VENERDì 19 – LA MEDIAZIONE – TESTIMONI DELLA SOCIETà CIVILE

Venerdì 19 febbraio gli alunni di Lecco100 hanno avuto l’opportunità di incontrare personalità di spicco del territorio lecchese, ciascuna con la propria esperienza di e di lavoro.                                                                                         Il primo ospite della giornata è stato Massimiliano Ferrari, commercialista che ha scelto di occuparsi della formazione sui temi legati alla sua professione.

Massimiliano Ferrari

Il mondo di oggi, soprattutto a causa del Covid19, non si è fermato e ha invece continuato ad evolversi adattandosi al cambiamento. Massimiliano si è messo in gioco dando vita ad una community di professionisti come avvocati, formatori ed imprenditori che tengono eventi online su varie tematiche e che ha chiamato Medianos, da lui stesso definita “una rosa in un deserto”.

Il conflitto è inevitabile ed evitare il confronto potrebbe rivelarsi fortemente deleterio. Ma quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione oltre al ricorso davanti al giudice? La mediazione civile è una pratica alternativa di risoluzione dei conflitti. Tale pratica, che può essere svolta da avvocati e non, presenta diversi vantaggi rispetto al ricorso davanti al giudice: da un lato minori costi e dall’altro maggiore rapidità nella risoluzione del conflitto.

La figura del mediatore, dunque, è quella di una persona terza ed imparziale impegnata in un percorso di ripristino della comunicazione tra le parti, che guida ed agevola verso la risoluzione della diatriba.                                                   

Il bravo mediatore usa diverse tecniche:

  1. Ascoltare attivamente le parole che vengono pronunciate dalle parti, senza pensare già a quale potrebbe essere la soluzione.
  2. Rielaborare il testo. Ripetere alle parti ciò che hanno detto, ponendo maggiore enfasi sugli elementi positivi.
  3. Sessioni separate. Ciascuna parte si confronta singolarmente con il mediatore e durante tutto il percorso vige la regola della riservatezza.
  4. Immedesimazione. Il mediatore cerca di immedesimarsi nelle parti. Cosa farebbe se fosse al posto del cliente?

Ciò che Massimiliano ha voluto trasmettere ai ragazzi di Lecco100 è che il miglior modo per risolvere i conflitti è provare ad ascoltare l’interlocutore, cercando di capire le sue motivazioni, senza invece focalizzarsi sul tentativo di far valere solo i propri diritti. Le competenze trasversali sono fondamentali per un buon professionista, e soprattutto è sempre fondamentale avere un piano B, in particolar modo in un periodo di crisi pandemica come quello che stiamo vivendo.

Il primo ospite del pomeriggio è stato il sindaco della città di Lecco, Mauro Gattinoni, il quale ha raccontato la sua esperienza lavorativa oltre che personale.

Mauro Gattinoni

Da sempre legato al suo territorio, è stato presidente della banda Manzoni di Lecco, responsabile dell’azione cattolica, presidente della fondazione ambrosiana di Milano, ed inventore della manifestazione lecchese Scigamatt. In ambito lavorativo ha svolto una lunga carriera in API (associazione piccole medie industrie), dapprima come addetto stampa, poi come responsabile, vice direttore e da ultimo come direttore. Nel 2019 si è trovato di fronte ad un bivio: abbandonare la carriera in API o candidarsi a sindaco. Ha optato per la seconda e la sua determinazione e coraggio lo hanno poi premiato, coronando il sogno di diventare sindaco. La principale difficoltà di tale ruolo, a detta del neo sindaco, è quella di trovare una sintesi tra istanze, tra posizioni inconciliabili; tuttavia la forza del coraggio può essere capace di guidare le nostre azioni. Difatti secondo Mauro il coraggio ha tre dimensioni:

  1. vedere la realtà per quella che è
  2. avere il coraggio di riconoscere i propri limiti
  3. avere il coraggio dell’immaginazione

L’intervento si è chiuso ricordando quali sono i suoi progetti per valorizzare il territorio lecchese, ponendo l’accento sui giovani e su alcune aree di particolare interesse per la città di Lecco che meritano di essere rivalutate.

Il secondo ospite del pomeriggio è stato il Presidente della Provincia di Lecco, nonché sindaco di Onno e avvocato, Claudio Usuelli.

Claudio Usuelli

Per raccontare la sua carriera nella politica ha portato l’esempio dell’arbitro: egli deve dirigere e non ergersi a protagonista. Secondo Usuelli, il ruolo del politico è quello di restare in disparte pur dovendo svolgere un ruolo di grande importanza.

La vita, afferma l’avvocato, è come una ruota di una bici che gira: c’è chi gira a 100 all’ora e chi a 20. Alla fine, però, tutti arrivano a raggiungere i loro obiettivi, anche se a piccoli passi. Avere troppa fretta di raggiungere i propri obiettivi non porta mai a grandi risultati.

Il lavoro in Provincia, ci racconta, è affascinante e al tempo stesso indispensabile per il coordinamento tra i vari Comuni. Anche in tale ruolo si può riconoscere la figura del mediatore, che media tra i cittadini e le organizzazioni con le quali la Provincia stessa opera.

L’ultimo ospite della giornata è Isabella Preda, amante dello sport e della scrittura, giornalista sportiva per il giornale di Lecco.

Isabella Preda

Isabella ha iniziato con un lavoro domenicale facendo la relazione delle partite di calcio; con il tempo si è poi interessata anche di cronaca. Dopo la laurea si è trasferita nel gruppo editoriale di Como per diventare poi responsabile delle tre testate comasche. Successivamente si è occupata anche del giornale di Lecco e di Merate. La sua determinazione e la sua forza di volontà l’hanno portata a diventare direttore responsabile del giornale di Como. Gli orari lavorativi sono pressoché gli stessi, mentre ciò che cambia sono le responsabilità rispetto a tutto ciò che viene pubblicato sul giornale, e il rapporto con i collaboratori.

