Riunioni, Mediazione civile e Colloqui di LaVORO

La giornata di venerdì 29 marzo 2019 ha proposto ai ragazzi del Master Manageriale di Lecco100 tre diversi momenti formativi riguardanti la gestione delle riunioni, la Mediazione civile e come affrontare i colloqui di lavoro.

Durante la mattinata, le lezioni sono state tenute da Alessio Sperlinga – formatore, informatico e controlling manager – e da Massimiliano Ferrari – commercialista e formatore dello Studio Ferrari & Associati di Lecco, mentre nel pomeriggio è tornata a trovarci Laura SumaSales & Service Representative presso Manpower Group Lecco.

Alessio Sperlinga

La prima parte della giornata è stata dedicata ad una formazione relativa al tema delle RIUNIONI. Sul luogo di lavoro, molto spesso ci si trova a dover affrontare momenti di équipe, e con Alessio Sperlinga sono state esplorate modalità organizzative vincenti per far sì che questi momenti possano essere produttivi sul piano del tempo, dello scambio delle informazioni e della proficuità del lavoro.

In primis, è stato indagato cosa significa ORGANIZZARE le riunioni. Si è detto che, per indire una riunione, sono necessari almeno 3 buoni motivi, e che il numero consono di partecipanti affinché la riunione porti a risultati soddisfacenti oscilla fra 4 e 7. Un numero superiore di persone, infatti, non permette un rapporto comunicativo abbastanza approfondito: per evitare la distanza prossemica dell’“approccio teatrale”, in caso di partecipanti numerosi è bene suddividere la platea in gruppi più piccoli o far nominare dei rappresentanti. Sempre sul piano organizzativo, inoltre, risulta necessaria la limitazione dei tempi: una riunione deve avere orario prestabilito, di inizio e di fine; in caso fossero necessari approfondimenti, la strategia migliore è quella di indire un secondo momento di incontro per discutere dei temi rimasti in sospeso, piuttosto che protrarsi fino a tempo indeterminato. Ultima questione pratica, ma non meno importante, è quella dell’O.D.G.: per la buona risuscita di una riunione, e per evitare inutili perdite di tempo ed energie, è necessario che gli obiettivi e gli scopi siano pianificati e preparati – diffidare della dicitura “varie ed eventuali”!

Successivamente, sono state discusse alcune modalità per CONDURRE le riunioni. La puntualità, espressa anche nell’arrivare in anticipo, è la parola d’ordine. Sta poi al conduttore/moderatore della riunione il decidere l’aspettare o meno i ritardatari, senza posticipare troppo l’inizio dell’incontro. Il conduttore poi facilita, modera e partecipa attivamente lasciando che siano gli altri ad intervenire e a esprimere le loro idee e opinioni. È segno di serietà seguire scrupolosamente l’Ordine Del Giorno, discutendo gli argomenti più impegnativi prima e quelli più leggeri in un momento successivo. È necessaria, infine, la verbalizzazione degli argomenti discussi, per riassumere, lasciare traccia di quanto trattato ed evitare che gli stessi temi vengano sviluppati nuovamente durante incontri seguenti.

E’ stato poi esplorato cosa vuol dire PARTECIPARE ad una riunione, in termini di organizzazione e di cortesia. È buona prassi, infatti, chiedere conferma dei tempi dell’incontro e dell’O.D.G., sempre al fine di ottenere il massimo equilibrio in termini di tempo/energie. Per ciò che concerne le norme di cortesia, è stata ribadita, ancora una volta, l’importanza della puntualità, così come del mantenere un comportamento adeguato al contesto (abito, toni, telefono cellulare spento o in silenzioso, rispetto del ruolo del moderatore). È bene inoltre mantenere un profilo attivo, cercando tuttavia di evitare i conflitti.

Infine, con Sperlinga i ragazzi del Master hanno sperimentato una modalità di riunione alternativa, ovvero lo STAND-UP MEETING. Questa tipologia di riunione-lampo è da svolgersi tutti i giorni sul luogo di lavoro, possibilmente alla stessa ora, e coinvolgendo figure differenti (7±2) per un massimo di 10 minuti. Lo stand-up meeting si svolge in piedi, in cerchio, in modo tale che tutti possano guardarsi negli occhi. Questa modalità di riunione risulta essere molto efficace per condividere con i membri di un team risultati ed ostacoli, ponendosi tre semplici domande: “Cosa ho fatto da ieri a oggi?” / “Cosa farò fra oggi e domani?” / “Quali problemi riscontro?”. In caso emergessero delle problematiche, questa tipologia di incontro alternativa facilita la comunicazione individuando le figure che potrebbero più efficientemente venire in aiuto per la risoluzione delle complicazioni.

Massimiliano Ferrari

La seconda parte della mattinata è stata poi dedicata ai meccanismi di ALTERNATIVE DISPUTE RESOLUTION (A.D.R.): con il Dott. Ferrari – http://www.ferrariassociati.com/ – è stato esplorato il tema della MEDIAZIONE CIVILE intesa come possibilità di risoluzione alternativa di conflitti. La figura del MEDIATORE si pone come un soggetto terzo “C”, neutro e imparziale, che media la relazione in conflitto fra un soggetto “A” e un soggetto “B”. Lo scopo di una mediazione è quella di supportare le parti nel trovare una soluzione che possa essere la migliore per entrambi, trovando un accordo che abbia valore legale, senza dover appellarsi a giudici e avvocati.

Il Mediatore è una figura professionale che non decide chi ha ragione: non ricopre le funzioni di giudice o di arbitro, ma che cerca di essere utile all’interno del conflitto tramite un tentativo alternativo. Secondo Ferrari, in una mediazione è necessario lo spostamento dell’attenzione dalla posizione presa dalle parti verso i reali interessi e bisogni di ciascuno. Non è una questione di tecnica o di procedibilità, ma di ascolto attivo ed empatia: si tratta di “allargare la torta”, lasciando parlare le parti interessate con lo scopo di andare oltre il problema in sé (oggetto), tenendosi aperte ad altre questioni.

Un esempio di mediazione può essere portato dalla “storia dell’arancia e delle due sorelle”:
                “Due sorelle (PARTE A & PARTE B) litigano per ottenere l’unica arancia rimasta nel cesto della frutta. La prima afferma che l’arancia spetta a lei, in quanto più grande; la seconda dice invece che il frutto è di sua proprietà, perché chiesto per prima. La madre (GIUDICE/ARBITRO) interviene e, cercando di porre fine alla lite, taglia l’arancia in due parti perfettamente uguali e ne da metà a ciascuna bambina.
                Le due bambine tuttavia non sono soddisfatte, e continuano a litigare fra di loro in quanto ognuna vuole l’arancia intera, senza cederne nemmeno un pezzo all’altra.
                Interviene così la nonna (MEDIATORE) che, dopo aver attentamente osservato la scena, domanda alle bambine il reale motivo per cui vogliono l’arancia intera. La prima bambina risponde di aver sete, e di voler spremere l’arancia per berne il succo. L’altra, risponde che vuole grattugiarne la buccia per fare una torta. La nonna senza indugio spreme la polpa perché la più piccola ne possa bere il succo e grattugia la buccia dell’arancia affinché l’altra possa usarla per fare la torta. In questo modo la nonna soddisfa entrambe le bambine e torna la pace.”

Analizzando questa simpatica storia è possibile comprendere il reale valore della mediazione. Le due bambine erano impegnate a litigare senza provare ad ascoltarsi e comprendersi, focalizzandosi solo sul tentativo di far valere i propri diritti. La soluzione della madre, senz’altro imparziale ed equa, non è risultata efficace. Il successivo intervento della nonna, invece, riesce ad essere efficiente e a dare soddisfazione ad entrambe le bambine, grazie ad un’indagine condotta sui reali motivi che spingevano le due bambine a volere tutta l’arancia, spostando il fulcro della disputa dalle rigide posizioni agli interessi sottostanti.

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Il pomeriggio è stato invece dedicato ad un nuovo incontro con la selezionatrice e HR Specialist Laura Suma – https://www.manpower.it/manpower-e-il-gruppo, con a tema l’orientamento al lavoro. La Dott.ssa Suma si è resa disponibile per uno screening dei CV dei ragazzi, dando anche preziosi consigli in merito alla stesura della lettera motivazionale in risposta ad un annuncio ed alla gestione dei colloqui di lavoro.

