Jane McGonigal e la realtà in gioco

“Il gioco è la medicina più grande.” (Lao Tse)

Anche Jane McGonigal, come Tiago Forte di cui all’articolo precedente, deve la sua fortuna ad un evento traumatico.

Nel luglio 2009, Jane McGonigal ha subito una commozione cerebrale dopo aver battuto la testa nel suo ufficio. I sintomi erano gravi, sono durati per diverse settimane e l’hanno portata a desiderare di suicidarsi. Jane McGonigal era una designer di videogames. Volendo guarire dalla sua condizione, creò un gioco per curarla. Inizialmente il gioco si ispirava alla serie Buffy l’Ammazzavampiri, poi è stato rinominato SuperBetter. Jane McGonigal è riuscita a raccogliere un milione di dollari per finanziare una versione ampliata del gioco e ha scritto un libro con il medesimo titolo.

Proseguendo per quella strada Jane McGonigal ha approfondito i suoi studi sul perché i giochi possono dare effetti positivi nella nostra esistenza, scrivendo un bel libro il cui titolo originale descrive bene il problema che si è posta: Reality Is Broken: Why Games Make Us Better and How They Can Change the World. Una possibile traduzione è: La realtà è guasta: Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo.

E le sue risposte sono costruite come regole per riparare la realtà.

In particolare, lei si ispira ai videogames ed all’esperienza quotidiana.

Quando ho letto il libro qualche anno fa ne sono rimasto colpito, l’ho trovato originale, chiaro e nello stesso tempo:

  1. un trattato pratico di psicologia positiva
  2. una dimostrazione dei cosiddetti “real games” ovvero giochi che mixano il digitale con azioni nel mondo fisico, un modo diverso di praticare una AR, realtà aumentata.
  3. un bel libro sulle prospettive potenziali della gamification di tante attività umane che con i sentimenti suscitati dal gioco danno al dolore dell’esistenza il senso degli elementi di una sfida.

La tesi iniziale del libro è che nella nostra società orientata alla produttività si sottovaluti il potere formativo e terapeutico dei giochi.

Il motivo per cui noi giochiamo è che siamo in una situazione in cui possiamo rischiare qualcosa senza farci male, quindi ci sentiamo implicitamente potenti, inoltre nei giochi l’obiettivo è chiaro come nelle fiabe, liberare la principessa, sconfiggere il drago, trovare il tesoro. Pensate ai classici giochi come Supermario o i Pokemon. Inoltre possiamo sempre sapere a che punto siamo e fermarci. Nei giochi di ruolo accettiamo le regole sociali insieme ad altri. Accettiamo di superare ostacoli e problemi inventati per divertirci, anche se, ad esempio, in Tetris sappiamo che non possiamo vincere però possiamo sempre provare a sopravvivere più a lungo, come nella vita. Tutti abbiamo dei momenti difficili e fare “come se” fossimo parte di un gioco, vederci in terza persona, sono atteggiamenti che sembra ci aiutino a vivere meglio quei momenti. Ad esempio, in una intervista a dirigenti di alto livello il 70% di loro dice che gioca a abitualmente ai casual games per diminuire lo stress e sentirsi più energici.

Nella mappa a seguito sono riepilogati gli elementi del gioco.

Con l’avvento dei videogames l’industria ha creato uno dei settori più fiorenti dal punto di vista economico, un insieme di esperienze che prime erano riservate solo alla nostra immaginazione nella lettura o nella visione di filmati. Quindi Jane McGonigal si chiede se anziché pensare ai giochi come pura attività futile non potremmo ottenere dei vantaggi. Ad esempio, inserendo nel curriculum che siamo dei Master esperti in Dungeons & Dragons. Vuol dire che siamo potenzialmente in grado di guidare un gruppo, in pratica potremmo pensare di diventare dei project manager nel nostro settore di conoscenza professionale sicuramente meglio di persone che non hanno mai gestito un viaggio o simulato una campagna o delle battaglie. Ad esempio, nel recente passato chiunque giocasse bene a scacchi era considerato intelligente, vedi il film “Scacco matto nel Bronx”.

Quindi Jane McGonigal approfondisce i motivi per cui i giochi rispondono profondamente ai nostri bisogni personali e sociali, dimostrando quanto sono un’applicazione pratica della filosofia umanistica positiva, da Maslow e, in particolare, alle tesi sulla felicità del professor Csikszentmihalyi di cui abbiamo già scritto.

