Lezione del 10 marzo – La formazione di genere

Alessio Sperlinga ha condotto il suo intervento sulla formazione di genere.

Alessio Sperlinga

Nel dibattito antropologico e sociologico contemporaneo, il termine genere ha sostituito il termine sesso per indicare la tipizzazione sociale, culturale e psicologica delle differenze tra maschi e femmine.

Il genere è fisicamente determinato, per una questione di chimica, di ormoni e feromoni, ed epigenetica, date le preferenze sessuali. Anche i sentimenti sono simili nel genere e le esperienze che si vivono. E’ inoltre mentalmente determinato, l’uomo e la donna infatti si differenziano per convinzioni, credenze e capacità.

La presenza di due generi in natura permette la riproduzione e il sostentamento della prole in modo differente da parte dei due. La natura infatti non fa nulla per niente. Genera equilibrio, con l’uomo attraverso il soddisfacimento dei bisogni, e con la donna attraverso la sublimazione dei bisogni. Il comportamento è infatti specifico del genere. L’uomo è di natura dedicato alla caccia, si occupa del sostentamento, solo se serve, e del gruppo. La donna si dedica alla cura dei cuccioli e degli anziani, coltivando così la socialità.

Il genere si distingue dunque anche attraverso dei bisogni, o delle scelte.

La Piramide  dei bisogni di Maslow indica in ordine gerarchico i bisogni di ciascuno. Partendo dal basso si evidenziano quelli che riconosciamo come bisogni primari, fondamentali per la sopravvivenza, che una volta soddisfatti non generano più importanza di alcun tipo. Fino ad arrivare a bisogni personali più elevati e che assumono importanza differente in ognuno di noi.

Dunque è come se l’uomo e la donna arrivassero da due pianeti differenti, le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte. La soluzione alla base della convivenza di questi è sicuramente il dialogo. Sta di fatto però che entrambi affrontano questo aspetto in maniera differente. Gli uomini tendono a tacere, parlano per un motivo, le donne invece dialogano, esternano, spiegano e lo fanno principalmente per esprimere i loro sentimenti. Infatti altra cosa fondamentale, soprattutto per la donna, è l’ascolto.  Le donne di natura tendono a interessarsi alla figura altri, per migliorare se stessi e gli altri. L’uomo, fondamentalmente, se vuole un consiglio te lo chiede.

Anche la gestione dello stress è affrontata in maniera differente, l’uomo tende ad evadere, a chiudersi, la donna contrariamente parla e si apre.

Alessio Sperlinga durante la lezione ci ha mostrato attraverso un confronto diretto tra donne e uomini del gruppo ciò che appunto è stato detto finora. Ciascuno ha compilato un questionario, esprimendo i principali bisogni che secondo lui/lei dovrebbe soddisfare il proprio partner e quelli che dovrebbero essere i bisogni stessi del nostro partner. E’ emerso come il gruppo femminile abbia racchiuso nelle sue risposte necessità di uno e dell’altro sesso, mentre il gruppo maschile ha dato in entrambi i campi risposte concentrate propriamente nella sfera maschile, non interrogandosi realmente sulle necessità altrui.

Ma fondamentalmente una sola cosa può annullare questo divario tra i generi: l’Amore.

Due persone che si amano sono nello stesso tempo, e tolgono il tempo a chi gli sta intorno.”  L’amore infatti è tempo, condiviso, rubato, trascorso. Mente, poiché tendi sì ad innamorarti dell’altra persona, ma anche forse dell’idea che hai di questa. Ovviamente poi, l’amore è cuore.

Grazie ad Alessio per aver affrontato questo argomento in maniera così vera e sincera.

“La donna è la rovina dell’uomo ma resta il fatto che l’uomo senza la donna è rovinato.” 
MARILYN MONROE

Nadia Coppola

 

 

 

 

Lezione del 09 marzo – La responsabilità sociale d’impresa

L’incontro del 9 marzo ha visto coinvolto Angelo Cortesi. Tema dell’incontro: la responsabilità sociale d’impresa.

Angelo, che già  avevamo conosciuto nell’incontro dove aveva esposto il proprio concetto di impresa, si è ripresentato così, in modo molto accogliente e positivo: “Se vogliamo un mondo migliore, dove tutti stiamo bene insieme, dobbiamo impegnarci”.

Ricollegandosi alla crisi del 2008 : negli incontri passati era stata analizzata da un punto di vista più “economico”, questa volta è stata approfondita nel suo impatto sul fattore “umano”.  Secondo Cortesi essa è stata causata “dall’avidità miope dell’uomo spinta da una teoria economica schizofrenica e riduzionista“.