Laura Suma

● CV
Il Curriculum Vitae dee essere redatto in maniera idonea per la selezione cui si decide di partecipare. È necessario mettere in buona luce le competenze acquisite, le mansioni svolte, le proprie soft skills. Attenzione anche all’autorizzazione al trattamento dei dati personali e la dichiarazione di veridicità degli stessi, necessari al fine di essere ricontattati dai selezionatori.

Annunci di lavoro
Prima di rispondere ad un annuncio è necessario valutarne la serietà: quanto è generico l’annuncio? Sono presenti informazioni relative al luogo di lavoro, al quadro orario? L’annuncio presenta elementi relativi alla parità di genere? È presente il nome e l’indirizzo e-mail dell’azienda selezionatrice?

● Lettera di presentazione / lettera motivazionale
La lettera di presentazione (anche: corpo della e-mail con la quale si risponde ad un annuncio) deve soddisfare i requisiti esposti negli annunci, presentando possibilmente la stessa terminologia. È suggerito il mostrare professionalità ed etica del lavoro (passione, impegno), evitando invece frasi in negativo (e.g. “non ho esperienza… nonostante…”). Attenzione poi alla grammatica e al rispetto delle formule di saluto.

L’ultima parte della giornata è stata poi dedicata alla simulazione di un colloquio di lavoro. Suma a mostrato quali domande possono essere più facilmente proposte e quali accorgimenti mettere sempre in gioco – rimanere professionali, evidenziare sempre gli aspetti positivi delle esperienze, porre attenzione a chi si ha di fronte per capire quanto “aprirsi”.

Arrivederci alla prossima lezione!

Erica Riganelli

Lezione del 23 MARZO, LA FORMAZIONE DI GENERE

La lezione del 23 marzo ha riguardato la formazione di genere. Negli studi sociologici della nostra epoca, la distinzione della specie umana in generi (uomo e donna) sta trovando sempre più spazio rispetto alla tradizionale suddivisione in sessi (maschio e femmina). Infatti, se la divisione per sessi si concentra soltanto sulle differenze fisiche tra uomo e donna,quella per genere soprattutto sulle differenze comportamentali e psicologiche dall’origine ben fondata.

La distinzione in generi, secondo Schopenhauer, è un fatto naturale volto alla ricerca di un determinato equilibrio a garanzia della sopravvivenza e del sostentamento della specie.

In origine, infatti l’uomo era per natura dedito alla caccia e alla protezione del gruppo, mentre la donna alla cura dei membri più deboli (bambini e anziani); questa diversità di ruolo ha determinato lo sviluppo di una serie di differenze tra i due in merito di azioni, comportamenti, bisogni e scelte.

MODELLI NATURALI

Nell’uomo, l’attitudine alla caccia ha prodotto un atteggiamento nel complesso individualista.  Tendenzialmente, l’uomo preferisce parlare solo quando serve, privilegia la concentrazione e la puntuale suddivisione in ruoli nel gruppi di lavoro e identifica la realizzazione nel successo personale da cui trae  orgoglio.

La donna, al contrario, dovendo pensare alla cura della famiglia e dei più deboli, ha sviluppato in linea di massima un atteggiamento più sociale.  Preferisce il dialogo continuo,  privilegia la cura di ogni individuo e l’inter-scambiabilità dei ruoli all’interno del gruppo. La sua realizzazione richiede il riconoscimento e l’apprezzamento del  suo impegno sociale da parte del gruppo.

BISOGNI E SCELTE

Nel parlare di bisogni e scelte, sotteso è il riferimento alla piramide di Maslow, una scala ordinale (gerarchica) dei bisogni dell’individuo. Alla sua base sono presenti i bisogni fisiologici e di sicurezza necessari per garantire la sopravvivenza della persona su cui uomo e donna sostanzialmente non si differenziano; man mano che si sale si incontrano i bisogni più personali (di appartenenza, stima e autorealizzazione) che assumono valore differente in ciascuno di noi non solo in base al genere, ma anche in funzione di altri fattori, tra cui carattere e personalità.

UOMINI E DONNE: DUE PIANETI DIVERSI

 Per le differenziazioni viste precedentemente sembrerebbe che uomini e donne, a parte la specie, abbiano ben poco in comune. È la verità? Anche se accettassimo l’idea stereotipata per cui le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte come si potrebbe garantire una convivenza armonica tra i due mondi? Non si può che rispondere ricordando che alla base di una qualsiasi pacifica e proficua convivenza ci sono sempre il dialogo e la comprensione, al di là dei possibili diversi approcci. Si dice  per esempio che gli uomini siano grandi parlatori e che ogni volta che prendono la parola lo facciano sempre per un motivo ben preciso. Quante volte si sente dire invece che le donne dialoghino molto poiché sentono il bisogno di esternare  sentimenti e turbamenti?

Anche per quanto riguarda la gestione dello stress,tendenzialmente si ritiene cheuomini e donne si comportano diversamente. Le donne, si dice,  tendono ad aprirsi e a condividere i propri problemi ritenendo che in questo modo sia più semplice trovare una soluzione. Gli uomini secondo le generalizzazioni più diffuse tendendo a chiudersi in se stessi e a cercare una valvola di sfogo al di fuori della famiglia. Le diversità d’approccio, che siano più o meno nette tra i due generi,  causano spesso incomprensioni. Per esempio, l’atteggiamento taciturno dell’uomo può far sentire la donna ignorata, mentre al contrario quello molto “social” della donna lo infastidisce l’uomo facendolo sentire troppo “pressato” dalle richieste di dialogo della compagna. Se a ragione  non condividiamo la rigidità viziata da stereotipo del modello presentato, non possiamo però non riconoscere che la diversità d’atteggiamento se non compresa genera misunderstanding. È sempre importante trascendere i propri schemi di riferimento e mettersi per quanto possibile gli occhiali dell’Altro per comprendere la sua visione del mondo.

CONCLUSIONE

La diversità ad ogni livello, tra uomo e donna, tra un IO e TU o tra un NOI e VOI, può causare incomprensioni e nei casi più gravi addirittura rotture relazionali. Per evitare che ciò si verifichi  è necessario innanzitutto parlarsi nel senso dell’ascoltare e del comprendere l’Altro. Imprescindibile è l’accettazione delle differenze di pensiero e comportamento, quando possibile nei limiti fissati dai diritti umani.

Anche se il divario tra uomo e donna fosse incolmabile in un’ultima istanza, non potremmo rinunciare  all’incontro ed alla relazione. Grazie all’amore, al sentimento ed alla comprensione, ognuno di noi è in grado non solo di accettare le differenze dell’altro ma addirittura di innamorarsene dopotutto “la natura non fa mai nulla per niente”.

BIBLIOGRAFIA: “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray

Denis Vaninetti

Lezione del 22 marzo – Intelligenza Emotiva parte 2 e Fake News

I ragazzi apprendono l’Intelligenza Emotiva

Nella prima parte della giornata è tornato a trovarci Luigi Pastore: ingegnere civile, esperto di comunicazione, marketing e consulente.

Abbiamo affrontato con lui la seconda parte del tema riguardante l’intelligenza emotiva.

Pastore ha esordito illustrandoci il Trittico di triangoli (bisogni, relazioni e potere) che vanno a formare il Ciclo di Denimg.

Durante la mattinata è stato analizzato il tema dell’ansia, dove secondo l’esperto, bisogna eliminarla ma non sempre è possibile e questo causa lo stress. Nel corso della nostra vita noi compiamo tre semplici azioni:

  • Scambiamo informazioni
  • Gestiamo relazioni
  • Risolviamo problemi

Basta semplicemente che una di queste tre azioni non avvenga per generare uno stato di ansia.

Quando nasciamo, siamo tutti creativi, poi cresciamo e la maggior parte di noi perde la creatività a causa dei pregiudizi e dei preconcetti che s’instaurano nella nostra mente. Ogni azione che compiamo comporta sempre un rischio: il problema è che ci facciamo influenzare dal cuore e dalla pancia (non usiamo la testa) e finiamo sempre con il commettere gli stessi errori.