Creare degli obiettivi lavorativi costruiti come tappe di un gioco sarebbe un modo ideale per stimolare le nostre migliori capacità, cominciando a rendere chiari gli obiettivi e i loro risultati, aumentando la speranza di riuscire, soprattutto in contesti difficili in cui la resistenza fisica o psicologica sono una caratteristica importante. Costruire uno spirito di squadra, soprattutto in un ambito competitivo è importante e anche allenatori come Julio Velasco affermano che l’affettività è un elemento fondamentale nella leadership.

Queste mappe mentali che vedete sopra sono parte della lezione dedicata alla gamification, quando dalla gestione di obiettivi personali passiamo alla creazione di obiettivi per i gruppi di lavoro e cerchiamo di renderlo chiari, rischiosi e stimolanti come un gioco.

Ma non è finita qui, negli ultimi 15 anni Jane McGonigal si è dedicata ai giochi di simulazione:

“Nel 2008, sono stata lead designer di Superstruct, una simulazione di sei settimane gestita dal gruppo Ten-Year Forecast all’Institute for the Future di Palo Alto, in California. Il nostro obiettivo era mappare tutte le conseguenze economiche, politiche, sociali ed emotive di una minaccia globale, come una pandemia. La simulazione era ambientata undici anni in avanti, nell’autunno del 2019, e durante questo programma, quasi diecimila persone in tutto il mondo si sono ritrovate a vivere virtualmente cinque diverse minacce, tra cui un’epidemia globale di un virus immaginario chiamato ReDS, abbreviazione inglese di “sindrome da distress respiratorio”.”

Questo è solo l’incipit delle sue ultime avventure. In pratica i suoi studi si sono concentrati sugli effetti positivi nel creare simulazioni di eventi sia positivi che negativi ambientati in futuri di 5 -10 anni. A riguardo ha creato un corso Gratuito su Coursera per spiegare come esercitare il Futures Thinking.

Per chi di Voi ha una cultura in filosofia troverete molto del pensiero trascendentalista americano e se avete letto gli articoli che abbiamo pubblicato a settembre 2022 potreste riconoscere molto di quanto hanno espresso altri scienziati europei che hanno lavorato in America, come la dottoressa Oettingen e il dottor Csikszentmihalyi e il pensiero degli stoici antichi greci e romani.

Fra i moderni italiani possiamo citare sul tema il libro di Baricco “The Game” e la tesi del cambio d’epoca di un altro pensatore profondo come è Paolo Benanti con il suo libro “Digital Age”.

Da qualche anno nel nostro master parliamo di gioco, sia spiegando gli effetti della gamification trattati dalla McGonigal che inserendo gli elementi suggeriti da alcuni metodi filosofici applicati come il Kaizen giapponese. Infine, abbiamo la possibilità di provare, Covid permettendo, qualche sessione in realtà virtuale. Il tutto con l’obiettivo di rendere più leggero e consapevole il nostro agire quotidiano.


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Tiago Forte: come costruire un secondo cervello

Tiago forte negli ultimi 10 anni ha avuto una forte influenza sul modo di studiare e di lavorare di moltissime persone perché ha creato un metodo trasversale agli strumenti analogici e digitali per sfruttare al meglio la possibilità di organizzare idee e contenuti.

Online si stima che Tiago Forte abbia circa quarant’anni.

A 22 anni ha affrontato una malattia neurologica dalle caratteristiche sfuggenti. Negli anni ha incontrato molti medici e ha imparato ad osservare ogni minimo aspetto di sintomi e stati fisici e mentali fino a riuscire a realizzare un equilibrio, una vita quasi normale.

I was able to search through years of observations and findings, tagging anything that seemed to help. I was able to identify almost a dozen practical measures – for sleeping, eating, exercising, and stretching – that when practiced regularly, helped minimize the pain and allowed me to function normally.

traduzione:

Sono stato in grado di cercare tra anni di osservazioni e scoperte, etichettando tutto ciò che sembrava essere d’aiuto. Sono riuscita a individuare quasi una dozzina di misure pratiche – per il sonno, l’alimentazione, l’esercizio fisico e lo stretching – che, se praticate regolarmente, mi hanno aiutato a ridurre il dolore e mi hanno permesso di funzionare normalmente.