Cosa significa avidità miope?

Con avidità si intende l’obiettivo esclusivo del tornaconto personale, con miope una visione di risultati  immediati e focalizzati solo sul breve periodo, senza quindi tenere conto degli effetti a lungo termine.

A latere della crisi economica è stata analizzata anche la crisi ambientale, dovuta sostanzialmente allo sfruttamento incontrollato delle risorse e all’inquinamento che va a ferire l’aria, l’acqua, il suolo e il cibo.

Questa visione negativa  è però subito bilanciata da un’altra: “Nutro una grande speranza in voi e sono convinto che voi cambierete le cose”.

Così giungiamo alla domanda cruciale, come cambiare?

I principi, apparentemente molto semplici, ma al contempo difficili da eseguire sono due:

  • Perseguire il bene comune
  • Avere una visione di lungo periodo

La chiave di tutto si può racchiudere in questo concetto: “Non si può cambiare ciò che non si conosce“.

Se agiamo per il bene comune con una visione di lungimiranza, le nostre azioni si potranno definire etiche. Allora perché ancora oggi vediamo tanti scandali ?  Alla base di questi comportamenti c’è  spesso poca cultura sulla responsabilità.

L’idea di responsabilità va oltre la legge, in un certo senso non è responsabile chi si focalizza solo nell’affermare “io rispetto le leggi”; le leggi dovrebbero essere rispettate da tutti. Si tratta di una sfumatura sottile. Per quanto riguarda le regole poi spesso siamo portati a vederle come dei divieti, dei limiti, delle restrizioni. È normale, capita a tutti. Però si deve anche dire che le regole siano delle conquiste civili, il frutto di una maggiore consapevolezza verso le persone e l’ambiente. Cambiando il punto di vista, cambia immediatamente la connotazione che diamo alla regola, da negativa a positiva.

Il termine responsabilità deriva dal latino respòndere, che significa impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.

Legato al termine responsabilità si colloca bene il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come la capacità di soddisfare le necessità delle attuali generazioni senza compromettere le necessità delle generazioni future. In poche parole sostenibilità significa lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, a chi verrà dopo di noi, un pianeta che sia ancora abitabile e usufruibile al pari di come lo stiamo usufruendo noi.

Per fare questo bisogna innanzitutto prendere atto che:

  • Le risorse della Terra non sono infinite
  • Oggi il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse disponibili sul pianeta.

Un tema che ne deriva è l’emergenza povertà ma non fine a se stessa. Il dato allarmante è la forte disparità tra sempre più ricchi e sempre più poveri. Due immagini rendono bene l’idea: una bambina che non ha da mangiare da un lato e un cagnolino a cui viene organizzata una festa di compleanno dall’altro.

Stiamo sbagliando qualcosa?      I temi della fame, della povertà, della sofferenza sono temi che conosciamo bene. Non ci toccano in prima persona ma non ne siamo nemmeno estranei. Più difficile però è dire “Cosa posso fare io? Ho già abbastanza problemi a casa mia. Ognuno ha le sue gatte da pelare”.       Se solidarietà vuol dire sentirsi tutti responsabili di tutti, ecco che un imprenditore potrà impegnarsi a favorire la motivazione tra i suoi lavoratori, ad adottare una politica di sostenibilità ambientale, a sfruttare il territorio stesso come risorsa, a non abusare di ciò che è limitato o protetto o indifeso.

E in riferimento alla domanda di prima, stiamo sbagliando qualcosa?

Rispondo con questa frase di Angelo:     “Un’azienda responsabile può sbagliare anche lei ma  capisce di aver sbagliato”.

Daniele Redaelli

Lezione del 3 marzo – Strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi

La lezione tenuta da Cristina Pedretti si è concentrata sul Project Cycle Management (PCM).

Questo rappresenta uno strumento trasversale per la gestione e lo sviluppo del ciclo di progetto. Esso è applicabile a qualsiasi tipo di progetto ed è utilizzabile sia per la ideazione che per la gestione di questi, specialmente se finanziati.

Il ciclo di sviluppo nasce ovviamente dall’ideazione. A questa segue la programmazione, al fine di rendere più concreta e realizzabile l’idea. Infatti Anche la Commissione Europea stessa tende a programmare i fondi al fine di avere una giusta ripartizione per i vari tipi di progetti.

Successivamente vi è una fase di identificazione, durante la quale vi è una formulazione della proposta progettuale. In seguito vi è una formulazione del progetto, nel format vi saranno tre sezioni da compilare:

  • Una relativa ai dati anagrafici
  • La descrizione del progetto
  • Una parte di natura economica, con un piano economico – finanziario, al fine di dimostrare che il tuo progetto porta uno sviluppo nel suo campo e quanto questo costa.