In seguito sono stati trattati i vincoli dell’intelligenza emotiva:

  • Giudicare gli altri
  • Gli altri sono peggio di noi
  • Effetto gregge (così fanno tutti)
  • Timore dell’innovazione
  • Incapacità di accettare il contributo degli altri
  • Affidarsi solo agli “autorevoli” (verificare sempre le cose)

Pastore ci ha illustrato i tre pilastri per un nuovo modello economico: la green economy, l’economia circolare, il riciclo e il riuso. Ai giorni nostri, l’ambiente è diventato più importante di capitale e lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto.

Nella parte finale sono stati definiti diversi requisiti per essere un buon capo che vanno dalle competenze specifiche, capacità comunicative e operative, attitudini gestionali alla curiosità intellettuale, visione, determinazione, tenacia, empatia e desiderio di confronto. Inoltre il capo è paragonato alla Magna Grecia per cui deve essere: solido, equilibrato, classico e bello.

Come per un tempio greco sono stati definiti sei pilastri al fine di costruire una squadra vincente:

  1. Pretendere di più di quello che i collaboratori potrebbero dare
  2. Pretendere da se stessi quello che il capo vorrebbe
  3. Proteggere i lavoratori dalla paura del cambiamento
  4. Vivere accanto ai collaboratori
  5. Equità
  6. Trasferire la cultura dell’empowerment (delegare)

Come difendersi dalle Fake news

Nella seconda parte della giornata è venuto a trovarci Emilio Mango: giornalista professionista, data Analyst e scrittore freelance per riviste del gruppo Mondadori. 

Il tema della giornata riguardava il come difendersi dalle Fake news: una serie di bugie unite alla disinformazione che sono sempre esistite sin dalla nascita della comunicazione.

Sono caratterizzate da notizie totalmente o parzialmente false, riportate sui social network, con conseguente diffusione sugli altri mezzi di comunicazione (tv, giornali ecc.).

L’esempio più celebre fu la Guerra dei mondi di Orson Wells, nel 1938 tramite radio, in cui annunciò uno sbarco di extraterrestri negli Stati Uniti e più precisamente nel New Jersey, scatenando il panico generale nella popolazione.

Nel corso della lezione abbiamo analizzato il motivo dell’esistenza delle fake news, individuandole in:

  •  Propaganda politica
  •  Propaganda ideologica
  •  Cattivo giornalismo
  •  Scherno/diffamazione
  •  Satira
  •  Pubblicità a servizi
  •  Click bating

Successivamente ci sono stati mostrati un paio di esempi risalenti ai giorni nostri:

  1. Il video del cane che abbaia ad un branco di lupi senza scappare
  • L’articolo del giornale Il Mattino in cui un asteroide è in procinto di  distruggere la terra

Il problema odierno è che l‘informazione non è più mediata da qualcuno ma chiunque può pubblicare qualsiasi cosa e diffonderla.

Inoltre abbiamo analizzato il perché sono un problema.

  • Scarso controllo di internet e social media
  • Abuso del termine
  • Non c’è modo di difendersi se non informandosi
  • Chi controlla il controllore

Emilio Mango ci ha spiegato che le fake news NON possono essere sconfitte: ma le uniche “armi” che possiamo utilizzare a nostro favore sono:

  1. Documentarsi
  2. Educare le persone

Infine ci ha illustrato una serie di regole sul come fare ad identificarle:

  •  Considerare la fonte
  •  Verificare l’autore
  •  Approfondire
  •  Verificare la data
  •  Chiedere agli esperti
  •  Verificare i propri preconcetti
  •  Scherzo
  •  Fonti a supporto

Nella parte finale abbiamo parlato dell’utilizzo dei nostri dati personali da parte delle aziende che non sono interessate tanto al nome, cognome, e-mail ecc. come generalmente ci fanno credere bensì i nostri comportamenti. Essi vengono analizzati e usarti per fare delle campagne personalizzate o per delle campagne politiche ad hoc.

Andrea Sarcinella

Lezione del 15 marzo L’ECONOMIA CIVILE, UNA VIA DI INNOVAZIONE AL MERCATO – I COLLOQUI DI LAVORO 1° PARTE

Nel corso della giornata di venerdì 15 marzo abbiamo affrontato due differenti temi, entrambi molto importati ed attuali, ovvero l’economia civile e i colloqui di lavoro.

Durante la mattinata Ivan Vitali, consulente della Scuola di Economia Civile (SEC) e direttore dell’associazione conVoi Onlus, ci ha introdotti all’economia civile.

Partendo dalle origini, che vedono Antonio Genovesi, economista, scrittore, filosofo e sacerdote italiano, come il suo fondatore, ne abbiamo snocciolato gli elementi fondamentali.  Al centro di questo tipo di economia vi sono l’umano e il creato.  L’obiettivo è il bene comune e tutto l’impianto regge su tre principi fondamentali: la reciprocità, la fraternità e la gratuità. Basandosi questi punti cardine, l’economia civile si pone come un’interpretazione dell’intera economia e si situa agli antipodi di quella che è, la visione capitalistica.

I campi di applicazione dell’economia civile sono differenti e trasversali. Come pure differenti e trasversali sono i benefici portati dal seguirne le linee guida. Infatti, confrontandoci con Ivan Vitali, abbiamo potuto constatare come vari ambiti, dai servizi sociali alle banche, dal volontariato alla politica, dalle piccole e medie imprese alle multinazionali, siano tra loro intrecciati da degli elementi comuni. Questi se gestiti nel modo adeguato possono portare ad un livello di benessere reale e generalizzato, impattando in modo significativo sulle vite umane e sull’ambiente.

L’ipotesi di lavoro di questa lezione si è basata su tre elementi chiave: il tempo, lo spazio (inteso come ambiente), la relazione con l’altro. Da ciò che pensiamo riguardo a questi macrotemi dipende tutto ciò che facciamo. Infatti, la conseguente tesi di lavoro è stata che per vivere bene, quindi stare al mondo in maniera qualitativamente positiva e significativa, siano necessarie sia competenze hard, ovvero il saper fare, che competenze soft, cioè il saper essere/stare. Ciò che l’economia civile offre sono gli strumenti e le interpretazioni per accrescere queste capacità e il loro utilizzo congiunto, combinato e armonico.

Da un’analisi comparativa compiuta durante la lezione da noi masterizzandi in base alle nostre conoscenze, è risultato evidente come un’impresa civile si differenzi fortemente da un’impresa tradizionale. La prima applica un pensiero ecologico a 360° che nella seconda, invece, è (quasi) totalmente assente. Da ciò deriva un’impostazione completamente diversa. L’economia civile si sgancia dall’antropologia negativa che pervade l’economia tradizionale e segue quella che è l’antropologia positiva. Lo sguardo sull’uomo non è neutro e lo dimostrano anche gli elementi cardine di questa tipologia di economia, precedentemente citati e che a fine percorso si sono arricchiti di altre caratteristiche fondamentali. Si amalgamo, dunque:

  • Reciprocità, ovvero la “mutua assistenza”, modus operandi che contraddistingue le relazioni e fa sì che esse non siano mai impersonali né anonime;
  • Fiducia, che lega le persone e implica vero interessamento per il bene comune;
  • Felicità pubblica, l’occuparsi del “diverso da sé” superando i confini dell’interesse circoscritto solo a “casa propria”;
  • Fraternità, con la quale il “diverso da me” è fratello e, quindi, ampliando la visione, il mercato diventa un luogo di scambi orientato nella direzione in cui le relazioni si caratterizza per fiducia e mutua assistenza che, di conseguenza, lo alimentano e lo rafforzano;
  • Gratuità, caposaldo che implica il dono, ben lontano dall’obbligo e dall’aspettativa di una contropartita e fa di esso la motivazione intrinseca.

Per meglio chiarire l’importanza di tutti questi elementi, Ivan Vitali ha delineato l’altra faccia della medaglia, ossia ciò che l’ineguaglianza genera, ragion per cui è razionale preoccuparsi degli altri. Tra le conseguenze troviamo, infatti, minori opportunità, l’ostacolo ad una crescita stabile e sostenibile, le inefficienze e l’instabilità del sistema, le divisioni sociali che sono costose e che costituiscono delle minacce per la democrazia.