Nell’affrontare questa esperienza Tiago Forte ha messo le radici per creare il suo metodo per costruire un “secondo cervello”.

Il tema

Il tema di cui stiamo parlando è la produttività personale. A differenza degli altri articoli che riguardano persone e metodi che hanno avuto decenni per affinarsi ed affermarsi come eccellenti, in questo caso ci muoviamo su territori che possono essere ancora largamente inesplorati.

Secondo Tiago Forte tutto è legato a come gestiamo i contenuti, a come li rielaboriamo e a come li archiviamo.

Un concetto di base è che i contenuti non sono una biblioteca, bensì un flusso di informazioni finalizzate a gestire progetti attivi, e quindi l’archiviazione dei dati è dinamica in funzione della loro utilità nelle fasi di un progetto. Ad esempio, Tiago Forte afferma che non ha senso approfondire qualcosa più di quello che ci serve adesso.

Ci sono illustri predecessori e diversi libri interessanti sul tema, una sorta di filo logico nel tempo che io farei partire con il libro “How to Read a Book: The Classic Guide to Intelligent Reading” per proseguire con “How to Take Smart Notes: One Simple Technique to Boost Writing, Learning and Thinking”, infine Paul Allen con “Detto, fatto! L’arte di fare bene le cose. Il metodo GTD”

La tecnologia

Potremmo datare la nascita degli strumenti digitali che rendono possibile l’applicazione e l’automazione dei nostri processi di gestione della conoscenza a circa 10 anni fa.

Ovviamente prima di tutto è necessario avere a disposizione internet, e anche qui ci sono delle rilevanze storiche interessanti.

Molti ad esempio fanno risalire al Memex la nascita dell’idea di World Wide Web, ma nessuno mi impedisce di pensare che Vannervar Bush che l’ha concepito sia stato influenzato dal metodo Zettelkasten, un metodo di classificazione e collegamento di testi nato fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo.

Per descrivere gli strumenti di cui sto parlando ho scritto un piccolo testo a parte che potete trovare qui: https://alessiosperlinga.notion.site/Personal-Knowledge-Management-Method-and-Style-621d277d000a42409d380a47dd73559b

Il secondo cervello in pratica

Prima di tutto dobbiamo abituarci a selezionare con solo le parti di contenuto che ci interessano, vuol dire le frasi, non l’intera newsletter o articolo.

A seconda della loro utilità li ORGANIZZEREMO in una struttura fissa, uguale per tutti gli strumenti che useremo e così divisa:

  • Progetti: tutti i progetti che hanno una scadenza futura.
  • Area di responsabilità: tutti i progetti che vengono gestiti ripetutamente, aggiornamenti, manutenzioni, revisioni.
  • Risorse: tutte le fonti che ci possono servire trasversalmente alle due sezioni precedenti.
  • Archivio: cose che hanno cessato la loro utilità nell’attuale, progetti chiusi.

Le note che contengono tutti i contenuti dovranno essere DISTILLATE, ovvero

  • Ogni nota è un piccolo pezzo di conoscenza equivalente a uno o più fogli di carta.
  • Inserite in blocchi note digitali.
  • Taggate con parole chiave che permettono ricerche e indicizzazioni successive accurate.

La terza fase fondamentale è ESPRIMERSI, ovvero:

  • Scrivere in modo evidenziato perché abbiamo deciso di conservare la nota.
  • Eventualmente riscriverla con parole nostre che descrivono quello che abbiamo capito.
  • Applicarla praticamente in un progetto.

oltre alla mia mappa completa che ho creato mentre leggevo il libro di Tiago forte potete trovare le spiegazioni di ogni parte del metodo nel sito: ForteLabs.com e ovviamente su YouTube.

In sintesi, per gestire un progetto cominciate con in mente dove volete arrivare.