Quali sono i pregi che bisogna avere per fare il direttore?

  1. Buone doti da leader: saper rispondere a tutti, trascinare il gruppo.
  2. Capacità di ascoltare gli altri con grande e reale attenzione.
  3. Organizzazione se si vuole fare tutto il lavoro in tempi e con modalità ottimali: creare perciò una scaletta di cose da fare e spuntarle man mano che si fanno.
  4. Lavoro di gruppo, anche in sinergia con altre redazioni. Saper dialogare con altre redazioni appartenenti alla stessa azienda.
  5. Puntualità nella consegna dei propri lavori.
  6. Flessibilità nelle varie operazioni da eseguire per raggiungere lo scopo prefissato.

La sua esperienza ci insegna che lottare per i propri sogni e le proprie passioni premia sempre, seppur con qualche sacrificio. E sicuramente l’arma vincente è costituita dall’essere sempre disponibili verso gli altri, collaboratori o lettori che siano.

Giulia Capobianco

SABATO 13 – TECNICHE DI CREATIVITA’

Durante la giornata di sabato, insieme ad Alessio Sperlinga abbiamo affrontato le tecniche di creatività e come queste possano essere d’aiuto nella soluzione dei problemi.

Alessio Sperlinga

Siamo partiti dal fatto che esistono numerosi metodi per pensare, di cui i due principali sono :

  • la logica, di origine greca, il pensiero convergente,
  • il pensiero razionale per il quale contano solo i fatti.

Il problema principale sono i bias (distorsione, deviazione dalla norma) cognitivi, che rappresentano il pregiudizio che noi abbiamo verso le cose. In ogni situazione che si presenterà nella nostra vita noi non riusciremo a conoscere tutto. Quindi, l’unico modo che avremo per risolvere il problema sarà adattarsi. La parola adattamento per certi versi può coincidere con la parola apprendimento. Se non abbiamo un’idea chiara sulla situazione, qualsiasi soluzione non sarà ottima, anzi probabilmente sarà sbagliata. Per prima cosa, dobbiamo dunque inquadrare il problema e definirlo correttamente.

La nostra percezione della realtà è imperfetta. Noi siamo bloccati all’interno di schemi e dobbiamo ricorrere alle nostre capacità per uscirne. Una soluzione potrebbe essere l’immedesimazione in una persona che sa come risolvere il problema. Compiendo questa attività si è già a metà dell’opera.

Per provare ad uscire dagli schemi, abbiamo fatto un gioco a squadre, dividendoci maschi e femmine. L’obiettivo era cercare di vendere la Torre Eiffel, come ci riuscì veramente il truffatore Victor Lustig.

 Quando, nonostante la razionalità e tutti i nostri sforzi, non riusciamo a risolvere il problema, entra in gioco la creatività. Dobbiamo cercare nuove idee e qui viene in aiuto la teoria del brainstorming. Modalità ideata dai militari e testata in numerosi contesti aziendali. Questo processo di creatività non può prescindere da delle regole:

  •  l’argomento deve essere definito;
  •  vietato il giudizio;
  •  bisogna lasciare libero sfogo alle idee.

In conclusione, quando ci sentiamo persi, dobbiamo semplicemente ripartire da noi, capendo ciò che amiamo, e dalla nostra passione rialimentare il fuoco per farlo divampare ancora con tutta la sua forza e poter esser finalmente essere felici e soddisfatti di noi stessi. Non avendo paura del giudizio altrui, perché ognuno di noi è diverso.

Marta Bordogna

VENERDì 12 : PIANIFICARE IL FUTURO – COACHING IN AZIONE

Qual è la nostra vocazione? In cosa siamo bravi? Qual è il percorso di vita che può fare emergere la versione migliore di noi?

“Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio, potere e magia.” Goethe

Venerdì mattina Alessio Sperlinga ha trattato la tematica di come pianificare il proprio futuro.

Alessio Sperlinga

 A tutti è capitato di sentirsi persi, di avere una gran confusione in testa, di non sapere cosa fare. Questo accade perché non poniamo la corretta attenzione sulle nostre azioni, non le sfruttiamo. Ogni cosa che facciamo durante una giornata, o per il futuro, la dobbiamo fare perché ci renda felici. Un’ esempio di questa filosofia di vita è l’Ikigai : ognuno di noi ha qualcosa che ama, un modo in cui vorrebbe trascorrere il suo tempo. Questo può essere rapportato a ciò di cui il mondo ha bisogno. Quindi ciò che ci piace ed in cui siamo bravi ci potrebbe portare un guadagno, potrebbe diventare una professione. Per ogni competenza c’è un lavoro. Questa grande struttura, che ci può dare una dimensione di vita è l’Ikigai, ovvero ciò che ci fa alzare al mattino. Abbiamo bisogno di strumenti per definire e pianificare il nostro futuro. In qualsiasi cosa che facciamo dobbiamo avere un obiettivo.

Ma cos’è un obiettivo? E’ un qualcosa di concreto, immaginabile, misurabile, raggiungibile e deve essere stimolante. Se non ha queste caratteristiche è solo un desiderio. Ricordiamoci comunque che un desiderio può essere trasformato in obiettivo. Qualsiasi cosa facciamo nella vita la facciamo per raggiungere un risultato e se prima di compiere qualsiasi cosa la trasformiamo in obiettivi, avremo la certezza di raggiungerlo, con la consapevolezza di essere stati noi ad aver influito sul risultato programmandolo e definendolo. La capacità che tutti possediamo e che rende l’umanità così speciale è quella di saper porre delle domande interessanti su noi ed il nostro io. Partendo da questa incredibile chance, sono stati ideati diversi metodi per aiutarci in questo spesso non facile compito, uno di questi è il metodo WOOP.

