciò che ti distrugge. Per raggiungere la felicità secondo Aristotele devi praticare la virtù che nella mentalità dei greci antichi era la propensione ad agire in conformità con la propria natura.

In tempi più vicini a noi Freud parlava del fatto che tutti gli umani fuggono il dolore e inseguono il piacere, e parlare di felicità resta in sostanza sempre attuale anche in ogni nostra espressione entusiastica nel praticare attività che ci fanno stare bene, sport, compagnia degli amici, sesso, successo e quanto attiene alla realizzazione delle nostre credenze.

La felicità è così importante ed universalmente riconosciuta che gli esseri umani, anche in minuscole popolazioni e in tutte le culture, trovano il modo di allievare le sofferenze dell’esistenza cercando momenti di piacere con un alcolico o con una sostanza psichedelica. In occidente, ad esempio, fino agli anni ‘60 del secolo scorso la scoperta delle molecole dell’L.S.D. ha prodotto l’estensione del concetto di felicità agli stati alterati di coscienza, prima di diventare sostanze proibite, come successo precedentemente alle medicine a base di radio e all’oppio e i suoi derivati. Oggi ad abbiamo avuto studi molto popolari sugli stimoli neurologici che ci procurano i “like” dei nostri follower sui social network e che, come molte sostanze psicogene, generano dipendenza consumando il nostro tempo in una bolla confortante di notizie mostrate su misura per noi.

flow
Testo di riferimento in italiano

Per questo motivo la ricerca del professor Csíkszentmihályi è così importante perché ha scoperto che possiamo essere felici con un approccio diverso al nostro modo di organizzare la nostra esistenza e il tempo, insomma di capire cosa dipende da noi per essere felici.

“I momenti significativi della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori si verificano quando corpo e mente sono spinti ai limiti in uno sforzo volontario di realizzare qualcosa di difficile, per cui ne valga la pena”

Csíkszentmihályi sostiene che la felicità è uno stato mentale dinamico che lui ha osservato in persone che ha avuto in cura o in test, tipicamente gli sportivi che durante una prestazione sportiva ne erano così assorbiti da perdere la dimensione del tempo, dello spazio e addirittura da potersi osservare come se fossero all’esterno di sé, una sorta di trance positiva.

Questo stato mentale è stato definito da Csíkszentmihályi “flusso” (flow in lingua originale), vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Flusso_(psicologia)

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro ma solo sul presente).
  3. Perdita dell’autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell’attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l’effetto dell’azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dominare la situazione.
  8. Piacere intrinseco: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l’impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell’azione da fare apparire l’azione naturale.

Lo stato di flusso dipende da cosa ci piace, ovviamente se a piacerci è il nostro lavoro saremo così fortunati da passare più tempo felicemente immersi nel flow.

Un esempio semplice di sfida stimolante può essere un videogame, che iniziamo a giocare in uno stato di noia o apatia, o per distrarci da qualche preoccupazione e ci lasciamo coinvolgere a mano a mano che giocando ci appassioniamo, ci divertiamo vinciamo o perdiamo e restiamo rilassati.

Quindi la domanda non è: “ Sei felice?”, bensì “Cosa fai ogni giorno per essere felice?”


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Gabriele Oettingen e il potere del pensiero positivo

“Noi non siamo pronte, siamo solo preparate (Warrior nun – season 1)”

Sulla scia della filosofia trascendentalista americana e delle mode formative sull’autostima, il cosiddetto “pensiero positivo” formato dalle fasi:

  1. Decidi cosa vuoi ottenere – 2) Visualizza il tuo successo – 3) Pianifica l’esecuzione – 4) Agisci

è stato preso come sistema di riferimento negli stati uniti nell’educazione delle generazioni dal secolo scorso, e in periodi di espansione economica ha funzionato bene e ha prodotto grandi formatori come Anthony Robbins.

Così come gli psicologi umanistici come Maslow studiavano i comportamenti delle persone sane per renderli replicabili, così Gabriele Oettingen per oltre venti anni ha studiato i risultati del pensiero positivo nelle università americane che hanno sempre avuto il pregio di poter fornire popolazioni di studenti abbastanza numerose da essere statisticamente rilevanti.

Tanto per svelare subito il finale della storia sappiate che attualmente gli psicologi affermano che coltivare la speranza di qualcosa migliora i nostri risultati perché ci predispone ad un atteggiamento di accettazione nei confronti della realtà, ma come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” ovvero i risultati si ottengono solo se oltre al giusto atteggiamento applichiamo le giuste azioni.