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Epitteto e il comportamento degli stoici

“La filosofia insegna ad agire, non a parlare.” (Lucio Anneo Seneca)

Lo stoicismo è una scuola filosofica ellenica che nasce nel terzo secolo A.C. con Zenone di Cizio ad Atene, nello stesso periodo della nascita dell’Epicureismo, vedi: Stoicismo – Wikipedia

Lo stoicismo ha avuto un grande successo, è durato per cinque secoli, e ha fra i suoi più noti esponenti, Epitteto, Marco Aurelio e Seneca.
Al centro di ogni visione stoica c’è sempre la virtù.
Ancora oggi quando si dice di una persona che è uno stoico si intende riferirsi alla sua fermezza ed ostinazione nel sopportare qualcosa.

Ellenismo filosofico: Lo Stoicismo – ppt video online scaricare

Per noi moderni gli stoici sono ancora in grado di dare risposte alle grandi domande sulla vita. Personalmente mi danno sempre un certo conforto per il modo estremamente semplice e logico di pensare alla vita pratica.

Ad esempio, Epitteto, che prenderemo come riferimento principale, era uno schiavo e diceva che ci sono poche cose che possiamo controllare: il nostro atteggiamento, il nostro comportamento, e che non possiamo controllare molte cose, neanche il nostro corpo. Quindi non possiamo pensare minimamente a poter controllare i comportamenti altrui.

In sostanza Epitteto si chiede perché dovrebbe preoccuparsi delle cose che non può controllare e che non dipendono da lui. E quindi di scegliere cosa è in suo potere: comportarsi secondo virtù.

Come tutte le credenze, una filosofia ha una serie di conseguenze pratiche nella vita a partire appunto dai nostri comportamenti. Personalmente ho provato che su di me ha l’effetto di disinnescare sentimenti ed emozioni negative in momenti difficili.

Perché mi dovrei preoccupare quando non sono in grado di controllare la realtà? Mi conviene rilassarmi e usare al meglio le mie capacità per affrontarla, comunque sia.

Ad esempio, Epitteto diceva che noi non possiamo evitare ai nostri cari di morire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto che la morte è un modo naturale di tornare a far parte dell’universo che ci ha generato (oggi parleremmo di fisica atomica) e quindi godiamo dei nostri cari finché sono con noi e poi impariamo ad accettare il fatto che l’universo li ha ripresi dopo averceli prestati. Un cristiano direbbe “Dio prende, Dio da”.

Più semplicemente: “Non le cose stesse ci disturbano bensì le opinioni che noi abbiamo delle cose.”

Personalmente questo punto di vista mi porta a non temere la morte e a distaccarmi dai comportamenti che ho imparato ad avere seguendo le opinioni di chi mi ha educato in cui si vive come una tragedia tutto quello che la riguarda. Oltre a questo, riflettere sulla morte mi porta a ritenere meno importanti i fenomeni estemporanei della vita come i soldi, il piacere e il successo.

Pragmaticamente gli stoici insegnano a non considerare importanti cose che vanno e vengono come la salute, la ricchezza e i piaceri, in questo modo per esempio, smontano emozioni complesse come l’invidia:

Da notare che la versione attuale delle opere di Epitteto è stata tradotta da Giacomo Leopardi ed è disponibile online: Il manuale di Epitteto

Se vi sembra che Epitteto sia pessimista potete leggere Marco Aurelio, che da imperatore romano ha scritto i suoi pensieri con una prospettiva stoica incredibile, per esempio inizia il titolo secondo scrivendo ”Fin dal mattino devi predire a te stesso: m’imbatterò in un intrigante, in un ingrato, in chi oltraggia, in una canaglia, in una persona maligna, in una antisociale.”

Non si limitava a cose così truci, era un uomo di profonda umanità ed estremamente ligio al suo dovere:

“Non discutere più di come debba essere l’uomo per bene, ma siilo.”

Marco Aurelio era figlio adottivo e prediletto di Antonino Pio, imperatore stoico a sua volta che durante la sua vita ha realizzato il periodo più pacifico della Roma imperiale. La vita di Marco Aurelio gli ha però anche riservato la sfortuna di avere come figlio Commodo che ha dilapidato il tesoro dell’impero fino ad essere ucciso in un complotto dei suoi pretoriani strangolato dal suo maestro di lotta.

Qui i suoi dialoghi : MARCO AURELIO.pdf

Chiudo scrivendo che nel master di Lecco 100 impariamo ad usare uno strumento che ci è stato lasciato da Seneca che serve a rispondere alla domanda: qual è la cosa peggiore che ti può capitare?