Il metodo WOOP, metodo della psicologa sociale Gabriele Oettingen.

Wish (desiderio): pensa a qualcosa, che pur essendo impegnativo, può essere raggiungibile in un certo lasso di tempo; costruisci il desiderio, immaginalo.

Outcome (risultato): identifica come ti sentiresti se raggiungessi il desiderio, rendilo visibile ai tuoi occhi

Obstacle (ostacolo): quali ostacoli si potrebbero presentare, sia interni che esterni, immaginali. L’immaginazione dell’ostacolo ci predispone a superarlo.

Plan (pianificazione): pensa a una soluzione per superare questi ostacoli, affinchè tu possa raggiungere il tuo obiettivo. Come vuoi reagire di fronte all’ostacolo che ti si è presentato?

La consapevolezza tra ciò che desideriamo, e ciò che ci impedisce di realizzare il nostro desiderio ci fa superare gli ostacoli.

Il Tema del pomeriggio è stato il coaching, sviluppato da Cristina Pedretti. Cristina è Life & Corporate Coach, formatrice, consulente presso CP Consulting.

Cristina Pedretti

Cristina ci ha fatto lavorare su noi stessi, incominciando da una nostra autoanalisi. Questa analisi è stata svolta tramite speciali ruote, che consistono in due circonferenze, una sulla vita e una sul lavoro. Queste a loro volta sono divise nei diversi settori che rappresentano un aspetto della vita (Es. Emozioni, vita sociale, carriera, famiglia ecc.). A noi il compito di autovalutare la nostra situazione attuale e quella desiderata. Attraverso questa analisi è chiaro che il punto di partenza siamo noi, la conoscenza di noi stessi, dei nostri valori: da questi possiamo capire quali sono i nostri bisogni per vivere una vita a 360 gradi. I nostri bisogni assumono una rilevanza anche nel modo in cui noi interagiamo con il mondo esterno. Successivamente, tramite la piramide dei bisogni di Maslow, abbiamo fatto chiarezza su ciò che siamo riusciti a realizzare e cosa no, e cosa per noi è rilevante od irrilevante nella nostra vita. I bisogni possono essere distinti in: bisogni primari (es. la respirazione, il sonno, il sesso, la sicurezza, la salute, la famiglia), bisogni sociali (es. l’autostima, amicizia), i bisogni del sé (es. la moralità, la creatività, l’accettazione di noi stessi). 

In seguito, ci siamo domandati quali siano i nostri valori guida, quelli in cui spontaneamente e istintivamente ci riconosciamo. Ognuno di noi ne ha evidenziati 10 e li ha messi in ordine in importanza. Dopo aver fatto questo lavoro ci siamo lasciati con un compito, ovvero quello di definire il nostro obiettivo, cercando di specificarlo, ad esempio capendo quanto questo possa significare per noi e per la nostra vita. E successivamente a questo formare un nostro scenario ideale, da qui a 6 mesi.

Marta Bordogna.

SABATO 6 FEBBRAIO : LE MAPPE MENTALI

Il tema di questa mattina sono le mappe mentali.
Alessio Sperlinga ci ha spiegato questo potente strumento per memorizzare.

Alessio Sperlinga

Esse sono inoltre un riduttore di complessità e fanno leva sulla nostra capacità di raccontare una storia.

Un esempio di Mappa Mentale

Il loro creatore, Tony Buzan, afferma che, dalla sola scrittura, si apprendono concetti in modo monotono senza che diverse parti del cervello, importanti per la memorizzazione, vengano stimolate rendendo così più difficile ricordare. Per ovviare a questo problema e attivare queste aree nella nostra testa Buzan suggerisce di arricchire le informazioni, cioè il segnale che ci raggiunge. L’esempio più semplice, che tutti conosciamo, è sicuramente l’uso dei colori per sottolineare ed evidenziare un testo mentre lo siamo leggendo, ma la sua proposta punta a spingersi oltre.

Prima di entrare ancor più nel dettaglio è importante un inciso sulla Semiotica Moderna : il punto focale, come già accennato, è la narrazione. Ogni cosa assume senso solo se narrata. Inoltre deve essere ben compresa per poter essere poi raccontata. La semiotica moderna si propone infatti di analizzare i testi come se fossero storie. I metodi che utilizza fanno riferimento ad Aristotele, ed al folklore russo: in particolare all’analisi della fiaba. All’interno di ogni storia fantastica sono identificabili 20 passaggi suddivisibili in quattro macroaree. La prima è la Proposta che definisce l’oggetto di valore e definisce il contesto in cui si svolgerà la trama. La seconda è la Competenza, cioè la preparazione dell’eroe per raggiungere l’obbiettivo che viene seguita dalla Performanza: l’atto vero e proprio, la messa in pratica delle premesse precedenti. Il tutto si conclude con il conferimento di un premio o di una punizione in base alle azioni dei protagonisti. Ognuno di noi è in grado di rileggere tutte le fiabe ascoltate da bambino alla luce di questo schema, ma è possibile andare oltre; la Semiotica Generativa si prefigge di rileggere ogni cosa seguendo questi passaggi, affiancando al livello narrativo quello delle emozioni anch’esse suddivise in quattro gruppi: Amore, Sensibilizzazione, Concretizzazione dei sentimenti e Moralizzazione.

Ricollegandoci al nostro discorso, l’utilità per noi sta nella comprensione dei meccanismi narrativi. In questo modo, essendone consapevoli, possiamo aiutare il nostro cervello ad imparare seguendo e riconoscendo questo schema ogni qual volta volessimo imparare.