L’economia civile, in conclusione, non riguarda solo ciò che un’azienda può fare, ma coinvolge le persone tutte. Infatti, anche come consumatori possiamo fare la differenza, agendo come Cittadini ConsumAttori. Ogni impresa, infatti, dipende dai compratori, segue le loro esigenze e in base ad esse crea ed adatta i propri prodotti. Votare con il portafoglio, ovvero orientare i propri acquisti in base a determinati parametri, cioè sui prodotti di aziende che seguono tutto il discorso svolto finora, è una grande opportunità per lanciare un messaggio forte alle imprese. Infatti, comprando prodotti di aziende che applicano i principi dell’economia civile aiuta a sostenerne la continua attuazione e incentiva quelle che non seguono questa visione a cambiare rotta e ad attuarla.

Nel pomeriggio, abbiamo trattato il secondo tema della giornata, ovvero i colloqui di lavoro, argomento che verrà affrontato anche in altre due successive lezioni.

Laura Suma, Sales & Service Consultant presso l’agenzia del lavoro Manpower, ci ha introdotti al mondo della selezione e ricerca del personale, illustrandocene i vari aspetti e i processi che lo caratterizzano.

I passaggi da seguire durante la ricerca del lavoro affinché essa risulti proficua sono 5:

  1. Analizzare se stessi, ovvero capire cosa voglio; per capirlo posso chiedermi: quanto penso di valere? Perché penso di valere?
  2. Rilevare la percezione esterna, cioè le esigenze delle aziende
  3. Individuare i canali di ricerca del lavoro
  4. Informarsi e conoscere il mercato di riferimento
  5. Acquisire strumenti: ciò implica il redigere un curriculum vitae e il saper affrontare in maniera efficace i colloqui di lavoro.
  1. Analizzare se stessi
  • Per potersi analizzare è fondamentale analizzare contemporaneamente diversi aspetti: le proprie abitudini, abilità, motivazioni, valori, interessi e passioni, per poter poi definire le macroaree professionali di nostro interesse. In particolare, al fine di trovarsi poi in un ambiente lavorativo sereno è importante constatare se i valori dell’azienda e dei futuri colleghi sono in linea con i propri.

Tutto ciò ci porta a essere in grado di scegliere più consapevolmente il tipo di professione che vorremmo svolgere, la quale ci deve interessare e soddisfare.

Con questi elementi possiamo, infine, definire il nostro obiettivo professionale.  Avere chiaro il proprio obiettivo professionale durante la ricerca del lavoro ci permette di trovare un’occupazione soddisfacente nel minor tempo possibile.

  1. Rilevare la percezione esterna
  • Rilevare la percezione esterna significa comprendere appieno le richieste delle aziende. Possiamo dividere questa rilevazione in due aree, ovvero l’area tecnico professionale e l’area comportamentale.

La prima area comprende le competenze tecnico specialistiche, anche dette hard skills, che consistono nel saper fare. Essa si quantifica come il 40% dei requisiti che un candidato deve possedere.

L’area comportamentale è formata dalle competenze trasversali, o soft skills, che costituiscono il saper essere e includono anche l’avere flessibilità e passione nello svolgimento della propria mansione. A queste caratteristiche viene data sempre più importanza e, infatti, rappresentano il 60% di ciò che viene valutato in un candidato.

Altro elemento imprescindibile di questa categoria di competenze è il personal branding.  Un concetto-guida per trovare lavoro in un mondo in cambiamento. Esso implica il lavorare sulla comprensione di sé per identificare e far emergere caratteristiche personali per le quali gli altri dovrebbero riconoscerci e puntare su di noi. Questo conduce, inoltre, alla definizione e affermazione della propria personalità professionale e non.

La particolarità dell’argomento, che tocca personalmente ognuno di noi masterizzandi, ci ha concesso di riservare un’ampia parte alle nostre riflessioni, alle domande e al confronto, per procedere poi con la parte esplicativa nella prossima lezione.

APPROFONDIMENTI

Valentina Perucchini

Lezione del 9 marzo – Project management

Sabato 9 Marzo 2019 Alessio Sperlinga, informatico e formatore, ha introdotto il tema del Project Management all’interno di un gruppo di lavoro.

Alessio Sperlinga

Lavorare in gruppo può rivelarsi a volte complicato per il fatto che bisogna tener contro della diversità di tutti coloro che lavorano insieme e dalle inclinazioni di ognuno; e non ultimo dalla  capacità di relazionarsi con gli altri, fattore imprescindibile per fare in modo che un lavoro possa avere successo.

I primi elementi fondamentali ,quando ci si accinge ad intraprendere un lavoro simile sono:

1) Avere ben chiaro quali siano le aspettative iniziali.

2) L’obiettivo da perseguire che deve essere  innanzitutto Raggiungibile, Concreto, Risolvibile e Stimolante.

Fermo restando che per un gruppo di lavoro più o meno esteso ci sia bisogno di un solo responsabile, è essenziale stabilire quali siano i ruoli che ogni persona coinvolta deve esercitare.

Le persone chiave di un progetto possono essere così identificate:

1) Chi decide: colui che ha potere decisionale

2) Chi osserva

3) Chi coordina: si tratta di solito di una persona che ha l’abilità di influenzare l’interlocutore.

Si può attribuire alla parola influenzare una doppia accezione, la prima negativa intesa come manipolare e la seconda positiva cioè: quella capacità di cambiare il comportamento dell’interlocutore per perseguire un risultato positivo.

Altro componente essenziale risulta essere la Comunicazione a maggior ragione quando si tratta di lavorare in un gruppo ed è fondamentale che avvenga prima, durante e alla fine di un progetto in modo che ci possano essere maggiori scambi di informazione volti a raggiungere l’obiettivo finale.

Un progetto per essere equilibrato deve tener conto di questi tre elementi: Tempo, Denaro e Obiettivo; a seconda del progetto si può adottare due tipi di piani, quello che viene chiamato                                Top-down (dall’altro verso il basso) quando di tratta di un progetto finito; e Bottom-up (dal basso verso l’alto) quando il progetto lo si comincia da zero, quando parte dalla base.

Elemento da non sottovalutare è la Prevedibilità, nel linguaggio comune a questa parola si attribuisce un’accezione negativa vista come una situazione già nota, che non lascia spazio alla novità; invece, nel campo del lavoro, può avere un significato profondamente differente in quanto l’interlocutore si sentirà più coinvolto; può in questo caso essere sinonimo di Affidabilità.

Bisogna convenire che un piano perfetto a priori non esiste perché un progetto è sempre in divenire nel senso che l’idea, la soluzione, per un risultato migliore, viene con il tempo; possiamo quindi affermare che, un piano, paradossalmente è a-temporale; in oltre spesso il tempo a disposizione è breve e quindi bisogna avere la capacità di massimizzarlo e averne buon uso.

All’interno di un lavoro di gruppo è altamente probabile che ci si imbatta in situazioni problematiche; motivo per cui ci sono le regole che fanno in modo che tutti siano allineati verso uno stesso obiettivo; un problema è una circostanza  per la quale non abbiamo una soluzione immediata ed è per questo fondamentale fermarsi, e pensare fuori dagli schemi per trovare una soluzione che possa avere una portata a lungo termine.

Come asserisce Einstein: “Un problema non può essere risolto nello stesso livello che lo ha generato” ragion per cui, dobbiamo adottare delle accortezze che ci consentano di affrontarlo in maniera più lucida e chiara possibile.

ATTIVITA’ CONCETTUALE

Abbiamo elaborato alcune strategie che possono aiutarci ad ottimizzare il tempo a disposizione e raggiungere l’obiettivo prefissato; e questo sono:

1) Limitare la quantità di cose da fare; non più di due alla volta ciò fa risparmiare il tempo

2) Aumentare efficacia: identificare quelle azioni che producono risultati, rendere  chiaro e visivo l’obiettivo

3) Rendere più semplici le cose cioè far in modo che siano meno complicate del problema stesso.

Frezer Villani.

Lezione del 8 Marzo- La responsibilità sociale d’impresa

Se vogliamo un mondo migliore, dove tutti stiamo bene insieme, dobbiamo impegnarci”, è con questa frase pronunciata da Angelo Cortesi che si apre la giornata del’8 marzo dedicata al tema della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Cortesi,  inizia la sua presentazione ricollegandosi alla crisi del 2008. Crisi che ha toccato anche lui come imprenditore. Angelo sostiene che sia stata causata dall’avidità miope dell’uomo spinta da una teoria economica schizofrenica e riduzionista: verso l’uomo, l’impresa ed il valore. Dove per avidità si intende l’esclusivo tornaconto personale. Il tutto con una visione miope, orientata solo a risultati immediati e riferiti  al breve periodo (non tenendo conto degli effetti a lungo termine).