La cosiddetta “premeditatio malorum”, ovvero pensare prima ai possibili mali per accettarli, diventa uno strumento nel momento in cui la usiamo per pensare al peggio e ad organizzarci per prevenirlo o per gestirlo se accade, ma questo lo vedrete iscrivendovi al prossimo Master 🙂


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Mihaly Csikszentmihalyi e la ricerca della felicità

https://en.wikipedia.org/wiki/Mihaly_Csikszentmihalyi

Fin dai tempi remoti gli uomini cercano di dare uno scopo alla vita e, lo testimonia anche Aristotele, alla fine tutto quello che fanno è finalizzato ad essere felici e la felicità, nella sua definizione, è la scelta fra ciò che ti fa stare bene e ciò che ti distrugge. Per raggiungere la felicità secondo Aristotele devi praticare la virtù che nella mentalità dei greci antichi era la propensione ad agire in conformità con la propria natura.

In tempi più vicini a noi Freud parlava del fatto che tutti gli umani fuggono il dolore e inseguono il piacere, e parlare di felicità resta in sostanza sempre attuale anche in ogni nostra espressione entusiastica nel praticare attività che ci fanno stare bene, sport, compagnia degli amici, sesso, successo e quanto attiene alla realizzazione delle nostre credenze.

La felicità è così importante ed universalmente riconosciuta che gli esseri umani, anche in minuscole popolazioni e in tutte le culture, trovano il modo di allievare le sofferenze dell’esistenza cercando momenti di piacere con un alcolico o con una sostanza psichedelica. In occidente, ad esempio, fino agli anni ‘60 del secolo scorso la scoperta delle molecole dell’L.S.D. ha prodotto l’estensione del concetto di felicità agli stati alterati di coscienza, prima di diventare sostanze proibite, come successo precedentemente alle medicine a base di radio e all’oppio e i suoi derivati. Oggi ad abbiamo avuto studi molto popolari sugli stimoli neurologici che ci procurano i “like” dei nostri follower sui social network e che, come molte sostanze psicogene, generano dipendenza consumando il nostro tempo in una bolla confortante di notizie mostrate su misura per noi.

flow
Testo di riferimento in italiano

Per questo motivo la ricerca del professor Csíkszentmihályi è così importante perché ha scoperto che possiamo essere felici con un approccio diverso al nostro modo di organizzare la nostra esistenza e il tempo, insomma di capire cosa dipende da noi per essere felici.

“I momenti significativi della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori si verificano quando corpo e mente sono spinti ai limiti in uno sforzo volontario di realizzare qualcosa di difficile, per cui ne valga la pena”

Csíkszentmihályi sostiene che la felicità è uno stato mentale dinamico che lui ha osservato in persone che ha avuto in cura o in test, tipicamente gli sportivi che durante una prestazione sportiva ne erano così assorbiti da perdere la dimensione del tempo, dello spazio e addirittura da potersi osservare come se fossero all’esterno di sé, una sorta di trance positiva.

Questo stato mentale è stato definito da Csíkszentmihályi “flusso” (flow in lingua originale), vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Flusso_(psicologia)

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro ma solo sul presente).
  3. Perdita dell’autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell’attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l’effetto dell’azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dominare la situazione.
  8. Piacere intrinseco: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l’impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell’azione da fare apparire l’azione naturale.

Lo stato di flusso dipende da cosa ci piace, ovviamente se a piacerci è il nostro lavoro saremo così fortunati da passare più tempo felicemente immersi nel flow.

Un esempio semplice di sfida stimolante può essere un videogame, che iniziamo a giocare in uno stato di noia o apatia, o per distrarci da qualche preoccupazione e ci lasciamo coinvolgere a mano a mano che giocando ci appassioniamo, ci divertiamo vinciamo o perdiamo e restiamo rilassati.

Quindi la domanda non è: “ Sei felice?”, bensì “Cosa fai ogni giorno per essere felice?”