Sperlinga continua precisando che l’apprendimento è equivalente all’adattamento. Imparare significa adattarsi a quello che abbiamo intorno secondo imitazione, copiando gli altri e assimilando i loro comportamenti lungo un cammino probabilmente ricco di sbagli, che però possono servire da stimolo. Un esempio molto significativo che racconta è quello di un bambino che deve imparare a camminare: il piccolo cerca di imitare gli adulti, ma inevitabilmente cade più e più volte, dalle 2000 alle 6000 volte prima di riuscirci. Nessuno, nonostante gli innumerevoli errori, smette di aiutarlo o dubita che non imparerà mai. Al contrario, nelle scuole dopo solo un brutto voto gli studenti vengono segnati come irrecuperabili e non viene visto il beneficio di aiutarli, ma ci si ferma al doverli valutare.

All’atto pratico unendo i blocchi di teoria visti durante la mattina possiamo ora iniziare a costruire le nostre prime mappe mentali seguendo le regole elencate da Tony Buzan:

  • Prendi un foglio bianco in orizzontale, una matita e dei colori.
  • Scegli un argomento sul quale vuoi ragionare e metti al centro del foglio un titolo e anche un’immagine che ti suggerisca fortemente il tema. L’immagine non deve essere qualcosa di ben disegnato, anche uno scarabocchio va bene, l’importante è che sia una forma che nasce dalla tua mente e che restituisca alla tua memoria la suggestione di quell’idea.
  • Fai partire dal centro 4/5 rami principali che individuano le sotto-tematiche che ti permettono di sviluppare l’argomento. Inizia in alto a destra rispetto al centro e prosegui in senso orario questo sarà anche il verso per leggere la mappa.
  • Da ogni ramo principale poi puoi far scaturire nuovi rami che li dettagliano maggiormente.

I primi argomenti su cui ci siamo esercitati sono: la nostra famiglia e le nostre passioni o hobby. Grazie a queste piccole prove, nonostante l’apparente semplicità, abbiamo compreso che per sfruttare al meglio questo strumento è necessario allenarsi ad utilizzarle magari con l’aiuto di software che facilitano la parte grafica e rendono più facile l’archiviazione e la condivisione con altri.

Alberto Andreani

VENERDì 5 FEBBRAIO : PARTE l’UNDICESIMO MASTER

Venerdì 5 febbraio è iniziato il nuovo Master Lecco100. L’attuale edizione, al momento, viene svolta interamente on-line.

Al mattino, si è partiti con le testimonianze di alcuni giovani partecipanti delle precedenti edizioni.

Qualcuno ha chiamato questo l’anno dei costruttori e ascoltando le parole dei partecipanti degli anni precedenti, possiamo comprendere l’importanza di questa esperienza come costruzione della persona e solo successivamente delle competenze. Il focus sulla persona e sulla sua crescita è ben identificabile grazie alla carica emotiva che ancora trasporta chi parla di questo percorso: punti di svolta, cambi radicali e scelte importanti sono la sintesi di quello che si sono sentiti in grado di affrontare una volta concluso questo percorso .

Successivamente, abbiamo incontrato chi una direzione alla propria vita l’ha già data in modo deciso.

Angelo Cortesi: Imprenditore titolare del mollificio Co.El. di Monte Marenzo.

Angelo Cortesi

Cortesi ha deciso di vivere la sua vita imprenditoriale ed agire con coerenza nel solco della responsabilità sociale d’impresa, fino ad essere premiato lo scorso anno a Firenze. Quali sono quindi le qualità che lo contraddistinguono e che lo hanno portato a non mettere al primo posto il guadagno a tutti i costi e ad allontanarsi dalla visione di Friedman, ossia l’impresa come insieme di contratti?

Angelo Cortesi elenca 3 caratteristiche: capacità di innovare, propensione al rischio e Ars combinatoria.

La capacità di innovare, come l’imprenditore spiega, può essere classificata come innovazione di:

prodotto,

processo

rottura.

Quest’ultima, a suo avviso, più difficile da ottenere poiché anticipa bisogni che ancora non sono visibili nel mercato. Cortesi continua affermando che per raggiungerla è necessario prendersi il rischio di trasformare scelte in opportunità identificabili grazie all’Ars combinatoria. Osservare il mondo e saperlo leggere combinando le diverse anime di progetto in modo efficace e non solo efficiente. Non si tratta solo di un rapporto costi-benefici, ma dell’effettiva finalizzazione di un’idea.

Una sintesi dell’intera descrizione della figura dell’imprenditore può essere, a suo dire, colui che ha grande fiducia nel futuro e allo stesso tempo una visione positiva, nuova nel pensiero e negli ideali. Solo in questo modo si potrà restare lontani dall’attrazione della speculazione per fare davvero impresa con una funzione sempre più sociale all’interno delle comunità come agente politico.

In ogni momento, anche nei periodi di crisi, questa vocazione ha prevalso. Attraverso il racconto dell’anno 2008 Cortesi mette in evidenza i suoi comportamenti verso tutti gli stakeholders. Confessa di aver avuto paura di poter vedere azzerato tutto il lavoro di 30 anni. Ciò nonostante, ha cercato di agire con trasparenza e equità sia verso dipendenti che verso i fornitori. Inoltre, come lui stesso dichiara, ha voluto smettere di collaborare e quindi indirettamente supportare coloro i quali hanno portato alla crisi. Questa scelta si è poi estesa a chi in generale opera secondo criteri non morali. Due i casi simbolo: chiusura dei rapporti con una banca e il rifiuto di commesse da aziende produttrici di armi.

A conclusione del suo intervento si è definito “talebano” per i modi estremisti ma quando, ci si trova sull’orlo di un cambiamento non è forse l’unico modo per comportarsi?