Cosa ha scoperto Gabriele Oettingen

Gabriele Oettingen ha misurato i risultati dell’applicazione del pensiero positivo su varie categorie di persone, ad esempio:

  • gli studenti che più si aspettavano un buon voto ad un esame fallivano più di tutti gli altri
  • le persone più fiduciose di coinvolgere un potenziale partner in una relazione che ottenevano meno risultati dei loro pari
  • persone con riabilitazioni per danni all’anca fiduciose di una rapida ripresa che ottenevano il recupero in più tempo rispetto ad altri pazienti con la stessa riabilitazione

In pratica chi più si concentra nel sognare un risultato positivo conserva meno energie per far fronte a qualsiasi ostacolo e addirittura accumulando fallimenti diminuisce la salute fisica e mentale predisponendo la persona ad un minore benessere.

A questo punto la Dott.ssa Oettingen si è concentrata su tutti gli altri, in particolare quelli che raggiungevano buoni risultati e provando variazioni di comportamento ha creato un metodo che accresce di molto la probabilità di ottenere un buon risultato a partire dalla stessa condizione iniziale.

Il metodo WOOP

In pratica funziona così:

W – wish

partiamo sempre dall’identificare un risultato desiderato

O – outcome

e a visualizzare brevemente come ci vorremo sentire una volta raggiunto

O – obstacle

Identifichiamo tutti i possibili ostacoli che potremo trovare lungo il percorso

P – plan

pianifichiamo le nostre azione tenendo conto di come potremo affrontare ogni singolo ostacolo

Questo metodo predispone la nostra mente ad una associazione più forte fra impegno e risultato, ci stimola a mettere in campo più energie e ad avere una migliore performance.

La Dott.ssa Oettingen ha avuto modo di testare il metodo ad esempio con gli studenti che si apprestavano ad affrontare un esame, dividendoli in due gruppi di cui uno addestrato con il metodo WOOP. Il risultato è stato che il gruppo WOOP hanno risposto al 60% in più di domande rispetto all’altro gruppo.

Intervista

Ho scoperto il metodo della Dott.ssa Oettingen sentendo un’intervista all’editore italiano del suo libro dove racconta la sua storia, le ricerche e i risultati. l’ho subito abbinato ai metodi da insegnare ai ragazzi come potenziamento nel gestire qualsiasi obiettivo. Chiedersi “cosa ci può impedire di raggiungere un obiettivo?” è la domanda semplice e gratuita come un abbraccio e ci predispone a dare il meglio di noi per affrontare gli ostacoli.

Ovviamente troverete tutte le informazioni filmati e un esercizio per provare il WOOP nel sito web dedicato alle scoperte della Dott.ssa Oettingen: Home – WOOP my life

e dulcis in fundo la Dott.ssa Oettingen ha messo a disposizione delle app gratuite installabili su cellulare per praticare il metodo:

Provate.


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Sulle spalle dei giganti: Ed Murrow e i valori positivi del giornalismo moderno

Per chi non è interessato al giornalismo come professione è difficile inquadrare la qualità del lavoro di chi lo svolge. Prevalentemente il problema dell’informazione giornalistica è che è veloce, effimera e difficilmente controllabile.

Dal punto di vista della storia degli strumenti di comunicazione possiamo dire che la parola scritta o orale, oggi più che mai, ha vinto dovunque, perché internet, la radio, le piattaforme blog, i social network e la telefonia sono tutte basate sull’elaborazione di pensieri formati di parole e raccontati per iscritto, accompagnati da immagini o riprodotti con filmati, come su YouTube. Il paradosso sta proprio nel fatto che , ad esempio una canzone, un film, un giornale online, senza parole sulle quali appoggiare i significati, non esistono.

I mezzi di fruizione e di distribuzione cambiano sempre, non muoiono mai e di solito ridistribuiscono il flusso delle informazioni. Su internet circolano molte più parole scritte, basta pensare a Twitter . I giornali continuano ad essere letti e ne sono nati decine di migliaia sotto forma di blog sostituendo la carta stampata con il video o i podcast audio. Il 20% dei lettori di libri usa prevalentemente libri in formato digitale.

Eppure i grandi protagonisti dell’informazione, le persone che fanno qualcosa di significativo per l’umanità, che ne colpiscono l’immaginario, restano i pochi giornalisti che appaiono nelle televisioni e che firmano le grandi testate giornalistiche o quelli capaci di emergere come Julian Assange.

Edward R. Murrow è stato corrispondente radiofonico per la CBS durante la seconda guerra mondiale, in particolare da Londra ed è diventato famoso perché ha raccontato dal vivo gli eventi, con uno stile personale pacato e concreto, aprendo e costruendo una rete di cronisti in tutta l’Europa.