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Gabriele Oettingen e il potere del pensiero positivo

“Noi non siamo pronte, siamo solo preparate (Warrior nun – season 1)”

Sulla scia della filosofia trascendentalista americana e delle mode formative sull’autostima, il cosiddetto “pensiero positivo” formato dalle fasi:

  1. Decidi cosa vuoi ottenere – 2) Visualizza il tuo successo – 3) Pianifica l’esecuzione – 4) Agisci

è stato preso come sistema di riferimento negli stati uniti nell’educazione delle generazioni dal secolo scorso, e in periodi di espansione economica ha funzionato bene e ha prodotto grandi formatori come Anthony Robbins.

Così come gli psicologi umanistici come Maslow studiavano i comportamenti delle persone sane per renderli replicabili, così Gabriele Oettingen per oltre venti anni ha studiato i risultati del pensiero positivo nelle università americane che hanno sempre avuto il pregio di poter fornire popolazioni di studenti abbastanza numerose da essere statisticamente rilevanti.

Tanto per svelare subito il finale della storia sappiate che attualmente gli psicologi affermano che coltivare la speranza di qualcosa migliora i nostri risultati perché ci predispone ad un atteggiamento di accettazione nei confronti della realtà, ma come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” ovvero i risultati si ottengono solo se oltre al giusto atteggiamento applichiamo le giuste azioni.

Cosa ha scoperto Gabriele Oettingen

Gabriele Oettingen ha misurato i risultati dell’applicazione del pensiero positivo su varie categorie di persone, ad esempio:

  • gli studenti che più si aspettavano un buon voto ad un esame fallivano più di tutti gli altri
  • le persone più fiduciose di coinvolgere un potenziale partner in una relazione che ottenevano meno risultati dei loro pari
  • persone con riabilitazioni per danni all’anca fiduciose di una rapida ripresa che ottenevano il recupero in più tempo rispetto ad altri pazienti con la stessa riabilitazione

In pratica chi più si concentra nel sognare un risultato positivo conserva meno energie per far fronte a qualsiasi ostacolo e addirittura accumulando fallimenti diminuisce la salute fisica e mentale predisponendo la persona ad un minore benessere.

A questo punto la Dott.ssa Oettingen si è concentrata su tutti gli altri, in particolare quelli che raggiungevano buoni risultati e provando variazioni di comportamento ha creato un metodo che accresce di molto la probabilità di ottenere un buon risultato a partire dalla stessa condizione iniziale.

Il metodo WOOP

In pratica funziona così:

W – wish

partiamo sempre dall’identificare un risultato desiderato

O – outcome

e a visualizzare brevemente come ci vorremo sentire una volta raggiunto

O – obstacle

Identifichiamo tutti i possibili ostacoli che potremo trovare lungo il percorso

P – plan

pianifichiamo le nostre azione tenendo conto di come potremo affrontare ogni singolo ostacolo

Questo metodo predispone la nostra mente ad una associazione più forte fra impegno e risultato, ci stimola a mettere in campo più energie e ad avere una migliore performance.

La Dott.ssa Oettingen ha avuto modo di testare il metodo ad esempio con gli studenti che si apprestavano ad affrontare un esame, dividendoli in due gruppi di cui uno addestrato con il metodo WOOP. Il risultato è stato che il gruppo WOOP hanno risposto al 60% in più di domande rispetto all’altro gruppo.

Intervista

Ho scoperto il metodo della Dott.ssa Oettingen sentendo un’intervista all’editore italiano del suo libro dove racconta la sua storia, le ricerche e i risultati. l’ho subito abbinato ai metodi da insegnare ai ragazzi come potenziamento nel gestire qualsiasi obiettivo. Chiedersi “cosa ci può impedire di raggiungere un obiettivo?” è la domanda semplice e gratuita come un abbraccio e ci predispone a dare il meglio di noi per affrontare gli ostacoli.

Ovviamente troverete tutte le informazioni filmati e un esercizio per provare il WOOP nel sito web dedicato alle scoperte della Dott.ssa Oettingen: Home – WOOP my life

e dulcis in fundo la Dott.ssa Oettingen ha messo a disposizione delle app gratuite installabili su cellulare per praticare il metodo:

Provate.


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Sulle spalle dei giganti: Ed Murrow e i valori positivi del giornalismo moderno

Per chi non è interessato al giornalismo come professione è difficile inquadrare la qualità del lavoro di chi lo svolge. Prevalentemente il problema dell’informazione giornalistica è che è veloce, effimera e difficilmente controllabile.