Accanto al tema della crisi economica ha analizzato anche quello ambientale, dovuto sostanzialmente allo sfruttamento incontrollato delle risorse e all’inquinamento che condiziona: aria, acqua, suolo e cibo.

Allora che cosa possiamo fare per cambiare la situazione? Due principi sono da osservare: bene comune e visione al lungo periodo. Il primo permetterebbe di realizzare utilità per tutti attraverso la creazione di un valore condiviso. Il secondo di essere più attenti ai bisogni e alle esigenze delle generazioni future senza ledere fattori determinanti per la nostra vita; è solo così che le nostre azioni saranno etiche.

E’ cambiata negli anni l’idea di profitto, la cui massimizzazione ha creato distorsioni e fratture nell’impresa determinando sfiducia nei contesti produttivi. Ne sono esempio  gli scandali che hanno colpito diverse multinazionali. Tutto ciò ha  diffuso il pensiero che il termine profitto fosse da intendersi più come il fine di un’impresa, che non un mezzo.

Cortesi  ha chiesto  cosa significasse, per noi ragazzi, essere un’azienda responsabile. E’ risultato :  onestà, rispetto delle risorse umane, dedizione all’ambiente, alla formazione dei dipendenti, senza dimenticare le conseguenze delle proprie azioni.

Vediamo come queste tematiche trovano riscontro a livello normativo: SA 8000, OHSAS 18001, ISO 45001, ISO 14001, Regolam. EMAS, AccountAbility 1000, ISO 22000, ISO 26000, ISO 27001, ISO 50001, Bilancio Sociale, Codice Etico, Interventi di CFR, Work life Balance.

Degne di nota sono: SA 8000 e ISO 26000.

  • La prima costituisce il primo standard a livello internazionale con cui si garantisce che un’organizzazione sia socialmente responsabile. Significa che l’impresa si debba impegnare al rispetto delle regole dell’etica del lavoro. Inoltre deve ricusare apertamente tutte le condizioni lavorative caratterizzate dalla disumanità: dallo sfruttamento, dall’iniqua retribuzione e dall’insalubrità del luogo di lavoro.
  • La seconda è uno standard internazionale che fornisce linee guida sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. Allora ci chiediamo: perché le aziende devono diventare responsabili? Per rispondere all’ambiente, alla comunità e all’impresa, favorendo così un moltiplicatore di benefici per la società attuale nonché futura. Senza contare che siamo dinanzi ad impellenze non  più prorogabili: inquinamento e disastri ambientali, oltre all’esagerato consumo di risorse.
  • Sostenibilità, su questo dobbiamo concentrarci. Ovvero lasciare a chi verrà dopo di noi, un pianeta che sia ancora abitabile e usufruibile al pari di come ne stiamo usufruendo noi. Per fare questo bisogna innanzitutto prendere atto che: le risorse della terra non sono infinite e che oggi il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse disponibili sul pianeta.

Un ulteriore conseguenza che deriva da queste problematiche è l’emergenza povertà che non è fine a se stessa. Il dato allarmante è la forte disparità tra ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Possibili soluzioni potrebbero essere adottate analizzando la teoria della decrescita di Serge Latouche, la teoria delle 8 R: rivalutare, ristrutturare, ricontestualizzare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare.

Per riuscire a salvaguardare il nostro ambiente bisogna cominciare a sviluppare ed esercitare comportamenti di cittadinanza attiva. Ciò significa che ognuno di noi con un piccolo gesto può fare la differenza. La sola a cambiare non può essere l’impresa, la cultura di responsabilità infatti si deve radicare in ogni individuo. C’è bisogno di una leva forte, che obblighi le aziende ed i governi a comportarsi diversamente.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo non cambierà e non migliorerà senza l’impegno di ciascuno di noi, smettere di pensare che le nostre piccole azioni siano inutili, pertanto inutile solo iniziarle.

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo.    –Henry Ford-

Articolo a cura di Lucia Ciampaglia

Letture suggerite:

Becchetti L., Il mercato siamo noi, Bruno Mondadori, 2012.

Luigino B., L’impresa civile: una via italiana all’economia di mercato, EGEA spa, 2010.

Wilkinson R. G., Pickett K., Olivieri A., La misura dell’anima: perché le disuguaglianze rendono le società più infelici, Vol. 22. Feltrinelli, 2009.

Siti web consigliati:

L’economia del bene comune, un modello economico che ha futuro:

http://www.economia-del-bene-comune.it/it

Visioni raccomandate:

Earth Day 2016 : https://www.youtube.com/watch?v=m-FM845giaI

Suzuki S., Discorso alle Nazioni Unite 1992: https://www.youtube.com/watch?v=fL_KBeJI3h4

Thunberg G., COP24 2018: https://www.youtube.com/watch?v=oDZWpmYj38U

Lezione del 2 Marzo – Strumenti di creatività

Ottavo appuntamento per il già affiatato gruppo di ragazzi del Master presso lo studio di Commercialisti Ferrari e Associati in centro Lecco. Unico relatore Alessio Sperlinga, per insegnarci alcuni strumenti di creatività.  Alessio ci guida ancora una volta nel complesso mondo della mente umana, quale potente strumento di risoluzione dei problemi in cui ci imbattiamo nel nostro vivere quotidiano.

Ogni giorno si verificano piccoli e grandi eventi, in circostanze più o meno prevedibili; situazioni che generano ostacoli, superabili solo se siamo in grado di inquadrarli e definirli correttamente. Infatti, senza una chiara consapevolezza della vera entità del problema, non è possibile trovare soluzione allo stesso.

Secondo la visione razionalista occidentale, basata sul pensiero convergente, una soluzione è tanto più efficace, quanto più semplice risulta essere rispetto al problema stesso. É necessario deframmentare, ridurre il problema in elementi/problemi più semplici (e quindi di più facile risoluzione), approcciandosi ad essi correttamente.

Spesso, è proprio la modalità in cui ci poniamo dinanzi ad un problema a renderlo complicato.  Ci lasciamo allontanare dalla soluzione anziché farci avvicinare. La negatività, la troppa razionalità o emotività, la tendenza a chiuderci nei nostri schemi, sono di per sé errori e ci impediscono di raggiungere gli obiettivi.

Ad esempio per il semplice fatto di pensare che “così non si fa” o “così non si può”, poniamo dei limiti alle nostre possibilità. E ancora, quante volte ci capita di affermare “non riesco a fare X”? É un po’ come se dicessimo “non riesco a pensare a X”, quindi “credo che X sia impossibile da fare”,

pertanto “non faccio X”, riducendo automaticamente il problema alla sfera dell’impossibile.

Dovremmo abituarci ad esercitare il pensiero positivo: “penso di non riuscire a fare X, per ora”, “penso che non sia possibile per me risolvere il problema, per adesso” e sforzarci, perchè ad ogni problema c’è una soluzione anche se non riusciamo a intravederla. Infatti, se non a noi, arriva poi magari qualcun’altro che “riesce a pensare a X e a fare X”, e dalla sfera dell’impossibile ci si eleva a quella del possibile.

“Quando ciò che si riteneva impossibile viene pensato, diventa possibile realizzarlo”. Come?

Se il problema non si risolve con la razionalità e gli sforzi come possiamo fare? Ricordare che il problema è una costruzione mentale, mentre la soluzione è una visione reale! E laddove il pensiero convergente, razionale e logico non riesce ad esserci completamente di supporto, possiamo sempre ricorrere al pensiero divergente, creativo e non convenzionale.

Ecco un esempio pratico:

Dopo aver preso un foglio bianco e tracciato nove punti come nella figura sottostante, proviamo a unire tutti i punti, con solo quattro linee e senza mai staccare la penna dal foglio:

Come riuscirci? Un consiglio è quello di uscire dagli schemi! Finchè abbiamo la percezione che esistano dei confini, e non possiamo uscire dagli stessi non troveremo la soluzione, provateci !