Qui in documentario con una parte della storia:

Murrow cominciava le sue trasmissione “This is London” e terminava dicendo “Goodnight and good luck.” Dalla prima frase i Clash hanno scritto la canzone “London Calling” e la seconda è diventata il titolo del famoso film di George Clooney che riporta la parte della sua vita in cui Murrow, tornato negli Stati Uniti si oppone alla caccia alle streghe promossa dal senatore Joseph McCarthy contro persone accusate di essere comuniste, vedi: Joseph McCarthy – Wikipedia

Murrow ha realmente passato un periodo difficile, trovandosi alla fine solo e, alla resa dei conti, vincendo. Su YouTube il film https://www.youtube.com/watch?v=H7w_3HcT1m8 in italiano e i trailer in inglese

Personalmente sono rimasto affascinato dalla figura di Ed Murrow quando ho scoperto un format radiofonico intitolato “This I believe” nel quale Murrow ha intervistato persone di ogni genere dando loro la possibilità di descrivere quali erano le regole e i valori in cui credevano e che guidavano la loro vita. Vedi: Introduction to the Original This I Believe – This I Believe

Vale la pena di ascoltarne qualcuno su YouTube, ad esempio Aldous Huxley:

Grazie al nostro insegnante di public speaking Domenico Esposito, dopo la sua lezione una volta la settimana facciamo provare ai nostri allievi l’emozione di parlare al nostro piccolo pubblico cosa hanno imparato con il loro “This I believe” e i risultati sono dei momenti di grande bellezza ed emozione per il gruppo.

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Sulle spalle dei giganti: Randy Pausch e la gestione del tempo

https://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch

Randy Pauch è stato un professore universitario che è diventato famoso perché ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la Last Lecture intitolata “Realizzate i vostri sogni d’infanzia” (“Really Achieving Your Childhood Dreams”), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007 ed ha parlato con ironia della sua malattia, un cancro diagnosticato l’anno precedente, della sua famiglia e delle sue passioni, potete vederla su Youtube:

Per me è diventato importante da quando ha tenuto una versione aggiornata della sua lezione, intitolata Time Management, il 27 novembre 2007 presso la University of Virginia, perché un uomo con una speranza di vita di sei mesi ha il carisma di spiegare il valore del tempo.

Da allora la lezione sulla gestione del tempo che teniamo al Master Lecco100 è ispirata dalla sua che potete vedere online:

Nella sua ultima apparizione pubblica a sorpresa è tornato alla Carnegie Mellon University per fare un discorso ispirazionale alla Classe di laureandi del 2008.

Chiudo questo breve articolo con una citazione dal suo discorso:

“Trovate la vostra passione e seguitela. E se c’è qualcosa che ho imparato nella mia vita, è che non troverete la passione nelle cose e non la troverete nel denaro, perché più cose e denaro avete, piu’ userete quelle come una metrica per guardarvi attorno e vedere che c’è sempre qualcuno che ne ha di più. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro. Le lodi ed i premi sono belle cose ma solo fino al punto in cui manifestano il vero rispetto dei vostri pari: a prescindere da cosa fate al lavoro o nelle situazioni ufficiali, quella passione sara’ radicata nelle persone e nelle relazioni che avete con le persone ed in cosa quelle persone pensano di voi quando arriva il vostro momento.”

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Sulle spalle dei giganti: Tony Buzan e le mappe mentali

Tony Buzan è stato una delle personalità più influenti del ventesimo secolo nell’ambito dello studio della mente e dell’apprendimento, vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Buzan.

In particolare, ha perfezionato la tecnica visiva e associativa delle mappe mentali, un metodo che viene incontro alle migliori capacità della nostra mente e può essere praticato con le mani, un pezzo di carta e qualche matita colorata oppure con i software ispirati dal suo lavoro.

esempio di mappa mentale

La lezione sulle mappe mentali viene svolta all’inizio del master per fornire il miglior strumento esistente per prendere appunti in tempo reale.

Io ho scoperto le mappe nel 1995 ma ho iniziato ad usarle nel 2003, in un periodo in cui scrivevo software e dovevo raccogliere le richieste e i requisiti per creare programmi gestionali per i clienti. Le mappe mentali si sono dimostrate lo strumento perfetto per descrivere e condividere le macroanalisi di ogni progetto e successivamente uno strumento alternativo a PowerPoint nei public speaking e nelle lezioni, ad esempio a Lecco 100. A posteriori ho calcolato che per circa 10 anni ho creato 100 mappe all’anno.