Il progetto viene quindi sottoposto alla Commissione dedicata, viene valutato ed eventualmente ritenuto idoneo o meno al finanziamento.

La successiva approvazione prevedere la redazione di un contratto e dunque la realizzazione.

Una valutazione verrà fatta nei vari step di sviluppo, ma sicuramente viene fatta a progetto finito, per verificare se effettivamente sono stati raggiunti gli scopi prefissati.

Lo strumento del PCM è stato introdotto dalla Commissione Europea negli anni ’90 al fine di definire uniformità e fornire uno standard.

E’ importante sapere che il finanziamento viene erogato in un secondo momento, in qualità di rimborso, quindi in un primo momento l’investimento monetario è il proprio.

Vi sono due tipologie di fondi:

  • Fondi diretti / bandi (PCM): gestiti direttamente dall’Unione Europea
  • Fondi indiretti /strutturali: gestiti in collaborazione con amministrazioni nazionali e regionali.

Un buon progetto, affinchè sia tale, deve avere Pertinenza, Fattibilità e Sostenibilità, oltre che ovviamente Chiarezza. Bisogna infatti focalizzarsi sui reali bisogni dei destinatari dell’intervento.

Vi sono delle tecniche mirate allo sviluppo ottimane di un progetto.

Uno di questi può esserlo “L’albero dei problemi”. Attraverso l’utilizzo di post-it, che si possono spostare e collegare tra di loro, si individuano i problemi, utilizzando tutti post-it dello stesso colore. Si definisce una concatenazione tra questi causa-effetto ed una gerarchia dei problemi. Questo serve a fotografare la

situazione e a definire un’identificazione ed un’analisi.

Con post-it di un altro colore si va poi a definire l’albero degli obiettivi, come deduzione dell’analisi iniziale

Attraverso la “Matrice del quadro logico” risultati micro avvicinano ad un risultato macro. Inseriamo nella matrice i ragionamenti fatti della fase precedente di analisi a sviluppiamo ulteriormente l’analisi fino ad un ragionamento riferito alle spese.

L’obiettivo generale del progetto è spesso espresso nel bando stesso, sta a noi coglierlo e svilupparlo.

L’obiettivo specifico sarà il nostro, sviluppato da noi in maniera connessa al bando.

I risultati dello sviluppo del progetto vanno presentati con allegate le spese. I soldi investiti servono al raggiungimento degli obiettivi.

E’ importante avere flessibilità, inteso come alternativa. A volte può essere una formula vincente presentare un progetto ispirato a qualcosa di già realizzato: imitare e migliorare.

Questa modalità di analisi e sviluppo standardizzata per i bandi europei in realtà si presenta utile anche per lo sviluppo di  progetti personali. Ne scandisce infatti le fasi e le necessità e ci guida nell’affinarne i vari aspetti. Ed è proprio quello che ha fatto Cristina, ha preso spunto da una cosa a lei familiare e nota e l’ ha sfruttata per investire sullo sviluppo di un progetto personale.

Nasce così “Chiacchiere da Venere”, un progetto al femminile per mettersi alla prova e migliorarsi.  Un progetto dedicato al Soft Coaching al femminile.

Nadia Coppola

 

Lezione del 2 marzo – Testimonianze di operatori del sociale e Controllo di gestione

La mattina è stata dedicata alle testimonianze di alcuni responsabili del mondo del sociale operanti della nostra provincia.

La dottoressa Paola Clerici ci ha parlato della sua esperienza di supporto alle famiglie e bambini con fragilità.

Successivamente è intervenuta la dottoressa Federica Bolognani in qualità di referente per i servizi alla persona della Comunità Montana Valsassina-Valvarrone-Val d’esino-Riviera.

Infine c’è stata la testimonianza del dottor Bruno Corti responsabile per l’Opera Don Guanella di Lecco.

Nel pomeriggio abbiamo avuto il piacere di avere con noi Giuseppe Brusadelli, imprenditore nel mondo della consulenza finanziaria.

Il suo esordio è stato: l’imprenditore ha le sue gatte da pelare! E come dargli torto…    Dopo averci raccontato l’evoluzione del suo percorso  professionale, partendo da studi di ragioneria per poi finire in banca, Giuseppe ha continuato spiegandoci di aver maturato la decisione di mettersi in proprio quando ha capito che non stava più imparando dal suo lavoro. Date le sue competenze, decide quindi di specializzarsi nell’ assistere professionisti ed aziende durante il processo di richiesta di  finanziamento presso istituti di credito. L’ aspetto che lo contraddistingue da altri professionisti del settore è che lui non si ferma al momento dell’acquisizione del finanziamento, ma da quel momento aiuta il cliente nel gestirlo al meglio.