Infatti, spesso abbiamo difficoltà a risolvere certi problemi perché la nostra mente (nella fattispecie l’emisfero sinistro) cerca soluzioni sulla base di schemi già visti e li ripete in situazioni analoghe. Questo non ci permette di trovare soluzioni alternative. Imparare a pensare fuori dagli schemi significa abbandonare percorsi già tracciati in precedenza. Esercitando l’emisfero destro, ricorrendo alla creatività, all’immaginazione, alla flessibilità adottiamo un metodo differente ma maggiormente efficace di impostazione dei problemi, che si presentano nei contesti più vari.

Basti pensare all’aneddoto raccontato da Matteo Rampin, nel suo libro “Pensare come un mago”.    Parigi, inizio ‘900: il truffatore Victor Lustig prova a vendere la Torre Eiffel. Fingendosi un funzionario del Ministero delle Poste e dei Telegrafi (l’ente responsabile della torre), scrive ai più importanti commercianti di rottami di ferro del paese, informandoli che a causa degli alti costi di manutenzione, si è resa necessaria la demolizione e la vendita della Torre Eiffel. A loro chiede la massima riservatezza per non far trapelare la notizia. Alla fine di un percorso di scrematura un imprenditore risulta vincitore, ma in fase di chiusura della trattativa inizia a temporeggiare sul prezzo. Trovare il modo in cui Lustig ha convinto l’imprenditore a comprare la Torre Eiffel è l’esercizio che abbiamo intrapreso in aula.

Superiamo il principio generale, per cui si ritiene che tutti gli esseri umani abbiano cervelli che li aiutano a ragionare solo in modo logico, attraverso il metodo deduttivo (che procede dal generale al particolare, cioè da premesse e regole conosciute per ricavare il risultato) e induttivo (che procede dal particolare al generale, cioè da premesse e risultati conosciuti per risalire alle regole). Prendiamo coscienza dell’esistenza anche di un approccio più creativo ad un problema e alla sua risoluzione, attraverso il ragionamento/metodo abduttivo per cui partendo da alcune premesse o fatti che si vogliono spiegare, si cerca di individuare una possibile ipotesi che li spieghi.

Esercitiamo la nostra capacità di formuare ipotesi e di creare delle idee che si avvicinano alla soluzione, quando non riusciamo a trovarne una. Come ci suggerisce Alex Osborn, attraverso questi due metodi scientifici creativi:

  • il Freewheeling, letteralmente “a ruota libera”, come metodo individuale, da fare in uno stato di rilassamento e per circa dieci/venti minuti.
  • il Brainstorming, letteralmente “tempesta di cervelli”, come metodo di gruppo, da fare in circa mezz’ora. Dato un argomento ben definito o un problema lasciamo libero spazio alle idee, di ogni tipo, anche quelle più strane, che si trasformeranno poi in soluzioni o in un programma di lavoro per trovare in seguito una soluzione. Non ci sono regole, se non: vietato interrompere e vietato vietare, nessun giudizio!

Michela Bassani

lezione del 1 marzo – Gli imprenditori si raccontano – Attività individuale di ascolto

Bentornati con una nuova puntata del Master Lecco 100 di venerdì 1 marzo. La giornata odierna è stata così suddivisa:

Nella prima parte, per il ciclo “Gli imprenditori si raccontano” abbiamo avuto una doppia testimonianza, rispettivamente Walter Cortiana (imprenditore) e Bruno Corti (assistente educatore). Mentre nella seconda parte è tornata a trovarci Cristina Pedretti, ex corsista dello stesso Master nella sua edizione del 2013, life coach e formatrice.

Gli imprenditori Walter e Luca Cortiana sono attualmente alla seconda generazione della 3C Catene: azienda fortemente affermata da oltre quarant’anni, sia a livello locale che nel panorama nazionale, nella produzione di catene in metallo di piccole dimensioni.

Walter_Cortiana

I tre valori guida che caratterizzano il nostro Master, sono gli stessi che Walter Cortiana applica nella sua azienda: competenze (non sono sufficienti), cuore (ci vuole passione) e convinzione (per raggiungere un obiettivo).

Nella sua vision le relazioni e le collaborazioni sono fondamentali per lo sviluppo dell’azienda e del territorio stesso. Giustappunto può vantare diverse collaborazioni con scuole, università e associazioni per diffondere la cultura, i valori del lavoro, vari progetti innovativi e l’alternanza scuola-lavoro.  Attraverso corsi di formazione, investimenti e innovazioni, la sua azienda ha raggiunto e ottenuto la certificazione di gestione della Qualità secondo la norma ISO 9001.  All’interno dell’azienda i suoi dipendenti sono al tempo stesso coinvolti e valorizzati. Il rapporto tra loro è familiare dimostrato anche dall’attaccamento del loro ex capo officina che nonostante la pensione è voluto tornare come consulente a titolo gratuito.

Nella seconda parte della mattinata ha preso la parola Bruno Corti, assistente educatore presso la Casa Don Guanella, comunità educativa molto affermata a livello regionale nel cuore della città di Lecco da più di cent’anni.

La Casa ospita attualmente circa 60 bambini/e e ragazzi/e in situazioni di disagio, difficoltà, depravazione e situazioni di pericolo fisico o psicosociale.

Corti inizia a lavorare sin da giovane come idraulico: “Esperienza formativa e professionale al tempo stesso”, affermerà. Di pari passo inizia ad avvicinarsi al mondo del volontariato che lo porterà a viaggiare nel mondo, soprattutto in America Latina. La sua esperienza l’ha portato oggi a essere oltre che educatore anche responsabile di progetti e a rapportarsi con le istituzioni locali.

I ragazzi sono continuamente stimolati a mettersi in gioco attraverso la gestione della casa, le relazioni, le attività e i progetti.   A tal proposito è stato realizzato il progetto Cascina Don Guanella, attraverso la ristrutturazione di un vecchio cascinale, nei pressi di Valmadrera, con terreno annesso. In questo ambiente protetto i ragazzi, insieme agli educatori, si occupano della gestione e mantenimento della struttura oltre che svolgere attività prevalentemente agricole, in quanto l’agricoltura rappresenta una formidabile risposta alle situazioni di disagio e favorisce la coesione e il lavoro di squadra.

Nel pomeriggio Cristina Pedretti che lavora per la Fondazione Luigi Clerici di Lecco, oltre che essere life coach, dopo una breve spiegazione teorica riguardo all’interazione tra speaker e ascoltatore, ci ha guidato in una serie di esercizi sfruttando alla massima potenza i ns canali sensoriali, visivi e uditivi.

Nel primo esercizio, dopo esserci divisi in coppie, bisognava raccontarci una storia a vicenda riguardo un argomento sui cui si era particolarmente ferrati.  Dal racconto dello speaker dovevano fuoriuscire parti verbali, uditive e sensazioni. Durante il racconto l’ascoltatore invece doveva fornire segnali: sensoriali (sguardo in alto), uditivi (laterale), visivi (in basso). Lo speaker a questo punto doveva adattare la sua narrazione focalizzandosi maggiormente sui nuovi segnali emessi dall’ascoltatore.  La finalità  dell’esercizio è quella di comprendere e di entrare in relazione con le persone che ci circondano nella vita di tutti i giorni, attraverso i canali sopra citati.

Nel secondo esercizio, sempre divisi a coppie, bisognava schierarsi di fronte al muro con appeso un foglio contenente le lettere dell’alfabeto, sotto ciascuna di esse corrispondeva una diversa lettera: d (destra) s (sinistra) i (insieme). (Vedi foto sotto).

L’esecuzione dell’esercizio corrispondeva nel leggere ad alta voce la lettera dell’alfabeto e alzare la mano in corrispondenza delle lettere sottostanti.   Ci sono tre livelli di difficoltà: mano singola, mano + piede opposto e lettura dell’alfabeto al contrario. Dopo il passare dei giorni, bisogna cambiare l’ordine delle lettere d, s, i perché è memorizzato dal nostro cervello e non diventa più efficace, affermerà la coach.  Cristina Pedretti ci ha consigliato di svolgere questo esercizio tutte le mattine per 10 – 15 minuti, al fine di sciogliere eventuali tensioni accumulate in precedenza e tornare in uno stato positivo.   Il fine dell’esercizio è l’interazione che si crea tra l’emisfero destro del nostro cervello, e quello sinistro. Lo scopo è far sì che essi siano riattivati.

Alla prossima puntata! Mi raccomando, non mancate!