Negli anni abbiamo raccolto le testimonianze dei nostri allievi universitari, che hanno dichiarato di essersi avvantaggiati usando le mappe mentali, chi per sbloccarsi da momentanei blocchi mentali, chi per preparare gli esami, chi per prendere appunti.

Con gli anni abbiamo arricchito l’insegnamento sulle tecniche di apprendimento con accenni alla teoria della conoscenza, alla teoria dei grafi, all’uso dei Personal Knowledge Management (vedi https://alessiosperlinga.notion.site/Personal-Knowledge-Management-Method-and-Style-621d277d000a42409d380a47dd73559b) e ai metodi di archiviazione dei contenuti che raccoglierete durante l’arco di una vita.

Se la curiosità e la voglia di migliorare vi guida iscrivetevi al master 2023, noi ci siamo 🙂

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lezione in Mozilla Hubs
Lezione online in https://hubs.mozilla.com/ per provare una realtà virtuale dal proprio pc

Il periodo del covid ha cambiato moltissime abitudini nel modo di gestire lo spazio e il tempo, ha accelerato la creazione di strumenti che permetteranno di comunicare online sempre più facilmente e in modo completo, visivo, para verbale e verbale.

In pratica tutti i problemi posti dal lockdown sono stati risolti con la tecnologia e con la biologia generando un effetto farfalla sulle abitudini di milioni di persone.

Uno degli effetti è stata la migrazione di massa di tecnici e lavoratori della conoscenza una volta capito che avrebbero potuto lavorare dovunque, non necessariamente in un ufficio del datore di lavoro. Basta un qualsiasi punto del mondo connesso velocemente da Internet, anche se non conoscono bene la lingua del posto dove sono andati a vivere. (https://www.ilsole24ore.com/art/great-resignation-perche-e-fenomeno-crescita-e-come-rallentarla-AEU3sfLB)

Un altro effetto è stato quello sulla formazione. Finché si è trattato del bisogno fisico dei minori di vedere la maestra e i compagni di scuola la remotizzazione non ha funzionato bene. Però ci sono casi di successo fra coloro che hanno cercato di cambiare scuola per mille motivi e hanno scoperto la possibilità di frequentare online le scuole superiori, con un esame annuale tutti insieme fisicamente presso le sedi preposte. (https://romaformazione.com/istituto-tecnologico-agraria-agroalimentare-e-agroindustria-agraria-online/)

Per uno studente universitario la scelta è un po’ più ampia, se conosce l’inglese può girare il mondo o rimanere nella sua stanzetta per cinque anni. Ancora di più per le business school che producono master di specializzazione. (https://www.london.edu/executive-education/online-courses)

All’inizio era una forma di adattamento, ora è diventata una scelta e indietro non si torna perché è un movimento che nasce dal basso e quindi non facilmente controllabile. Una sorta di giustizia poetica per coloro che in passato lavoravano come freelance ed erano soggetti a sub-appalti in lavori CoCoCo e senza tutele sindacali di nessun genere oppure dovevano spendere ore al giorno viaggiando come criceti su una ruota.

Il prossimo effetto è quello immobiliare. Mi domando se prevarranno gli uffici in coworking su quelli centralizzati presso le sedi aziendali, se si ripopoleranno i centri periferici visto che non è necessario abitare vicino al luogo di lavoro e si venderanno meno mezzi alimentati a combustibili fossili.

Più a lungo termine, in ogni luogo ci saranno due metri per due di spazio riservato alla realtà virtuale per potersi muovere come in un ufficio di un metaverso in una condizione di presenza percepita.

Per i ragazzi che hanno frequentato il master Lecco 100 nel 2021 e nel 2022 il cambiamento è stato vissuto abbastanza bene, ma sono nati una serie di problemi che abbiamo dovuto gestire:

  1. lezioni online vuol dire cambiare completamente la didattica
  2. seguire le lezioni dal luogo di lavoro pregiudica l’attenzione dell’allievo e lo sottopone allo stress delle interruzioni e degli imprevisti e per chi segue da casa ci deve essere uno spazio protetto
  3. tutti i testimonial online di fatto sono facilitati dal poter intervenire dovunque senza vincoli spaziali e qualche difficoltà tecnologica
  4. è sempre necessaria la presenza di un “regista” per gestire i problemi tecnici degli strumenti informatici

In sintesi le difficoltà che si sono sommate sono il Dove le persone sono a frequentare il corso perché ogni persona aggiunge un luogo e ogni luogo aggiunge delle variabili impreviste e il Come si comunica con un canale digitale, perdendo nella maggior parte dei casi le emozioni che si trasferiscono in presenza e la spazialità della dimensione fisica dell’altro, basti dire che nel 2021 ci siamo incontrati con gli allievi a fine master e ci siamo tutti stupiti di quanto eravamo alti o bassi rispetto alle finestre sui nostri monitor.