Giuseppe capisce poi di aver bisogno di  maggiori competenze, se pur lavorando e con una famiglia  decide di iscriversi all’università di economia di Bergamo. Non è mai troppo tardi per mettersi a studiare per colmare la propria sete di sapere.

Ci ha spiegato le modalità con cui  le banche oggi erogano i prestiti (con ipoteche e con la stipulazione di contratti tra le parti). Ha  mostrato che un altro metodo per l’acquisizione di fondi è la ricerca di investitori tramite il web con il crowdfunding; questo metodo permette di ricevere dei fondi da persone che sono state “convinte” della riuscita del tuo progetto attratti dal tuo video di presentazione o dalla tua esposizione al pubblico.

Perché una persona dev’essere motivata?  La sua riposta è stata: io sono unico e faccio cose toste !

Per fare cose toste i tre punti fondamentali sono:

  • Le relazioni
  • Le competenze
  • Le esperienze

La “mission” di Giuseppe è il controllo di gestione : affiancare i clienti per  progettatre un piano finanziario. Partendo dalla valutazione iniziale se si vi siano i numeri per partire fino alle modalità per sviluppare  e far crescere il business.

Ha poi introdotto l’importanza del marketing da affiancare ad un piano finanziario ben costruito. Parlando di marketing sono stati citati per rende l’idea:

  • Elevator pitch dove si deve essere in grado di spiegare il progetto nel breve tempo d’azione dell’ascensore (primi 3 piani). Se non ci si riesce, difficilmente avrà successo.
  • Davanti a finanziatori o business angels, in un minuto sul palco bisogna essere in grado di esporre le proprie idee

Abbiamo poi parlato anche delle famose “exit”, dove aziende create come start-up vendono la loro impresa di successo, ricavando parecchio profitto.

L’importane nella riuscita di un progetto è crederci, comunicarlo agli altri, consapevoli delle proprie conoscenze specifiche e delle proprie potenzialità. Ciascuno di noi nasce con delle qualità, che se vengono coltivate e ben approfondite possono portarti al successo ed alla riuscita dei tuoi progetti. Noi possiamo fare due cose:

  • Accontentarci di svolgere una mansione che ci permetta di arrivare alla fine del mese
  • Oppure fare dei progetti (anche complicati e laboriosi) che però potrebbero rivelarsi la nostra più grande gioia.

Più è largo il campo che vogliamo coprire con le nostre competenze, più sarà difficile emergere; più riusciamo a crearci un nostro contesto e specializzarci in un determinato settore, sarà più facile trovar qualcuno che punti su di noi ed emergere vincenti.

E per finire:  Non basta il prodotto, è il marketing che fa la differenza!

Riccardo Rosa

Lezione del 24 febbraio – Terra 2.0 : consumo di suolo e sostenibilità ambientale.

“Cosa c’entra un architetto con l’impresa? Me lo ero chiesto anche io, poi ho cambiato impressione in 10 minuti”. Sono queste le parole di Angelo Cortesi mentre introduce la nostra ospite Elena Granata.

Chi è Elena Granata?

Elena Granata, docente di Analisi delle città e del territorio e di Geografia Urbana, è una donna che si occupa da anni di trasformazioni.

Che tipo di trasformazioni? Lasciamo che ce lo dica lei

“La materia che vi porterò parte da quello che sto facendo; ci interrogheremo insieme su dove stiamo andando, che lavoro stiamo cercando e se lo stiamo cercando nel modo giusto”.

Le parole di Elena appaiono forti già dall’incipit. Il resto  non è da meno.

“Noi siamo la generazione immersa nei grandi cambiamenti ma ci muoviamo in un Paese che ha poca coscienza ambientale; la nostra cultura è stata caratterizzata da grandi disgiunzioni: il Pensare separato dal Fare, l’Economia separata dall’Urbanistica, l’Ambiente separato dalle Ragioni dello Sviluppo, l’Ambientalismo separato dai Temi della Povertà e del bisogno di Pace. In questo senso, i percorsi che ci hanno formato hanno sempre mantenuto queste disgiunzioni.  Qualcosa però si è mosso negli ultimi 10 anni.”

Cos’è cambiato?