Andrea Sarcinella

Siti web consigliati:

https://www.catene3c.it

http://www.donguanellalecco.it

https://www.chiacchieredavenere.it

Lezione del 23 febbraio – Sostenibilità ambientale

TERRA 2.0 – CONSUMO DI SUOLO E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

La giornata del 23 Febbraio 2019 è stata dedicata ad un tema attualissimo: il consumo di suolo e la sostenibilità ambientale.

Change of scenery questa volta per i nostri “masterini”, ospiti, per l’occasione, dell’Istituto G. Bertacchi di Lecco, insieme con i ragazzi di tre classi del liceo delle Scienze Umane che stanno concludendo il loro percorso di studi.

Protagonista della giornata è Elena Granata, architetto e urbanista. Professore Associato di Urbanistica e Analisi della città e del territorio al Politecnico di Milano e collaboratrice  della Scuola di Economia Civile (SEC).

Elena conquista subito tutti con il suo entusiasmo e, raccontando ai ragazzi del suo curioso percorso di vita, spiega quale sia davvero il suo lavoro e la sua passione: le trasformazioni.

Racconta di un mondo, il nostro, dove tutto cambia. Il venire meno delle dicotomie del XIX e XX secolo – imprenditori vs lavoratori, profit vs no-profit, tempo libero vs lavoro, tecnologia vs natura, economia vs etica, lavoro vs gioco, mercato vs gratuità – ha permesso al cambiamento di farsi spazio, e alla realtà di fare dell’ibridazione, in tutti gli ambiti, la sua cifra costitutiva. Oggi è possibile fare cose che sembravano pura fantascienza anche solo vent’anni fa. Usare droni in agricoltura, fare un selfie con il Papa, affittare appartamenti di lusso a ore per guardare la partita con gli amici, costruire boschi verticali in centro Milano o prosciuttifici (ovviamente ecocompatibili) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

In questo mondo cambiano le parole e ne vengono introdotte di nuove – come responsabilità sociale, fiducia persona, ambiente, benessere. Cambiano anche i significati di parole abituali – come condivisione, amicizia, comunità, esperienza, compatibilità.

Le parole, si sa, sono di tutti  e la diffusione di nuovi concetti positivi non può che essere un bene; bisogna, però, prestare molta attenzione al loro significato e contesto di utilizzo.

Come afferma Luc Boltanski  “il capitalismo si nutre sempre delle idee e delle parole dei suoi nemici”. Se non siamo consapevoli dei rischi, è più facile per il mercato manipolarci, soprattutto in questo frangente di cambiamento.

È per quindi necessario, spiega Elena, applicare schemi di interpretazione divergenti. Questo per potersi orientare al meglio all’interno della più grande dicotomia storica: quella tra uomo e natura. Dicotomia su cui si basa tutta la dialettica dell’ecologia.

Anche questa dicotomia, in realtà, come le altre, oggi non è più valida. L’ha riconosciuto, nel 2015, anche Papa Francesco che, nell’Enciclica Laudato si’, afferma che non possiamo fare a meno di avere un approccio ecologico. Poiché l’approccio ecologico è necessariamente un approccio sociale. In un’ecologia integrale, c’è piena integrazione fra giustizia sociale e ambiente, le idee stanno insieme concettualmente.

Non ha più senso quindi parlare di questione ecologica oggi. Il pensiero ecologico è già il pensiero contemporaneo, è già il pensiero delle connessioni, della ricerca di relazioni.

L’ecologia non è più solo un tema da specialisti, ma è diventato un tema trasversale. La cifra comune a tutte le discipline, tanto che molti italiani illustri sono (stati) ecologisti pur non essendo dichiaratamente ecologisti: Pasolini, Calvino, la pediatra Laura Conti, il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, solo per citarne alcuni.

Eppure in Italia, purtroppo, la consapevolezza della necessità di un pensiero ecologico non è ancora così diffusa. C’è un’evidente disgiunzione fra l’idea che noi italiani abbiamo del nostro Paese – che sentiamo nostro per il patrimonio culturale e artistico, per la bellezza del territorio, per la cucina e i prodotti alimentari – e il nostro modo di comportarci nei confronti del paesaggio che ci circonda.

Nel nostro paese, ci spiega Elena, c’è un consumo di suolo pari a 8mq al secondo. Si cementificano, con case e capannoni, fino a 70 ettari al giorno. Cifre, queste, che non sono mai state così alte come negli ultimi dieci anni, a fronte di un calo demografico, della recessione economica, del calo dell’immigrazione. “Perché, allora?” verrebbe da chiedersi. La questione è complessa, anche se le ragioni sono sostanzialmente di natura fiscale. Si fanno piani regolatori, si riempiono i vuoti, soprattutto nei piccoli comuni, si satura il territorio, per avere oneri di urbanizzazione da utilizzare per la spesa corrente. Inutile dire come questo meccanismo favorisca imprese la cui onestà (e legalità) è dubbia.

Un meccanismo perverso che, se non affrontato in un’ottica di progettualità nuova e mettendo in atto meccanismi virtuosi, rischia di trasformare l’amor loci tutto italiano nell’ennesimo esempio di consumo eccessivo di suolo e conseguente degrado ambientale.

E quindi, come se ne esce?

Se ne esce, ci racconta Elena, con l’applicazione di nuovi metodi per muovere le persone, per indurre comportamenti virtuosi. Con la teoria della spinta gentile di Richard Thaler, Nobel per l’Economia. Con le tecniche di spiazzamento del Sindaco di Bogotà, pedagogista, che ha riconfigurato il traffico di un’intera città. Con la Fun Theory. Con la creatività delle città del mondo, che permette a progetti come il recupero dell’High Line di New York, il termovalorizzatore di Copenhill, la biblioteca futuristica nella favelas di Medellín, le piazze che si allagano di Florian Boer a Rotterdam, di vedere la luce.

Se ne esce come gli studenti sono usciti dall’Aula Magna dell’Istituto Bertacchi dopo la mattinata con Elena: con la consapevolezza che ci vuole impegno e visione, e che non è dall’ortodossia e da contesti uniformi che nascono nuove soluzioni, ma da quelli in cui c’è un alto fattore di differenza e multidisciplinarità.

In una parola, se ne esce educando, alle parole e agli spazi.

Arianna Scaglia

Letture consigliate:

~ Biodivercity. Città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo, E. Granata

~ Le città invisibili, I. Calvino

~ Il nuovo spirito del capitalismo, L. Boltanski & E. Chiapello

Siti web consigliati:

~ http://planetb.it/

~ Progetto VEnTO (Politecnico di Milano): http://www.progetto.vento.polimi.it/

~ Progetto Teen (Politecnico di Milano): https://www.teen.polimi.it/

Visioni consigliate:

~ Fun Theory 1: https://www.youtube.com/watch?v=SByymar3bds

~ Fun Theory 2: https://www.youtube.com/watch?v=qRgWttqFKu8

Lezione 22 Febbraio – Intelligenza emotiva in azienda e nel lavoro, Parte1 – strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi

22.02.19 – INTELLIGENZA EMOTIVA // PROJECT CYCLE MANAGEMENT

La giornata di venerdì 22 febbraio ha visto la partecipazione di due diversi docenti: la mattina è stata dedicata all’incontro con Luigi Pastore, ingegnere civile e vice-presidente presso l’Agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico delle provincie di Varese, Como e Lecco, mentre nel pomeriggio è stata accolta Cristina Pedretti, ex corsista dello stesso Master nella sua edizione del 2013, life coach, formatrice e curatrice del progetto al femminile “Chiacchiere da Venere”.

Con Luigi Pastore è stato affrontato il tema dell’intelligenza emotiva in azienda e nel lavoro, in un primo momento di scambio sulla tematica che avrà poi seguito nel mese di marzo. Pastore, esperto di comunicazione, marketing e motivazione per Marco Redaelli & Associati di Milano, nonché docente e consulente di direzione, appare fin da subito molto appassionato all’argomento proposto. «Non sono qui per darvi risposte o verità assolute, ma per instaurarvi dubbi, perché dove vi sono dubbi, vi sono anche domande». Il suo stile comunicativo è incisivo, profondo, graffiante. Pastore tesse con facilità un discorso molto articolato e complesso, arricchendolo con pillole di filosofia, economia e letteratura, e lanciando continue provocazioni ai partecipanti per stimolarli alla riflessione.