Nel pomeriggio sono proseguiti gli incontri con gli imprenditori. Ad iniziare è Giovanni Pastorino, imprenditore di razza, titolare della Deltacalor di Calolziocorte

Giovanni Pastorino

Anche lui come Cortesi ci parla di innovazione e di come possa trascinare l’intera immagine dell’azienda sul mercato. A suo parere l’innovazione nasce dal “guizzo” di chi è capace di leggere, prima degli altri, le necessità del mercato realizzandole in tempi brevi. Fondamentali risultano quindi : curiosità, creatività e l’arte di saper cambiare tenendo però una vision ben precisa.

Appassionato di vela, paragona il processo ad una serie di bordi contro vento in cui si conosce la destinazione, ma in cui è impossibile mantenere una direzione lineare verso la meta e si è obbligati a procedere cambiando spesso verso alla prua. Così l’imprenditore innovatore deve sapere interpretare i cambiamenti del vento nel mondo grazie ad un processo di sintesi quasi istintivo.

Concludendo, ricorda che, in ogni caso l’ultima parola è sempre del mercato ed è lì che ogni azione viene valutata.

E’ seguito poi l’intervento di Antonio Peccati, oggi presidente di Confcommercio Lecco e Manager di un primario istituto finanziario internazionale.

Antonio Peccati

Per comprendere al meglio le sue parole è importante conoscere il suo passato da guida alpina. Questo perché dalla roccia sente di aver imparato molto e molto gli è stato utile nella vita lavorativa a partire dal concetto di meritocrazia della montagna che si potrebbe riassumere con il finale di un frammento di vita personale che ci ha raccontato: “Sempre pochi e sempre quelli ci si ritrovava sulla cima”. Dopo i petti gonfi delle notti in rifugio quando la salita richiedeva di arrivare ai fatti, ti ricordava che sei quello che sai fare e soprattutto quello che sai portare a termine. Eccolo il concetto di meritocrazia: chi più aveva allenato il proprio talento era riuscito a cogliere la finestra di bel tempo, sfruttare l’opportunità e conquistare la cima. Questo spiega il “sempre pochi”. “Sempre quelli” invece lo si ritrova nella frase più emblematica dell’intervento:” Vince solo chi vuole vincere” e non c’è bisogno di aggiungere altro per capire chi avessimo di fronte.

Dopo l’introduzione incentrata sui valori di impegno, volontà e concretizzazione il racconto continua con la spiegazione di come sia passato dalla montagna alla banca. All’inizio ci fu la volontà di dare una soddisfazione al proprio padre, che era prossimo alla pensione, prendendo il suo posto. Dopo poco tempo però, comprese che la posizione lavorativa non lo rappresentava e non ritrovava la tanto amata meritocrazia, cardine delle esperienze precedenti. Consapevole di non voler perdere tempo iniziò ad occuparsi dell’ambito titoli fino ad arrivare alla scelta di lasciare la carriera di impiegato di banca per una carriera da promotore finanziario, più personale, per poter costruire qualcosa per sé stesso.

L’esperienza di guida alpina, lo ha portato ad avere nei successivi ruoli lavorativi, umiltà riconoscendo i propri limiti e la necessità di imparare, allenarsi e prepararsi sempre al meglio.

Soprattutto se in cordata non si è da soli e ci sono persone che contano su di te, come clienti e come collaboratori. Verso entrambi bisogna garantire Fiducia e Responsabilità. Ottenere la prima e mantenersi nella seconda per mettersi “al servizio” e ripagare le aspettative di tutti portandoli ad un risultato concreto così da non sprecare la propria vita.

La conclusione del suo intervento può essere proprio questa: “Ragazzi ricordatevi di non sprecare la vostra vita” ma per farlo dovrete perseverare nell’impegno riconoscendo con umiltà che se oggi non riuscite potete sempre provarci domani se tornerete più preparati.

Ultimo incontro della giornata è stato con Bruno Corti, Responsabile e educatore alla casa Don Guanella di Lecco.

Bruno Corti

Corti incomincia a lavorare subito dopo le scuole medie per necessità, ma a 33 anni si iscrive a ragioneria continuando gli studi fino alla laurea in Scienze Sociali. Per descrivere il suo lavoro Corti ci ha parlato di come alla Casa don Guanella hanno abitato con lui molti ragazzi che descrive come “portatori di fatica” e spesso non per colpa delle loro scelte. Questo però li ha lasciati segnati ed a volte ha reso difficile il rendersi conto di essere in grado di fare o creare qualcosa. Ridargli questa fiducia aiutandoli a scoprire sé stessi è il compito più grande. Questa sfida passa attraverso la “pedagogia del grembiule” e l’esperienza del fare. L’apprendimento di un lavoro o la creazione di un oggetto, anche artistico, ricordano o insegnano per la prima volta ai ragazzi che il “fare” conferisce una propria identità e forma una persona.

Quattro imprenditori tutti con caratteristiche differenti ma che ci hanno consegnato le stesse parole chiave: responsabilità, fiducia e impegno. Dette così potrebbero sembrare la solita formula magica sulla scatola dei cereali per svoltare la vita in un giorno, ma approfondite da queste persone e nei loro discorsi non possiamo altro che sentirci spinti da una mentalità che ormai viene quasi additata come egoismo: quella del Fare. Fare per sé stessi ma anche per gli altri con la volontà di costruire qualcosa che prima non c’era e trasformare il mondo intorno a noi.

Alberto Andreani

Sono APERTE LE ISCRIZIONI PER L’UNDICESIMA EDIZIONE DEL MASTER LECCO100

L’ Undicesima edizione del Master “Competenza, Convinzione, Cuore, per cercare, trovare e valorizzare i talenti” si svolgerà come di consueto da febbraio a maggio 2021.