È cambiato tutto. Usiamo nuove parole: territorio, ambiente, benessere, responsabilità sociale di impresa, consumo del suolo, qualità del cibo, certificazioni. Questi temi sono all’ordine del giorno. Ce lo raccontano come un mondo in crisi, il nostro, ma potremmo dire: “Che bello sarebbe rimescolare le carte?”

Una domanda sorge spontanea: “Sì, tante cose belle. Ma come si arriva alla fine del mese? non si campa di solo volontariato”

La risposta che ci dà Elena è altrettanto spontanea e per niente banale: “Non abbiamo ancora i contenitori ma qui, in questi mondi Ibridi, c’è lavoro”.

Ci chiediamo allora: cosa sono i mondi ibridi?

Si può dire che questi mondi ibridi sono quelle realtà in cui l’uomo ha saputo utilizzare il suo ingegno al fine di eliminare tante barriere tra materie che negli anni passati non avevano mai avuto dialogo, ad esempio tra Tecnologia e Natura, tra Economia ed Etica, tra Tempo Libero e Lavoro. Pensate ad una fabbrica italiana, situata in Italia, che si autoalimenta attraverso le risorse dell’ambiente in cui è inserita e che dà lavoro a clienti internazionali. La scelta di mantenere la fabbrica in Italia è legata al desiderio di sfruttare le risorse del nostro territorio, risorse che esistono ma che molte volte non vengono messe in risalto.

Appare evidente che nuove idee possono portare a nuove soluzioni, talvolta anche geniali. Ma perché solo in pochi ci credono? Esistono dei rischi?

In pochi stanno guardando fuori dalla finestra. Alcuni sono molto legati alle vecchie dicotomie, dove Economia è sinonimo di Profitto e Ambiente è qualcosa che ostacola questo sviluppo. Ma qualcuno, come detto prima, sta trovando il coraggio di cambiare.

I rischi sono sempre dietro l’angolo. ll rischio principale può essere riassunto, citando Luc Boltanski, con questa espressione: “Il capitalismo si nutre sempre delle parole e delle idee dei suoi nemici”

Se nuove idee portano frutto, qualcuno, magari anche economicamente forte, potrebbe investire in queste innovazioni senza preoccuparsi dei principi su cui tali idee erano fondate.

Per questo motivo è molto importante che l’evoluzione di un’idea sia affrontata in modo etico (e l’etica è fatta da persone che credono in quello che fanno). Probabilmente è questo il tema più sottile.

Una scelta, giusta o sbagliata, avrà prima o poi delle ripercussioni. Più la scelta è radicale, più le le ripercussioni saranno forti.

Non capita tutti i giorni di sentire cose come queste?

  • Prima inquino un terreno, poi mi chiedo “e adesso cosa mangio?”
  • Voglio fare una buona azione, ma “non sono in regola” per farlo
  • Creo un sito balneare per soli turisti e poi mi lamento perché non vedo più i cittadini locali …

Parlare di ambiente ci ha fatto toccare un altro tema caldo, il suolo. Che cos’è il suolo?

Il suolo è cibo, è acqua trattenuta, è respiro, è vita.

“Che cos’è la bellezza?” ci chiede Elena. E subito ci dà la risposta: “La bellezza è un concetto concreto”. La bellezza la vediamo, c’è poco da fare.

E a proposito di un agricoltore, “Cos’è per voi un agricoltore?”

“Immaginatevi un uomo che coltiva le terre delle scogliere Liguri. Che produce olio. Che produce vino. Quest’uomo non è solo un agricoltore, è un costruttore di paesaggio”.

Urbanistica ed Ecologia, due temi che fanno fatica a toccare le persone

Capita spesso di sentire frasi come “L’urbanistica è noia, l’ecologia è noia” ed è difficile parlare di questi temi di petto. Ma dentro questi temi abbiamo il lavoro che vogliamo fare, il cibo che mangiamo, le cose che consumiamo e anche il posto dove vogliamo andare in vacanza.

Se chiedi ad un italiano: “In che cosa eccelle l’Italia?”

Quasi sicuramente ti risponderà: “Nel patrimonio artistico, nella bellezza del territorio, nella cucina e nei prodotti alimentari”.

Allora perché, se ci sentiamo così legati a questi temi, li trascuriamo, li trattiamo male e ci andiamo contro?

Prendete il gioco di unire i puntini. Servono due cose, i puntini e la voglia di collegarli.

Noi abbiamo i puntini. Non ci resta altro che collegarli.