Si è partiti da  una riflessione sulla realtà, che per Pastore  non è oggettiva, ma solamente basata su credenze condivise. Ad esempio,  è discussa l’affermazione secondo la quale “il mondo è ingiusto”. Allo stesso modo ci si sofferma a riflettere su statements come  :

  • la realtà non è come appare”, poiché i sensi sono ingannevoli,
  • siamo tutti migranti”, da un punto di vista storico.

La lezione si sviluppa soprattutto sul tema del diverso. Secondo Pastore “siamo tutti diversi”,  negando il fatto che gli esseri umani collaborino spontaneamente, poiché il diverso fa paura. Emerge, tuttavia, che la diversità è necessaria per risolvere quei problemi complessi che da soli non si è in grado di gestire. È una questione di relazione, che nasce dall’interazione. La relazione è il vero valore della comunicazione fra gli individui. Perché questo sia funzionale, tuttavia, è necessario che l’uomo sia intelligente.

Citando le parole che M. Cipolla utilizza nel suo trattato sulla stupidità umana, l’uomo intelligente è definito come colui che con il suo operato ottiene benefici per sé e per gli altri. A questo punto Pastore apre una parentesi. L’affermazione appena fatta serve ad introdurre il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa, non solo intesa come configurazione organizzativa sostenibile sul piano sociale, ambientale ed economico, ma soprattutto come creazione di valore. Un valore non limitato agli azionisti, ma condiviso con tutti gli interessati – i cosiddetti stakeholders – dalle relazioni aziendali (e.g. operai, fornitori, clienti, ambiente). «In una Organizzazione» – specifica l’ingegnere – «non è l’intelligenza assoluta dei singoli che fa la differenza di valore, ma la rete delle relazioni che sanno instaurare, con l’interazione, l’interconnessione, l’interdipendenza e l’integrazione dei loro atteggiamenti e comportamenti, con le situazioni in atto che faticosamente proviamo a conoscere».

Di seguito «l’obiettivo delle intelligenze relazionali è quello di far transitare  soggetti coinvolti nel giudizio, all’ascolto, per conoscere e capire e potersi parlamentare con la complessità della realtà, non solo individualmente, ma interagendo costruttivamente con gli altri in modo qualitativamente e reciprocamente gratificante, circolare, plurilivello, multidimensionale».

Pastore parla di intelligenze relazionali. Poichè, di intelligenze ve ne sono almeno 14 tipi differenti [vedi grafico]. Quella relazionale in particolare risulta utile e necessaria per sviluppare modalità di pensiero divergenti. L’uomo intelligente è l’uomo che ha rispetto per il diverso: in questo modo, esso è in grado di gestire le divergenze, accantonando le visioni della realtà che derivano strettamente dalla sua cultura di riferimento, alla ricerca di soluzioni innovative ed autentiche per il problem solving nella complessità del mondo di oggi.

La conflittualità, afferma Pastore, nasce dal rifiuto della diversità. Al fine, dunque, di inseguire l’eudemonismo – ovvero la ricerca del bene e della felicità in modo naturale – è necessario rifarsi all’intelligenza emotiva (relazionale e sociale). Questo tipo di intelligenza ricorre all’intelletto per scoprire, intendere e gestire le nostre e le altrui emozioni, educando ai sentimenti e al controllo delle passioni. La crescita, intesa come progresso, a livello individuale così come sul piano organizzativo, appare dunque possibile solo nel momento in cui l’uomo applica la gestione delle emozioni e si apre al rispetto per il diverso.

Infine, Pastore ha introdotto i temi della leadership, del rischio e del metodo scientifico per definire al meglio la figura dell’imprenditore, differente da quella del capo e del manager, intesa come soggetto in grado di porsi degli obiettivi.

Di obiettivi, formali, di business, professionali, personali si è parlato nell’incontro del pomeriggio, in compagnia di Cristina Pedretti.

Pedretti, esperta in didattica assistita dalle nuove tecnologie, lavora per Fondazione Luigi Clerici occupandosi di formazione e coordinamento, ma è più nota alla cronaca per il suo progetto di soft coaching ed empowerment femminile: il blog e canale podcast “Chiacchiere da Venere”, segnalato anche da ELLE.it fra le dieci migliori trasmissioni al femminile.

La prima parte delle ore pomeridiane è stata dedicata agli strumenti di progettazione per l’accesso ai bandi gestiti dall’Unione Europea, in particolare attraverso il Project Cycle Management, ovvero la gestione del ciclo del progetto [in figura].

Dopo aver illustrato l’iter procedurale di un bando, ponendo l’attenzione anche sui requisiti richiesti dagli stessi, l’intervento si è soffermato sulle principali caratteristiche che un buon progetto deve avere. Esse sono individuate

  • nella pertinenza,
  • nella fattibilità
  • nella sostenibilità.

E’ indispensabile, inoltre, che il focus del progetto sia sui reali bisogni dei destinatari. Lo strumento consigliato dalla dottoressa Pedretti per mantenersi focalizzati è quello denominato “albero dei problemi”. Partendo da un macro-problema reale, risulta opportuno analizzarlo attraverso la tecnica del brainstorming per individuarne sotto-problematiche, cause e conseguenze.

Successivamente, lo schema creatosi attraverso questa attività di pensiero è sottoposto ad un cambiamento di prospettiva, un ribaltamento, divenendo “albero degli obiettivi”. In questo modo, infatti, i micro e macro-problemi prima individuati divengono gli obiettivi effettivi, gli scopi del progetto, e le loro cause diventano gli atti sui quali attuare procedure trasformative effettive. Per assicurarsi un continuo controllo delle risorse, delle spese e delle condizioni verificabili per ciascun obiettivo, a questi strumenti vengono in aiuto il Logical Framework Matrix, ovvero l’Approccio al Quadro Logico, e il Business Model Canvas. Quando si scrive un bando, infatti, bisogna avere ben chiari

  • i criteri formali – l’eleggibilità del destinatario,
  • il budget di riferimento,
  • la calendarizzazione
  • le procedure di valutazione dei risultati che si intendono mettere in atto
  • le risorse a disposizione (partner chiave, attività chiave, canali…).

I vantaggi derivati dall’utilizzo di questi strumenti sono molteplici:
– la formulazione chiara degli obiettivi
– il focus sui risultati
– la flessibilità rispetto alle azioni messe in pratica (adattamento)
– la sostenibilità
– il monitoraggio e il controllo continuo
In questo modo, “se i risultati sono forniti e le condizioni avverate, allora gli obiettivi del progetto saranno raggiunti!”, conclude Pedretti.

La life coach passa successivamente a raccontare la nascita e l’evoluzione del suo progetto “Chiacchiere da Venere”. Illustrando  i risultati ottenuti dalla sua attività in termini di visibilità (followers, visite al sito, iscrizioni alla newsletter e acquisto infoprodotti) e i suoi progetti futuri, strategie di crescita e nuovi obiettivi. L’idea, nata nel 2016 come raccolta di interviste su temi femminili, si è infatti ampliata e sviluppata negli anni comprendendo un blog, un podcast, un sito web e un canale Youtube, elaborati con grande attenzione alle modalità comunicative. Oggi Pedretti, attraverso il personal branding e la brand awareness, punta a far maturare il suo progetto fino a renderlo la sua attività principale, promuovendo anche eventi, infoprodotti e percorsi di coaching personalizzati. E il team di Lecco100 non può che augurarle buona fortuna.

Nell’ultima parte del pomeriggio è proposta una mini-attività di empowerment personale, ovvero il “tu senza limiti”, secondo la seguente consegna: “Immagina di non avere alcun limite (tempo, competenze, soldi, relazioni…). Come ti vedi fra 3-5 anni? Cosa stai facendo? Chi sei diventato?”.

Dopo un primo momento di pensiero più libero in merito, si è passati alla focalizzazione di un obiettivo definito S.M.A.R.T. e alla stesura di un personale piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo, definendo steps che fossero specifici, a basso rischio percepito, realizzabili a breve tempo, verosimilmente raggiungibili e congrui con il risultato atteso.

L’attività di Coaching, spiega infine Pedretti, è volta proprio a supportare i soggetti durante il periodo di progettazione e realizzazione di un obiettivo, affrontando la paura, la demotivazione e il disorientamento.

E tu, che stai leggendo, fermati un momento a riflettere: qual è il tuo prossimo obiettivo?

Il Master LECCO100 continua.

Erica Riganelli

 

 

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