Dal punto di vista della storia degli strumenti di comunicazione possiamo dire che la parola scritta o orale, oggi più che mai, ha vinto dovunque, perché internet, la radio, le piattaforme blog, i social network e la telefonia sono tutte basate sull’elaborazione di pensieri formati di parole e raccontati per iscritto, accompagnati da immagini o riprodotti con filmati, come su YouTube. Il paradosso sta proprio nel fatto che , ad esempio una canzone, un film, un giornale online, senza parole sulle quali appoggiare i significati, non esistono.

I mezzi di fruizione e di distribuzione cambiano sempre, non muoiono mai e di solito ridistribuiscono il flusso delle informazioni. Su internet circolano molte più parole scritte, basta pensare a Twitter . I giornali continuano ad essere letti e ne sono nati decine di migliaia sotto forma di blog sostituendo la carta stampata con il video o i podcast audio. Il 20% dei lettori di libri usa prevalentemente libri in formato digitale.

Eppure i grandi protagonisti dell’informazione, le persone che fanno qualcosa di significativo per l’umanità, che ne colpiscono l’immaginario, restano i pochi giornalisti che appaiono nelle televisioni e che firmano le grandi testate giornalistiche o quelli capaci di emergere come Julian Assange.

Edward R. Murrow è stato corrispondente radiofonico per la CBS durante la seconda guerra mondiale, in particolare da Londra ed è diventato famoso perché ha raccontato dal vivo gli eventi, con uno stile personale pacato e concreto, aprendo e costruendo una rete di cronisti in tutta l’Europa.

Qui in documentario con una parte della storia:

Murrow cominciava le sue trasmissione “This is London” e terminava dicendo “Goodnight and good luck.” Dalla prima frase i Clash hanno scritto la canzone “London Calling” e la seconda è diventata il titolo del famoso film di George Clooney che riporta la parte della sua vita in cui Murrow, tornato negli Stati Uniti si oppone alla caccia alle streghe promossa dal senatore Joseph McCarthy contro persone accusate di essere comuniste, vedi: Joseph McCarthy – Wikipedia

Murrow ha realmente passato un periodo difficile, trovandosi alla fine solo e, alla resa dei conti, vincendo. Su YouTube il film https://www.youtube.com/watch?v=H7w_3HcT1m8 in italiano e i trailer in inglese

Personalmente sono rimasto affascinato dalla figura di Ed Murrow quando ho scoperto un format radiofonico intitolato “This I believe” nel quale Murrow ha intervistato persone di ogni genere dando loro la possibilità di descrivere quali erano le regole e i valori in cui credevano e che guidavano la loro vita. Vedi: Introduction to the Original This I Believe – This I Believe

Vale la pena di ascoltarne qualcuno su YouTube, ad esempio Aldous Huxley:

Grazie al nostro insegnante di public speaking Domenico Esposito, dopo la sua lezione una volta la settimana facciamo provare ai nostri allievi l’emozione di parlare al nostro piccolo pubblico cosa hanno imparato con il loro “This I believe” e i risultati sono dei momenti di grande bellezza ed emozione per il gruppo.

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Sulle spalle dei giganti: Randy Pausch e la gestione del tempo

https://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch

Randy Pauch è stato un professore universitario che è diventato famoso perché ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la Last Lecture intitolata “Realizzate i vostri sogni d’infanzia” (“Really Achieving Your Childhood Dreams”), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007 ed ha parlato con ironia della sua malattia, un cancro diagnosticato l’anno precedente, della sua famiglia e delle sue passioni, potete vederla su Youtube:

Per me è diventato importante da quando ha tenuto una versione aggiornata della sua lezione, intitolata Time Management, il 27 novembre 2007 presso la University of Virginia, perché un uomo con una speranza di vita di sei mesi ha il carisma di spiegare il valore del tempo.

Da allora la lezione sulla gestione del tempo che teniamo al Master Lecco100 è ispirata dalla sua che potete vedere online:

Nella sua ultima apparizione pubblica a sorpresa è tornato alla Carnegie Mellon University per fare un discorso ispirazionale alla Classe di laureandi del 2008.