Daniele Redaelli

Lezione del 23 febbraio – Public Speaking

PUBLIC SPEAKING

La quinta lezione del Master è stata tenuta da Domenico Esposito

Esposito lavora presso la multinazionale Stanley Black & Decker e si occupa dei processi formativi interni che sovraintendono i diversi marchi commercializzati.  La sua carriera   partita dalla “gavetta”, attraverso il cambio di diversi ruoli fino a diventare training Manager per i principali marchi della divisione Global and tools storage, mostra come sia importante avere il desiderio di migliorarsi continuamente. Il training è un aspetto fondamentale per quest’azienda tanto da formare, ogni anno, 1250 persone attraverso 110 giornate di formazione.

Cosa significa PUBLIC SPEAKING?  Il public speaking   è  trasmettere  emozioni al fine di stimolare una reazione e raggiungere un preciso obiettivo.

Dopo un breve excursus sulle basi del processo comunicativo ci si è focalizzati sul descrivere un buon relatore.  Un buon relatore deve avere queste caratteristiche :

  • avere interesse per il pubblico à avere quindi la responsabilità di trasmettere contenuti utili. Significa stipulare un “contratto” con la platea: Cosa ti aspetti di ricevere? Cosa sei disposto a dare?
  • Deve saper essere interessante.
  • Deve avere autorevolezza, passione ed innovazione
  • Poiché le parole producono visioni, deve trasmettere delle visioni positive.

Un buon relatore poi sa che  Il 90% del successo è dato dalla Preparazione : E’ il primo passo che determina la direzione. Per prima cosa bisogna Identificare l’Obiettivo della relazione.  Bisogna prendere in considerazione le caratteristiche dell’audience:à età, sesso, cultura, ruolo lavorativo, valori culturali, lingua-linguaggio tecnico, abitudini locali, esperienza personale-professionale. Non bisogna dimenticare poi che la comunicazione verbale vale solo per il 7% mentre il paraverbale (tono) vale il 38% ed il non verbale ( atteggiamento e aspetto) fino al 55%

Inoltre la nostra comunicazione non passerà mai al 100% a causa di diversi ostacoli (ambiente, soglia di attenzione, la fatica che si accumula nel gestire la comunicazione )che ne compromettono l’efficacia.  E’infine scientificamente provato che dopo 1 ora si ricorda il 70% ,dopo 1 giorno il 40% e dopo 3 giorni solo il 10%.  Va tenuto ben presente per veicolare il messaggio in modo che venga ricordato maggiormente.

Esposito ha quindi elencato diverse modalità per rendere efficace il discorso e mantenere alta l’attenzione nonostante gli ostacoli che naturalmente si presenteranno e ha fornito degli esempi pratici su come gestire la comunicazione non verbale e le energie.

A questo punto è stato trattato come  ORGANIZZARE UN EVENTO

Partendo dalla Regola n° 1 : non dare niente per scontato , tu sei il responsabile qualsiasi cosa succeda.

Il relatore deve  quindi :

  • Controllare che le informazioni siano recepite in modo corretto
  • Controllare che gli ordini siano stati eseguiti correttamente
  • Responsabilizzare i collaboratori

Per il Discorso deve :

  • Definire il programma e i contenuti
  • Determinare tempi e orari (in 3 minuti non posso avere 30 slide)
  • Identificare i punti chiave del discorso
  • Preparare presentazione e supporti multimediali
  • Provare presentazione
  • Preparare materiale di comunicazione
  • Condividere tutto con il committente

Per il luogo deve :

  • Concordare un budget
  • Preparare una “to do list”
  • Preparare una scadenza/timeline
  • Decidere location
  • Fare sopralluogo
  • Prendere contatti
  • Decidere supporti multimediali
  • Provare impianti
  • Istruire i collaboratori
  • Backup presentazioni

In base alla situazione è inoltre importante definire la disposizione della sala meeting :

  • Fare sempre sopralluogo
  • Decidere disposizione tavoli/sedie
  • Verificare posizione interruttori e comandi multimediali
  • Verificare spazio di manovra
  • Testare apparecchiature e presentazione
  • Decidere disposizione ospiti

Durante l’evento è molto importante poi la Gestione della Platea. Generalmente è molto più semplice gestire un gruppo che un singolo. Ecco alcune regole base:

  • Mantenere la leadership
  • Riconoscere le persone più influenti e coinvolgerle
  • Non fare domande di cui non si conosce la risposta
  • Prevenire le obiezioni
  • Fare domande : Chi domanda di solito guida
  • Mantenere il controllo visivo

All’interno di un gruppo bisogna saper distinguere tra coloro che possono recare disturbo o essere d’aiuto:

IL CECCHINO : quello che aspetta solo il primo passo falso del relatore per metterlo in difficoltà