Con queste premesse pensiamo a cosa, come, dove faremo il Master Lecco 100 nel 2023.

Alessio Sperlinga

LECCO100 PER LE SCUOLE

Collaboriamo da molti anni con le scuole di secondo grado del territorio e abbiamo creato un percorso di lezioni per rispondere alle loro richieste. Troverete tutto nella guida collegata a questo articolo.
Sono tre gli elementi che ci chiedono, l’orientamento professionale , tecniche di apprendimento e nuove tecnologie.


L’orientamento

Tipicamente l’orientamento ha un aspetto esterno che riguarda quello che il mondo del lavoro si aspetta dai giovani per conoscenze, capacità e comportamenti. Il vero problema è come riconoscere le proprie vocazioni e passioni , l’aspetto interno a noi stessi che si apprende solo entrando in contatto con il mondo esterno. Ogni anno passiamo quattro mesi insieme ai ragazzi che frequentano il nostro master e nonostante loro abbiamo qualche anno in più e abbiano già fatto delle scelte, fra cui l’indirizzo di studi universitario, si ritrovano spesso a voler cambiare professione e di solito lo scoprono durante il master.Oltre a voler anticipare questa fase introspettiva, la sessione sull’orientamento risponde anche alle istanze dei luoghi dove i ragazzi svolgono gli stage, in cui abbiamo effettuato qualche screening per rilevare le aree di miglioramento degli stagisti.


Le tecniche di apprendimento

Grazie alle neuroscienze e alle nuove scuole di terapia degli anni ’70 del secolo scorso, sono maturate molte tecniche che ci permettono di usare meglio la nostra mente in funzione di un contesto e di obiettivi.La tecnica più semplice ed efficace sono le Mappe mentali.In pratica un metodo che ottimizza il tempo in cui prendiamo appunti con la quantità di contenuti che possiamo tracciare e riprendere successivamente. Il metodo è talmente semplice da poterlo apprendere in poche ore perché si base sulle più evidenti capacità della nostra mente.Ci sono poi una serie di tecniche che ci permettono di affrontare problemi che non siamo riusciti a risolvere con le nostre conoscenze e con la logica. Vanno sotto il nome di tecniche di creatività fra le quali il brain storming è la più conosciuta. L’obiettivo è imparare ad usare tutte le nostre capacità per affrontare i problemi sia in ambito professionale che in contesti personali.


Nuove tecnologie

Il problema della tecnologia è che può essere un’opportunità per chi la conosce e una difficoltà per chi deve utilizzarla senza le competenze necessarie.Fortunatamente i nostri giovani hanno un buon rapporto con la tecnologia, ma professionalmente parlando la loro preparazione è appena sufficiente. Dal 2017 la nostra associazione ha investito tempo e risorse per scegliere ed apprendere le tecnologie che secondo noi avranno un impatto economico e sociale nella prima metà del secolo:

  • Le blockchain
  • L’Intelligenza Artificiale
  • La realtà virtuale

Per quanto riguarda le prime due abbiamo preparato delle sessioni che hanno l’obiettivo di rendere consapevoli di quali sono i principi di funzionamento di queste tecnologie.Per la realtà virtuale inseriamo dei momenti di sperimentazione all’interno del Master Lecco 100 e speriamo che le scuole si attrezzino per poter divulgare quello che abbiamo imparato.
In sintesi la domanda a cui noi, come molto insegnanti, cerchiamo di rispondere è: Cosa è utile insegnare ai ragazzi per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro e una vita equilibrata?

Alessio Sperlinga

Lecco 100 e la sfida della formazione online agli adolescenti

Negli ultimi anni abbiamo svolto lezioni durante il master Lecco 100 unendo i nostri allievi ai ragazzi dell’istituto Bertacchi di Lecco, classi terze e quarte, Abbiamo provato ad avere 80 persone in aula, con il supporto degli insegnanti.

Con l’avvento della pandemia abbiamo ripreparato tutta la formazione per essere svolta online.

Per i formatori come me è stata solo una bella sfida, ma per gli imprenditori e i testimonial è stato un momento difficile e si sono spaventati. Dopo qualche tempo, si sono adattati.

Con l’inizio dell’anno scolastico ci siamo sfidati a fare lezione online ai ragazzi delle terze e delle quarte dell’Istituto Bertacchi di Lecco, una classe alla volta, con la piattaforma Team di Google.