Chiudo questo breve articolo con una citazione dal suo discorso:

“Trovate la vostra passione e seguitela. E se c’è qualcosa che ho imparato nella mia vita, è che non troverete la passione nelle cose e non la troverete nel denaro, perché più cose e denaro avete, piu’ userete quelle come una metrica per guardarvi attorno e vedere che c’è sempre qualcuno che ne ha di più. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro. Le lodi ed i premi sono belle cose ma solo fino al punto in cui manifestano il vero rispetto dei vostri pari: a prescindere da cosa fate al lavoro o nelle situazioni ufficiali, quella passione sara’ radicata nelle persone e nelle relazioni che avete con le persone ed in cosa quelle persone pensano di voi quando arriva il vostro momento.”

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Sulle spalle dei giganti: Tony Buzan e le mappe mentali

Tony Buzan è stato una delle personalità più influenti del ventesimo secolo nell’ambito dello studio della mente e dell’apprendimento, vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Buzan.

In particolare, ha perfezionato la tecnica visiva e associativa delle mappe mentali, un metodo che viene incontro alle migliori capacità della nostra mente e può essere praticato con le mani, un pezzo di carta e qualche matita colorata oppure con i software ispirati dal suo lavoro.

esempio di mappa mentale

La lezione sulle mappe mentali viene svolta all’inizio del master per fornire il miglior strumento esistente per prendere appunti in tempo reale.

Io ho scoperto le mappe nel 1995 ma ho iniziato ad usarle nel 2003, in un periodo in cui scrivevo software e dovevo raccogliere le richieste e i requisiti per creare programmi gestionali per i clienti. Le mappe mentali si sono dimostrate lo strumento perfetto per descrivere e condividere le macroanalisi di ogni progetto e successivamente uno strumento alternativo a PowerPoint nei public speaking e nelle lezioni, ad esempio a Lecco 100. A posteriori ho calcolato che per circa 10 anni ho creato 100 mappe all’anno.

Negli anni abbiamo raccolto le testimonianze dei nostri allievi universitari, che hanno dichiarato di essersi avvantaggiati usando le mappe mentali, chi per sbloccarsi da momentanei blocchi mentali, chi per preparare gli esami, chi per prendere appunti.

Con gli anni abbiamo arricchito l’insegnamento sulle tecniche di apprendimento con accenni alla teoria della conoscenza, alla teoria dei grafi, all’uso dei Personal Knowledge Management (vedi https://alessiosperlinga.notion.site/Personal-Knowledge-Management-Method-and-Style-621d277d000a42409d380a47dd73559b) e ai metodi di archiviazione dei contenuti che raccoglierete durante l’arco di una vita.

Se la curiosità e la voglia di migliorare vi guida iscrivetevi al master 2023, noi ci siamo 🙂

come iscriversi: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/08/vuoi-partecipare-al-master-2023/

il programma: https://www.lecco100.it/index.php/2022/09/07/stiamo-progettando-il-master-del-2023/

Vuoi partecipare al master 2023 ?

  • Da febbraio a maggio 2023 – il venerdì full time e il sabato mattina
  • Lecco 100 esprime il suo contributo al territorio mantenendo gratuita la partecipazione al master per i giovani dai 18 ai 39 anni

Per partecipare invia il tuo curriculum e una presentazione PowerPoint di massimo quattro pagine :
·         Mi presento …
·         Come gli altri mi vedono
·         Le cose che amo
·         Le cose che non mi piacciono
·         I miei progetti per i prossimi 5 anni

a info@lecco100.it

  • ci incontreremo prima del master per rispondere alle tue domande

Stiamo progettando il Master del 2023

Obiettivi del master

  • Accelerare la propria crescita professionale
  • Dialogare direttamente con gli imprenditori del territorio
  • Mettersi alla prova con strumenti e metodi per gestire persone e progetti

Cosa imparerai

  • Accrescere la consapevolezza di sé e del proprio potenziale
  • Tecniche di apprendimento
  • Strumenti di gestione della conoscenza
  • Ottimizzazione del tempo
  • Metodi e strumenti per gestire persone e progetti
  • Concetti di informatica e di intelligenza artificiale
  • Tecnologie emergenti: Blockchain e realtà virtuale

Esperienze

  • Scrittura articoli sul blog
  • Public speaking “This I believe”
  • Incontri con gli imprenditori
  • La mediazione civile con la community Medianos

il patrimonio imprenditoriale per fare impresa in un mercato che seleziona

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