IL  JOKER  : quello che fa interventi a sproposito

IL GURU : quello che ha influenza sul gruppo, se concorda con il relatore ne  diventa il miglior alleato

Una delle problematiche maggiori da affrontare quando si deve parlare in pubblico è di sicuro l’ansia. Risulta quindi importante saper gestire lo stress e l’ansia

  1. Il cervello non conosce la negazione ma solo la positività, bisogna quindi trasfomare l’ansia in positività
  2. Mantenere sempre un atteggiamento positivo

Spesso la causa delle ansie e dello stress è la paura di essere giudicati.  Siamo stati educati fin da piccoli a vivere il parlare di fronte ad un pubblico come uno stato di stress, una cosa negativa.  Questo succede perchè la maggior parte delle maestre impongono di “andare alla lavagna” come una sorta di punizione.

Alcune regole base per gestire ansia e stress:

  • Concentriamoci sulle persone e non sui noi stessi
  • Fare esercizi di respirazione
  • Fare stretching
  • Avere una zona di sicurezza
  • Imparare a memoria le prime battute à per i primi cinque minuti
  • Impostazione mentale positiva
  • Immagina e pregusta il successo del tuo intervento
  • Tieni a portata di mano gli appunti

Infine va lasciato un modulo di valutazione al pubblico per valutarne il Feedback  , così da capire se è stata raggiunta l’efficacia o meno.

  • Valutazione della qualità d’esposizione
  • Qualità dei contenuti
  • Qualità organizazzione

Michela Romanetti

Lezione del 17 febbraio – Le Mappe Mentali

LE MAPPE MENTALI docente Alessio Sperlinga

Alessio Sperlinga

La prima forma di apprendimento è l’IMITAZIONE e quando il cervello si sforza di apprendere questo migliora progressivamente le sue capacità. La memorizzazione infatti dà migliore elasticità a tutte le altre parti del cervello.

La nostra mente ha innanzitutto due grandi capacità:

-l’IMMAGINAZIONE, il cervello infatti è fatto principalmente per macinare immagini.

“Probabilmente non siamo tutti grandi artisti poiché qualcuno la prima volta che abbiamo disegnato ci ha detto che era brutto o sbagliato;”

-l’ASSOCIAZIONE, cioè colleghiamo il nostro pensiero a qualcosa, che sia esso positivo, negativo o un’immagine per l’appunto. La capacità associativa cresce con il passare del tempo, infatti chi è molto piccolo ha la capacità immaginativa sviluppata maggiormente.

Le mappe mentali si basano proprio su questi due principi cardine.

Il concept delle MAPPE MENTALI è rappresentato da un PUNTO CENTRALE e da RAMI che stanno ad identificare ciascuna parola. Lo sviluppo è quello di un albero orizzontale, poiché questa forma ci permette di ottenere graficamente quello che pensiamo e quello che diciamo in maniera libera. Se ci fosse una sola direzione sarebbe tutto unicamente sequenziale, l’albero invece attraverso i suoi rami si espande in più direzioni permettendoci di diramare il nostro pensiero e il nostro messaggio.

Infatti la nostra mente non funziona banalmente in maniera sequenziale.

Lo sviluppo orizzontale è scelto inoltre poiché il nostro campo visivo è più ampio lateralmente e riesce ad abbracciare una porzione di spazio maggiore.

L’immagine del ramo viene quindi riproposta con linee curve, questa infatti tende a dare movimento e a legarsi con la parola che accompagna e che deve ricordare e rappresentare.

Le parole che seguono il ramo, preferibilmente scritte in stampatello maiuscolo, devono essere lunghe come il ramo. L’immagine del ramo quindi ci permetterà di condensare un pensiero e/o un’informazione con poche parole vincenti e rappresentative. Il significato dell’informazione sta nel collegamento delle parole.

Solitamente il numero consigliato di rami è 6, questi sono sufficienti ad immagazzinare l’informazione.

Ogni ramo è identificato da un colore oltre che da una parola, questo permette una memorizzazione migliore dell’immagine e quindi dell’informazione che vi si associa. Si può inoltre associare un’immagine simbolo che condensi l’informazione.

Le mappe sono naturalmente utili all’apprendimento, un processo che non possiamo arrestare, poiché man mano che procediamo nel tempo impariamo.

Umberto Santucci, ospite dell’incontro, ci ha indicato come la mappa rappresenti un RIDUTTORE DI COMPLESSITA’, e come attraverso questa si possano SBROGLIARE, quindi ordinare le cose.