Anche quest’anno docenti, imprenditori ed ex partecipanti sono a disposizione dei giovani talenti, per offrire loro un’occasione unica di formazione e crescita.

Per maggiori informazioni scarica la presentazione del Master 2021.

Clicca sulla foto per scaricare la presentazione

Lecco 100 e la sfida della formazione online agli adolescenti

Negli ultimi anni abbiamo svolto lezioni durante il master Lecco 100 unendo i nostri allievi ai ragazzi dell’istituto Bertacchi di Lecco, classi terze e quarte, Abbiamo provato ad avere 80 persone in aula, con il supporto degli insegnanti.

Con l’avvento della pandemia abbiamo ripreparato tutta la formazione per essere svolta online.

Per i formatori come me è stata solo una bella sfida, ma per gli imprenditori e i testimonial è stato un momento difficile e si sono spaventati. Dopo qualche tempo, si sono adattati.

Con l’inizio dell’anno scolastico ci siamo sfidati a fare lezione online ai ragazzi delle terze e delle quarte dell’Istituto Bertacchi di Lecco, una classe alla volta, con la piattaforma Team di Google.

All’atto pratico abbiamo svolto la prima lezione, il primo giorno di scuola, per riscaldarci con una sfida difficile.

Le nostre lezioni entrano nel programma di alternanza della scuola, e gli argomenti sono:

  • Aumentare la sicurezza informatica personale
  • Apprendere al meglio le mappe mentali
  • Risolvere problemi con tecniche di creatività
  • Strumenti per definire e pianificare il nostro futuro
    Abbiamo anche un imprenditore nel nostro gruppo, Angelo Cortesi, che svolge una lezione in presenza, trattando il tema del lavoro e dell’economia civile.

II motivi per cui proponiamo questi argomenti sono:

  • La sicurezza informatica personale è diventata necessaria perché viviamo in simbiosi con smartphone e computer,
  • Le mappe servono per gestire informazioni efficacemente,
  • la gestione dell’obiettivo serve per far uscire le domande e i desideri sul loro futuro e predisporli a gestire gli ostacoli,
  • le tecniche di creatività servono per aumentare la resilienza,
  • l’economia civile è un modo di pensare che mette al centro le persone nell’ambito economico.

Ogni classe è con noi per 3 o 4 mezze giornate, in un percorso nel quale in poco tempo impariamo a conoscerci:

  • La scuola fornisce un accesso a Google Meet, l’elenco degli allievi e una mail per contattarli.
  • I ragazzi ricevono l’invito via mail a partire da un calendario delle lezioni in Google.
  • La prima azione è l’appello, come in aula. C’è sempre qualcuno che arriva in ritardo o che ha problemi di connessione, mediamente una volta su due c’è un problema tecnico, ma basta insistere e ricollegarsi.

Alcuni paradossi sono che potremmo incontrarci per strada e non riconoscerci e che i nuovi arrivati nelle classi non possono conoscere i loro compagni fino alla prima lezione in presenza.

Nelle due settimane che abbiamo vissuto abbiamo già visto che le lezioni possono essere svolte con discreti risultati,

  • cercando di variare il ritmo durante la lezione, introducendo filmati ed esercizi,
  • intervistando alternativamente tutti per confortarci con un po’ di partecipazione,
  • provando esercizi in cui i ragazzi usano WhatsApp o altro per formare piccoli gruppi,
  • provando anche esercizi dove uno alla volta rispondano a voce, ad esempio imparando il brainstorming,
  • sostituendo i riferimenti bibliografici con quelli di serie tv o fumetti dove possibile.
mappe mentali
corso mappe mentali

Nel caso specifico le lezioni hanno dei collegamenti e dei richiami.
Ad esempio, il primo giorno parliamo di sicurezza informatica personale, la privacy su internet che riguarda la nostra identità e la relazione fra fiducia, responsabilità, social network e connessione permanente a smartphone che tracciano ogni nostra azione e ci profilano per proporre pubblicità e vendere prodotti. Questo introduce al fatto che ci serviranno preparazione e creatività per difenderci.
il secondo giorno quando impariamo a fare le mappe mentali introduciamo il concetto che impareremo ad usare la nostra mente in un modo diverso, per avere qualche strumento in più in noi, quando ci troviamo in difficoltà. In un esercizio ognuno mappa il suo hobby ed il terzo giorno, nel gioco di gruppo sulla soluzione di un problema si rivelano le relazioni sociali presenti in aula.
Il terzo giorno facciamo notare che abbiamo accumulato queste informazioni e che si riferiscono alla sicurezza personale.

Il bilancio è positivo, i feedback dei ragazzi e della scuola sono mail di ringraziamento per l’approccio e il servizio e la soddisfazione dei formatori è alta, insomma si può fare 🙂

LEZIONE 17 APrile – BLOCKCHAIN E CRIPTOVALUTE

Eccoci giunti alla nona lezione del Master tenuta da Alessio Sperlinga.

Oggi si parlerà di: “Criptovalute e Blockchain”; un argomento molto interessante ma allo stesso tempo difficile da comprendere all’istante.

Partiamo dalla moneta, tutti noi sappiamo di cosa si tratta e sappiamo anche che la moneta ha una storia, veniva utilizzata già nell’antichità, anche se solamente in forma di dischetto metallico.

L’economia ha caratterizzato la storia dei popoli ed è importante prendere in considerazione alcuni interrogativi:

  • Che cosa scambiamo?
  • Come si fa a misurare il valore?
  • Come è possibile fidarsi dell’altro?
  • Come eseguire la transazione?
  • Come garantire la proprietà?

Si tratta di domande che sorgono, anche spontaneamente, nel momento in cui ci si trova immersi in una “situazione economica”.