All’atto pratico abbiamo svolto la prima lezione, il primo giorno di scuola, per riscaldarci con una sfida difficile.

Le nostre lezioni entrano nel programma di alternanza della scuola, e gli argomenti sono:

  • Aumentare la sicurezza informatica personale
  • Apprendere al meglio le mappe mentali
  • Risolvere problemi con tecniche di creatività
  • Strumenti per definire e pianificare il nostro futuro
    Abbiamo anche un imprenditore nel nostro gruppo, Angelo Cortesi, che svolge una lezione in presenza, trattando il tema del lavoro e dell’economia civile.

II motivi per cui proponiamo questi argomenti sono:

  • La sicurezza informatica personale è diventata necessaria perché viviamo in simbiosi con smartphone e computer,
  • Le mappe servono per gestire informazioni efficacemente,
  • la gestione dell’obiettivo serve per far uscire le domande e i desideri sul loro futuro e predisporli a gestire gli ostacoli,
  • le tecniche di creatività servono per aumentare la resilienza,
  • l’economia civile è un modo di pensare che mette al centro le persone nell’ambito economico.

Ogni classe è con noi per 3 o 4 mezze giornate, in un percorso nel quale in poco tempo impariamo a conoscerci:

  • La scuola fornisce un accesso a Google Meet, l’elenco degli allievi e una mail per contattarli.
  • I ragazzi ricevono l’invito via mail a partire da un calendario delle lezioni in Google.
  • La prima azione è l’appello, come in aula. C’è sempre qualcuno che arriva in ritardo o che ha problemi di connessione, mediamente una volta su due c’è un problema tecnico, ma basta insistere e ricollegarsi.

Alcuni paradossi sono che potremmo incontrarci per strada e non riconoscerci e che i nuovi arrivati nelle classi non possono conoscere i loro compagni fino alla prima lezione in presenza.

Nelle due settimane che abbiamo vissuto abbiamo già visto che le lezioni possono essere svolte con discreti risultati,

  • cercando di variare il ritmo durante la lezione, introducendo filmati ed esercizi,
  • intervistando alternativamente tutti per confortarci con un po’ di partecipazione,
  • provando esercizi in cui i ragazzi usano WhatsApp o altro per formare piccoli gruppi,
  • provando anche esercizi dove uno alla volta rispondano a voce, ad esempio imparando il brainstorming,
  • sostituendo i riferimenti bibliografici con quelli di serie tv o fumetti dove possibile.
mappe mentali
corso mappe mentali

Nel caso specifico le lezioni hanno dei collegamenti e dei richiami.
Ad esempio, il primo giorno parliamo di sicurezza informatica personale, la privacy su internet che riguarda la nostra identità e la relazione fra fiducia, responsabilità, social network e connessione permanente a smartphone che tracciano ogni nostra azione e ci profilano per proporre pubblicità e vendere prodotti. Questo introduce al fatto che ci serviranno preparazione e creatività per difenderci.
il secondo giorno quando impariamo a fare le mappe mentali introduciamo il concetto che impareremo ad usare la nostra mente in un modo diverso, per avere qualche strumento in più in noi, quando ci troviamo in difficoltà. In un esercizio ognuno mappa il suo hobby ed il terzo giorno, nel gioco di gruppo sulla soluzione di un problema si rivelano le relazioni sociali presenti in aula.
Il terzo giorno facciamo notare che abbiamo accumulato queste informazioni e che si riferiscono alla sicurezza personale.

Il bilancio è positivo, i feedback dei ragazzi e della scuola sono mail di ringraziamento per l’approccio e il servizio e la soddisfazione dei formatori è alta, insomma si può fare 🙂

LEZIONE DEL 15/2/2019 PUBLIC SPEAKING

La lezione di Venerdì 15 Febbraio ha avuto come protagonista Domenico Esposito, responsabile della formazione del personale della Stanley Black & Decker. Basandosi sulla propria esperienza e sulle proprie conoscenze, l’esperto ha tenuto una lezione sul Public Speaking ovvero “l’arte del parlare in pubblico”.

UNO SGUARDO ALL’IMPRESA

La lezione è iniziata con un veloce riassunto sulla storia di Stanley Black & Decker, impresa statunitense leader mondiale nella produzione di utensileria da lavoro, nata dall’unione nel 2010 di due aziende storiche, la Stanley Works (1843) e la Black & Decker (1910).