Nella mappa infatti il l’IDEA centrale rappresenta la definizione del PROBLEMA. Il problema va subito riconosciuto e a volte farlo diventa anche più importante che risolverlo. I rami diventano dunque i concetti chiave, i collegamenti relativi al problema riconosciuto.

Nello sviluppo della mappa è fondamentale capire cosa vogliamo mostrare, ma soprattutto mostrare cosa abbiamo capito.

Purtroppo però non tutto può essere semplificato, come ad esempio concetti filosofici o la religione stessa. E’ solo attraverso alcune analogie che possiamo aiutarci nel visualizzare quasi tutto.

La mappa usa concetti come la gerarchia, lo spazio, il colore a differenza di un diagramma di flusso che è puramente sequenziale e che soprattutto si sviluppa conoscendone già la fine. La mappa invece sfrutta ed esercita la creatività.

La mappa rappresenta quindi il nostro pensiero, l’informazione, graficizzata e associata, così da permetterci immaginandola di immagazzinare l’informazione associando il sapere al disegno stesso.

Un ringraziamento ad Alessio Sperlinga per questo fantastico viaggio in una visione nuova del mondo.

Nadia Coppola

Lezione del 16 Febbraio – Economia Civile (Parte 1)

Tra economia civile e crisi finanziaria

Il giorno 16 febbraio 2018 presso la sede di ConfCommercio a Lecco, si è svolto un incontro con Maurizio Benedetti, consulente presso la società Askesis.

Questo termine deriva dal greco e significa “allenamento”, cioè il continuo miglioramento nella quotidianità, ma anche “modellamento”, ovvero il cercare un modello ideale verso cui tendere.

Il tema fondante di questo incontro è stato l’attrito tra la crisi finanziaria del 2008 e l’etica dell’economia civile.

Purtroppo i due temi non sono andati di pari passo e tutti noi ne conosciamo le conseguenze, che viviamo ancora oggi; di essa hanno pagato e stanno pagando i costi più pesanti soprattutto i piccoli risparmiatori e in genere la povera gente.

La crisi finanziaria, che ha avuto origine negli Stati Uniti con la questione dei mutui sub-prime, si è estesa all’economia reale a livello internazionale, provocando la caduta del commercio, dei consumi, dei risparmi, degli investimenti.

Prima della crisi finanziaria la responsabilità era soprattutto a carattere individuale, riconducibile soprattutto all’etica professionale del singolo individuo e quindi affidandosi alle buone intenzioni e a virtù personali come onestà e sincerità.

La crisi ha messo in evidenza tutte le carenze del sistema sopradescritto: essa ha mostrato quanto tutte le istituzioni sociali, nessuna esclusa, abbiano un ruolo determinante nel settore finanziario al fine di rendere possibili e incentivare comportamenti responsabili ed impedire quelli irresponsabili.

Per istituzioni sociali si intende qualsiasi tipo di istituzione presente nel sistema macroeconomico, le principali coinvolte nella recente crisi sono state le banche (che hanno smesso di fare la tipica attività bancaria), le agenzie di prestito immobiliare, le assicurazioni, le agenzie di rating.

Tutte le istituzioni sopracitate hanno avuto ovviamente ruoli diversi e responsabilità diverse, più o meno gravi, ma l’obiettivo unico di tutte le istituzione è stato sempre e solo uno: “il potere del Dio denaro”.

La crisi, che dal mondo della finanza è giunta fino all’economia reale, spinge sia a rivalutare la validità dei principi teorici e dei modelli economici applicati in questo settore che a riprendere la questione alla base della scienza economica: la dimensione etica delle scelte legate al mondo economico.

È incredibile quanto un modello così antico, che risale al ‘700, sia allo stesso tempo anche così moderno e valido.

È il caso nell’”economia civile” del partenopeo Antonio Genovesi e dell’homo oeconomicus, che si deve nutrire anche di relazioni, motivazioni, fiducia, e che l’attività economica abbia bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali.

Cardine del pensiero economico di Genovesi è la fiducia come fonte di reciprocità.

L’economia civile teorizza che anche nella normale attività di impresa vi debba essere spazio per concetti come reciprocità, rispetto della persona, solidarietà.

La responsabilità sociale di impresa non è solamente un tema etico/sociale, ma se ben applicato, diventa anche un valore economico in grado di far acquisire un vantaggio competitivo, perché grazie ad essa l’impresa può avere dei benefici creando intorno a sé un sistema basato sulla fiducia.

Proprio dall’antica Economia Civile di Genovesi bisogna ripartire, perché non si supera la crisi senza una profonda svolta morale.

Mazzei Antonella

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