Per comprendere il valore della moneta, A. Baricco (scrittore) sottolinea l’importanza del collegamento tra fatto e storytelling.

MONETA = FATTO + STORYTELLING

La moneta rappresenta la realtà, la forma della moneta (il dischetto) rappresenta il fatto ed infine ciò che viene stampato sulla moneta rientra nello storytelling.

Baricco ricorda che quando la realtà non era “invasa” dal Tg oppure dal Web, la moneta rappresentava un forte strumento di storytelling.

E se la moneta scompare?

In Cambogia, nel periodo dei Khmer Rossi (1975-1980), venne abolito il denaro e la vita economica procedette con un sistema di distribuzione basato sul baratto.

Andando più nello specifico della lezione, prima di parlare di blockchain, è utile distinguere tra “Fiat Money” e “Criptovalute”.

Le prime rappresentano valute nazionali (euro, dollaro, sterlina etc.) e sono legate in larga parte alla fiducia dell’ente (governo o banca centrale) che le emette.

Esse sono riconoscibili per l’uso, fortemente controllate in termini di distribuzione e valutazione, la loro emissione viene regolata dallo Stato, sono soggette a processi inflazionistici.

Le criptovalute sono valute utilizzabili sono nel momento in cui si conosce un determinato codice informatico; non esiste in forma fisica ma viene generata e scambiata per via telematica.

La criptovaluta maggiormente conosciuta è Bitcoin ma non esiste solo questa: vi è ad esempio Ether (verrà spiegato in seguito).

Fatta questa distinzione, seppur breve, entriamo nel mondo della tecnologia Blockchain.

Che cosa si intende per Blockchain?

Letteralmente indica una “catena di blocchi” contenente transazioni, una struttura di dati condivisa ed immutabile, basata su una rete distribuita e permette quindi di gestire un database in modo distribuito.

È una rete decentralizzata che offre immutabilità, trasparenza, privacy e sicurezza.

Grazie alla criptografia viene garantita l’integrità della blockchain.  

Come viene realizzata una Blockchain?

Ci sono 3 nuove tecnologie utilizzate per la sua realizzazione:

1.         Schede video ad alto rendimento.

2.         Firma digitale (indica la chiave di un file) basata sull’algoritmo SHA-256.

            Essa è unidirezionale (non è possibile calcolare il file originale), deterministica (il risultato è prevedibile), molto veloce, genera un effetto valanga ed è in grado di resistere alle collisioni (vi è una bassa probabilità di chiavi uguali).

La firma digitale del blocco precedente garantisce il collegamento con il blocco successivo.

3.         Rete paritetica distribuita (permette di copiare informazioni ovunque).

Cosa è possibile fare con le Blockchain?

Una Blockchain permette di fare pagamenti.

Utilizzabile nel car-sharing, nella compravendita di azioni, nell’ambito delle assicurazioni, nella sanità, per archiviare dati nel cloud, per la formulazione di contratti etc.

Quali sono le caratteristiche di una Blockchain?

Una Blockchain viene identificata grazie a 5 caratteristiche.

1.         Mining: aggiunta di transazioni al registro blockchain. Quantità di lavoro necessaria per trovare la soluzione ad un problema.

2.         Consensus Protocol: tutti i peer della rete blockchain raggiungono un accordo comune. Non c’è una un’autorità centrale che convalida e verifica le transazioni, tuttavia ogni transazione, nella blockchain, viene considerata protetta e verificata.

            Questo protocollo assicura che ogni nuovo blocco aggiunto alla blockchain sia l’unica versione della verità concordata da tutti i nodi della blockchain.

3.         Hash Cryptography: una forma di dati viene convertita in un’unica stringa di testo. Fondamentale per mantenere l’integrità crittografica di una blockchain.

4.         Immutable Ledger: è impossibile modificare l’atto nel registro senza che qualcuno se ne accorga, soprattutto se ci sono blocchi di atti successivi.

5.         Distributed P2P Network.

Cos’è un protocollo di validazione?

Il protocollo di validazione definisce gli algoritmi validanti e rappresenta l’elemento vitale principale della blockchain: la velocità della catena e la sua sicurezza dipendono da questo protocollo.

Tra i protocolli di validazione ricordiamo il “Proof of Work”. Esso serve a soddisfare particolari condizioni e ha come scopo quello di verificare se i calcoli sono stati effettivamente condotti durante la creazione di un nuovo blocco di criptovaluta.

Ci sono dei limiti tecnici?

Sì, le blockchain presentano due limiti tecnici:

  • Consumo spropositato di energia elettrica
  • Nessuno ha ancora trovato un modo semplice di fare business con le blockchain (vedi caso di Amazon e Facebook).

Si può fare un esempio concreto di blockchain?

Certo! Come già accennato sopra, quando si parla di blockchain si può far riferimento ad Ethereum.

Si sta qui parlando di un software gratuito, open-source e programmabile che permette agli sviluppatori di utilizzarlo per creare applicazioni decentralizzate (DAPP).

Come altre blockchain, ha una criptovaluta: EHT (Ether). Essa è una moneta digitale, può essere inviata a qualsiasi persona (a basso costo), ovunque nel mondo e in modo istantaneo.

Non vi è alcun governo o azienda che controlla l’emissione della moneta; essa è appunto decentralizzata e limitata.

Stiamo per giungere al termine di questo incontro e, dopo aver ringraziato Alessio Sperlinga per la trattazione di questo tema, passiamo la parola ad Ivan Vitali che si occupa di amministrazione, finanza e controllo e di sviluppo di progetti sociali.

Ivan pone l’accento sulla questione della fiducia, ritenendola tema fondante di blockchain.

La fiducia rimanda ad un rapporto umano. Come ci relazioniamo noi alla fiducia? Quale rapporto abbiamo con essa?