Senza entrare troppo nei particolari il principio cardine che regola da sempre la vita delle due aziende è l’anticipare i cambiamenti e il migliorarsi tramite la discussione. Infatti, sia di fronte ai cambiamenti storici che a quelli socio- economici, la Stanley e la B&D sono sempre state in grado di guardare al proprio interno, innovare le proprie tecnologie e quando necessario unirsi per rimanere competitive sul mercato. Proprio grazie alle seguenti strategie sono riuscite a trasformare una crisi profonda come quella del 2008 in una vera e propria occasione di crescita.

Il commercial training manager Domenico Esposito nella sua attività professionale ha certamente fatto suoi questi principi che, uniti ad una grandissima curiosità e voglia di apprendere, lo hanno portato a svolgere diversi ruoli all‘interno di Black & Decker, un’azienda di circa 36000 dipendenti in tutto il mondo, capace di sfornare 45 nuovi prodotti all’anno.

Dopo aver descritto la realtà aziendale in cui opera, Esposito ha aperto una parentesi sul suo lavoro, il training, che ha riassunto con una semplice, ma efficace metafora: << Si può offrire da bere agli assetati, ma non obbligarli a farlo>> L’obiettivo di un bravo trainer aziendale non è obbligare i dipendenti ad imparare il lavoro da eseguire, ma instillare in ognuno di essi il desiderio di apprendere assieme a come svolgerlo al meglio; proprio il desiderio di migliorare ha contraddistinto tutta la vita professionale di Esposito.

PUBLIC SPEAKING/IL BUON RELATORE

Lo step successivo della lezione si è concentrato sul significato del PUBLIC SPEAKING definito da Esposito come la capacità di trasmettere emozioni allo scopo di stimolare una reazione in vista di determinati obiettivi. Il buon relatore/comunicatore deve pertanto dimostrare interesse per l’interlocutore, avere a cuore la sua soddisfazione e cercare di trasmettergli qualcosa di utile e interessante in previsione della sua crescita professionale, personale e culturale.

Un buon relatore può definirsi tale se possiede le seguenti caratteristiche:

* Interesse per il pubblico

* Autorevolezza

* Passione per ciò che fa

* Desiderio di essere utile all’interlocutore

* Desiderio di essere d’ispirazione per l’interlocutore

* Competenza

* Responsabilità

Uno speaker deve inoltre ricordare che il 90% del successo in una presentazione è dato dalla pianificazione che deve essere il più dettagliata possibile. Ogni dettaglio è fondamentale per la determinazione del risultato finale.

GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA RELAZIONE

Innanzitutto il relatore deve individuare chiaramente gli obiettivi della relazione in modo che siano chiari, quantificabili e misurabili. È consigliabile utilizzare i concetti chiave più volte all’interno del discorso e nelle slide di supporto affinché il relatore stesso ed il pubblico siano in grado di assimilarli il più velocemente possibile. Sostanzialmente, l’identificazione degli obiettivi risulta fondamentale per l’impostazione del discorso che potrà avere un fine informativo, istruttivo o persuasivo sull’interlocutore.

È molto importante che il relatore tenga conto delle caratteristiche e delle motivazioni dei partecipanti in modo da adeguare di volta in volta il proprio stile comunicativo a seconda di chi lo ascolta e dei fini che si prefigge. Il relatore deve pertanto essere sempre pronto a documentarsi e a richiedere tutte le informazioni necessarie allo svolgimento efficace della presentazione.

Dopo aver chiarito l’obiettivo il relatore deve concentrarsi sulla definizione di un filo logico che esponga in maniera chiara e ordinata gli argomenti necessari alla comprensione ed al raggiungimento della meta prestabilita. È utile, ad esempio, individuarne i punti chiave (argomenti) e quelli secondari posti a sostegno dell’argomentazione. Lo step successivo riguarda la definizione del programma che avviene tramite la creazione di una to-do-list che deve tenere conto delle priorità del discorso definendone i giusti tempi di trattazione per argomento; è consigliabile pertanto stilare una timeline, includente eventuali pause necessarie a stimolare l’attenzione degli ascoltatori.

ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento, Esposito ha fatto molta leva su un concetto base: “NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO”; l’organizzatore/relatore è infatti sempre responsabile delle situazioni che si presentano. Essere in possesso di una preparazione adeguata è fondamentale per evitare e fronteggiare gli imprevisti.