In un rapporto umano, un soggetto interagisce con un altro soggetto, entrambi esseri sociali e complessi, legati da un bisogno di interazione.

Tenere insieme blockchain con la fiducia significa porsi la seguente domanda:

“Quando non posso fidarmi di una persona, come posso usare qualcosa che non è denaro?”

Nella speranza di poterci rivedere presto, vi auguro un buon fine settimana.

Alessia Lombardi

LEZIONE DEL 3 APRILE – INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La lezione del 3 aprile si svolge, per cause di forza maggiore, in via telematica ed è tenuta dal docente Alessio Sperlinga.

La lezione viene svolta sempre tramite Webex; un’app gratuita che ci consente facilmente di collegarci tutti e fare videoconferenze.

Il webinar è diviso in 3 parti…

Il docente apre la lezione presentando il concetto di “Intelligenza Artificiale” e delle componenti che ne fanno parte.

L’intelligenza artificiale fa parte della creatività umana e può essere interessante, ma allo stesso tempo difficile e complessa.

L’intelligenza parte dal nostro cervello, che è la sede dei nostri pensieri e dei nostri segnali creativi.

Esso è composto da neuroni; dove  all’interno abbiamo immagini, segnali e strutture semplici.

Per capire al meglio questi concetti, il docente ha inoltrato nella chat di gruppo dei link con dei video, che accompagnano i diversi argomenti.

La nostra forza intellettuale viene esercitata dalle macchine e dalla loro energia.

Come viene mostrato in uno dei video, tramite la “Machine de Blaise Pascal” del museo francese, una macchina non può mai sbagliare.

Essa esercita un’attività continua, che non va mai interrotta.

Alla base di tutte le operazioni intelligenti abbiamo il computer; una macchina che imita tante altre e realizza programmi secondo leggi fisiche.

Il programma è un insieme di istruzioni e operazioni, che seguono degli specifici comandi.

Il docente ci ha mostrato un programma chiamato “InterpreteLogo”; ci permette di creare operazioni o realizzare forme attraverso opportuni comandi.

Scrivere un programma richiede, quindi, un determinato linguaggio.

Viene definito un programmatore come colui che, attraverso la relativa fase di programmazione, traduce o codifica algoritmi risolutivi di un problema, dando dei comandi al computer.

Come abbiamo visto “Logo” è un linguaggio di programmazione a scopo didattico, che richiede una particolare attenzione e delle ragioni specifiche.

Più pensiamo, più cose abbiamo da fare… proviamo a pensare come sarebbe la visione di un programmatore? Come osserva lui il mondo?

Il modo di pensare o il ragionamento di un programmatore è diverso da quello classico umano.

Ad esempio, anche in una semplice spesa da fare … le istruzioni che vengono date a noi per comprar qualcosa, vengono interpretate in modo diverso da un programmatore.

Questo perché i linguaggi non hanno MAI una forma univoca.

A tal proposito,abbiamo diverse categorie di linguaggi:

Da qui, possiamo definire il SILLOGISMO, un tipo di ragionamento dimostrativo che fu teorizzato da Aristotele e classifica i diversi argomenti.

Abbiamo inoltre, il SILLOGISMO ASSERTORIO basato su 3 principi:

Per tanto il sillogismo è un strumento necessario, ma di per sé non sufficiente per arrivare alla verità.

Ma quindi cos’è esattamente l’intelligenza artificiale? E a cosa serve?

Nessuno può dare una vera e propria definizione.

Essa è un ossimoro; “ l’intelligenza non è mai artificiale, l’artificiale non è mai intelligente”.

È un modo per fare molte cose ( piuttosto complicate a volte), senza la necessità di essere intelligenti.

Abbiamo separato quindi la capacità di agire, dalla necessità di essere intelligenti.

Un altro concetto che possiamo collegare è il “ Test di Turing ”; un criterio, che venne suggerito da Alan Turing, per determinare se una macchina sia in grado di pensare e l’uomo di interagire con essa.

Le intelligenze artificiali hanno 3 caratteristiche:

  • Logica
  • Grammatica
  • Associazione

Allo stesso tempo,ad esse mancano:

  • Conoscenza artificiale
  • Intuizione
  • Immaginazione

Questo tipo di intelligenza, si collega all’apprendimento automatico o meglio denominato “ Machine Learning”.

Essa è una branca dell’intelligenza artificiale e raccoglie un insieme di conoscenze e metodi necessari, per associare quello che tu dici ad una macchina.

Al cuore del “Machine Learning”, abbiamo dati e algoritmi.

Questa tecnologia ci aiuta a fare di più, in meno tempo e a progettare diverse strategie.

Ci spiega come un computer è in grado di adattarsi velocemente alle nostre esigenze e ai nostri gusti.

Verso la fine della lezione, abbiamo sperimentato un gioco telematico realizzato dal docente.

Il gioco consiste in delle offerte, come una classica asta per vendere dei beni al miglior offerente.

Nel nostro caso, abbiamo un camper con 3 famiglie diverse che realizzano delle offerte per comprarlo.

Nel gioco abbiamo 3 obiettivi da rispettare, prima di realizzare le varie cifre.

Le 3 famiglie, vengono interpretate da Alessia, Davide e me.

I testimoni invece da Gaia e il docente Alessio.

Insieme siamo riusciti a creare una “rete neutrale”, dove ognuno correggeva la propria cifra per arrivare all’offerta più conveniente.

Con questo gioco abbiamo capito come, cambiando e correggendo le varie cifre delle offerte, siamo riusciti ad arrivare ad un obiettivo.

Non posso che ringraziare il docente per le sue nozioni e per i suoi sforzi nel portare avanti il master, nonostante la situazione che stiamo vivendo.

Giuditta Maccacaro

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