Per organizzare al meglio l’evento bisogna:

* Determinare il budget

* Organizzare il personale di supporto all’evento

* Trovare la location adatta

* Ottenere i preventivi di sala/ristorante/coffee break/pernottamento

* Effettuare sempre un sopralluogo

* Registrare i contatti (ristorante, sala, reception)

* Lasciare i propri recapiti

* Preparare la lettera di invito

Il relatore deve avere una buona confidenza con gli spazi in cui tiene il proprio intervento, deve essere in grado di “dominare la sala come il condor domina l’aria”. L’attenta pianificazione della disposizione degli oggetti e dei dispositivi è in questo senso discriminante. Bisogna in sostanza:

* Identificare l’esatta posizione di luci e interruttori

* Decidere la disposizione dei tavoli e delle sedie a seconda della circostanza

* Testare le apparecchiature (impianto audio, video, luci…)

* Verificare la visibilità dello schermo

* Prendere confidenza con il palcoscenico e rispettare gli spazi personali

CONOSCENZA E GESTIONE DEL PUBBLICO

Nella sua opera principale (l’arte della guerra) Sun Tzu scriveva: <<Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura>>. Anche se il pubblico non deve necessariamente essere indicato come il “nemico”, questa citazione dà un’indicazione molto importante: il successo della relazione è indissolubilmente legato alla conoscenza che si ha della platea e di sé stessi.

Risulta quindi necessario, già prima dell’inizio dell’evento, stabilire una buona relazione con ognuno dei partecipanti (tramite un sorriso, una stretta di mano e/o una frase confortante) cercando di identificarne il ruolo; bisogna capire in sostanza quali sono le persone che potrebbero arrecare disturbo e quali invece potrebbero essere collaborative durante la discussione. Eccone i principali tipi:

IL CECCHINO: generalmente molto attento alla discussione, è il tipo che che al minimo errore cerca di mettere in difficoltà il relatore

IL JOKER: fa interventi a sproposito per stimolare l’ilarità del pubblico e per sbeffeggiare il relatore

IL GURU: è un personaggio influente all’interno del gruppo che se coinvolto può diventare un grande alleato del relatore

Dopo essersi fatto un’idea sul gruppo che ha di fronte il relatore ha quindi tutti gli strumenti utili per gestire la platea; per farlo al meglio deve però attenersi ad alcune regole base:

* Mantenere sempre un atteggiamento professionale

* Prevenire le obiezioni

* Mantenere il contatto visivo

* Riconoscere e coinvolgere le persone più influenti

* Fare domande (chi domanda “tiene i fili” della discussione)

* Mai fare domande di cui non si conosce la risposta

GESTIONE DELLA PAURA, DELLO STRESS E DELLA TENSIONE

La paura di parlare in pubblico (paura di essere giudicati in caso di fallimento) è un sentimento che causa tensione e stress; se nella giusta misura sono fattori positivi poiché aiutano a mantenere la massima attenzione durante lo svolgimento dell’evento, in misura eccessiva possono evidentemente comprometterne.

Per poter gestire al meglio i propri sentimenti bisogna innanzitutto capire che il cervello umano non conosce la negazione, ma solo la positività; è perciò importante saper sempre mantenere un atteggiamento positivo e lasciarsi alle spalle quelle convinzioni negative e false che generano paura e ansia.

Per gestire al meglio tensione e stress è consigliabile:

* Identificare un angolo nascosto della sala che dia la possibilità di isolarsi e raccogliersi prima dell’inizio dell’evento (zona di sicurezza)

* Fare stretching ed esercizi di respirazione

* Avere un atteggiamento positivo

* Immaginare e pregustare il successo dell’intervento

* Concentrarsi sulle persone

* Tenere a portata di mano gli appunti

* Memorizzare le prime battute del discorso (aiuta a sbloccarsi)

CHIUSURA E FEEDBACK FINALE

La chiusura dell’intervento ha lo scopo di lasciare una porta aperta nei confronti dell’interlocutore, stimolarne la curiosità; per farlo, ad esempio, è possibile parlargli non troppo esplicitamente dei propri progetti futuri o lasciare frasi ad effetto che possano rimanergli in testa.

Basandosi sempre sul concetto di “migliorarsi costantemente” al termine della presentazione è consigliabile lasciare uno o più moduli di valutazione alla platea in modo da cogliere le debolezze e/o gli eventuali punti di forza della presentazione e del discorso correggendo ed implementando dove necessario.

Il modulo di valutazione deve contenere:

* Modulo per la valutazione della qualità dell’esposizione

* Modulo per la valutazione del risultato della presentazione

CONCLUSIONE

Esposito ha chiuso la lezione con una importante raccomandazione: <<mai smettere di imparare pensando di aver capito tutto poiché è in questo frangente che comincia veramente il declino di un professionista>>

FILM CONSIGLIATO: Whiplash

Denis Vaninetti